Poesia: Passaggio notturno. (V. Cardarelli)

stazione-di-notteGiace lassù la mia infanzia.
Lassù in quella collina
ch'io riveggo di notte,
passando in ferrovia,
segnata di vive luci.
Odor di stoppie bruciate
m'investe alla stazione.
Antico e sparso odore
simile a molte voci che mi chiamino.
Ma il treno fugge. Io vo non so dove.
M'è compagno un amico
che non si desta neppure.
Nessuno pensa o immagina
che cosa sia per me
questa materna terra ch'io sorvolo
come un ignoto, come un traditore.

In un paese come il nostro, in cui si è avuta e si ha tutt'ora una intensa migrazione interna ed esterna, chissà quanti hanno provato questo sentimento duplice  che il poeta rievoca: da una partela grande nostalgia per la terra natale, per gli amici dell'infanzia, per gli odori che hanno accompagnato quegli anni; dall'altra parte la vita che ti ha  portato via da quei luoghi continua a tenertene lontano e non ti pare di appartenere più a nessuna terra.

EMILY DICKINSON – La speranza

uccellino-speranzaLa speranza è un essere piumato
che si posa sull’anima,
canta melodie senza parole e non finisce mai.

La brezza ne diffonde l’armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l’uccellino
che ha consolato tanti.

L’ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola – a me.

 

La speranza si posa sull’anima e la riempie di melodia: bellissima questa metafora. E’ la speranza che ci permette di attraversare le tempeste più impetuose e  di continuare a vivere senza lasciarcene travolgere.

Poesia: Meriggiare pallido e assorto.

Eugenio Montale - Meriggiare pallido e assorto

Poesie scelte: EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia (Torino, Gobetti Editore 1925).

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Le immagini estive evocate dal Montale sono suggestive e ci dipingono un momento in cui la quiete del paesaggio, immerso nella calura di un primo pomeriggio assolato, è come sottolineata dai fremiti di vita di tanti piccoli esseri viventi che non interrompono i loro ritmi di vita.

Tutto questo però non rallegra il poeta che paragona la sua vita a un muro da scalare,  sormontato da cocci di bottiglia.

 

Poesia: I ricordi mi vedono.

(la traduzione è di Maria Cristina Lombardi):

Transtromer Tomas
Transtromer Tomas

Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi
per riprendere sonno.

Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.
Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.

Così vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli
sia assordante.

Questa poesia è di Tomas Tranströmer (1931 – 2015) è un poeta psicologo svedese che nel 2011 ha ricevuto il Premio Nobel. E’ bella questa personificazione dei ricordi, anche se nella poesia si avverte quasi un senso di oppressione derivante dalla loro presenza continua già dal mattino presto; nemmeno il fresco verde degli alberi di giugno, nè il canto assordante degli uccelli possono farli dimenticare.

Poesia: I Profughi di F. M. Gottardi

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Il poeta erbese Francesco Maria Gottardi, in questa poesia racconta bene il dramma di chi subisce le conseguenze della guerra ed è costretto a fuggire dalla propria casa, dalla propria terra. Dovremmo ripensare a quei tempi, quando vediamo arrivare altri profughi provenienti oggi da altre terre: la loro sofferenza non può essere diversa da quella raccontata così bene dal nostro poeta.

 

Poesia: Ascoltavo la pioggia (A. Merini)

Dopo un inverno segnato da una lunga siccità che ha visto fiumi e laghi toccare i loro livelli  minimi, la primavera ci regala giornate di pioggia: un po’ grigie, un po’ uggiose, ma certamente provvidenziali. E’ una pioggia buona e gentile, qui da noi… invita alla riflessione, ai ricordi. E’ forse in una giornata come questa che Alda Merini ha scritto questi versi.

ASCOLTAVO LA PIOGGIA.

Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quale fragile ardore
sillabava e moriva.
L’infinito tendeva
ori e stralci di rosso
profumando le pietre
di strade lontane.
Mi abitavano i sogni
odorosi di muschio
quando il fiume impetuoso
scompigliava l’oceano.
Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quanti nastri di strade
annodavano il cuore.
E la pioggia piangeva
asciugandosi al vento
sopra tetti spioventi
di desolati paesi.

Alle selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera…

primavera-2“… Alle selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera; a primavera
gonfia la terra avida di semi.
Allora il Cielo, padre onnipotente, scende
con piogge fertili nel grembo della consorte,
immenso si unisce all’immenso suo corpo,
accende ogni suo germe. Gli arbusti remoti risuonano
del canto degli uccelli, e gli armenti ricercano Venere,
e i prati rinverdiscono alle miti aure di Zèfiro.
E i campi si aprono; si sparge il tenero umore;
ora al nuovo sole si affidano i germogli.
E il tralcio della vite non teme il levarsi degli austri
né la pioggia sospinta per l’aria dai larghi aquiloni,
ma libera le gemme e spiega le sue foglie.
Giorni uguali e così luminosi credo brillarono
al sorgere del mondo; fu primavera, allora.
primavera passava per la terra. Ed Euro
trattenne il soffio gelido quando i primi
animali bevvero la luce, e la razza degli uomini
alzò il capo nei campi aspri, e le belve
furono spinte nelle foreste e le stelle nel cielo .
(Virgilio, GEORGICHE -libro II)
Queste parole che vengono da un tempo lontano (quasi 2000 anni fa), parlano di una primavera che risveglia la natura, il Cielo e la Terra si uniscono a generare di nuovo la vita grazie alla pioggia benefica……proprio quella pioggia che fino a qualche tempo fa non mancava mai in primavera e che ora i nostri fiumi e i nostri laghi quasi asciutti invocano inutilmente.

Poesia: Adesso ci sono computer (C. Bukowski)

Adesso ci sono computer e ancora più computer

e presto tutti ne avranno uno,
i bambini di tre anni avranno i computer
e tutti sapranno tuttotecnologia-alienante
di tutti gli altri
molto prima di incontrarli
e così non vorranno più incontrarli.
Nessuno vorrà incontrare più nessun
altro mai più
e saranno tutti
dei reclusi
come me adesso…

Non ricorda qualcosa? Mi pare che nella canzone “Argento vivo” che Daniele Silvestri ha presentato a Sanremo quest’anno, venga richiamato lo stesso tema: quello di un uso alienante della tecnologia…

Poesia: Abbi cura di me. (Cristicchi)

Sono solo canzonette, diceva Bennato. Ebbene, non è sempre così: a volte le canzonette sono poesia e questa che Cristicchi ha presentato a Sanremo  per me è poesia vera e profonda.

Adesso chiudi dolcemente gli occhicristicchi

E stammi ad ascoltare

Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole

Più che perle di saggezza sono sassi di miniera

Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera

Non cercare un senso a tutto Perché tutto ha senso

Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo

Perché la natura è un libro di parole misteriose

Dove niente è più grande delle piccole cose

È il fiore tra l’asfalto, Lo spettacolo del firmamento

È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento

È la legna che brucia che scalda e torna cenere

La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere

Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi

E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri

Tu allora vivilo adesso, Come se fosse l’ultimo

E dai valore ad ogni singolo attimo.

Ti immagini se cominciassimo a volare

Tra le montagne e il mare…Dimmi dove vorresti andare

Abbracciami se avrò paura di cadere

Che siamo in equilibrio Sulla parola insieme

Abbi cura di me Abbi cura di me

Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro

Basta mettersi al fianco invece di stare al centro

L’amore è l’unica strada, è l’unico motore

È la scintilla divina che custodisci nel cuore

Tu non cercare la felicità semmai proteggila

È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima

È una manciata di semi che lasci alle spalle

Come crisalidi che diventeranno farfalle

Ognuno combatte la propria battaglia

Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia

Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso

Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso

Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo

Anche se sarà pesante

Come sollevare il mondo

E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte

E ti basta solo un passo per andare oltre

Ti immagini se cominciassimo a volare

Tra le montagne e il mare

Dimmi dove vorresti andare

Abbracciami se avrai paura di cadere

Che nonostante tutto

Noi siamo ancora insieme Abbi cura di me

Qualunque strada sceglierai, amore

Abbi cura di me Abbi cura di me

Che tutto è così fragile

Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino

Perché mi trema la voce come se fossi un bambino

Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare

Tu stringimi forte E non lasciarmi andare

Abbi cura di me