Poesia: Nella nebbia (G. Pascoli).

la nebbiaOggi, 1° Settembre, è comparsa la nebbia, come a ricordarci che l’estate è finita e che comincia da oggi l’autunno meteorologico.

Il sole, di prima mattina, si intravvedeva appena, circondato da un alone dorato e tutto intorno le case, gli alberi  e ogni cosa erano immersi in una  lieve nuvola lattiginosa.

Molte poesie  sono ispirate alla nebbia, che sa creare atmosfere ovattate e magiche; tra di esse  ho scelto questa di Pascoli.

Nella nebbia
E guardai nella valle: era sparito
tutto! Sommerso! Era un gran mare piano
grigio, senz’onde, senza lidi, unito.
E c’era appena, qua e là, lo strano
vocio di gridi piccoli e selvaggi;
uccelli sparsi per quel mondo vano.
E alto, in cielo, scheletri di faggi,
come sospesi, e sogni di rovine
e di silenziosi eremitaggi.
E un cane uggiolava senza fine,
nè seppi donde, forse a certe peste
che sentii, né lontane né vicine. (G. Pascoli)

Forse il Pascoli osserva il panorama da un’altura e la nebbia sotto di lui forma quasi un mare grigio e immobile; il silenzio è interrotto dai brevi richiami degli uccelli, dal monotono uggiolare di un cane in un casolare lontano e dal rumore di  passi  provenientii  da chissà dove.

Dalla nebbia  più densa vicina al suolo, spuntano, come sospesi nell’aria, le cime dei faggi  e i  resti di casali cadenti .

 

Poesia Io lo conosco… (Alda Merini)

Io che sono vicina alla morte,
io che sono lontana dalla morte,
io che ho trovato un solco di fiori
che ho chiamato vita
perché mi ha sorpresa,
enormemente sorpresa
che da una riva all’altra
di disperazione e passione
ci fosse un uomo chiamato Gesù.
Io che l’ho seguito senza mai parlare
e sono diventata una discepola
dell’attesa del pianto,
io ti posso parlare di lui.
Io lo conosco:
ha riempito le mie notti con frastuoni orrendi,
ha accarezzato le mie viscere,
imbiancato i miei capelli per lo stupore.
Mi ha resa giovane e vecchia
a seconda delle stagioni,
mi ha fatta fiorire e morire
un’infinità di volte.
Ma io so che mi ama
e ti dirò, anche se tu non credi,
che si preannuncia sempre
con una grande frescura in tutte le membra
come se tu ricominciassi a vivere
e vedessi il mondo per la prima volta.
E questa è la fede, e questo è Lui,
che ti cerca per ogni dove
anche quando tu ti nascondi
per non farti vedere.

Gli ultimi versi dicono una verità molto consolante per chi crede.

Poesia: Quant’è difficile la giovinezza. (M.L.Spaziani)

Quant’è difficile la giovinezza

Nei miei vent’anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s’invertisse.
Un salice d’argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.
Nessuno dice mai quant’è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.

Questa poetessa, tenera amica di Montale, esprime con efficace delicatezza quello che ho sempre pensato anche io della giovinezza: è molto difficile da vivere, molto bella da ricordare.

Poesia: Al cittadino ignoto (Auden)

wystan-hugh-auden-il-cittadino-ignotoA JS/07/M/378
LO STATO DEDICA
QUESTO MONUMENTO MARMOREO

L’Ufficio Statistico attesta
che mai fu fatta contro di lui querela,
e rapporto sulla sua condotta non si dà
che non lo giudichi un santo nel senso moderno di un termine antiquato,
perché in ogni atto egli servì la Comunità.
Tranne che in Guerra, finché andò in pensione
lavorò in una fabbrica e mai fu licenziato,
ma piaceva ai padroni, Fudge Motors Inc.

Eppure non era un crumiro né aveva idee bizzarre,
perché il sindacato attesta che pagava le sue quote
(e ci è attestato che il Sindacato non mente)
e i nostri Assistenti Sociali hanno rilevato
che era popolare tra i suoi compagni e beveva di gusto.
La Stampa è convinta che comprasse ogni giorno un quotidiano
e che non reagisse alla pubblicità in modo strano.
Le polizze a suo nome mostrano che era assicurato a vita,
e il suo Libretto Sanitario prova che fu in ospedale una volta ma ne uscì guarito.

Le varie Ricerche di Mercato dichiarano
che sapeva usufruire dei Piani Rateali
e che aveva tutto quanto occorre all’Uomo Moderno,
un grammofono, una radio, un’auto e un frigo.
I vari Sondaggi d’Opinione rilevano soddisfatti
che aveva l’opinione giusta al momento giusto;
quando c’era la pace, voleva la pace; quando c’era la guerra, partiva.
Era sposato e accrebbe di cinque figli la popolazione,
numero perfetto secondo il nostro Eugenista per un padre della sua generazione,
e i nostri insegnanti riportano che non ostacolò mai i loro programmi.

Era libero? Felice? Che domande assurde:
se qualcosa non avesse funzionato, di certo ne saremmo stati informati.

In molti paesi, dopo la Prima guerra mondiale furono eretti monumenti al MILITE IGNOTO, un soldato caduto sul campo di battaglia, al quale non si è potuto dare un’identità e pertanto gli onori a lui tributati si intendono estesi a tutti i soldati che non sono più tornati alle loro case, né vivi né morti.

Questo poeta invece nel 1939, già prima dell’esplosione della società dei consumi, dedica la sua ode al CITTADINO IGNOTO, quello che, per il suo perfetto conformismo, lo Stato riconosce come simbolo di tutti i cittadini che si sono sempre comportati come tutti si aspettavano. E’ un’ode a chi non si pone mai domande, non si chiede il perchè dei suoi comportamenti, ma si adegua acriticamente a ciò che gli viene chiesto e imposto. E’ significativo il fatto che sia stata scritta nel 1939, quando scoppiava la seconda guerra mondiale, quando interi popoli (troppo pochi sono stati i dissidenti), obbedendo a slogan propagandistici che incitavano all’odio, hanno portato il mondo a impegnarsi in un conflitto lungo e devastante con conseguenze rovinose.

E’ poi significativo il verso “non si dà chi non lo giudichi un santo nel senso moderno di un termine antiquato”. In un mondo dove tutto è programmato per la massima efficienza, non c’è posto per Dio e  per la spiritualità e santo è colui che non dissente mai.

Poesia: Ascensione (C. C. Hitchock)

…… e se me ne andrò
mentre tu sei ancora qui
sappi che io continuo a vivere
vibrando con diversa intensità
dietro ad un sottile velo che il tuo sguardo
non potrà attraversare…..
Tu non mi vedrai,
devi quindi avere fede…..
io attenderò il momento in cui di nuovo
potremo librarci assieme in volo
entrambi sapendo che l’altro è lì accanto…..
Fino ad allora vivi nella pienezza della vita….
e quando avrai bisogno di me
sussurra appena il mio nome nel tuo cuore…..
…. e io sarò lì….

Sussurra appena il mio nome nel tuo cuore e io sarò lì: molto bello e confortante.

 

Poesia: 5 Maggio (A. Manzoni)

200 anni fa moriva Napoleone Bonaparte e per commemorarlo Manzoni ha scritto quest’ode famosissima, che credo tutti abbiamo studiato sui banchi di scuola. A qualcuno farà piacere ricordarla, credo….

Il Cinque Maggio

poesia 5 maggio di Alessandro Manzoni

Ei fu. Siccome immobile

dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:

vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,

sorge or commosso al sùbito

sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;

tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esilio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio
e d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;

tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;

e l’avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

Poesia: Non è tutto come appare (Piera).

Un’anziana, che vive ormai in un suo mondo impenetrabile, sta facendo ginnastica riabilitativa con l’istruttrice; Piera la osserva e pensa…

Occhi chiusi,/ ma attenti. /

Uno… Due… Tre../

stai alzando le braccia,/ le incroci./

Quelle mani, /che non sanno /

portare cibo alla bocca,/ si intrecciano./

“Brava ragazza,/ continua, brava.”

Tu composta,/ tutta presa/

nella tua esecuzione/ prosegui./

anziana e riabilitazione2Ogni tanto borbotti. /Che meraviglia! /

Quanta tenerezza //sorge nel cuore!/

Forse ricordi gesti antichi,/ ripetuti e ritrovati. /

Cosa sappiamo noi/ di quali e quante ricchezze/

stai nutrendo il tuo presente /

e di quanto sia/ la tua comprensione?
Uno.. Due… Tre…

Continua, ragazza, continua. (Piera)

Ha sempre colpito anche me il pensiero di ciò che possono fare certe malattie: tutto un mondo di idee, di esperienze, di sensazioni non trova più il modo di esprimersi e resta imprigionato, inaccessibile, misterioso….Solo a tratti qualche parola, un gesto, un’espressione fa trapelare ciò che non viene espresso compiutamente …. potrebbe sembrare senza senso, ma certamente non è così …

Grazie, Piera, per la tua meravigliosa sensibilità!

Dantedì …. e il rosicamento.

Là , in Germania, qualcuno non ci ama….

In Germania, infatti, ogni tanto salta fuori  qualcuno che ci attacca duramente dalle pagine di un giornale: ora questo, ora quello. Ricordo una copertina con spaghetti e pistola  e accuse ricorrenti di essere scrocconi; oggi, nella giornata del DANTEDI’ attaccano Dante come uomo e come poeta….

Come uomo avrà certo avuto i suoi difetti, i suoi limiti, ma rimproverarlo perchè parla di Beatrice e non di sua moglie vuol dire non aver mai letto nulla a proposito della poesia stilnovista in cui l’amore veniva identificato con una figura ideale, eterea, perfetta. Si celebrava più l’idea dell’amore che non l’amore umano, reale, che a quel tempo, in genere, aveva anche  ben poco a che fare col matrimonio e non solo in Italia. Come politico poi  dev’essere stato un uomo di forti passioni se si è fatto esiliare dai suoi concittadini di avversa fazione.

Come poeta però credo che nessuno possa negare la sua inarrivabile grandezza. Il giornale tedesco lo accusa di scrivere in una lingua che  non è l’italiano di oggi, ma le lingue vive si modificano e non credo che per i tedeschi sia così semplice leggere oggi le leggende medioevali dei Nibelunghi.

E’ vero, ha attinto da Virgilio e da chissà quanti altri, ma il risultato delle sue fatiche è stupendo e per ricordarci di quanto grande sia la sua arte basta riportare solo qualche stralcio dei suoi versi, scegliendoli tra i più noti:

Tanto gentile e tanto onesta pare/ la donna mia quand’ella altrui saluta,/ ch’ogne lingua deven tremando muta,/ e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,/ benignamente d’umiltà vestuta;/ e par che sia una cosa venuta/ da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,/ che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova:/ e par che de la sua labbia si mova/ un spirito soave pien d’amore,/ che va dicendo a l’anima: Sospira.

E cosa dire di questi versi dedicati alla Madonna?

Vergine madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

  termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

   non disdegnò di farsi sua fattura.

Non è che ci sia alla base di queste critiche una buona dose di invidia e di “rosicamento”?