Scuola e “ghetti”.

scuolaQuesta storia, che Concita De Gregorio riporta su “repubblica”, ritrae un vecchio vizio della scuola.

Ricordo che quando ero alle prime armi come insegnante in un plesso scolastico con più sezioni per ogni classe, chissà per quale magia mi capitavano  le classi con la percentuale più alta di bambini provenienti da famiglie in difficoltà.

La selezione in quei casi era mascherata dall’alfabeto: nella sezione A venivano inseriti i bambini col cognome che iniziava con le prime dieci lettere, mentre i restanti  finivano nella sezione B.

Ora ci sono altri modi, soprattutto nelle scuole medie: si inseriscono sezioni con particolari indirizzi didattici, così abbiamo la sezione musicale, quella con due lingue straniere o quella informatica……

E i bambini con evidenti difficoltà di apprendimento restano confinati nelle sezioni senza alcuna specializzazione?  Questo non lo so e spero che queste ultime non si trasformino in ghetti, ma possano contare su insegnanti preparati e impegnati ad offrire ad ogni alunno la possibilità di sfruttare al meglio le proprie potenzialità.  Perchè, diciamolo francamente, la qualità della scuola dipende dalla qualità degli insegnanti, dalla loro professionalità, dalla loro preparazione, indipendentemente dall’indirizzo particolare che viene dato alle classi…..

Ricordando Don Milani.

Salmi 117,22.

22 La pietra scartata dai costruttori
è divenuta testata d’angolo…..

Questo versetto spesso citato a proposito di Gesù, può essere citato a ragione anche per Don Milani….

don-milaniChi lo aveva “scartato”, confinandolo in uno sperduto borgo di montagna per cercare di renderlo innocuo, di avvolgerlo nel silenzio, ha invece dato modo a questo uomo di grande intelligenza e lungimiranza di mettere in pratica le sue geniali intuizioni educative.

Ora, a cinquant’anni dalla sua morte, tutti riconoscono la portata rivoluzionaria della sua sperimentazione e oggi al Ministero dell’Istruzione  si terrà una manifestazione in suo onore.

Riporto qui sotto un brano del libro scritto dai ragazzi di Barbiana sotto la guida di don Milani:

« A poco a poco abbiamo scoperto che questa è una scuola particolare: non c’è né voti, né pagelle, né rischio di bocciare o di ripetere. Con le molte ore e i molti giorni di scuola che facciamo, gli esami ci restano piuttosto facili, per cui possiamo permetterci di passare quasi tutto l’anno senza pensarci. Però non li trascuriamo del tutto perché vogliamo accontentare i nostri genitori con quel pezzo di carta che stimano tanto, altrimenti non ci manderebbero più a scuola. Comunque ci avanza una tale abbondanza di ore che possiamo utilizzarle per approfondire le materie del programma o per studiarne di nuove più appassionanti. Questa scuola dunque, senza paure, più profonda e più ricca, dopo pochi giorni ha appassionato ognuno di noi venirci. Non solo: dopo pochi mesi ognuno di noi si è affezionato anche al sapere in sé… Prima l’italiano perché sennò non si riesce a imparar nemmeno le lingue straniere. Poi più lingue possibile, perché al mondo non ci siamo soltanto noi. Vorremmo che tutti i poveri del mondo studiassero lingue per potersi intendere e organizzare fra loro. Così non ci sarebbero più oppressori, né patrie, né guerre. »

Una frase famosa di Don Milano è quella che paragona la scuola a un ospedale che cura i sani e scarta gli ammalati. Credo che una scuola che si prende cura dei più deboli non solo non limita i più capaci, ma dà modo a tutti di approfondire di più le proprie conoscenze e di acquisire esperienze umane preziosissime.

Farsi i fatti propri o prendersi cura?

Diversi episodi di bullismo  feroce (tra cui questo) sono stati denunciati dalla stampa in questi giorni.  Gruppi di ragazzini  si coalizzano per tormentare e torturare la vittima presa di mira, che, minacciata, non può fare altro che subire violenze inenarrabili…..

Mi chiedo se sia possibile che certe cose accadano senza che nessuno intorno se ne accorga: possibile che tra i coetanei nessuno sappia di questi abusi? Possibile che nessun adulto sia mai presente anche solo di passaggio quando un ragazzino viene appeso nudo da un ponte o quando viene tenuto a catena come un cagnolino e trascinato per le vie del paese?

Forse molti sanno ciò che accade, ma preferiscono non immischiarsi, farsi i fatti propri, fare finta di non vedere e non sapere altrimenti ci si sentirebbe in dovere di fare qualcosa, di denunciare, di mettersi nelle grane….Tra questi vigliacchi ci sono forse persone con figli o insegnanti …

C’è chi ha detto che il male peggiore del mondo di oggi è l’indifferenza e ha ragione…Dovremmo guardare ogni bambino, ogni ragazzo, come se fosse nostro figlio e prendercene cura in caso di difficoltà.

 

Guardando “La classe degli asini”

Ieri sera ho seguito la fiction televisiva “La classe degli asini” con Flavio Insinna e Vanessa Incontrada. La vicenda, che si ispira a una storia vera, è ambientata a Torino nei primi anni 70 del secolo scorso e tratta del problema dell’inserimento nelle scuole pubbliche dei bambini con difficoltà, che fino ad allora erano stati confinati , o per meglio dire ghettizzati, nelle scuole differenziali. Guardando quelle immagini mi sono venuti in mente alcune vicende di cui sono stata testimone o protagonista.

Ero appena diplomata e impartivo qualche lezione privata: tra i miei alunni, per qualche tempo ebbi anche una bambina delle elementari che aveva dovuto subire un intervento piuttosto serio per ovviare a difficoltà di deambulazione. La mamma doveva portarla a scuola in carrozzina , ma aveva bisogno di aiuto per entrare nell’edificio,  costruito in epoca fascista, dato che vi si accedeva tramite una scalinata. La mamma non poteva certo da sola portare bimba e carrozzina e chiese alla scuola se qualcuno avesse potuto aiutarla. Non trovò nessuna collaborazione nè tra gl’insegnanti nè tra il personale ausiliario; solo un genitore, che aveva anche lui problemi di deambulazione si offrì per dare una mano a quella bimba e a quella mamma.

Una decina di anni dopo, insieme ad altre due colleghe, dovemmo inventarci le classi aperte, come si diceva allora, per far fronte all’inserimento di un numero notevole di bambini con handicap provenienti da un istituto adiacente alla scuola. Forse la mossa era stata suggerita dal tentativo di farci alzare bandiera bianca di fronte alla difficile situazione, ma noi  cominciammo a suddividere i bambini in piccoli gruppi e a farli ruotare su diverse attività nei vari momenti della mattinata; spostavamo gli  arredi per adibire le aule a palestra o a laboratorio di pittura e i bambini collaboravano a trasportare carrozzine e materiali vari. Fu un momento di grande impegno  professionale, che fu possibile portare avanti solo grazie alla determinazione di noi tre insegnanti, visto che l’esperimento non era visto di buon occhio da colleghi e superiori. Poi venne la visita dell’ispettore, che approvò il nostro modulo operativo.

Dopo poco tempo fu approvata la legge che prevedeva l’inserimento di un bambino con handicap in classi con numero limitato (non oltre 20) di alunni. Per quei tempi era una legge all’avanguardia…ora non so bene come stiano le cose.

Chi ha paura dei bambini?

-Vediamo cosa dice Don Bitozzolo Sarracino…- a queste parole del vecchio maestro tutti i monelli  si sentivano correre i brividi lungo la schiena, mentre al povero malcapitato, cui era indirizzata la minaccia, venivano i sudori freddi.

Allora il maestro scendeva dalla cattedra impugnando il famigerato Don Bitozzolo, che era una bacchetta nodosa e molto flessibile che di lì a poco si sarebbe abbattuta con violenza sulle mani dello scolaro che aveva scatenato l’ira dell’insegnante.

-Don Bitozzolo ha detto “dieci” !!- e per dieci volte il maestro percuoteva le mani protese …e guai se venivano sottratte alla punizione: le bacchettate raddoppiavano.

Tutto questo accadeva davvero in una classe elementare in Sicilia oltre mezzo secolo fa.

Per fortuna questo non accade più nelle scuole italiane, dove le punizioni corporali sono vietate, ma ciò non toglie che esistano ancora insegnanti che per imporre disciplina e ordine preferiscono farsi temere dai propri alunni, piuttosto che puntare sull’autorevolezza che viene dal riconocimento della propria professionalità e competenza. Credo che questi insegnanti in fondo abbiano paura dei bambini e abbiano sbagliato mestiere.

 

 

Theresa May e la scuola.

La sig. May, primo ministro inglese, si sta forse accorgendo che la sue scuole , soprattutto le università, e l’organico dei suoi ospedali pullulano di stranieri, perchè il sistema scolastico inglese favorisce una selezione feroce fin dai primi anni di scuola, non solo in base alle capacità, che sono indispensabili, ma anche in base al reddito familiare. Ciò esclude dai gradi più elevati dell’istruzione buona parte del popolo inglese, pertanto medici, docenti, avvocati , ingegneri devono venire da fuori.

Ma se si intende veramente attuare una Brexit “severa” sorge il problema di come rimpiazzare i “cervelli” che non hanno i requisiti per restare….

Ecco forse il perchè della sua proposta di rendere più democratico il sistema scolastico ,  con una nuova attenzione verso i figli delle famiglie a basso reddito.

Quando la scuola non c’è….

oratorioestivoSono tornata da poco da Arcellasco, dove da ieri funziona l’oratorio estivo cui sono iscritti  ben 200 bambini . Al mio arrivo quattro ragazzi delle superiori stavano intrattenendo il gruppo in cortile con un ballo mimato ed era bello vedere i giovanissimi animatori spronare alla partecipazione  quelli che parevano più impacciati , più timidi…. Poi con perfetta organizzazione è cominciata l’attività dedicata all’esecuzione dei compiti delle vacanze ed è lì che siamo entrati in azione noi adulti : un ragazzo e alcuni insegnanti in pensione. Superato il momento del reperimento di tavoli e sedie, che  dapprima erano insufficienti, ho visto con mia grande sorpresa che i bambini  si sono organizzati in un attimo coi loro libri e  astucci e si sono messi al lavoro con grande serietà. Un bambino che non aveva portato i compiti si è però trovato subito un lavoro: teneva in mano un foglietto su cui erano scritte le pagine che una sua amichetta doveva completare e lui , quando lei ne aveva completata una, le diceva quale era quella seguente ……e lo faceva con grande impegno!!!!   😀 😀

In questo paese in cui purtroppo i servizi per i genitori che lavorano scarseggiano , le parrocchie svolgono  un ruolo di supplenza veramente prezioso  contando sulla disponibilità di molti volontari che si occupano della mensa e  delle varie attività di animazione. Ed è sorprendente che in un clima che sa di vacanza e di festa tutto si svolga in modo ordinato ed efficiente.

Chapeau a don Claudio e agli organizzatori!!!

A proposito di concorsone….

Terzo giorno di Concorsone

Dopo moltii anni si torna ai concorsi per entrare nella scuola.  Non entro nel merito delle polemiche, perchè da troppo tempo sono fuori dall’ambiente, però ricordo che nella scuola un tempo si entrava solo per concorso e se non andava bene la prima volta lo facevi una seconda, una terza…e così via.

Certo una prova d’esame non può accertare l’attitudine a fare l’insegnante e non può garantire che, se al momento delle prove un candidato è in regola con tutti i requisiti, poi le cose non cambino con l’andare del tempo……Tuttavia io ritengo che un filtro ci debba essere per evitare che gente incapace di stare accanto ai bambini possa  far parte del corpo docente: troppi sono gli episodi sconcertanti noti per essere finiti sui giornali e troppi quelli di cui si sussurra , ma che restano nell’ombra. Insegnare, soprattutto ai bambini più piccoli è un mestiere di grande delicatezza, che può influire positivamente o negativamente sullo sviluppo di personalità ancora in embrione. E forse non sarebbe male se , nel corso della carriera, gli esami non finissero mai…..Ricordo bene il tempo in cui ogni anno il direttore veniva a controllare l’operato degli insegnanti prima della valutazione …non so se si faccia ancora così…

I magnifici cinque.

Stamattina il gruppo di SELEGGO  si è riunito per intraprendere una nuova avventura: l’ elaborazione di un libro di geografia per la prima media per renderlo fruibile dai ragazzi dislessici ( tramite un sistema di vocalizzazione del testo stesso). Fino ad ora ne abbiamo portato a termine almeno tre che sono disponibili gratuitamente sul sito SELEGGO. Ho già avuto modo di parlare della dislessia; ora voglio parlare del nostro gruppo: siamo in cinque e, come si vede dalla foto qui sotto , non siamo più giovanissimi, ma ci siamo messi in gioco senza farci spaventare dalla difficoltà di dover imparare tante cose nuove per trasformare un libro da leggere in un libro da ascoltare.

Il nostro gruppo si sta mostrando  molto efficiente e ciò che ci incentiva è il desiderio di essere d’ aiuto ai tanti bambini e ragazzi , per i quali la dislessia potrebbe rappresentare un grosso inciampo sul loro cammino. Tutto ciò è stato reso possibile grazie ai fondi messi a disposizione dai Lions di Erba per l’ acquisto dei sofisticati computer necessari all’ impresa.

Eccoci : da sinistra a destra: Ferruccio, Ferida, io, Anna e l’ ingegner Recalcati che ci ha istruiti e seguiti con metodicità teutonica. Non siamo bellissimi? La foto è stata scattata da Andrea, il nostro giovane esperto di hardware e software.

 

Quando i compiti diventano un incubo….

Nei servizi pubblici italiani si può trovare il meglio o il peggio, in qualunque campo: non c’ è un minimo garantito, ma tutto dipende dalla fortuna di trovarsi là dove il senso di responsabilità  è stato assunto a regola di comportamento.

Anche nella scuola ci si trova di fronte a situazioni del tutto opposte: c’è chi per lassismo o incapacità lascia che il tempo dell’ obbligo scolastico passi senza che venga opportunamente sfruttata la possibilità dei ragazzi di questa età di apprendere tutto con facilità e chi per eccesso di zelo rende questo periodo della vita un incubo per il carico di compiti e lezioni interminabili. E’ sempre stato così e nulla è cambiato in questi ultimi anni.

Lo sto constatando ancora una volta e mi chiedo se non sia possibile trovare una giusta via di mezzo, dettata dal buon senso, tra chi obbliga le famiglie a rinunciare a qualsiasi gita o attività di divertimento perchè ci sono troppi compiti  e chi invece non fa fare nulla a casa e non abitua il ragazzo a un minimo di impegno autonomo .

Che senso ha assegnare per compito 50 -60 operazioni  dello stesso tipo? Non sarebbero sufficienti 10 o 15 a fissare l’ acquisizione di una tecnica specifica?

Ricordo che una volta mia figlia doveva scrivere delle frasi utilizzando certi vocaboli : ce n’ erano 60!!!! Dopo una giornata trascorsa a scuola e una moltitudine di altri compiti, alle undici di sera ho dovuto io mettermi accanto a lei per dettarle velocemente quelle frasi che lei avrebbe dovuto inventare: doveva pur andare a dormire sta bambina….Quale utilità ha un compito del genere?

Forse una volta saliti in cattedra molti dimenticano di essere stati a loro volta scolari …. e questo è un limite .