Poesia: Pensieri notturni (A. Rossini)

Ecco un altro dono prezioso: Andrea Rossini, pseudonimo che nasconde l’identità di una mia carissima amica, mi ha consentito di pubblicare questa sua poesia, pervasa da una malinconia profonda e toccante.

PENSIERI NOTTURNI.

Nel cupo e triste silenzio
di questa notte senza luna,
penso agli abbracci mancati,
alle speranze sopite,
alle lacrime racchiuse
in un cuore troppo stanco
anche solo per piangere……
mare di nottePenso ad un sorriso lontano,
ad una mano tesa, invano,
al mormorio di un’ onda
che sussurrava solo per me,
mentre il tuo nome si perdeva
nella realtà di un’ inutile illusione.

Grazie, Andrea! Spero che presto tu possa vivere momenti meno travagliati, e che la musicalità dei tuoi versi possa finalmente esprimere serenità e gioia.

 

Poesia: Sirene e ancora sirene

Da un po’ di tempo la mia amica P. non mi inviava più i suoi scritti, le sue poesie o, come lei li chiama, i suoi “sfoghi”.

Ma oggi, con mia grande gioia, ecco che nella cassetta della posta ho trovato il suo dono che io trascrivo qui.

Quegli intensi suoni prolungati delle sirene // che taSirena-dell-ambulanza-se-le-altre-auto-non-si-fermano-chi-responsabile-del-sinistro-370x230gliano l’aria ed il cuore.

Quel silenzio così pesante// e stranamente rumoroso che ti immobilizza in un clima surreale.

cielo e soleQuel cielo tanto azzurro // e quel sole forte ed indifferente che ti invitano a stupirti.

Quel vento così improvviso // da non lasciarti capire se il suo passaggio// ti lascia uno schiaffo o una carezza.

Mentre respiro il mio mondo // sul balcone di casa, avverto l’aria, mai così pulita

e una piccola lucertola inconsapevole// che immobile cerca luce e tepore sul davanzale.

Nel silenzio senza confini// il tempo si dilata e ti disorienta.

Tra tanta atmosfera di attesa// si cercano in ogni modo

gli affetti più cari e le cose più semplici.

 

Grazie, amica P! Hai saputo ben rievocare l’atmosfera terribile dei giorni passati, che contrastava con  la bellezza della natura: il cielo, il sole, il vento, la lucertola continuavano a fare  quello che hanno sempre fatto, senza curarsi delle nostre paure e la loro imperturbabilità un po’ ci rassicurava: la vita continuava e avrebbe trionfato sulla morte…… Intanto capivamo che  era il momento di dare importanza alle cose essenziali e a ciò che più conta: l’amore delle persone a noi care.

Grazie, ancora, amica carissima! Ti giunga un abbraccio affettuoso e virtuale.

 

Poesia: Nuove melodie (Emily Dickinson)

Mia mamma lo chiamava “l’uslen dal fred” (l’uccellino del freddo) ed è vero: i pettirossi si fanno vedere solo in inverno, o all’inizio della primavera, quando faticano a trovare cibo e devono avvicinarsi alle case.  Qui nel mio orto li vedo appoggiarsi sulla recinzione, con le piume gonfie e arruffate, guardare sospettosi verso la casa e scendere con un breve volo sul praticello, per poi volare via in un breve frullo d’ali.

Ecco cosa scrive Emily Dickinson in proposito (da “Poesie sull’albero”)

NUOVE MELODIE

I have a Bird in spring
Which for myself doth sing—pettiroso__rudzik2
The spring decoys.
And as the summer nears —
And as the Rose appears,
Robin is gone.

Yet do I not repine
Knowing that Bird of mine
Though flown —
Leareth beyond the sea
Melody new for me
And will return.

Traduzione di Valentina Meloni

In primavera un uccello arriva
e per me sola innalza un canto —
Primavera chiama.
E non appena l’estate è vicina —
e la Rosa appare
Pettirosso se ne va.

Eppure non mi lamento
pur sapendo le sue ali
esser volate altrove —
di là dal mare apprende
melodie che non conosco
e so che tornerà.

Poesia: Le stelle (Mahvash Sabet)

Casualmente, navigando su internet, mi sono imbattuta in una poetessa che non conoscevo.
Mahvash Sabet è iraniana ed è stata condannata  per la sua appartenenza a una fede minoritaria nel paese. Dalla sua prigionia durata 9 anni, ha continuato a scrivere poesie. Ne pubblico una, copiata da questo sito.
                                Le stelle
stelleIl mio cuore soffre per il silenzio delle stelle,
per l’angosciosa sete del deserto
che anela allo scroscio della pioggia.
Il mio cuore soffre per il soffio del vento,
che spira sulle acque deserte.
La luna illumina il prato, nel livido tremore del lago.
La piana s’accende di una vivida luce.
Dov’è la folta chioma del salice dormiente,
che si chinava sulle verdi spalle delle acque?
Dov’è la penetrante fragranza della rosa rossa,
che impregnava il dorato giardino della gioia?
Perché trascorre nel dolore questa vita
e nel buio della notte non sorridono le stelle?
Quanta struggente malinconia traspare da questi versi! Il richiamare alla mente le cose belle della natura provoca nell’autrice, chiusa in una buia cella, un dolore profondo: lei ne è stata privata…..

Poesia: il vento portò da lontano…. (Aleksandr BloK)

E anche quest’ anno è arrivata la primavera: le ordinanze governative non hanno potuto nulla contro la sua ostinazione a voler risvegliare il mondo come sempre, come se nulla di tragico stesse accadendo.

Nella poesia che copio-incollo qua sotto, il poeta, Alexandr Blok, è triste, come lo siamo noi oggi: le sue corde cupe e profonde piangono, nel suo cuore è ancora inverno, ma il vento che porta un canto di uccelli e apre uno squarcio d’azzurro intenso nel cielo parla di speranza…. speriamo anche noi  che questa primavera possa portare il sereno nei nostri cuori, oltre che nei nostri cieli.

primavera di BotticelliIl vento portò da lontano
l’accenno di un canto primaverile,
chissà dove, lucido e profondo
si aprì un pezzetto di cielo.
In questo azzurro smisurato,
fra barlumi della vicina primavera
piangevano burrasche invernali,
si libravano sogni stellati.
Timide, cupe e profonde
piangevano le mie corde.
Il vento portò da lontano
le sue squillanti canzoni.

Poesia di primavera.

A Natale mi hanno regalato una pianta che, come da consiglio del vivaista ho piantato nell’orto. Ho cercato di ripararla al meglio nelle notti più fredde, ma sembrava non fosse riuscita a sopravvivere.  Poi ho cominciato a innaffiarla nelle ore calde del giorno fino a quando non è venuta la pioggia dei giorni scorsi e ora si stanno schiudendo le prime gemme.  In questi giorni di forzato isolamento mi dà gioia andare ogni tanto a vedere quella piantina coraggiosa e mi viene in mente questa bella poesia di Quasimodo….
“Poesia di Primavera”
Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era
(Salvatore Quasimodo)

Poesia: Carnevale (Gabriele D’Annunzio).

carnevale-delli_2019_02_08T11_58_09_040276_detail_boxCarnevale, vecchio pazzo,
s’è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve e beve e all’improvviso
gli diventa rosso il viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…
Così muore carnevale
e gli fanno il funerale:
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.


E' certo un Gabriele D'Annunzio insolito quello di questa filastrocca: credo che tutti ce lo immaginiamo come il poeta col gusto delle parole auliche, dei toni altisonanti, invece qui si è divertito a fare una filastrocca leggera e musicale che me lo rende più simpatico.

Poesia: La mia sera (G. Pascoli)

tramontoIl giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io… e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don… Don… E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla…
sul far della sera.

In questa poesia il Pascoli dimostra la sua incredibile capacità di descrivere in versi  i paesaggi e i fenomeni naturali, accostando ad essi anche riferimenti alla sua vita e ai sentimenti più teneri e profondi, che qui vengono appena accennati, ma forse è proprio in questo non detto  che è da ricercare l’ efficacia comunicativa della poesia.

Poesia: Sogno (G. Pascoli)

Per un attimo fui nel mio villaggio,
nella mia casa. Nulla era mutato.
Stanco tornavo, come da un vïaggio;
stanco, al mio padre, ai morti, ero tornato.

Sentivo una gran gioia, una gran pena;
una dolcezza ed un’angoscia, muta.
— Mamma? — È là che ti scalda un po’ di cena —
Povera mamma! e lei, non l’ho veduta.

 

Gioia e pena, dolcezza e angoscia: sembrano termini così contrastanti che si direbbe non possano coesistere nello stesso momento nell’animo umano. In un sogno però questo può accadere, perchè accanto alla gioia e alla dolcezza di rivedere i volti di persone amate e ormai scomparse, si uniscono la pena e l’angoscia di saperli non più tra noi. Il poeta poi sta quasi per ritrovare il volto della madre, ma forse il sogno è finito troppo presto….

Tutto vale (Walt Whitman)

 

Credo che una foglia d’erba non sia meno di un giorno di
lavoro delle stelle,
e ugualmente è perfetta la formica, e un granello di sabbia,
e l’uovo dello scricciolo,foglie-dautunno
e una raganella è un capolavoro dei più alti,
e il rovo rampicante potrebbe adornare i salotti del cielo,
e la più stretta linea della mia mano se la può ridere di
ogni meccanismo.

 

 

Se mi fermo ad osservare qualsiasi essere vivente, anche il più piccolo, resto sempre incantata: la Natura mi sorprende e la sua perfezione mi porta a pensare alla perfezione di Colui che l’ha creata.