Le ochette del pantano…

wp_20170626_18_04_25_proLe ochette del pantano
vanno piano, piano, piano,
tutte in fila come fanti,
una dietro e l’altra avanti.
Una si pettina, una balbetta
con voce bassa la stessa parola,
una è nell’acqua come una barchetta
fatta d’un foglio del libro di scuola. (Renzo Pezzani)

 

Da piccola ho sentito molte volte cantilenare la prima strofa di questa filastrocca, ma non ne conoscevo per nulla il seguito. La credevo una filastrocca popolare, di autore sconosciuto, invece scopro che è di un poeta piuttosto noto … E’ perfetta per accompagnare la foto scattata sulle rive del Segrino.

Spazio aperto: Cerco un senso (poesia)

Passeggiare sulle rive di un placido laghetto incastonato fra le montagne, di cui riflette i colori, induce a meditare sui grandi perchè della vita. E’ quello che accade alla mia  carissima amica P. che mi fa di nuovo dono delle sue belle è profonde riflessioni (come lei le definisce), che sanno tanto di poesia.

CERCO UN SENSO

lago-segrinoOdore di fiori// che non conosco.//Odore di terra umida// che parla di sottobosco.// Odore di acqua//che non sa di nulla.// Odore di timo//  che porta alle valli// della mia infanzia.

Passo dopo passo// ripercorro lo stesso sentiero // cercando un senso di vita. // Non occorre andare lontano.

Scegliere // superare ostacoli// ampliare i confini // dilatare il tempo // perdonarsi un errore:// tutto contribuisce // a dare direzione e valore // alla costruzione di sè. //E questo // è anche darsi un senso.

 

Sì, cara amica, è proprio nelle piccole-grandi cose che ognuno di noi vive ogni giorno che va ricercato il senso della nostra esistenza. Bella la descrizione delle sensazioni olfattive che si percepiscono in riva al lago dopo la pioggia!  Grazie di questo nuovo graditissimo dono!!

 

Poesia : Era libero….

Era libero da ogni legame

bimbo-e-lunaIl bambino era libero da ogni legame
nel paese della sottile luna crescente.
Non è senza ragione
che rinunciò alla sua libertà:
sa che c’è posto per una gioia infinita
nel segreto del cuore di una madre,
ed è molto più dolce della libertà
l’essere preso e stretto tra le sue braccia.
Rabindranath Tagore
Nel paese della luna crescente, o come diciamo noi tra gli angeli, il bambino era libero prima di nascere; ma ha rinunciato alla sua libertà per poter godere della gioia infinita e della dolcezza che il cuore di una madre e il suo abbraccio possono dare.
E’ una delle più tenere poesie sull’amore materno che io abbia mai letto.
Tagore è un grande!

Quando la vita diventa poesia…

due anime, lo stesso cuore...
due anime, lo stesso cuore…

La mia cara amica Piera mi ha sorpreso un’altra volta….

Mi sono decisa a svuotare la cassetta della posta ingombra di propaganda elettorale e di pubblicità e, in fondo, ho trovato un biglietto….Leggendolo mi sono commossa per il pensiero gentile  della mia amica, ma ho sentito anche un po’ di invidia (invidia buona, naturalmente) per lei che, mia coetanea, può ancora provare emozioni tanto intense e vivere momenti di felicità così piena pur dopo tanti anni di vita matrimoniale….. Ecco quanto scrive Piera, la poetessa che mi  fa dono dei suoi versi:

COMUNIONE/INCANTO

Bellezza,//armonia,//meraviglia,//scoperta,//stupore://credo siano elementi indispensabili della mia vita//fino a quando //

scopro una sensazione// d’empatia//di scambio//di rispondenza// di fragile filo che unisce.

I tuoi occhi mi guardano// e domandano;// il mio cuore si emoziona //e risponde….

Un non detto fortissimo//una paura di spezzare l’incanto//….una comunione……

Non ci sono parole!// Nell’angolo più intimo di noi// all’unisono///scoppiano fuochi d’artificio,//volano farfalle.

e piango e piango// e, mentre scendono da sole le lacrime,//ripasso silenziosamente // l’alfabeto della felicità.

Non uccidete il mare….

E’ una moda che non tramonta quella di criticare sempre e comunque le tracce dei temi per l’esame di maturità, ma la poesia di Caproni che hanno proposto quest’anno mi pare una scelta condivisibile.

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra»

L’uomo creato per essere custode delle cose belle della Terra è invece l’unico tra i viventi a metterne in pericolo l’equilibrio e la stessa sopravvivenza, solo per inseguire un miope profitto.

Spazio Aperto: Rinascita ( di Piera B.)

Da un paio di giorni non controllavo la cassetta delle lettere: tanto ormai anche le bollette arrivano via internet e non ci trovi altro che pubblicità. Ieri sera però ho dato un’occhiata e ho trovato una piacevolissima sorpresa! La mia cara amica Piera mi aveva lasciato un biglietto con una poesia deliziosa che trascrivo qui sotto.

filo-derbaPiccola rinascita

Filo d’erba // sottile // brillante // tenero // fresco nel mio cuore, // meraviglia nei miei occhi.// Rinascita. //  Enigma. // Solleciti i miei perchè // senza risposta.

Carissima Piera,

ti ringrazio per il bellissimo dono che mi hai fatto e ti ringrazio anche per aver saputo esprimere con parole semplici, ma con intensità e profondità, i sentimenti che provo anch’io, ogni anno, di fronte al risveglio della natura  e soprattutto al pensiero di come la vita sia forte, tenace e allo stesso tempo così fragile. Credo sia una grande fortuna avere amiche che ti regalano poesie che sgorgano dall’anima. Ti abbraccio . Diana

 

 

UTE: Letteratura: C. Rebora – Medicina: le abitudini.

Clemente Rebora archivio Giovannetti/effigie
Clemente Rebora
archivio Giovannetti/effigie

Clemente Rebora (Milano 1885 – Stresa 1957) nasce da una famiglia benestante e si laurea nel 1910. Comincia a insegnare in varie località lombarde. Ben presto manifesta i segni di una personalità tormentata; quando scoppia la Grande Guerra viene inviato al fronte, viene ferito e congedato, dopo aver subito un ricovero in manicomio.

Riprende a questo punto la sua carriera di insegnante e i contatti con le amicizie di un tempo: Montale, Prezzolini, Panzini, Aleramo, Cascella. Con quest’ultimo condividerà le spese di affitto di una stanza.

Comincia a interessarsi di Buddismo, legge Tagore in cerca di una pace interiore che non riesce a trovare. L’ 11 febbraio 1929 ha quella che lui stesso definisce una folgorazione , si converte, entra nel seminario dei Rosminiani e diventa sacerdote, tutto dedito a opere di carità.

Distrugge tutta la sua produzione letteraria risalente a prima della conversione, ma sarà in parte recuperata dal fratello. Se la sua poesia e la sua prosa giovanili erano caratterizzate da un ermetismo che ben si addiceva ai suoi tormenti interiori, la produzione post-conversione è invece di una semplicità estrema, senza ambizioni intellettuali.

Ecco qui una delle sue poesie :

Stella mia

Leggiadro vien nell’onda della sera
un solìtario palpito di stella.
A poco a poco una nube leggera
le chiude sorridendo la pupilla;
e mentre passa cori veli e con piume,
nel grande azzurro tremule faville
nascono a sciami, nascono a ghirlande,
son nate in cento, son nate in mille:
ma più io non ti vedo, stella mia.

Grazie alla prof. Meggetto che ci ha fatto conoscere questo poeta, anche se non le è particolarmente gradito; lei come al solito è stata super!!!
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Nella seconda ora di lezione il dr. Lissoni con la sua consueta chiarezza e semplicità ci ha portato a riflettere sulle abitudini.
Cosa sono? Sono comportamenti automatici e ripetitivi. Come si arriva all’automatismo? La prima volta che eseguiamo un’azione, questa ci richiede un certo sforzo, che diminuisce man mano che l’azione viene ripetuta. E’ un meccanismo che ci consente di risparmiare energie fisiche e nervose.
Nel comportamento intenzionale ci è sempre chiaro l’obiettivo e via via siamo in grado di accertare la conformità tra obiettivo e azione. Nel comportamento automatico invece l’avvio non è sempre intenzionale e non servono controlli: l’azione è facile ed efficiente.
Ci sono abitudini buone e abitudini cattive, difficili da modificare; pertanto è importante aiutare i bambini fin da piccolissimi ad acquisire buone abitudini e a rifuggire da quelle cattive: ad esempio non si dovrebbero dare dolci ai bambini prima dei due anni, nè esporli troppo alla TV.
Abitudini cattive possono essere: procrastinare (rimandare a domani); essere sempre in ritardo (sintomo di egocentrismo, protagonismo, rifiuto della sottomissione); fare pettegolezzi (per sentirci migliori di chi critichiamo); serbare rancori; dormire poco o con la faccia sul cuscino (questa favorisce il formarsi di rughe); strofinarsi spesso gli occhi; sedentarietà, fumare; bere troppo alcol; mangiare troppo; bere poca acqua.
Come eliminare le cattive abitudini?
Bisogna essere molto motivati e avere fiducia in sè e nella possibilità di riuscire nel nostro intento.
Può essere utile mettere per iscritto il nostro piano d’azione e individuare delle compensazioni, come passeggiare, incontrare gli amici o leggere libri. Alcune cattive abitudini possono portare anche alla dipendenza.
E’ stata una lezione molto interessante e utile e pertanto molto apprezzata da tutti.

Primavera brilla nell’aria….

primaveraIeri, viaggiando verso sud in autostrada, era sempre più evidente che stavo andando incontro alla primavera. Inizialmente si vedeva solo qua e là qualche margherita o viola , poi man mano qualche albero da frutto mostrava la sua chioma colorata , poi  mi facevano ala le strade fiancheggiate da cespugli in piena fioritura …. e mentre guidavo mi risuonavano nelle orecchie parole imparate a memoria tanto tempo fa…    ” Primavera…brilla nell’aria…” La primavera è sempre bella allo stesso modo nonostante il passare dei secoli e ci sono poeti che ne sanno parlare in modo sublime.

Ecco la poesia del Leopardi “Il passero solitario” da cui sono tratte le parole che mi martellavano in testa.

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

Un’ amica scrive: Dove?

La mia cara amica Piera mi manda questo scritto che lei chiama “sfogo di vita”, ma che può benissimo chiamarsi poesia…

Dove?

Sono anni che / cerco le mie radici ./Al loro posto/ trovo solo/ nostalgia e ricordi / che voglio dimenticare.

mazzo-chiavi-amore-vita-forza-salute-in-ottone-con-bagno-argento-cm-3-chiave-piu-lungaNon ho perso/ le chiavi delle emozioni./ Giro su una piattaforma incerta/ con un grande mazzo di chiavi/ e desidero trovare/ le relative serrature./

Non muore la speranza/ perchè la ricerca / diventa uno dei motivi di vita.

Mi piace l’immagine della piattaforma incerta su cui tutti giriamo , alla ricerca di un senso alla nostra esistenza, ignorando che è proprio in questa ricerca che la vita trova il suo significato….

 

Grazie, Piera!!!!