Film: Tutte le mie notti.

E’ una storia che lo spettatore viene portato a conoscere man mano che i protagonisti si svelano per quello che sono in realtà, al di là di quello che appaiono al primo impatto.

Sara appare inizialmente una ragazzina testimone innocente della morte di un’amica. Veronica sembra solo una signora gentile che si prende cura di una ragazza spaventata, ma presto si viene a sapere che non è per caso che ha incontrato Sara: Veronica infatti è l’avvocato dell’uomo da cui Sara stava fuggendo. Per parte sua la ragazzina non è così ingenua e sprovveduta: è una baby- prostituta ed è stata lei a convincere l’amica a partecipare a un festino e sempre lei ha portato la droga che l’ha uccisa.

L’uomo che secondo Sara la stava inseguendo è in realtà un imprenditore in grave difficoltà che per concludere un contratto che può salvare la sua impresa procura delle giovani escort a un suo potenziale partner economico. Questi, dopo la morte della ragazza,  firma il contratto, in cambio del silenzio sulla sua presenza in quella stanza.

Sarebbe interesse di tutti cercare di occultare ogni cosa ed è quello che vorrebbe fare l’imprenditore – ricattatore, ma le due donne trovano  la forza  di fare la cosa giusta e si ritrovano insieme in un commissariato di polizia, unite dal bisogno di verità e di dignità.

Solo tre attori, solo una casa in penombra come ambientazione e pochissime scene in esterno e tutto accade in poche ore di notte, eppure il racconto si snoda in modo  tale che l’attenzione dello spettatore rimane incatenata fino alla fine.

Il titolo riprende le ultime parole di Sara. il pensiero della sua amica la accompagnerà tutte le notti.

Film: le confessioni.

Salus, un matematico divenuto monaco e conosciuto per i suoi scritti, viene invitato, insieme a una scrittrice di libri per bambini e a un musicista, in un lussuoso resort dove sta per svolgersi un importante summit tra i ministri dell’economia dei paesi occidentali e Roché, il governatore del Fondo monetario mondiale.

Quest’ultimo, la notte prima del convegno che deve prendere decisioni determinanti per il mondo intero, chiama nella sua stanza  il monaco e a lui si confessa  rivelando il cinismo che guida le decisioni di chi guida l’economia e decide  chi dovrà soccombere nella miseria e chi ne trarrà guadagni stratosferici. Al termine dell’incontro con il monaco, Roché si suicida avvolgendosi la testa in un sacchetto di plastica.

Questo fatto getta nello scompiglio i ministri convenuti nel resort, che inutilmente cercano di sapere dal monaco se Roché gli abbia confessato la decisione per cui è stato convocato il summit e per questo tentano di ucciderlo, ma poi ognuno di loro , a uno a uno, sente il bisogno a sua volta di un dialogo- confessione con Salus e lì tutti rivelano tutta la loro pochezza umana e il loro disorientamento in un drammatico, quanto inconcludente, esame di coscienza.

Basta alla fine che il monaco presenti ai ministri  una formula, datagli da Roché (che non significa assolutamente nulla, ma dal sapore misterioso) perchè i partecipanti al summit non prendano alcuna decisione.

E’un film molto interessante,  molto ben diretto e interpretato che tiene alta l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine. La figura che giganteggia nel racconto è quella di Salus, che non si atteggia mai a inquisitore, ma è sempre solo in ascolto: lui che possiede solo gli abiti che indossa appare l’unico in pace con se stesso e con il mondo, mentre coloro che si ritenevano i depositari dei destini dell’umanità rivelano tutte la loro pochezza e fragilità.

Molto eloquente l’immagine finale: Salus si allontana a piedi dal resort seguito dall’unica creatura “innocente”: il cane addestratissimo di uno dei ministri, che si ribella al proprio padrone e si lascia ammansire dal mite monaco.

Certamente ben meritati i premi ottenuti dal regista Roberto Andò e dagli interpreti, tra cui Toni Servillo e Pierfrancesco Favino.

Ho potuto vedere questo film su Raiplay e ne consiglio vivamente la visione a chi può accedere a quella piattaforma.

Film: American history X

Ieri sera ho visto in TV un film non recentissimo, ma che potrebbe essere stato girato anche ieri, dato che rispecchia una realtà che in America si è manifestata in tutta la sua tragica imponenza proprio pochi giorni fa e che spesso fa la sua comparsa anche sulle pagine dei giornali di casa nostra.

Il film di cui sto parlando è “America History X” la cui trama è presto detta:

american historyDerek e Denny sono i due figli di un pompiere morto durante un incendio. I due ragazzi hanno assorbito dal padre un razzismo viscerale, che porta il maggiore dei due ragazzi, Derek, a farsi reclutare nel clan di un editore che vive stampando riviste e materiale neonazista. Il contrasto fra bianchi e neri nel quartiere è molto forte e Derek uccide un ragazzo nero che voleva rubargli l’auto. Denny invece va a scuola ed è molto bravo, ma un giorno deve presentare una relazione e lui sceglie come tema il “Mein Kampf”di Hitler.  Viene segnalato e il “tutore” che segue il caso di Derek gli dice che dovrà rifare il suo lavoro raccontando la storia di suo fratello. Il tema avrà come titolo appunto”American history X”. In carcere Derek viene abusato selvaggiamente da quei neonazisti che credeva suoi amici e trova invece aiuto e protezione da un ragazzo nero. Quando esce di prigione, è cambiato e non vuole più avere a che fare coi suoi vecchi compagni skinhead pieni di odio e dediti alla violenza e non vuole nemmeno che il fratello minore continui a frequentarli, ma alla fine sarà proprio Denny a pagare il prezzo più alto dell’odio che devasta il quartiere.

Il film è molto avvincente ed è ispirato a una storia vera. I ricordi di Denny e di Derek vengono raccontati con sequenze in bianco e nero e i due attori protagonisti danno prova di grandi capacità interpretative.

Guardando questo film il mio pensiero riandava alle scene viste un paio di settimane fa durante l’assalto al Campidoglio a Washington e ho pensato che non sarà facile per il nuovo Presidente Biden neutralizzare le spinte razziste dei milioni di americani che si sono sentiti spalleggiati da Trump.

Il razzismo si nutre di ignoranza e viene fomentato da leader senza scrupoli per ragioni di potere, ma la violenza produce violenza e l’odio avvelena il cuore di chi lo nutre in sè e gli toglie il bello del vivere.

Film: Ben è tornato.

Ieri sera ho visto un film che mi ha commosso profondamente: Ben è tornato (titolo originale : Ben is back), interpretato magnificamente da Julia Roberts e dal giovane Lucas Hedges (figlio del regista del film).

E’ una storia che si svolge nell’arco temporale di 24 ore. E’ la vigilia di Natale e Holly (la Roberts) si vede arrivare a casa inaspettatamente il figlio maggiore, Ben, che da tempo è ospite di un centro per tossicodipendenti. Lei ne è felice, naturalmente, ma si chiede perchè sia tornato quando lei avrebbe dovuto raggiungerlo il giorno seguente con tutta la famiglia… Sta già per riaccompagnarlo in comunità quando arrivano a stabilire un patto: Ben sarà sempre guardato a vista dalla madre fino alla sua partenza il giorno seguente.

Il ragazzo gioca con i fratelli che lo adorano, ma chiede di poter comprare loro qualche regaluccio per Natale e quindi mamma e figlio vanno in un centro commerciale, dove però incrociano un tossico che Ben conosce bene.

La sera della vigilia tutta la famiglia va a Messa, ma al ritorno trovano la casa messa sottosopra e il cane non c’è più. Ben capisce che è stato rapito per ricattarlo: ha un vecchio debito da saldare con uno spacciatore pericoloso.  Decide che deve ritrovarlo e chiudere i conti col suo passato, ma Holly non vuole lasciarlo solo e inizia con lui una drammatica corsa attraverso i luoghi più “oscuri” della città: via via la situazione appare sempre più pericolosa. Ben a un certo punto riesce con uno stratagemma a sfuggire alla sorveglianza della madre e prosegue da solo la sua ricerca, che lo porta nel covo dello spacciatore che lo obbliga a fare da corriere per una grossa partita di droga. Nel frattempo la madre recupera un’auto prestata da un’amica e continua a cercare il figlio, inutilmente.

Solo all’alba, riesce a ritrovare la sua auto con il cagnolino vicino ad un capannone nel quale Ben è entrato per drogarsi. Il ragazzo sembra esanime, ma la madre lo rianima e Ben potrà avere un’altra occasione.

Il film mette bene  a fuoco la tragedia che la tossicodipendenza rappresenta sia per il drogato sia per tutta la sua famiglia, che viene trascinata in un crescendo di angoscia e di dolore senza fine.

Julia Roberts ha mostrato molta sensibilità e  molta misura;  mi è piaciuto vederla non più bella come vent’anni fa, ma ugualmente affascinante:  i suoi lineamenti un po’ induriti dal passare del tempo, venivano illuminati e addolciti dall’ intensità della sua interpretazione.

 

Che senso ha?

Con l’avanzare degli anni, è diventato spesso per me  difficile prendere sonno e basta un nonnulla per costringermi a lunghe ore di veglia rigirandomi nel letto fino a quando, esasperata, mi rassegno a scendere in soggiorno e ad accendere la TV, se la lettura o le parole crociate non sono riuscite a consegnarmi nelle braccia di Morfeo.

E’ così che mi è capitato di vedere film orrendi. Spesso per decidere quale pellicola scegliere, guardo i nomi degli interpreti, convinta che attori importanti siano una garanzia di qualità…… ma non è sempre così.

Io mi chiedo che cosa spinga certi produttori e certi registi a raccontare storie di  depravazione tanto assurde che sembrano del tutto frutto di elucubrazioni di una mente malata, più che il ritratto di crude e crudeli realtà concrete.  E la cosa potrebbe anche essere giustificata se sottintendesse un messaggio di denuncia o un  seppur velato messaggio positivo, invece tutto sembra ridursi a pura ostentazione di crudeltà e di ossessioni maniacali.

Il senso di tutto questo mi sfugge……

Film: Qualcosa di meraviglioso.

Oggi è iniziata la rassegna di film proposti nell’ambito dell’iniziativa, rivolta in particolare agli anziani, ma aperta a tutti, nota come “Pomeriggi al cinema”, organizzata dalla comunità pastorale di S. Eufemia in collaborazione con varie associazioni cittadine.

Il primo film proposto, “Qualcosa di meraviglioso”, trae spunto da una storia vera.

Nura è un cittadino del Bangladesh e rimane coinvolto in una manifestazione di piazza, la polizia lo identifica e forse per intimorirlo tenta di rapire suo figlio, che ne resta all’oscuro. questo induce Nura a partire dal suo paese per mettere in salvo suo figlio Fahim, piccolo genio degli scacchi, lasciando la moglie e altri due figli in patria con la promessa che  si riuniranno appena Nura si sarà sistemato.

Il viaggio è lungo e faticoso, ma arrivano a Parigi, dove però l’inserimento non è facile per Nura che non ha permesso di soggiorno  e non trova lavoro. La Croce Rossa li ospita temporaneamente e Fahim comincia a frequentare una scuola di scacchi presso un vecchio campione, Sylvain, impersonato mirabilmente da Dépardieu, che intuisce le grandi capacità del ragazzo.

Intanto però il padre riceve l’ordine di espulsione e vive per la strada mentre Fahim trova ospitalità tra gli amici, ma il fatto di essere clandestino  gli impedirebbe di partecipare ai campionati di scacchi se non fosse che Sylvain trova il modo di far cambiare i regolamenti.

Fahim diventa campione di Francia e la sua storia balza agli onori della cronaca, inducendo il primo ministro a favorire la regolarizzazione della posizione di Nura e Fahim, che alla fine potranno ricongiungersi col resto della famiglia.

E’ un film molto recente, che tratta uno dei temi più dolorosi del nostro tempo (l’immigrazione) mettendo in luce le sofferenze di chi si vede lasciato ai margini, braccato come un malfattore pur non avendo commesso crimini, minacciato addirittura di essere privato dei propri figli non per mancanze proprie, ma per l’ottusità della burocrazia. Come ho già detto, Dépardieu interpreta magnificamente il maestro di scacchi, burbero ma dal cuore generoso, così come risultano molto credibili i due attori che interpretano i ruoli di Nura e Fahim.

Ai nostri giorni è facile trovare chi pensa che gli immigrati siano tutti fannulloni che vengono in Europa per farsi mantenere, ma io penso che questo sia un modo miope, superficiale e ingiusto  di vedere le cose: io penso che chi sta bene nel proprio paese non cerca di andarsene, sapendo di andare incontro a una vita  piena di pericoli e di disagi.

La cosa che più rattrista e scandalizza è che spesso tra le file dei più accaniti odiatori degli immigrati ci sono tanti cattolici, che forse non hanno messo in connessione la loro testa col loro cuore e col Vangelo.

 

 

 

 

Film: Un profilo per due.

Ieri sera ho visto un film francese:”Un profilo per due” che può offrire qualche spunto di riflessione.

La storia è presto riassumibile: Pierre è un vecchio, che vive nel ricordo della moglie defunta, crogiolandosi nella sua solitudine e nella sua malinconia. Si è isolato dal resto del mondo e si sta lasciando andare sempre più.

La figlia, che lo va a trovare spesso e che gli fa le pulizie di casa, un giorno gli regala un vecchio computer e manda da lui il compagno di sua figlia, un trentenne di nome Alex , per insegnargli ad usarlo.

Pierre ben presto impara a navigare su internet e, spacciandosi per Alex, trova su un sito di incontri una fisioterapista trentenne di nome Flora. Pierre sa scrivere pensieri pieni di sensibilità e la ragazza ne rimane affascinata, tanto che chiede di poterlo incontrare nella sua città, Bruxelles.

un profilo per duePierre capisce benissimo che la sua età (ottant’anni circa) non gli consentirà di continuare quel gioco amoroso che pure è così vitale per lui, infatti  gli sta ridando la voglia di vivere, perciò convince Alex, dietro compenso, ad accompagnarlo a Bruxelles e a sostituirlo nell’incontro con Flora. Alex, da parte sua è molto restio: lui  è fidanzato con la nipote di Pierre, anche se quel rapporto non è proprio perfetto.

Flora e Alex scoprono di avere un fortissimo feeling e una fortissima attrazione fisica; Alex però vuole troncare comunque quella relazione fondata sull’equivoco e sulla menzogna, ma Pierre fissa  un altro appuntamento con Flora, nel quale si farà passare per il nonno di Alex, sperando segretamente di poter svelare tutta la verità alla giovane.

Naturalmente il castello di carte messo in piedi da Pierre non può non crollare e alla fine Flora e Alex si sposeranno, mentre Pierre trova un’altra compagna più adatta a lui.

Il film fa riflettere su alcuni temi:

-l’uomo, che resta vedovo, si adatta con più fatica alla solitudine, forse perchè da sempre abituato ad avere accanto qualcuno che lo accudisce (prima la mamma poi la moglie) e spesso cade in depressione;

-molte persone di una certa età si rifiutano di accostarsi alle nuove tecnologie, ne diffidano, si sentono inadeguati e questo non fa che farle sentire emarginati, tagliati fuori da una realtà in continua evoluzione;

-l’uso di un computer consente a Pierre di venire a contatto con tutto un mondo di informazioni e di possibili relazioni che accendono di nuovo in lui l’interesse per la vita;

– non ci si può illudere di poter far tornare indietro le lancette  del tempo, di ritrovare sensazioni e situazioni vissute in gioventù, ma si può ugualmente provare, anche nella terza età,  a dare un senso alla propria esistenza in tanti modi: Pierre lo trova in una nuova compagna, ma altri possono trovarlo in nuovi interessi, in nuovi campi di impegno culturale o nel volontariato.

Questo film,  anche se non sublime, mi ha regalato due ore molto piacevoli.

“Free State of Jones”

Free-State-of-Jones-rebel-Ieri sera, su RAIMovie, ho visto un film molto interessante che parla di fatti storici da sempre ignorati. Si tratta di “Free State of Jones” di cui si può leggere la trama cliccando QUI.

In un momento in cui gli Stati Uniti sono percorsi da manifestazioni antirazziste, scatenate dalla morte di George Floyd durante il suo arresto, mi è sembrata una giusta scelta quella di trasmettere questo film, basato su eventi storici realmente accaduti e documentati con rigore.. La lotta contro la schiavitù e la segregazione razziale, anche se è uscita ufficialmente vittoriosa dalla sanguinosa guerra di secessione americana, nei fatti si è ancora molto lontani dalla piena parità di diritti e doveri tra cittadini  bianchi e cittadini di etnie diverse (neri, ispanici, asiatici).

La morte di Floyd è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, un vaso riempito in secoli di emarginazione e sfruttamento della parte della popolazione più povera, nonchè da vere proprie spedizioni punitive da parte di coloro che una volta portavano il cappuccio del Ku Klux Klan e che ora agiscono forse in maniera meno spettacolare, ma ugualmente crudele.

Purtroppo quando la rabbia esplode si arriva spesso, quasi sempre, ad eccessi insensati: saccheggi, vandalismi, abbattimento di statue…. che non fanno altro che nuocere al movimento di coloro che giustamente chiedono il rispetto dei loro diritti.

UTE: Nel 100° anniversario della nascita di Fellini: La strada.

Ieri, dopo aver superato impreviste quanto ostiche difficoltà tecniche, abbiamo potuto seguire le immagini del film forse più famoso di Fellini.

La_StradaLa trama è nota a tutti, credo, ma la sintetizzo brevemente: Gelsomina, una ragazza forse affetta da lieve handicap psichico, viene “ceduta” per diecimila lire  dalla sua poverissima famiglia  a un artista di strada di nome Zampanò. Questi è un uomo violento che spesso  la maltratta, ma Gelsomina non sa dove altro andare e soffre nel sentire l’inutilità della sua vita. Incontra però un altro artista di strada, il Matto, che insegna a Gelsomina a suonare la tromba, comprende la sua sofferenza  e le fa capire che ogni cosa, ogni essere a questo mondo serve a qualcosa: anche lei, Gelsomina, è utile a Zampanò, che altrimenti non avrebbe nessuno accanto a lui. Questo pensiero rasserena Gelsomina, ma poco dopo il Matto viene ucciso proprio da Zampanò durante una lotta furibonda scatenata dagli sberleffi del Matto.

Gelsomina rimane talmente scossa da questo avvenimento, che si ammala. Zampanò non può prendersene cura e l’abbandona, lasciandole un po’ di soldi e la sua tromba. Anni dopo, il saltimbanco ritorna nello stesso paese e sente una donna cantare il “motivo di Gelsomina”; l’uomo pare finalmente manifestare un po’ di umanità nell’apprendere della morte della sua compagna di un tempo e finalmente piange in riva al mare… La dolcezza di Gelsomina vince la rozzezza bruta di Zampanò.

Il film si giova dell’interpretazione magistrale di Giulietta Masina e di Antony Quinn e proprio dal contrasto dei due personaggi nasce la poesia di questa opera, a cui dà un grande contributo la musica dolce e struggente di Nino Rota.

 

Film: Il Risorto.

RaiPlay offre una fantastica possibilità: quella di vedere gli spettacoli che ti interessano quando ti viene più comodo. Così la sera di Pasqua non ho potuto seguire il film “Il Risorto” alla TV , ma ho potuto seguirlo ieri pomeriggio dal computer.

Come ben si capisce dal titolo, tratta dell’avvenimento che giustifica la fede di molti milioni di cristiani e che spesso mi ha indotto a riflettere: Gesù sarà veramente risorto? Perché solo  la sua Resurrezione dimostra che LUi non è soltanto un uomo…

Il film comincia quando Pilato ha appena rimesso la condanna del Nazareno alla crocifissione  nelle mani del popolo. Il caso era anomalo e Pilato è inquieto, perciò invia un giovane tribuno a controllare quello che accade sul luogo della condanna e gli affida in seguito il compito di mettere delle guardie davanti alla tomba, affinché nessuno possa sottrarre il corpo e diffondere poi false notizie.

Ma quello che Sinedrio e Pilato temevano accade davvero: la mattina del terzo giorno la pietra tombale viene trovata rimossa e la tomba è vuota!  La notizia si diffonde ben presto e Pilato prima fa arrestare le guardie, poi ordina di fermare anche tutti quelli che parlano di quell’evento inaudito. Viene ricercato il cadavere ovunque, ma inutilmente: non se ne trova traccia.

Il tribuno continua le sue indagini dal cui risultato dipende anche la sua futura carriera e finalmente trova una delle due guardie che smentisce la sua prima testimonianza secondo la quale un gruppo di uomini armati avevano sopraffatto lui e il suo compagno e avevano poi rubato il cadavere del Nazareno; in realtà la guardia dice che, sì, davvero lui e il suo compagno si erano addormentati quella notte, ma dice anche di essere stato svegliato di soprassalto da un rumore assordante, mentre una luce abbagliante si sprigionava dalla tomba che veniva scoperchiata da una forza misteriosa.

Nel proseguimento delle indagini, il tribuno si imbatte nel gruppo degli Apostoli riuniti in una stanzetta e vede, seduto in mezzo a loro, quel Gesù che lui aveva visto morire sulla croce. Da quel momento si unisce agli apostoli e li aiuta a sfuggire ai soldati di Pilato che li inseguono: non pensa più alla sua carriera e la sua vita cambia per sempre.

Il film è abbastanza credibile nella prima parte, ma poi scade un po’ presentando degli apostoli troppo ridanciani e un Gesù che appare e scompare in una specie di gioco di magia.

Il mistero però rimane e mi chiedo: possibile che i Romani, con i loro potenti mezzi e i loro metodi sbrigativi, non abbiano potuto soffocare sul nascere la notizia della Risurrezione, se  era  falsa?