Film: Thor, Love and Thunder.

SE c’è un genere di film che proprio non sopporto è quello fantastico che ha per protagonisti super-eroi e che è costellato da scene di battaglia, a suon di armi megagalattiche, accompagnate da effetti speciali fantasmagorici.

Ma per accontentare i miei due nipoti adolescenti, ecco che accetto di sottopormi a due ore di sofferenza andando a vedere “THOR, Love and Thunder”

Il film è proprio come me lo aspettavo: una trama artificiosa (per saperne di più cliccate QUI), troppe battaglie, troppi paesaggi computerizzati, troppi mostri, troppe armi con poteri specialissimi. Una scena però mi ha divertito molto: quella in cui Zeus (interpretato da un Russel Crow ingrassato e invecchiato malamente) nega il suo aiuto a Thor. L’ironia  pervade tutta la scena: Zeus è un dio pavido che si nasconde in un angolo segreto dello spazio, Onnipotens-City, per sfuggire a Gorr e ha movenze e fisico che nulla hanno a che vedere con l’idea di un essere onnipotente. Le battute surreali fanno il resto.

In fondo, la morale che ne viene fuori è accettabile: vale la pena di difendere il bene anche a costo della vita.

Film: I due Papi.

Raccomando vivamente a chi utilizza NETFLIX la visione di questo film “I due Papi” di cui potete trovare qui la recensione.

il regista brasiliano immagina un incontro tra Benedetto XVI e l’allora Cardinale Bergoglio a Castel Gandolfo. Entrambi stanno attraversando un periodo di incertezze e di travaglio interiore: Bergoglio vorrebbe tornare a fare il semplice parroco, Benedetto XVI sente di non avere più la forza di affrontare le grandi questioni che travagliano la Chiesa (pedofilia, IOR, scandali di vario genere …).  Per questo convoca il confratello argentino, che  notoriamente ha una concezione della missione della Chiesa molto diversa da quella piuttosto conservatrice di Papa Ratzinger.

A mio avviso il regista ha delineato molto bene le due figure attraverso dialoghi serrati, efficaci non privi di humour in certi momenti. I due uomini raccontano l’uno all’altro le proprie inquietudini e da distanti quali erano all’inizio dell’incontro, si ritrovano alla fine in grande sintonia e Benedetto XVI decide di dimettersi, certo che il suo successore, Bergoglio, sarà in grado di portare nella Chiesa uno Spirito nuovo, più consono ai tempi nuovi.

L’interpretazione degli attori Jonathan Pryce (Bergoglio) e Anthony Hopkins (Ratzinger) è veramente magistrale e la loro somiglianza con i due ecclesiastici da loro interpretati è davvero incredibile.

Il film riesce a disegnare due personaggi altamente credibili, dalle esperienze di vita molto diverse, ma accomunati dallo stesso amore per la Chiesa e dalla stessa coerenza e onestà intellettuale.

 

Film: La Tempesta di sabbia.

La vita dei beduini non è facile, in un ambiente naturale ostile che offre ben poche risorse; ma se poi sei una donna, allora tutto si complica enormemente: non c’è altra via che soggiacere a regole tribali vecchie di millenni, imposte dagli uomini, senza alcuna considerazione per i diritti delle donne e per i loro sentimenti.

La storia inizia su una strada che attraversa una zona desertica. Un’auto la sta percorrendo e al volante c’è una ragazza; al suo fianco c’è il padre che le fa da istruttore di guida. Subito si pensa che si tratti di un padre affettuoso, e dalla mentalità aperta, tanto più che di lì a poco si viene a sapere che la ragazza, Layla, frequenta regolarmente la scuola. Ma ci si deve subito ricredere: questo padre  sta per sposare una seconda volta e questo getta nella disperazione Jalila, la prima moglie, mamma di Layla.

Mentre l’uomo è  in viaggio di nozze, una telefonata porta lo scompiglio tra madre e figlia: a chiamare è un ragazzo che Layla ha conosciuto a scuola. I due sono innamorati, ma sanno bene che le leggi tribali non consentono loro di sposarsi. La madre, dopo questa scoperta diventa la nemica della figlia e le proibisce di andare a scuola e di incontrare il ragazzo, che però cerca inutilmente di ottenere il beneplacito della famiglia. Il padre allora combina subito un matrimonio per Layla con uno sconosciuto. A questo punto la madre si ribella: vuole un buon matrimonio per la figlia e ha un durissimo scontro col marito, che a quel punto la ripudia.  Layla sa che per sua madre e per le sue tre sorelle si prepara un ben triste futuro e allora va dal padre e accetta di sottomettersi al matrimonio combinato se lui riprende con sè la moglie e le figlie.

E’ un film con pochissimi personaggi, ambientato in un villaggio in mezzo al deserto; i dialoghi sono essenziali ma efficaci. Ha il merito di mettere a fuoco il dramma che tante donne vivono ancora oggi, là dove nessuna dignità e nessun diritto è loro riconosciuto.

 

Film: Il tuttofare.

il tuttofareQuesto film è interpretato magistralmente da Sergio Castellitto, spalleggiato adeguatamente dal giovane Guglielmo Poggi. Quest’ultimo interpreta il ruolo di un praticante senza contratto alle dipendenze di un principe del foro, l’avvocato e professor Bellastella. Il ragazzo è pagato 300 euro al mese per un numero di ore di lavoro indefinito, nel senso che non c’è un orario di lavoro, ma in ogni momento deve essere a disposizione del capo. Le sue mansioni vanno dal rammentare e suggerire con precisione, per ogni situazione giuridica, gli articoli del codice cui riferirsi, al fare la spesa al mercato, al preparare la colazione per la moglie dell’avvocato: è proprio un tuttofare, ma questo non è sufficiente a fargli riconoscere un contratto  adeguato e nemmeno una paga dignitosa. Ma ad un certo punto ecco che il dr. prof. Bellastella propone al praticante tutto ciò che ha sognato da tempo: contratto definitivo e diecimila euro al mese!!! Ma naturalmente c’è una condizione: il ragazzo deve sposare l’amichetta del suo capo, immigrata dal Messico, per farle ottenere la cittadinanza italiana. Il ragazzo in un primo momento si indigna giustamente, ma poi cede all’idea dei vantaggi economici che gliene possono derivare e da lì accade tutta una serie di guai, che porteranno l’avvocato in prigione, ma subito dopo agli arresti domiciliari perchè colpito improvvisamente da una grave forma, simulata, di Altzeimer (naturalmente confermata da medici compiacenti e ben pagati) e dopo qualche tempo verrà nominato ministro. Il ragazzo invece, cui verranno addossate le responsabilità del suo capo, si trova a dover adattarsi a fare il cuoco in un ristorante.

Questo film ha il pregio di mettere il dito su una piaga che  affligge i giovani di questo paese che vogliono intraprendere una carriera professionale che implichi un tirocinio: sono sfruttati in modo indegno per anni e spesso emergono solo coloro che ottengono raccomandazioni (pur essendo dei perfetti inetti) o quelli che si adeguano alle regole di un mondo corrotto e senza ideali. Questa denuncia serissima ” castigat ridendo mores” infatti spesso riesce a essere molto divertente.

E’ meno divertente ciò che ho sentito alla radio stamattina: non si trova personale per le strutture alberghiere e turistiche in genere e ciò mette addirittura a rischio la stagione estiva di molte zone. Anche in questo caso bisogna chiedersi: è colpa dei giovani che non hanno voglia di lavorare (come dicono alcuni)? o non è forse colpa di contratti da fame (quando è tutto alla luce del sole) e di condizioni di lavoro avvilenti? Perchè mortificare così i nostri giovani e indurli a cercare all’estero un’opportunità di costruirsi un futuro?

Film: The specialists-Fuori del comune.

Ho appena visto su Rai Play questo film francese, che racconta di due amici impegnati nell’assistenza e nella riabilitazione di ragazzi e adulti che nessuna organizzazione pubblica accetta perchè troppo impegnativi, troppo difficili.

Armati soprattutto di spirito di solidarietà e di buona volontà riescono ad aiutare famiglie stremate da anni di isolamento e di indifferenza da parte delle istituzioni, forti anche del fatto che agiscono più col buon senso che con le regole ottuse della burocrazia.

Proprio per questo, a un certo punto, l’organizzazione di Bruno, uno dei due amici, viene sottoposta a una scrupolosa indagine ministeriale: troppe irregolarità, personale non specializzato, ambienti non adeguati, autorizzazioni sanitarie mancanti …

Ecco dove si evidenzia l’assurdo: uno Stato inadempiente, che non riesce a farsi carico delle necessità dei suoi cittadini più bisognosi, si mette a cercare il proverbiale “pelo nell’uovo” proprio là dove persone di buona volontà a costo di sacrifici ineguagliabili si preoccupano di sopperire alle colpevoli lacune delle istituzioni.

Il finale è scontato: Bruno reagisce alle contestazioni che gli vengono rivolte dicendo agli ispettori che non ha problemi a cessare la sua attività a patto che essi trovino una sistemazione per tutti i suoi ragazzi e a questo punto la sua organizzazione viene riconosciuta e autorizzata a continuare la sua meritoria attività.

Questo film mette un dito su una piaga molto dolente anche in Italia: quante famiglie sono lasciate troppo sole davanti alla disabilità fisica o mentale di  bambini o adulti non autosufficienti?

Nessuna delusione.

C’è chi parla di delusione perchè il film di Sorrentino “E’ stata la mano di Dio” non ha avuto nessun riconoscimento, ma era prevedibile:  certe forzature, fatte presumibilmente per fare scalpore, non hanno convinto la giuria del premio Oscar, così come non avevano convinto me.

Film: le vite degli altri

Come consigliato dal prof. Cossi, ho cercato su Rai play il film “Le vite degli altri”.

E’ ambientato nel 1984 nella Germania dell’est, dove la Stasi imponeva un pesante regime poliziesco: tutti venivano spiati e chi appena accennasse a una critica si vedeva stroncare la propria carriera e a volte anche la vita.

Nella storia narrata nel film ci sono due personaggi importanti: Gerd Wiesler, un agente della polizia segreta, inflessibile e fanatico sostenitore del regime comunista e Georg Dreyman , un commediografo, che riesce ad avere una vita abbastanza tranquilla per il suo atteggiamento apolitico: lui preferisce non occuparsi di certi problemi. Non è così invece per un regista  suo amico, al quale viene proibito di lavorare. Quando questi, giunto alla disperazione si suicida, Dreyman comincia a riflettere e a trovare assurdo il regime che sopravvive opprimendo i cittadini, per questo intraprende un’attività clandestina di propaganda antigovernativa. La sua compagna, attrice di grande talento, viene presa di mira da un politico potente, che per poterla avere per sè, ordina che il drammaturgo venga spiato giorno e notte.  Questo incarico viene affidato a Gerd, che introducendosi nella vita di Georg, a poco a poco impara ad apprezzarne i sentimenti e aggiusta i suoi rapporti di sorveglianza per non far scoprire l’attività clandestina del commediografo.  Quando però la sua compagna viene torturata e costretta tradirlo, è proprio Gerd a salvarlo rimuovendo dal suo appartamento le prove della sua attività clandestina.

Il film ritrae bene l’atmosfera di oppressione e di continua tensione in cui si vive sotto un regime totalitario: dove non esiste libertà di pensiero e di parola, anche una semplice battuta di scherzo può diventare un reato gravissimo; puoi temere di essere denunciato anche dalle persone più vicine a te, la tua vita è in balia di funzionari prepotenti e assetati di potere.

Ha ragione il prof. Cossi: questo è un film da vedere!

 

Film: la Conferenza.

“Quando ciò che non avresti mai potuto credere possibile diventa realtà ….”

Questo potrebbe essere il sottotitolo da dare al   film “La conferenza”. E’ la ricostruzione, basata sui verbali scritti da Adolf Heichmann,  della conferenza tenutasi a Wannsee (periferia di Berlino) nel 1942, nella quale si è pianificata nei particolari la “soluzione finale del problema ebraico”.

I convenuti, tutti responsabili di alto livello dei vari ministeri del Reich, discutono con fredda determinazione di sradicare gli Ebrei da tutta l’Europa. Si tratta di 11 milioni persone!!!! Ma certo chi presiede la riunione e illustra il piano non parla di persone, parla di elementi da eliminare e a chi fa obiezioni circa l’enormità dell’impresa, si oppone la gelida enumerazione dei convogli ferroviari a disposizione, dei campi di sterminio allestiti, delle strutture per “smaltire” i morti.  Si pone poi l’accento sulla necessità di fare in modo che non accada più che “ci siano ebrei che riemergono dalle fosse comuni” rendendo inevitabile uno spreco di munizioni… Si parla di quanto verranno rimpinguate le casse dello stato con la confisca dei beni e con lo sfruttamento degli schiavi.

Qualcuno dei partecipanti pare non essere molto d’accordo, pare avere qualche scrupolo, un accenno di remora morale, ma viene subito zittito  e, davanti alla possibilità di essere accusato di scarso patriottismo, mette a tacere anche la coscienza.

Ascoltare quei dialoghi, sapendo che sono effettivamente avvenuti, fa rabbrividire e fa capire, con orrore, a quale livello di aberrazione possano arrivare gli uomini. Perciò occorre sempre vigilare … per restare umani.

Film: Marylin ha gli occhi neri.

E’ un grande Stefano Accorsi quello che vediamo in questo film: interpreta la parte di Diego, un cuoco che soffre di numerosi tic e che ha perso il  lavoro perché ogni tanto “sbrocca” se le cose non vanno per il verso giusto.

E’ perciò seguito in un centro di riabilitazione insieme a un gruppo di persone affette da disturbi psicologici diversi. Tra queste c’è Clara, una aspirante attrice che dice tante bugie da non riuscire più a distinguerle dalla verità tanto da  riuscire a convincersi di essere come Marylin Monroe, anche se lei ha gli occhi neri.

Clara, prendendo spunto dal fatto che Diego è davvero un ottimo cuoco, inventa un sito in Internet dedicato a un fantomatico ristorante cui dà il nome di Monroe e lo pubblicizza tanto bene da guadagnarsi delle buone recensioni. E allora a Diego viene un’idea brillante: perchè non aprire davvero un ristorante? Comincia così un’avventura che porterà tutto il gruppo degli ospiti del centro a lavorare con successo e a conquistarsi una insperata nuova dignità.

Dicevo della bravura di Accorsi: è sembrato sempre credibile, non è mai scaduto nella macchietta, ma ha saputo ben esprimere anche il dramma di chi per la malattia mentale  rischia di veder allontanare gli affetti più cari. Altrettanto brava è Miriam Leone nei panni di Clara: dunque una gran bella coppia cinematografica.

Film: Monaco: sull’orlo della guerra.

Si è portati a pensare che nessuno in Germania abbia mai contrastato il folle disegno di Hitler, invece pare non sia stato così. Il film che ho appena visto su Netflix racconta infatti la storia vera di un mancato tentativo di sventare i piani criminali del Fürher.

Due amici, ex studenti di Oxford (uno inglese e l’altro tedesco), si trovano loro malgrado a rivestire i panni dell’agente segreto durante il summit che si tenne a Monaco nel 1938 per scongiurare l’invasione della Cecoslovacchia e la minaccia di una guerra imminente.

Pauli, il ragazzo tedesco, se in un primo tempo ha visto in Hitler il capo che restituisce orgoglio a una Germania umiliata dopo la Grande Guerra, ora ha le prove documentali che Hitler e i suoi generali hanno un piano criminale per imporre il proprio predominio a tutta l’Europa. Chiede pertanto che nella delegazione inglese sia presente il suo amico Hugh di cui conosce l’avversione per il regime tedesco. A lui Pauli riesce a consegnare il documento segreto, ma il primo ministro Chamberlain non lo ritiene attendibile. A Pauli non resta che pensare di uccidere Hitler quando, come ogni giorno, gli porterà il resoconto della stampa estera, ma al momento di agire, la sua mano esita e l’attimo propizio sfugge per sempre. Il primo ministro e gli altri capi politici europei  firmeranno  un accordo che non avrà altro risultato che ritardare lo scoppio della guerra di pochi mesi, forse utili agli stati europei per prepararsi meglio.

Nel drammatico incontro in cui Pauli svela all’amico il suo piano suicida dice alcune parole che mi hanno colpito: “Non possiamo scegliere il momento in cui vivere, possiamo solo reagire ” e, quando Hugh lo scongiura di non portare a termine il suo piano perchè c’è sempre la speranza che qualcosa possa cambiare, Pauli replica che in questi casi la speranza è solo aspettare che qualcun altro faccia quello che potresti fare tu.

Condivido questa idea per cui è dovere di ogni individuo impegnarsi in prima persona, nella misura in cui le sue capacità e possibilità glielo consentono, per contribuire a risolvere i problemi del proprio tempo, sia in campo politico, che sociale senza aspettare che siano gli altri ad occuparsene.