E non ci si abitua mai…

Quando li vedi tutti partire, dopo un mese di allegra confusione, di litigi, di giochi, di salti, senti che, ad ogni bacio d’addio, un pezzetto di cuore si stacca dal tuo cuore per seguire figli e nipoti sulle strade che vanno a percorrere lontano da te…… e non ci si abitua mai…..

Una storia.

Ha i colori tipici delle belle donne russe: capelli biondi naturali, occhi azzurri, carnagione rosea.  Ha  lineamenti delicati e un sorriso simpatico.

Si è laureata in ingegneria quando in URSS arrivavi alla laurea solo se ti impegnavi a fondo, senza perdite di tempo. Ma proprio quando per lei avrebbe potuto schiudersi un futuro pieno di promesse, ecco il tracollo dell’URSS e il disastro economico e organizzativo di tutto il paese.  Allora, per cercare uno sbocco lavorativo, è arrivata in Italia, dove ha trovato non solo il lavoro, ma anche un marito bello e aitante, ma altrettanto svampito che, alla sua morte prematura e improvvisa l’ha lasciata con il solo beneficio di una misera pensione di reversibilità.

Era sola e disorientata e stava per decidere di tornare a casa, anche se le prospettive non erano certo rosee. Ma poi ha conosciuto un giovane medico, con qualche problema fisico e un’anziana madre da accudire; le ha offerto un lavoro di assistenza ….Una possibilità a cui lei si è aggrappata con la forza della disperazione.

Il giovane medico dopo qualche tempo si innamora di lei e la sposa. Lei si dedica alla sua nuova famiglia con tutta l’intensità di cui è capace: assiste la suocera fino alla sua morte e segue il marito con devozione.  Poi improvvisamente una malattia fulminante la rende di nuovo vedova e lei è di nuovo sola, lontano dalla sua famiglia che non è in grado di aiutarla, senza figli, senza parenti acquisiti…

– Mi sento come un cagnolino abbandonato per strada…- mi ha detto ieri, raccontandomi i suoi ultimi giorni di angoscia al capezzale del marito.

Questa mattina sono andata al funerale: la chiesetta era piena di gente in lacrime, che ricordava con affetto e gratitudine il medico scomparso. Mi conforta il pensiero che chi oggi ha versato lacrime di commozione saprà stare accanto a questa giovane donna coraggiosa; per quanto mi riguarda, lei sa che può contare sulla mia amicizia.

Orrore …. a terra ….e in mare.

Da quali inenarrabili orrori e sofferenze fuggivano quelle due donne insieme a un bambino per preferire di restare su un gommone alla deriva piuttosto che tornare in Libia?

E per aggiungere orrore ad orrore pare che  i libici abbiano fatto affondare il gommone su cui stavano quei tre disperati….

Solo una delle due donne è stata salvata e nei suoi occhi c’è uno sguardo vuoto che mette i brividi.

Per l’altra donna e per quel bambino, morti dopo una lunga agonia, si levi un pensiero di pietà  da parte di coloro che tentano tenacemente di restare umani.

Par condicio. :D :D

Ieri mi ha fatto ridere questa notizia:  viene vietato ai cameramen e ai registi delle dirette dai Mondiali di calcio 2018 di inquadrare, durante le pause del gioco, le belle ragazze che siedono sulle gradinate dello stadio: sarebbe, (UDITE ! UDITE!) un atto sessista!!!!

Ora, va bene denunciare gli abusi di potere sulle donne in ogni settore della vita quotidiana (lavoro, spettacolo, famiglia) e rivendicare rispetto e parità di trattamento, ma non vedo cosa ci sia di offensivo nell’inquadrare una ragazza che è ben felice di approfittare dell’occasione per fare “ciao, ciao” con la manina….

E non è peggio  quando inquadrano torme di esagitati a torso nudo e con volti dipinti in vario modo che al solo vederli ti senti venire alle narici un rivoltante tanfo di sudore e birra?

Siamo in tempi di estremismi e ci vuole pazienza, perciò proporrei che dopo ogni inquadratura di giovane fanciulla di bell’aspetto, il regista debba obbligatoriamente inquadrare un giovane maschio di pari indice di gradimento presso il pubblico femminile….  😀 😀

Per non dimenticare…

Grazie all’amica Riccarda (amica virtuale, conosciuta solo su internet, ma preziosa) posso copiare qui l’intervento  della senatrice a vita Liliana Segre. Le sue parole sono certamente le più belle sentite ieri nell’aula di Palazzo Madama.

“ Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non posso fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le

energie che mi restano.

Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.

Liliana Segre, Senato della Repubblica, 5 giugno 2018

Il 2 giugno e le donne.

Il 2 giugno di 72 anni fa, l’Italia sceglieva di dare una svolta storica alla sua storia, votando a favore dell’istituzione della Repubblica. In quell’occasione votarono anche le donne… ecco come il nostro Presidente Mattarella ha ricordato quell’evento in un discoso di due anni fa, riportato in un articolo di Repubblica.it

“Le elettrici, sin dalle amministrative del ’46 e dal referendum del 2 giugno, parteciparono in massa al voto, smentendo i timori che affioravano nei gruppi dirigenti dei partiti di massa, e conferendo alla nostra democrazia una forza che e’ stata poi decisiva per superare momenti difficili e minacce oscure”. La Repubblica e’ donna insomma, fin dal primo istante.(AGI)

Ma come si era arrivati a riconoscere questo diritto alle donne? Leggo dallo stesso articolo linkato sopra…

All’inizio del ‘900 il movimento per il voto alle donne aveva avuto un sussulto con la comparsa sulla scena di personaggi come Anna Mozzoni e Maria Montessori e nel 1919, dopo la Grande Guerra, la Camera voto’ a larga maggioranza la legge sul diritto di voto alle donne. Ma la legge si areno’ in Senato……

  (Nello stesso periodo) ….alcune esponenti del mondo cattolico si espressero a favore del suffragio amministrativo, poi giunse il si’ di don Luigi Sturzo nel 1917, quindi nel 1945 quello di Pio XII: perche’ si difendesse la famiglia e la stabilita’. A non entusiasmarsi rispetto alla questione del suffragio femminile furono ... gli azionisti, i liberali e i repubblicani. I partiti di ispirazione liberale, in parte, sottolinearono lo scarso livello culturale delle donne e i limiti della loro coscienza politica

Ti credo anch’io…

Forse il giudice spagnolo non è sposato e non ha figlie, altrimenti non avrebbe mai potuto emettere una sentenza tanto vergognosa.

Mentre tutta la Spagna e il mondo si indignano giustamente, è bello constatare che questa indignazione ha superato anche le mura dei conventi…

“Noi viviamo in clausura, indossiamo un vestito che arriva quasi alle caviglie, non usciamo mai la notte (tranne le emergenze), non andiamo alle feste, non beviamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità –  commentano le suore di clausura – E’ una scelta che non ci rende migliori o peggiori di nessuno, sebbene paradossalmente ci rende più libere e felici di molte. E proprio perché è una scelta libera, difendiamo con tutti i nostri mezzi a nostra disposizione (e questo è uno di quelli) il diritto di tutte le donne di fare liberamente il contrario senza per questo essere giudicate, violentate, intimidite, assassinate o umiliate. Sorella, io sì ti credo”

Ti credo anch’io, sorellina ….

I nuovi papà.

padre-e-figlio-1c«Ci confronteremo sul cambiamento di un rapporto che – sottolinea ancora l’esperto – va oggi letto al di à del conflitto e al di là della facili generalizzazioni del tipo “padre-mammo” e “padre amico”. Spesso incontro padri che mi chiedono cosa possono fare “per” il figlio. Cerco di spiegare loro che sarebbe più opportuno fare qualcosa “con” il figlio. Non significa limitarsi a una dimensione “orizzontale” del rapporto che finisce per trasformare il padre solo in un “papà” – oggi i padri sono “papaizzati” scrive Kundera nel suo romanzo L’identità – o addirittura in un compagno di giochi. Ma neppure tornare alle gerarchie verticali della tradizione. Il nuovo equilibrio va trovato tra ragione e sentimento»

Queste riportate qui sopra sono le righe conclusive di questo articolo di AVVENIRE; in esso si riflette sul cambiamento in atto sul modo di interpretare la figura genitoriale da parte dei giovani papà.  E’ una cosa che si nota con piacere: i giovani padri si stanno staccando dallo stereotipo del padre-padrone e da quello del marito-macho, forse sotto la spinta del nuovo modo delle donne d interpretare la parte di madre e di moglie. Continue reading “I nuovi papà.”

UTE: “LEA” – film

lea-garofaloUna delle storie più sconvolgenti del nostro recente passato è quella che vede protagonista una giovane donna calabrese, nata in una famiglia di ‘ndrangheta e che, diventata madre, vuole per la figlia una vita diversa da quella che ha avuto lei. Per questo si allontana dalla famiglia e dalla sua terra sfidando le leggi terribili dell’ organizzazione criminosa.

Se volete conoscere meglio questa storia, domani all’UTE potrete assistere alla proiezione di immagini del film “LEA” che la ripercorre, mettendo in risalto il coraggio di una eroina del nostro tempo.