Donne in Iran

Da alcuni giorni arrivano da Teheran notizie di piazze occupate da donne che protestano contro l’imposizione del velo (Hijab) e contro la morte di una giovane arrestata dalla polizia morale non perché andasse in giro a capo scoperto, ma perché  indossava  il velo in modo scorretto.

Coraggiose le donne che scendono in piazza e bruciano i veli! Accanto a loro ci sono anche molti mariti e fidanzati, ma in altre piazze (notizia di stamane) sfilano uomini che difendono le posizioni del governo e della polizia morale.  Il solo pensiero che esista una POLIZIA MORALE mi fa venire i brividi .

Il motivo ufficiale dell’istituzione di tale corpo di polizia è quello di proteggere le donne: se sono tutte coperte e infagottate come mummie non possono provocare reazioni aggressive degli uomini (gli uomini iraniani sarebbero così “bestiali” da non controllare le proprie pulsioni sessuali? Non dovrebbero sentirsi umiliati di così bassa considerazione?) Può anche darsi che in pubblico in Iran non avvengano aggressioni e stupri, ma quanta violenza tra le pareti domestiche se si impone un certo tipo di abbigliamento, se si toglie la libertà di uscire di casa da sole, se la donna non può decidere chi sposare e se non è ritenuta soggetto di diritti alla pari con gli uomini?

Intanto nel mondo si stanno moltiplicando le iniziative di solidarietà per le donne dell’Iran e io spero che questa volta possano riuscire a farsi ascoltare.

Aperta, inclusiva, affettuosa.

Aperta, inclusiva, affettuosa: così il ministro Bianchi ha definito il suo ideale di scuola intervenendo alla festa ormai tradizionale che si tiene all’inizio dell’anno scolastico. E dalle numerose realtà scolastiche portate sul palco, che testimoniavano la ricchezza di iniziative nate ovunque in Italia per rendere la scuola sempre più inclusiva, veniva proprio da pensare che, nonostante tutti i suoi limiti, il nostro sistema scolastico è un patrimonio prezioso da difendere e da tramandare alle nuove generazioni perchè lo rendano ancora migliore.

Certo la scuola è fatta di persone, a volte non tutte entrate in quel mondo per la passione di insegnare, ma perché è stata per loro l’unica occasione per avere uno stipendio. Nonostante ciò molti tra questi trovano poi il modo di appassionarsi al loro mestiere e di diventare ottimi insegnanti. Una minima parte invece si ostina a ricoprire il suo ruolo senza capirne l’importanza vitale per i ragazzi con cui si devono relazionare.

Anche io sono stata un’insegnante e quando sono entrata in ruolo mi sentivo molto inadeguata, non avevo nessun sacro fuoco dentro di me, ma poi il contatto coi bambini, con i colleghi più disponibili, vedendo i “miracoli” che a volte accadevano, mi sono sempre più sentita al mio posto e, pur con tanti limiti che ora a ripensarci individuo chiaramente, posso dire di aver fatto del mio meglio.

Ho invece conoscenza diretta di qualche insegnante che ha rischiato di tarpare per sempre le ali a un bambino, che aveva sì qualche difficoltà, ma anche un mare di potenzialità che nessuno per molto tempo ha voluto sondare e portare alla superficie. Per fortuna quel bambino è ora un ragazzo con tanti interessi che riscuote gli elogi dei suo insegnanti in una scuola finalmente aperta, inclusiva e affettuosa.

 

 

FLAT-TAX: ingiusta parità di prelievo.

Parafrasando dal Vangelo:

“La gente entrava nel tempio e depositava la sua offerta. I più ricchi ostentavano con superbia la loro generosità. Poi arrivò una povera vedova che, umilmente, quasi vergognandosi, depositò una sola piccola moneta, l’unica che le restava.

Gesù disse: – Questa donna  ha dato più di tutti, perchè ha donato tutto ciò che aveva, gli altri hanno donato il superfluo”.

Ecco, prendendo spunto da questo brano evangelico si può capire bene quanto sia demagogica e infinitamente ingiusta la proposta della destra della flat-tax (23% uguale per tutti!!!).

Se per un milionario versare il 23% delle sue entrate è come bere un bicchiere d’acqua, per chi ha uno stipendio minimo la stessa tassa va ad intaccare il necessario per vivere.

Senza contare che una tale proposta va contro il dettato costituzionale :

Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita’ contributiva. Il sistema tributario e’ informato a criteri di progressivita’.

Come al solito le destre strizzano l’occhio alle classi più abbienti, mascherando le proprie proposte con presunti criteri di uguaglianza.

Ma si sa che non esiste ingiustizia più grande di quella che fa parti uguali tra diversi.

Finalmente un po’ di pioggia …

E alla fine è arrivata la pioggia, la pioggia desiderata  e invocata per mesi è arrivata ieri sera, annunciata da tuoni e fulmini che laceravano il cielo ormai buio.

rose sotto la pioggiaSono stata ad  ascoltarla battere sull’incerata del tavolo in giardino, poi mi sono affacciata alla porta e sono stata investita sul viso dalle mille goccioline in cui si dividevano i grossi goccioloni cadendo pesantemente sul cofano dell’auto. Com’era finalmente fresca l’aria! Mentre respiravo a pieni polmoni pensavo ai fiori e alle piante dell’orto e del giardino e me li immaginavo anche loro pronti a rialzare foglie e steli per non perdere nemmeno una goccia. Dall’orto veniva il profumo della menta…

Oggi fa ancora caldo, ma un po’ di ristoro lo abbiamo avuto!

 

Il Card. Parolin a Erba.

Stamattina si è celebrata una messa molto solenne in Prepositura: si ricordava la figura di Monsignor Aristide Pirovano nel 25° della morte.

La celebrazione è stata presieduta dal card. Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano e per l’occasione il prevosto di Erba mons. Angelo Pirovano ha certamente messo a frutto la sua lunga esperienza nella Curia Vaticana per mettere insieme una cerimonia davvero perfetta.

Erano presenti tanti sacerdoti, autorità civili e militari, rappresentanti delle confraternite  cittadine e ben due corali: quella dei bambini e quella degli adulti. Quest’ultima ha accompagnato il rito religioso con canti gregoriani, sempre molto suggestivi, eseguiti con grande cura e sensibilità.

All’omelia il cardinale ha ricordato la figura di mons. Aristide, la sua giovinezza, la partecipazione alla Resistenza, la scelta missionaria fin da subito e la sua collaborazione con Marcello Candia per la costruzione del lebbrosario di Marituba. S.E. Parolin ha parlato in modo semplice, ma dalle sue parole traspariva una fede profonda e una grande umanità.

La chiesa era al completo e tutti erano molto attenti e impegnati a seguire con devozione la cerimonia; qualche bambino tuttavia ogni tanto si lasciava prendere dal sonno e si abbandonava nelle braccia della mamma.

Alla fine del rito religioso (durato ben due ore!) il cardinale ha benedetto il grande calice posto nel giardino della prepositura, costruito, per hobby, in venti anni di lavoro da un parrocchiano pieno di fede e abilissimo nella lavorazione del ferro. Con questa benedizione, si pone definitivamente fine a una lunga diatriba tra coloro che volevano che  il grande calice fosse situato sulla piazza prepositurale e chi invece si opponeva a questa idea ritenuta troppo escludente

Film: Boy erased – Vite cancellate.

Jared è un tranquillo, bravo ragazzo, figlio di un pastore battista, venditore di auto. E’ fidanzato con Chloe, ma quando i suoi genitori intendono stringere i rapporti con la famiglia della ragazzina, Jared confessa di essere  attratto dai ragazzi.  Il padre non può accettare questa situazione e lo inserisce in una struttura finalizzata alla “cura” di questa che ritiene una devianza immorale.

In quell’istituto gli viene insegnato a fingere comportamenti  “normali” e a odiare i genitori, colpevoli di aver causato questa devianza con un’educazione sbagliata.  La violenza psicologica, morale  e anche fisica messa in atto con sistematica ottusità spinge uno dei compagni di Jared al suicidio, egli allora, compresa l’assurda crudeltà cui è sottoposto, riesce a mettersi in comunicazione con la madre, che finalmente trova il coraggio di opporsi alle decisioni del marito per stare al fianco del figlio e consentirgli di vivere con serenità la sua vita.

Solo più tardi il padre riuscirà a superare i suoi pregiudizi  e lascerà che l’amore per il figlio prevalga su tutto.

Questo film, ottimamente interpretato da Russel Crow, Nicole Kidman e Lucas Edges, mette il dito su una piaga che ancora sanguina non solo nell’America profonda: la convinzione che l’omosessualità sia una perversione o nel migliore dei casi una malattia da curare. Io credo invece che si debba sempre rispettare ogni persona per il solo fatto di essere creatura di Dio, nata per essere felice secondo la sua natura.

UTE: Verga e Mastro don Gesualdo – La spalla al centro. (le due sintesi sono di A. D’Albis)

Don Ivano continua le sue lezioni su Giovanni Verga, in occasione del centenario della morte, e ci presenta il secondo (e ultimo) romanzo del ciclo dei “vinti”. “Mastro Don Gesualdo”.

Come già detto la scorsa volta, Verga si era prefisso di scrivere 5 romanzi del ciclo dei “vinti”, analizzando una serie di personaggi che, pur appartenendo a classi sociali diverse, sono destinati ad essere trascinati via dalla storia.

I “vinti” non sono, per Verga, solo i rifiuti della società, o solo coloro che psicologicamente o socialmente sono fragili. Tutti possono entrare a far parte dei “vinti”, anche gli aristocratici, basta che abbiano la “roba”.

La “roba” è un termine siciliano per intendere la “proprietà terriera”, cioè una proprietà sulla quale c’è una costruzione, una casa, abitata dai suoi proprietari.

Come già accennato la volta scorsa, Verga non riuscì a portare a termine il suo progetto, non perché gliene mancasse il tempo, ma perché la sua vena narrativa era esaurita.

Lo scrittore si trova immerso nel clima culturale degli anni ’80 del XIX secolo. In questi anni scrive il suo capolavoro: ”I Malavoglia”, in cui è protagonista una famiglia e la storia segue l’evoluzione di questa famiglia.

Nel “Mastro Don Gesualdo” c’è un solo protagonista, legato alla “roba”, che è un “vinto”.

Lo chiamano “Mastro” perché appare alla gente come colui che ha sempre lavorato e, proprio per questo, ha le mani sporche di calcina e di gesso.

Il protagonista si identifica con il suo lavoro perché gli dà diritto alla “roba”, che gli appartiene fino ad identificarsi con essa. Continue reading “UTE: Verga e Mastro don Gesualdo – La spalla al centro. (le due sintesi sono di A. D’Albis)”

Stiamo accumulando debiti.

Che debito di gratitudine stiamo accumulando nei confronti degli Ucraini?

Che Putin fosse un pericolo per l’Europa lo si sapeva da tanto: si sa che ha finanziato i partiti sovranisti di vari paesi per influire sulle elezioni e per determinare spinte scissionistiche (Vedi Brexit).

Ora gli Ucraini stanno provando con enormi perdite umane e materiali di opporsi alle sue mire espansionistiche e noi ne traiamo la speranza che si possa evitare un allargamento del conflitto.

Ora questa emergenza pare possa smuovere i paesi europei dall’impasse che li blocca da sempre: la regola dell’unanimità per ogni decisione. E’ una regola assurda: in ogni comunità, in ogni organizzazione sociale democratica vale il voto a maggioranza (assoluta o relativa o qualificata a seconda dell’importanza delle decisioni da prendere) e non è più sostenibile che l’opposizione di un solo paese membro possa vanificare la volontà di tutti gli altri.

Se si arriverà ad abolire questa regola, anche di questo dovremo essere grati agli Ucraini.

Maya Angelou.

maya-angelou“Se hai solo un sorriso dentro di te, dallo alle persone che ami. Non essere sgarbato a casa, per poi uscire in strada e iniziare a sorridere a dei completi sconosciuti dicendo loro ‘Buon Giorno’.” (Maya Angelou)

Confesso che non conoscevo questa donna afro-americana dai mille talenti, che ha ottenuto tanti riconoscimenti e che si è cimentata in tanti campi diversi, ma ora credo che cercherò di colmare questa lacuna per conoscere meglio la sua opera e soprattutto la sua anima.

QUI è possibile leggere qualche notizia che la riguarda.

 

 

 

Film: Il tuttofare.

il tuttofareQuesto film è interpretato magistralmente da Sergio Castellitto, spalleggiato adeguatamente dal giovane Guglielmo Poggi. Quest’ultimo interpreta il ruolo di un praticante senza contratto alle dipendenze di un principe del foro, l’avvocato e professor Bellastella. Il ragazzo è pagato 300 euro al mese per un numero di ore di lavoro indefinito, nel senso che non c’è un orario di lavoro, ma in ogni momento deve essere a disposizione del capo. Le sue mansioni vanno dal rammentare e suggerire con precisione, per ogni situazione giuridica, gli articoli del codice cui riferirsi, al fare la spesa al mercato, al preparare la colazione per la moglie dell’avvocato: è proprio un tuttofare, ma questo non è sufficiente a fargli riconoscere un contratto  adeguato e nemmeno una paga dignitosa. Ma ad un certo punto ecco che il dr. prof. Bellastella propone al praticante tutto ciò che ha sognato da tempo: contratto definitivo e diecimila euro al mese!!! Ma naturalmente c’è una condizione: il ragazzo deve sposare l’amichetta del suo capo, immigrata dal Messico, per farle ottenere la cittadinanza italiana. Il ragazzo in un primo momento si indigna giustamente, ma poi cede all’idea dei vantaggi economici che gliene possono derivare e da lì accade tutta una serie di guai, che porteranno l’avvocato in prigione, ma subito dopo agli arresti domiciliari perchè colpito improvvisamente da una grave forma, simulata, di Altzeimer (naturalmente confermata da medici compiacenti e ben pagati) e dopo qualche tempo verrà nominato ministro. Il ragazzo invece, cui verranno addossate le responsabilità del suo capo, si trova a dover adattarsi a fare il cuoco in un ristorante.

Questo film ha il pregio di mettere il dito su una piaga che  affligge i giovani di questo paese che vogliono intraprendere una carriera professionale che implichi un tirocinio: sono sfruttati in modo indegno per anni e spesso emergono solo coloro che ottengono raccomandazioni (pur essendo dei perfetti inetti) o quelli che si adeguano alle regole di un mondo corrotto e senza ideali. Questa denuncia serissima ” castigat ridendo mores” infatti spesso riesce a essere molto divertente.

E’ meno divertente ciò che ho sentito alla radio stamattina: non si trova personale per le strutture alberghiere e turistiche in genere e ciò mette addirittura a rischio la stagione estiva di molte zone. Anche in questo caso bisogna chiedersi: è colpa dei giovani che non hanno voglia di lavorare (come dicono alcuni)? o non è forse colpa di contratti da fame (quando è tutto alla luce del sole) e di condizioni di lavoro avvilenti? Perchè mortificare così i nostri giovani e indurli a cercare all’estero un’opportunità di costruirsi un futuro?