Spazio Aperto: Rinascita ( di Piera B.)

Da un paio di giorni non controllavo la cassetta delle lettere: tanto ormai anche le bollette arrivano via internet e non ci trovi altro che pubblicità. Ieri sera però ho dato un’occhiata e ho trovato una piacevolissima sorpresa! La mia cara amica Piera mi aveva lasciato un biglietto con una poesia deliziosa che trascrivo qui sotto.

filo-derbaPiccola rinascita

Filo d’erba // sottile // brillante // tenero // fresco nel mio cuore, // meraviglia nei miei occhi.// Rinascita. //  Enigma. // Solleciti i miei perchè // senza risposta.

Carissima Piera,

ti ringrazio per il bellissimo dono che mi hai fatto e ti ringrazio anche per aver saputo esprimere con parole semplici, ma con intensità e profondità, i sentimenti che provo anch’io, ogni anno, di fronte al risveglio della natura  e soprattutto al pensiero di come la vita sia forte, tenace e allo stesso tempo così fragile. Credo sia una grande fortuna avere amiche che ti regalano poesie che sgorgano dall’anima. Ti abbraccio . Diana

 

 

UTE: Letteratura: C. Rebora – Medicina: le abitudini.

Clemente Rebora archivio Giovannetti/effigie
Clemente Rebora
archivio Giovannetti/effigie

Clemente Rebora (Milano 1885 – Stresa 1957) nasce da una famiglia benestante e si laurea nel 1910. Comincia a insegnare in varie località lombarde. Ben presto manifesta i segni di una personalità tormentata; quando scoppia la Grande Guerra viene inviato al fronte, viene ferito e congedato, dopo aver subito un ricovero in manicomio.

Riprende a questo punto la sua carriera di insegnante e i contatti con le amicizie di un tempo: Montale, Prezzolini, Panzini, Aleramo, Cascella. Con quest’ultimo condividerà le spese di affitto di una stanza.

Comincia a interessarsi di Buddismo, legge Tagore in cerca di una pace interiore che non riesce a trovare. L’ 11 febbraio 1929 ha quella che lui stesso definisce una folgorazione , si converte, entra nel seminario dei Rosminiani e diventa sacerdote, tutto dedito a opere di carità.

Distrugge tutta la sua produzione letteraria risalente a prima della conversione, ma sarà in parte recuperata dal fratello. Se la sua poesia e la sua prosa giovanili erano caratterizzate da un ermetismo che ben si addiceva ai suoi tormenti interiori, la produzione post-conversione è invece di una semplicità estrema, senza ambizioni intellettuali.

Ecco qui una delle sue poesie :

Stella mia

Leggiadro vien nell’onda della sera
un solìtario palpito di stella.
A poco a poco una nube leggera
le chiude sorridendo la pupilla;
e mentre passa cori veli e con piume,
nel grande azzurro tremule faville
nascono a sciami, nascono a ghirlande,
son nate in cento, son nate in mille:
ma più io non ti vedo, stella mia.

Grazie alla prof. Meggetto che ci ha fatto conoscere questo poeta, anche se non le è particolarmente gradito; lei come al solito è stata super!!!
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Nella seconda ora di lezione il dr. Lissoni con la sua consueta chiarezza e semplicità ci ha portato a riflettere sulle abitudini.
Cosa sono? Sono comportamenti automatici e ripetitivi. Come si arriva all’automatismo? La prima volta che eseguiamo un’azione, questa ci richiede un certo sforzo, che diminuisce man mano che l’azione viene ripetuta. E’ un meccanismo che ci consente di risparmiare energie fisiche e nervose.
Nel comportamento intenzionale ci è sempre chiaro l’obiettivo e via via siamo in grado di accertare la conformità tra obiettivo e azione. Nel comportamento automatico invece l’avvio non è sempre intenzionale e non servono controlli: l’azione è facile ed efficiente.
Ci sono abitudini buone e abitudini cattive, difficili da modificare; pertanto è importante aiutare i bambini fin da piccolissimi ad acquisire buone abitudini e a rifuggire da quelle cattive: ad esempio non si dovrebbero dare dolci ai bambini prima dei due anni, nè esporli troppo alla TV.
Abitudini cattive possono essere: procrastinare (rimandare a domani); essere sempre in ritardo (sintomo di egocentrismo, protagonismo, rifiuto della sottomissione); fare pettegolezzi (per sentirci migliori di chi critichiamo); serbare rancori; dormire poco o con la faccia sul cuscino (questa favorisce il formarsi di rughe); strofinarsi spesso gli occhi; sedentarietà, fumare; bere troppo alcol; mangiare troppo; bere poca acqua.
Come eliminare le cattive abitudini?
Bisogna essere molto motivati e avere fiducia in sè e nella possibilità di riuscire nel nostro intento.
Può essere utile mettere per iscritto il nostro piano d’azione e individuare delle compensazioni, come passeggiare, incontrare gli amici o leggere libri. Alcune cattive abitudini possono portare anche alla dipendenza.
E’ stata una lezione molto interessante e utile e pertanto molto apprezzata da tutti.

Primavera brilla nell’aria….

primaveraIeri, viaggiando verso sud in autostrada, era sempre più evidente che stavo andando incontro alla primavera. Inizialmente si vedeva solo qua e là qualche margherita o viola , poi man mano qualche albero da frutto mostrava la sua chioma colorata , poi  mi facevano ala le strade fiancheggiate da cespugli in piena fioritura …. e mentre guidavo mi risuonavano nelle orecchie parole imparate a memoria tanto tempo fa…    ” Primavera…brilla nell’aria…” La primavera è sempre bella allo stesso modo nonostante il passare dei secoli e ci sono poeti che ne sanno parlare in modo sublime.

Ecco la poesia del Leopardi “Il passero solitario” da cui sono tratte le parole che mi martellavano in testa.

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

Un’ amica scrive: Dove?

La mia cara amica Piera mi manda questo scritto che lei chiama “sfogo di vita”, ma che può benissimo chiamarsi poesia…

Dove?

Sono anni che / cerco le mie radici ./Al loro posto/ trovo solo/ nostalgia e ricordi / che voglio dimenticare.

mazzo-chiavi-amore-vita-forza-salute-in-ottone-con-bagno-argento-cm-3-chiave-piu-lungaNon ho perso/ le chiavi delle emozioni./ Giro su una piattaforma incerta/ con un grande mazzo di chiavi/ e desidero trovare/ le relative serrature./

Non muore la speranza/ perchè la ricerca / diventa uno dei motivi di vita.

Mi piace l’immagine della piattaforma incerta su cui tutti giriamo , alla ricerca di un senso alla nostra esistenza, ignorando che è proprio in questa ricerca che la vita trova il suo significato….

 

Grazie, Piera!!!!

UTE: La regina bambina – Vittorio Sereni.

La prof. Alberta Chiesa ci ha ieri presentato una figura di donna che è difficile pensare sia potuta vivere nel 1600: la regina Cristina di Svezia, infatti, è stata una donna fuori dal comune. Figlia di un re molto amato dal suo popolo , questi decretò che anche le donne potessro ereditare la corona del regno, così a sei anni, rimasta orfana, Cristina fu nominata RE di Svezia. Naturalmente c’era un reggente a governare, ma crescendo Cristina lo allontanò. Non era certo bella, inoltre aveva poca salute e un pessimo carattere. Non volle mai sposarsi, ma ebbe molti amanti, sia  uomini che donne; pur essendo molto intelligente e molto istruita non fu una buona regina e non seppe curare gli interessi del suo popolo.  A 28 anni, nel 1654 abdicò in favore di un cugino col quale era cresciuta e al quale era stata legata affettivamente.

Dopo l’abdicazione venne in Italia e si convertì, lei luterana, al cattolicesimo.

Le vicende un po’ piccanti di questa regina hanno tenuto desta l’attenzione dei soci presenti, che hanno applaudito calorosamente alla fine della lezione.

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Il poeta Vittorio Sereni, nato nel 1913 sulle rive del Lago Maggiore, appartiene alla cosiddetta “Linea Lombarda” , appellativo con cui vengono designati i poeti nati appunto in Lombardia e caratterizzati da: adesione alla realtà e superamento dei temi metafisici; indagine razionale ed etica; linguiaggio antilirico, prosastico . Fanno parte della “Linea lombarda” : Parini, Manzoni, Sereni.

Questi segue inizialmente le istanze degli ermetici, ma presto se ne distacca. Avvertendo nel dopoguerra la crisi della poesia vuole difenderla adottando un linguaggio forse meno raffinato , ma più vicino alla sensibilità della gente. Ecco una delle sue composizioni.

Viaggio di andata e ritorno

da “Gli strumenti umani”

Andrò a ritroso della nostra corsa
di poco fa
che tanto bella mai ti sorprese la luna.
Mi resta una città prossima al sonno
di prima primavera.
O fuoco che ora tu sei
dileguante, o ceneri confuse
di campagna che annotta e si sfa,
o strido che sgretola l’aria
e insieme divide il mio cuore.

 

UTE: il male di vivere – nulla succede per caso.

Proseguendo il discorso sulla “melancolia”, il prof. Porro oggi ci ha prima di tutto guidato alla scoperta di pittori , come Friederich o Füssli, che, nell’800, hanno trattato questo tema nelle loro opere . Il Romanticismo infatti ha segnato una svolta nel modo di intendere la malinconia, che da consapevolezza della vanità e fugacità della vita diventa “il male di vivere”.

Tra i poeti  il più grande , Leopardi, è arrivato a dire “a me la vita è male” nel suo bellissimo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” (ricordate?  – Che fai tu luna in ciel, dimmi che fai silenziosa luna?).In Francia Baudelaire dice: “vivre est un mal”.

de-chiricoTra la fine dell’800 e i primi del novecento  il male di vivere pervade l’opera di pittori come Van Gogh, Munch, Bocklin, De Chirico e di poeti come Rainer Maria Rilke o Montale.  Ed è proprio di Montale la poesia “Spesso il male di vivere”  che incollo qui di seguito…

 

 

 

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

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Il prof. Damiani, ritornato all’UTE dopo molto tempo, ci ha intrattenuto su un tema affascinante: Nulla succede per caso o invece tutto è un capriccio del caso?

Il mondo non è un capriccio del caso; il Cosmo è bello e ordinato e questo non accade per caso. Tutto funziona al meglio in modo che ne derivi il meglio per tutti. La moltitudine degli eventi obbedisce a precise leggi non casuali, ma di simmetria e diventa prevedibile.

La Meccanica quantistica è : discontinuità, indeterminatezza, ambiguità e interazione ( nulla esiste in sè, ma tutto è risultato di relazioni).

Il risveglio del vento (R.M. Rilke)

Ieri sera c’era un bel sereno e l’aria era appena mossa da una brezza leggera, ma ecco cosa dev’essere succeso mentre noi dormivamo….

Il risveglio del vento

Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.

Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce mute.

Poesia: Io so che c’è una luce…

Trascrivo qui una bella poesia di Sabrina Giarratana segnalatami dalla mia amica Piera, alla quale va il mio grazie….

luceIo so che c’è una luce tra le righe. // La cerco dentro i libri, // quando è buio//. La cerco nella carta,// tra le pieghe.// La cerco dentro al blu// di un calamaio// Io so che c’è una luce// del pensiero.// Che tra le falsità mi mostra il vero// M’illumina di senso di speranza// Sta oltre l’apparenza// e l’ignoranza// Mi guida verso il senso// più profondo // Nascosto tra le pagine del mondo.  (da Poesie di luce).

La bellezza….(K. Gibran)

La bellezza cammina fra di noi
come una giovane madre
quasi intimidita dalla propria gloria.
La bellezza è una forza che incute paura
come la tempesta scuote
al di sotto e al di sopra di noi
la terra e il cielo.
La bellezza è fatta di delicati sussurri
parla dentro al nostro spirito
la sua voce cede ai nostri silenzi
come una fievole luce che trema
per paura dell’ombra.
La bellezza grida tra le montagne
tra un battito d’ali e un ruggito di leoni.
La bellezza sorge da oriente con l’alba
si sporge sulla terra dalle finestre del tramonto
arriva sulle colline con la primavera
danza con le foglie d’autunno
e con un soffio di neve tra i capelli.
La bellezza non è un bisogno
ma un’estasi,
non è una bocca assetata
né una mano vuota protesa in avanti
ma piuttosto ha un cuore infuocato
e un’anima incantata.
Non è la linfa della corteccia rugosa
né un’ala attaccata a un artiglio.
La bellezza è un giardino sempre in fiore
e una schiera d’angeli sempre in volo.
La bellezza è la vita quando la vita si rivela.
La bellezza è l’eternità che si contempla allo specchio
e noi siamo l’eternità e lo specchio.

 

Poesia: Poeta nel tramonto…

Poeta nel tramonto…

tramonto sulla neveNuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza… Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole… Che cerchi,
poeta, nel tramonto?  ( A. MACHADO)