Stiamo accumulando debiti.

Che debito di gratitudine stiamo accumulando nei confronti degli Ucraini?

Che Putin fosse un pericolo per l’Europa lo si sapeva da tanto: si sa che ha finanziato i partiti sovranisti di vari paesi per influire sulle elezioni e per determinare spinte scissionistiche (Vedi Brexit).

Ora gli Ucraini stanno provando con enormi perdite umane e materiali di opporsi alle sue mire espansionistiche e noi ne traiamo la speranza che si possa evitare un allargamento del conflitto.

Ora questa emergenza pare possa smuovere i paesi europei dall’impasse che li blocca da sempre: la regola dell’unanimità per ogni decisione. E’ una regola assurda: in ogni comunità, in ogni organizzazione sociale democratica vale il voto a maggioranza (assoluta o relativa o qualificata a seconda dell’importanza delle decisioni da prendere) e non è più sostenibile che l’opposizione di un solo paese membro possa vanificare la volontà di tutti gli altri.

Se si arriverà ad abolire questa regola, anche di questo dovremo essere grati agli Ucraini.

Maya Angelou.

maya-angelou“Se hai solo un sorriso dentro di te, dallo alle persone che ami. Non essere sgarbato a casa, per poi uscire in strada e iniziare a sorridere a dei completi sconosciuti dicendo loro ‘Buon Giorno’.” (Maya Angelou)

Confesso che non conoscevo questa donna afro-americana dai mille talenti, che ha ottenuto tanti riconoscimenti e che si è cimentata in tanti campi diversi, ma ora credo che cercherò di colmare questa lacuna per conoscere meglio la sua opera e soprattutto la sua anima.

QUI è possibile leggere qualche notizia che la riguarda.

 

 

 

Film: Il tuttofare.

il tuttofareQuesto film è interpretato magistralmente da Sergio Castellitto, spalleggiato adeguatamente dal giovane Guglielmo Poggi. Quest’ultimo interpreta il ruolo di un praticante senza contratto alle dipendenze di un principe del foro, l’avvocato e professor Bellastella. Il ragazzo è pagato 300 euro al mese per un numero di ore di lavoro indefinito, nel senso che non c’è un orario di lavoro, ma in ogni momento deve essere a disposizione del capo. Le sue mansioni vanno dal rammentare e suggerire con precisione, per ogni situazione giuridica, gli articoli del codice cui riferirsi, al fare la spesa al mercato, al preparare la colazione per la moglie dell’avvocato: è proprio un tuttofare, ma questo non è sufficiente a fargli riconoscere un contratto  adeguato e nemmeno una paga dignitosa. Ma ad un certo punto ecco che il dr. prof. Bellastella propone al praticante tutto ciò che ha sognato da tempo: contratto definitivo e diecimila euro al mese!!! Ma naturalmente c’è una condizione: il ragazzo deve sposare l’amichetta del suo capo, immigrata dal Messico, per farle ottenere la cittadinanza italiana. Il ragazzo in un primo momento si indigna giustamente, ma poi cede all’idea dei vantaggi economici che gliene possono derivare e da lì accade tutta una serie di guai, che porteranno l’avvocato in prigione, ma subito dopo agli arresti domiciliari perchè colpito improvvisamente da una grave forma, simulata, di Altzeimer (naturalmente confermata da medici compiacenti e ben pagati) e dopo qualche tempo verrà nominato ministro. Il ragazzo invece, cui verranno addossate le responsabilità del suo capo, si trova a dover adattarsi a fare il cuoco in un ristorante.

Questo film ha il pregio di mettere il dito su una piaga che  affligge i giovani di questo paese che vogliono intraprendere una carriera professionale che implichi un tirocinio: sono sfruttati in modo indegno per anni e spesso emergono solo coloro che ottengono raccomandazioni (pur essendo dei perfetti inetti) o quelli che si adeguano alle regole di un mondo corrotto e senza ideali. Questa denuncia serissima ” castigat ridendo mores” infatti spesso riesce a essere molto divertente.

E’ meno divertente ciò che ho sentito alla radio stamattina: non si trova personale per le strutture alberghiere e turistiche in genere e ciò mette addirittura a rischio la stagione estiva di molte zone. Anche in questo caso bisogna chiedersi: è colpa dei giovani che non hanno voglia di lavorare (come dicono alcuni)? o non è forse colpa di contratti da fame (quando è tutto alla luce del sole) e di condizioni di lavoro avvilenti? Perchè mortificare così i nostri giovani e indurli a cercare all’estero un’opportunità di costruirsi un futuro?

UTE: Centenario della nascita di Beppe Fenoglio (sintesi di A. D’Albis)

In occasione del centenario della nascita di Beppe Fenoglio, il professor Porro ci regala un’altra sua magistrale lezione.

Beppe Fenoglio nacque ad Alba, nel cuor delle Langhe, nel 1922 e morì prematuramente nel 1963 per un cancro ai polmoni (era un grande fumatore!) 

Fenoglio non ha potuto conoscere la fama e i riconoscimenti che meritava perché la maggior parte delle sue opere è uscita postuma. Il professore ci presenta la prima opera pubblicata da Fenoglio nel 1952: “I 23 giorni della città di Alba”. La raccolta era stata intitolata da Fenoglio: “Racconti della guerra civile”, ma il titolo fu rifiutato dall’editore Einaudi perché gran parte della sinistra italiana era insofferente verso il termine “guerra civile”. Questa avversione durò fino a una trentina d’anni fa, quando un grande storico, Claudio Pavone, scrisse un libro sulla Resistenza intitolandolo: “Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza”.

Questa prima opera di Fenoglio, che narra la conquista di Alba da parte dei partigiani, avvenuta il 10 ottobre 1944 e terminata il 2 novembre successivo, dopo, appunto, 23 giorni, è formata da 12 racconti brevi: sei sono dedicati alla guerra partigiana e gli altri sei descrivono la vita contadina delle Langhe. In questi racconti non c’è nessuna esaltazione della guerra partigiana, come avviene in altre opere del periodo.

Un’altra questione che sollevano questi racconti è quella della “scelta”. Non è facile scegliere e ogni scelta è individuale. La questione della “scelta” è ricorrente anche nel suo romanzo più famoso: “Il Partigiano Johnny.”

Questo romanzo è stato pubblicato postumo nel 1968 (anno della contestazione giovanile) e ha avuto una vicenda editoriale complessa e controversa. E’ un romanzo autobiografico, con un pizzico di fantasia. Esso è la continuazione di “Primavera di bellezza”, pubblicato nel 1959, che aveva come protagonista uno studente, soprannominato Johnny perché amava la letteratura inglese. Johnny è un sottoufficiale dell’esercito italiano, come Fenoglio, sbandato dopo l’8 settembre 1943, che torna nelle Langhe da partigiano e vi muore nelle prime azioni della guerra partigiana.

Ne “Il Partigiano Johnny” Fenoglio riprende questa storia e la continua, introducendo il tema della “scelta”. Johnny, infatti, prima di diventare partigiano, si nasconde in una casa in collina acquistata dai genitori. Spesso, la sera, di nascosto, si reca ad Alba dove, in un bar, incontra due suoi professori del liceo, uno comunista, l’altro più moderato. Questi incontri lo aiutano a maturare la decisione di partire, a fare la sua “scelta”. Con la sua scelta si assume anche le sue responsabilità: prima si unisce al primo gruppo di partigiani che incontra, di ideologia comunista. Poi capisce di non trovarsi bene e e si unisce ai partigiani badogliani, soprannominati “azzurri”.

Il professore sottolinea che “Primavera di bellezza” e “Il Partigiano Johnny” dovevano far parte di un’unica grande opera, nelle intenzioni di Fenoglio.

Dopo vari studi, nel 2015 esce, col titolo “Il libro di Johnny”, una versione che ripristina l’iter narrativo del personaggio, dagli anni del liceo ad Alba alla guerra civile coi partigiani. Il protagonista rappresenta lo stesso Fenoglio: è la storia della sua vita.

Infine, il professor Porro ci dà un consiglio di lettura. Date le difficoltà di lettura delle opere di Fenoglio, ci consiglia di leggere: “Una questione privata”, che racconta una storia d’amore ambientata nel contesto della Resistenza. Anch’esso esce postumo nel 1964. Calvino disse che è il libro più bello legato alla Resistenza.

 

 

UTE: Classificare gli esseri viventi (Diana) – Le donne nella musica (Angela )

Il dr. Sassi, si sa, è un appassionato studioso di insetti, conosciuto in campo internazionale ed è un onore per noi dell’UTE poterlo avere come docente.

Nell’ultima lezione ha preso spunto dalle numerosissime specie di coleotteri oggetto della sua passione, per spiegarci come si arriva alla classificazione degli esseri viventi.

Il primo a porsi il problema di come è organizzato il mondo è stato Aristotele di Stagira che ideò una “Scala della Natura” in cui sono presenti tutti gli elementi : dal suolo, passando per le piante e gli animali fino ad arrivare all’uomo. Tale classificazione è stata ritenuta valida per circa 2mila anni, ma in essa non c’è l’idea di scala evolutiva.

Chi  intraprese l’impresa di classificare le specie viventi fu Linneo, che cominciò a dare loro un nome e a descriverle. Naturalmente non riuscì a completare il suo lavoro, infatti ancora oggi si scoprono continuamente nuove specie e i ricercatori seguono ancora le regole e il metodo di Linneo: per dare il nome si ricorre alla lingua latina e si usano due termini, di cui il primo indica il genere e il secondo la specie (nomenclatura binomia). La descrizione poi deve essere “essenziale”, cioè deve contenere le caratteristiche che rendono l’essere esaminato ciò che è, trascurando i caratteri “accidentali”. Per descrivere l’homo sapiens Linneo scrisse soltanto “Nosce te ipsum”.

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La professoressa di musica Maria Rosaria Cannatà ci presenta alcune donne musiciste che si sono distinte nella storia, ma che, purtroppo, proprio per il fatto di essere donne, non hanno lasciato traccia di sé e quindi sono, in gran parte, sconosciute. La docente parte dal Medioevo con Idelgarda di Bingen che nacque nel 1098 in Germania. Diventò monaca di clausura e Madre Badessa. Fu, oltre che musicista, anche scrittrice (scrisse alcuni libri che spaziavano tra varie discipline del sapere universale) e fu consigliera spirituale di personaggi famosi come Federico Barbarossa. Fin da bambina ebbe delle visioni divine. La sua opera principale è:” La sinfonia delle rivelazioni celesti”, insieme di 67 canti di lode verso Dio con testi tratti dalle sue visioni. Morì nel 1179 e nel 2012 fu dichiarata Santa e Dottore della Chiesa da Papa Benedetto XVI. Durante il Rinascimento troviamo Maddalena Casulana, compositrice, liutista, organista e cantante. Nacque a Siena e visse presso la corte dei Medici a Firenze, sotto la protezione di Isabella de’ Medici alla quale dedicò alcune opere. E’ ricordata perché è stata la prima donna ad aver pubblicato delle composizioni nella storia della musica occidentale. Un’altra musicista sconosciuta del Rinascimento è Anna Bolena, più nota per essere stata la seconda moglie di Enrico VIII, sovrano inglese che, per lei, provocò lo scisma dalla Chiesa Cattolica della Chiesa Anglicana. Fu accusata di tradimento dal marito e decapitata nella Torre di Londra. Mentre attendeva l’esecuzione compose una melodia dolce, delicata e malinconica intitolata: “O death, rock me asleep”. Il periodo Barocco ci consegna molte donne compositrici. La docente ricorda Francesca Caccini, compositrice, clavicembalista e cantante. Nacque da una famiglia di musicisti a Firenze. Scrisse madrigali, ballate e, cosa rara all’epoca, anche opere liriche. Fu una delle poche donne musiciste ben pagate per il periodo. Fondò anche una scuola di canto femminile. Troviamo anche Barbara Strozzi, compositrice e cantante. A lei sono attribuite otto collezioni di brani musicali. Figlia adottiva del famoso poeta e librettista Giulio Strozzi, collaborò sia col padre, sia con Cesti e Cavalli (famosi compositori). Fu cantante soprano e membro dell’Accademia degli Unisoni, fondata dal padre a Venezia, dove si organizzavano molti incontri culturali. Nelo stesso periodo ci sono: Elizabeth Jacquet de la Guerré, compositrice e clavicembalista francese; Anna Maria del Violin, violinista, compositrice e insegnante italiana, proveniente dall’orfanotrofio veneziano Ospedale della Pietà. Del periodo del classicismo ricordiamo: Maria Teresa Agnesi, clavicembalista e compositrice milanese; Marianna Martines, cantante, pianista e compositrice viennese, prima donna ammessa all’Accademia Filarmonica di Bologna; Maddalena Laura Lombardini, educata all’ Ospedale dei Mendicanti di Venezia, diventò violinista e compositrice; Maria Anna Mozart, sorella di Amadeus Mozart, molto brava, che però dovette interrompere la sua carriera per sposarsi. Nessuna sua composizione è giunta fino a noi. La docente nomina, infine, due musiciste del periodo Romantico: Fanny MandellssohnBartholdy, pianista e compositrice tedesca e Clara Wiek Schumann, compositrice e concertista molto attiva e pianista molto importante dell’era romantica. A 16 anni si innamorò di Robert Schumann, allievo di suo padre e famoso compositore, che sposò cinque anni dopo. Nel 1878 diventò docente di pianoforte al conservatorio di Francoforte. Dopo averci presentato tutte queste donne che si sono distinte come compositrici, musiciste e cantanti nel corso dei secoli, la nostra docente di musica ci ha esortato ad ascoltare alcune composizioni di queste musiciste, giacché lei, per problemi tecnici, non è riuscita a far partire la musica durante la sua interessante lezione!

 

Pellegrinaggio 2022

Crocifissione di Gaudenzio Ferrari

Domani andremo a Vercelli in pellegrinaggio nelle antiche chiese della città, che è, forse, poco conosciuta, ma ha una storia gloriosa : VERCELLI STORIA E ARTE.

Questo è il VI pellegrinaggio che il nostro gruppo organizza in periodo quaresimale mettendo insieme la bellezza della fede e la bellezza dell’arte.

Ciò che fa pensare è che dopo una siccità di quasi quattro mesi, noi troveremo la pioggia ad accompagnarci per le vie di Vercelli, ma sarà ugualmente bello trascorrere insieme una giornata immersi nell’arte e nella preghiera.

UTE: Leopardi: La ginestra o il fiore del deserto- Camilleri

La prof. Tatafiore proseguendo il suo discorso su Leopardi filosofo, ha analizzato per noi oggi l’ultima composizione del poeta recanatese, quella che può essere definita il suo testamento poetico e filosofico: LA GINESTRA.

E’ una poesia molto lunga e complessa, fatta di versi endecasillabi e settenari divisi in sette lunghe strofe; in essa il poeta critica aspramente la cultura del suo tempo e sostiene che la ragione coglie una verità fondamentale: tutto è nulla.

Leopardi si identifica con la ginestra che cresce sul pendio deserto del Vesuvio, cosciente del fatto che il vulcano potrà distruggerla, ma la ginestra si realizza nello spargere il suo profumo e nel mostrare la sua bellezza: Così è il poeta, che pur tormentato da grandi sofferenze, gioisce nel “cantare” la sua poesia.

La ginestra, fiore del deserto, resta impavida nel suo ambiente ostile; gli uomini invece per sfuggire all’orrore della morte si rifugiano nella fede in un principio divino che possa sottrarli al loro destino, si creano illusioni che sopravvivono alle delusioni e li inducono ad amare la vita nonostante tutto.

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Abbiamo ritrovato oggi una cara, vecchia conoscenza dell’UTE: la prof.ssa Granata. La nostra docente ci ha guidato alla conoscenza di un autore contemporaneo molto conosciuto dalla gente soprattutto per il personaggio del Commissario Montalbano: Camilleri., Questi ,però, autore di  114 libri, non ha solo raccontato storie di investigazione poliziesca, ma ha scritto anche romanzi storici molto apprezzati.

Dopo alcune brevi note biografiche, con le quali la docente ha sottolineato la poliedrica attività di Camilleri e la sua sconfinata creatività espressa soprattutto in età avanzata, la prof. Granata ha poi cominciato a parlre del primo romanzo dell’autore Siciliano: Il corso delle cose.

In esso troviamo già tutto il mondo di Camilleri: la Sicilia di Porto Empedocle (Vigata), la mafia, le feste di paese a carattere religioso, la caratterizzazione puntuale dei personaggi; c’è anche  il commissario di polizia siciliano,  che lascia trapelare il suo senso di superiorità, è insofferente delle pratiche burocratiche ed è intuitivo; capisce non solo le parole, ma anche i gesti, gli atteggiamenti.

Già in questo primo romanzo (respinto prima da molti editori  e poi pubblicato nel 1978 con grande successo) Camilleri introduce qua è là dei termini in dialetto siciliano, più capace di esprimere sensazioni e sentimenti.

Preghiamo per Roberto!

addio-a-roberto-bernasconi-per-15-anni-a-capo-di-caritas-diocesana_8df0f54c-a5d8-11ec-a61c-81a10342e8d6_1600_636_originalSolo Stamane abbiamo appreso la notizia della scomparsa di Roberto Bernasconi, per 15 anni direttore della Caritas Diocesana di Como e marito dell’amica Laura Casartelli consigliera provinciale del Centro Italiano Femminile di Como.

E’ una grande perdita non solo per la sua famiglia, ma anche per tutta la Diocesi: la sua opera a favore dei più bisognosi è stata  instancabile e preziosa.

Noi del CIF di Erba siamo vicine all’amica Laura e domani ci ritroveremo alle ore 14:30 al centro Cardinal Ferrari per un momento di preghiera comune.

UTE: La Sicilia Normanna: Cefalù e Monreale (sintesi di Diana) – Crisi e corruzione nella chiesa (Canto XI Par. – sintesi di Angela D’Albis)

Proseguendo la presentazione dei principali monumenti della Sicilia Normanna, la prof. Beretta oggi ci ha illustrato le cattedrali di Cefalù e di Monreale.

Cefalù è un piccolo centro situato in un paesaggio bellissimo. Una leggenda dice che re Ruggero II dopo un naufragio, fosse approdato sulle spiagge di Cefalù e che per questo abbia voluto costruirvi una cattedrale, che avrebbe dovuto diventare anche il mausoleo della sua famiglia.

La costruzione ha pianta a T, sul modello dell’abbazia di Cluny, e sulla facciata si innalzano due torri gemelle. Anche nella cattedrale di Cefalù si trovano elementi arabeggianti, elementi romanici e bizantini. Lo spazio interno  è diviso in tre navate ed è caratterizzato da una serie di colonne molto alte, da un transetto appena accennato e dalla mancanza di decorazioni sulle pareti laterali. Solo l’abside è riccamente decorata da mosaici di stile bizantino in cui l’oro crea luminosità sorprendenti. L’immagine che campeggia nella cupola rappresenta il Cristo Pantocratore (onnipotente); sotto è rappresentata la Vergine (mediatrice tra terra e Cielo) attorniata dagli Arcangeli e nel registro inferiore appaiono le figure dei profeti.

Monreale: la cattedrale di Monreale sorge proprio ai bordi della città di Palermo . Fu fatta costruire da Guglielmo II (nipote di Ruggero II) e fa parte di un complesso monumentale molto ampio. La facciata è simile a quella di Cefalù, anche se una delle due torri appare incompiuta. L’esterno delle absidi è estremamente curato e decorato con archi intrecciati e marmi di diversi colori. Il chiostro è tra i più belli che siano mai stati realizzati e l’interno è tutto uno scintillio di mosaici dorati che lasciano senza fiato.

Chissà se andrò mai a vedere questa meraviglia!

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L’argomento che prende in considerazione Don Ivano in questa lezione è quello della corruzione della Chiesa letta attraverso il giudizio critico di Dante. Questa corruzione è legata all’uso e all’abuso del denaro.

Don Ivano sottolinea che l’uso del denaro non è messo in discussione, perché serve per il sostentamento: il problema è l’abuso del denaro.

Dante esprime un giudizio molto forte riguardo a questo tema, perché vede in esso la rovina della Chiesa.

Ci parla di San Francesco e San Domenico e i loro ordini riformisti che, allargandosi, si sono allontanati dallo spirito originario e si sofferma soprattutto sul movimento francescano.

All’interno dell’ordine francescano, infatti, c’erano due correnti, quella “spiritualista”, che voleva un distacco completo dal denaro tanto da non volerlo neanche usare, e quella meno rigorista.

Quindi c’erano dei frati che volevano un’adesione assoluta, sia personale che dei conventi, alla povertà, come testimoniato dallo stesso San Francesco, e frati più moderati, che intendevano la povertà assoluta impegnativa per i singoli e ammettevano la possibilità dell’ordine di disporre di propri beni

Dante sposa la tesi “spiritualista”.

Però come si fa a sopravvivere?

Anche i Francescani, diventando un’istituzione, dopo la morte di San Francesco, avevano bisogno di una casa e di mangiare.

Purtroppo, l’uso scorretto dei beni che vengono dati attraverso le collette, le elemosine portano la corruzione anche nei movimenti dei Francescani e dei Domenicani.

Questi ordini, così chiamati dai nomi dei loro fondatori, sono detti anche “mendicanti” perché si sostengono grazie alle elemosine e alle offerte.

Nel canto XI e un po’ nel XII del Paradiso, Dante fa parlare due santi, San Tommaso D’Aquino, domenicano e biografo di San Francesco, e San Bonaventura, francescano e biografo di San Domenico. Il tema trattato è quello della “povertà” e di San Francesco viene evidenziato soprattutto il suo distacco dai beni materiali.

Don Ivano ci spiega anche la differenza tra “monaco” e “frate”.

I “monaci” sono quelli che vivono nei monasteri, nella solitudine delle loro celle, con pochi momenti in comune con gli altri monaci, coltivando la terra che circonda il monastero i cui frutti, oltre al loro sostentamento, vengono venduti al mercato per ricavarne profitti.

I “frati” sono quelli che vivono nei “conventi”, tutti insieme, e che escono a due a due per elemosinare o che lavorano per il loro sostentamento.

Purtroppo, anche nei conventi entra la corruzione, dovuta soprattutto al fatto che, per volere del Papa, i Francescani sono costretti a fondare un ordine, controllato direttamente dal Papa.

San Francesco, invece, voleva un movimento, un gruppo di frati che avessero come regola solo il Vangelo.

Nel canto del Paradiso sopra citato, Dante fa raccontare la vita di San Francesco a San Tommaso D’Aquino, domenicano, che sottolinea che Francesco fa un’alleanza (Sacrum Commercium), cioè “sposa” madonna povertà.

La figura di “madonna povertà”, inoltre, viene presentata come una figura allegorica simile alla donna angelicata del “Dolce stil nuovo”, come Beatrice per Dante.

All’epoca di Dante c’erano tre biografie di San Francesco, due non ufficiali, mentre la terza, quella di San Bonaventura, è ritenuta quella ufficiale.

Anche Giotto e i suoi allievi hanno “raccontato” la vita di San Francesco con i loro affreschi nella Basilica Superiore e Inferiore di Assisi.

Per concludere, Dante sottolinea, nei canti XI e XII del Paradiso, che la soluzione al problema della corruzione nella Chiesa e nella Società si trova nell’esempio di San Francesco, che conquista più di tutti i trattati e di tutte le istituzioni.

Dante, che era stato accusato ingiustamente di appropriazione indebita di denaro e, per questa colpa, bandito dalla sua città e condannato a morte in contumacia, sottolinea che l’accumulo di denaro è il male per eccellenza della società e della Chiesa.

Anche oggi abbiamo bisogno non tanto di cambiare le leggi o le istituzioni, ma di avere persone credibili e capaci di vivere dentro le istituzioni con lo spirito originario di san Francesco.

Nella prossima lezione, Don Ivano ci parlerà di un altro male che affligge la società e la Chiesa, di grande attualità e interesse come questo affrontato in questa lezione!

UTE: Psicopedagogia:La speranza certa.

La situazione attuale, in cui stiamo vivendo la coda della pandemia e ci si abbatte improvvisamente sulle spalle l’incubo di una guerra che potrebbe coinvolgerci, richiede certamente dosi ingenti di speranza.

Dobbiamo ripartire per andare verso una realtà che non potrà essere la stessa di prima: è risaputo che i nostri ragazzi che ora stanno per entrare in università, tra cinque anni si troveranno ad affrontare lavori che oggi non esistono ancora.

Durante la pandemia si è parlato molto di resilienza, cioè della forza serena  che ci permette di non soccombere nelle avversità ed è stato anche ribadito più volte che la fede rafforza notevolmente la capacità di resilienza.

Come tutti gli esseri viventi, l’uomo è dotato di istinto di sopravvivenza, ma ha in più in sé il desiderio della felicità;  in questi ultimi anni purtroppo, prima la pandemia e ora la guerra, hanno minato hanno minato queste due risorse e per questo è importante potenziare la nostra capacità di SPERARE.

La SPERANZA CERTA è una speranza rafforzata dalla fede in Qualcosa o Qualcuno di soprannaturale, cui affidarsi. A questo punto la dr.ssa Todaro ci ha ricordato la favola del bruco che voleva scalare una montagna e che riuscì a realizzare il suo sogno, diventando farfalla, proprio quando tutti pensavano che fosse morto.

La speranza entra in gioco quando ci si trova in difficoltà, ci spinge ad agire ed è sempre accompagnata dal timore che l’oggetto del nostro sperare non si realizzi.

La speranza riduce lo stress, migliora l’adattamento alle malattie e la qualità di vita, mettendo in moto le life-skills.

Nelle persone gravemente malate la speranza dipende da:

  • aspettative positive;
  • qualità personali;
  • spiritualità (fede)
  • obiettivi da raggiungere a breve termine;
  • assistenza fisica ed affettiva;
  • relazioni personali;
  • confort: essere liberi dal dolore.

Davanti a difficoltà gravi si può decidere di abbandonarsi alla disperazione o sperare: questo secondo modo di operare, ci spingerà a fare qualcosa, magari anche solo a fare un piccolo gesto o a elevare una preghiera e questo ci farà sentire meno impotenti.

Fa bene, la sera prima di dormire, pensare a qualcosa di positivo, secondo l’antico adagio che recita “Domani è un altro giorno”. Fa bene la mattina, quando ci si alza pensare al privilegio di essere vivi, di respirare senza fatica, di provare gioia e di avere persone da amare.

Chi è capace di speranza trova forza nell’affrontare un presente difficile,  ripensando alle cose belle della sua vita, inoltre ognuno di noi può dare affetto e  speranza agli altri.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come benessere fisico, sociale, mentale e ha incluso l’importanza della spiritualità. La felicità non dipende da ciò che si ha, ma da come valuto ciò che ho e ho avuto.

Papa Francesco ha più volte parlato della speranza come capacità di STARE NELL’ ATTESA,  sapendo che anche i momenti difficili sono destinati a finire.

Può aiutare anche ricordare una massima di Madre Teresa di Calcutta: “Ieri non è più, domani non è ancora. Non abbiamo che il giorno d’oggi. Cominciamo!”

Anche chi non ha capacità di sperare può imparare a farlo, focalizzando la propria attenzione alle cose belle che sempre abbiamo attorno a noi.