UTE: linguaggio musicale e matematica – le sorelle Agnesi (sintesi di Angela D’Albis)

Alle 15.00 la professoressa Alessandra Zapparoli introduce la sua lezione su Maria Teresa Agnesi, compositrice milanese che si forma nei salotti milanesi del ‘700, facendoci ascoltare un’opera di Mozart, composta negli anni giovanili: l’Ouverture del “Mitridate re di Ponto”. Quando compose quest’opera, Mozart era giovanissimo, aveva solo 14 anni e si trovava a Milano. La docente ci fa notare che quest’opera ha già quel sapore che si viveva nell’ambiente culturale e musicale di Milano grazie a Maria Teresa Agnesi. Quest’ultima e sua sorella Maria Gaetana affrontarono delle discipline che erano patrimonio prettamente maschile: la Composizione e la Matematica. Le due sorelle si dedicarono allo studio di queste materie, arduo per delle donne del ‘700, grazie al padre che permise alle sue figlie di dedicarsi a studi non accessibili alle donne. Fino ad un certo punto, però, perché anche Maria Teresa dovette sottostare alla consuetudine del tempo che voleva la donna moglie e madre, si sposò ed ebbe figli, tuttavia continuò la sua carriera di compositrice. Ella riuscì ad ampliare la mentalità dell’epoca e compose opere che furono eseguite al Teatro di Milano. Addirittura, lei suonava il clavicembalo e dirigeva l’opera!
Maria Teresa Agnesi è stata una figura di grande spicco e di grande umanità, ci dice la docente, e aiutò la sorella con il Pio Albergo Trivulzio. Purtroppo, con la vedovanza diventò povera. La professoressa ci spiega che, nel ‘700, le donne che si esibivano in teatro non potevano essere pagate. Anche la sorella di Mozart, Anna Mozart, pur avendo grandi doti di compositrice, dovette lasciare e sposarsi a 18 anni.
La docente procede con l’ascolto di altre arie di Maria Teresa Agnesi e le paragona a quelle del grande compositore Handel. Ma mentre Handel è conosciuto in tutto il mondo e il suo nome si trova citato in tutti i libri di Storia della Musica, non è così per Maria Teresa Agnesi.
La professoressa ci fa ascoltare ancora il primo tempo di un bel concerto per clavicembalo nella struttura tipica del concerto barocco. Ogni concerto barocco, spiega, si divide in tre tempi: quello di mezzo più malinconico, andante, mentre il primo e il terzo risultano più allegri.
Da questo concerto emerge l’eccellente gusto di orchestrazione di Maria Teresa Agnesi.
Poi, ascoltiamo ancora il primo tempo di un concerto per cembalo in fa maggiore di questa compositrice che la docente paragona alle musiche del grande Johann Sebastian Bach.
Dopo tutti questi ascolti, la professoressa fa un’operazione molto interessante: ci mostra concretamente come viene composto un pezzo per strumento. Ci fa vedere la differenza tra le sue partiture e quelle di Maria Teresa, che sono state composte a due secoli di distanza. Poi, esibendosi al pianoforte, la docente ci dimostra che i rapporti matematici sono importanti quando si compone musica. Ci fa ascoltare una parte del Preludio n. 1 in do maggiore di Bach, prima autentico, in modo maggiore, e poi con una variazione matematica della professoressa, in tono minore. Le sensazioni sentite sono diverse e questo avviene cambiando un lieve rapporto matematico.
Quindi, l’universalità del sapere può confluire per creare un’arte.
La lezione termina con l’ascolto di altri brani, non solo di Maria Teresa Agnesi, ma anche dei figli di Bach e di Mozart.

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La lezione delle 16.00 comincia con una performance che ha come protagonisti la professoressa Zapparoli e il professor Pintaldi, tratta da “Il medico olandese” di Goldoni.
Dopo questa esibizione, molto divertente, il professor Pintaldi sottolinea che Goldoni, in questa commedia, parla di un libro di matematica, anche se nel ‘700 le scienze non erano ancora ben sviluppate. Anche la figura della donna non viene descritta come una persona ingenua, ma scaltra e intelligente.
Questa introduzione serve al professore per parlare della scienziata Maria Gaetana Agnesi, sorella di Maria Teresa. Questa donna era molto colta e viene ricordata per una sua grande intuizione: la famosa “VERSIERA”. La “versiera”, in geometria, è una curva del piano ed è caratterizzata da una forma a campana.

versiera

 

<costruzione e spiegazione della versiera
Maria Gaetana Agnesi la descrisse in un suo libro che ebbe subito diffusione mondiale. La “versiera” era già stata studiata in precedenza, ma fu Maria Gaetana Agnesi a chiamarla così.
Il professore ci dice una curiosità: il traduttore inglese del libro di Maria Gaetana interpretò la parola “versiera” come l’abbreviazione di “avversiera”, cioè “strega” e da allora è conosciuta come the “WITCH OF AGNESI (la Strega di Agnesi).
Il professor Pintaldi conclude la sua lezione invitandoci all’uscita organizzata per mercoledì 20 febbraio a
VILLA AGNESI ALBERTONI e il SANTUARIO DI MONTEVECCHIA
con la visita della Villa, del Salotto di Maria Gaetana Agnesi, dei giardini terrazzati del Parco Privato e del Santuario di Montevecchia.
Il professore ci seguirà nella visita insieme alla guida dell’agenzia dott.ssa SILVIA BRUSADELLI.
Arrivederci allora a mercoledì 20 per questa bella visita!
Maria Gaetana Agnesi la descrisse in un suo libro che ebbe subito diffusione mondiale. La “versiera” era già stata studiata in precedenza, ma fu Maria Gaetana Agnesi a chiamarla così.
Il professore ci dice una curiosità: il traduttore inglese del libro di Maria Gaetana interpretò la parola “versiera” come l’abbreviazione di “avversiera”, cioè “strega” e da allora è conosciuta come the “WITCH OF AGNESI (la Strega di Agnesi).
Il professor Pintaldi conclude la sua lezione invitandoci all’uscita organizzata per mercoledì 20 febbraio a
VILLA AGNESI ALBERTONI e il SANTUARIO DI MONTEVECCHIA
con la visita della Villa, del Salotto di Maria Gaetana Agnesi, dei giardini terrazzati del Parco Privato e del Santuario di Montevecchia.
Il professore ci seguirà nella visita insieme alla guida dell’agenzia dott.ssa SILVIA BRUSADELLI.
Arrivederci allora a mercoledì 20 per questa bella visita!

UTE: F.I.L. e Life skills (sintesi di A. D’Albis)

La dottoressa Todaro ha presentato due argomenti veramente interessanti. Nella prima parte, ha spiegato che cosa è il F.I.L. (Felicità Interna Lorda) e nella seconda parte ha chiarito cosa sono le Life Skills (Competenze Vitali) e ci ha indicato come il loro sviluppo possa farci raggiungere un certo grado di felicità.

Esaminiamo prima che cosa è il F.I.L.

Il F.I.L. è un nuovo concetto di felicità, concreto e possibile per tutti, ma non automatico. Il F.I.L. è possibile per le persone che lo conoscono e lo coltivano.

Il concetto filosofico di felicità, invece, è teorico, valido per tutti, ma irraggiungibile (concetto di Chimera).

Queste ricerche evidenziano quali sono gli elementi perché una persona possa ritenersi felice. Sono parametri oggettivi, che poi vengono rivisti  soggettivamente, cioè ognuno di noi percepisce questi parametri oggettivi come più o meno importanti.

La felicità interna lorda è un concetto per cui la felicità umana è possibile non perché si creano delle condizioni così favorevoli che corrispondono al nostro concetto di felicità, ma perché, a prescindere da quello che ci capita nella vita, abbiamo la capacità di saper godere di quello che si ha. Questo non è un accontentarsi, ma dare un senso a quello che si ha tanto da essere appagati e non soffrire per quello che manca. E’ una predisposizione interna.

La dottoressa ci illustra ora le 5 dimensioni della felicità:

Valori, cura di sé, tempo, progetti, relazioni.

Poi illustra le 6 caratteristiche chiave che, secondo i ricercatori, sono condivise dalle persone felici. Continue reading “UTE: F.I.L. e Life skills (sintesi di A. D’Albis)”

Poesia: Abbi cura di me. (Cristicchi)

Sono solo canzonette, diceva Bennato. Ebbene, non è sempre così: a volte le canzonette sono poesia e questa che Cristicchi ha presentato a Sanremo  per me è poesia vera e profonda.

Adesso chiudi dolcemente gli occhicristicchi

E stammi ad ascoltare

Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole

Più che perle di saggezza sono sassi di miniera

Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera

Non cercare un senso a tutto Perché tutto ha senso

Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo

Perché la natura è un libro di parole misteriose

Dove niente è più grande delle piccole cose

È il fiore tra l’asfalto, Lo spettacolo del firmamento

È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento

È la legna che brucia che scalda e torna cenere

La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere

Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi

E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri

Tu allora vivilo adesso, Come se fosse l’ultimo

E dai valore ad ogni singolo attimo.

Ti immagini se cominciassimo a volare

Tra le montagne e il mare…Dimmi dove vorresti andare

Abbracciami se avrò paura di cadere

Che siamo in equilibrio Sulla parola insieme

Abbi cura di me Abbi cura di me

Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro

Basta mettersi al fianco invece di stare al centro

L’amore è l’unica strada, è l’unico motore

È la scintilla divina che custodisci nel cuore

Tu non cercare la felicità semmai proteggila

È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima

È una manciata di semi che lasci alle spalle

Come crisalidi che diventeranno farfalle

Ognuno combatte la propria battaglia

Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia

Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso

Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso

Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo

Anche se sarà pesante

Come sollevare il mondo

E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte

E ti basta solo un passo per andare oltre

Ti immagini se cominciassimo a volare

Tra le montagne e il mare

Dimmi dove vorresti andare

Abbracciami se avrai paura di cadere

Che nonostante tutto

Noi siamo ancora insieme Abbi cura di me

Qualunque strada sceglierai, amore

Abbi cura di me Abbi cura di me

Che tutto è così fragile

Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino

Perché mi trema la voce come se fossi un bambino

Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare

Tu stringimi forte E non lasciarmi andare

Abbi cura di me

Divise, che mania!!

La fissazione di Salvini per le divise militari ha qualche motivazione nel suo passato, oltre che nella sua smania di rafforzare la sua immagine di uomo d’ordine e di potere?

E’ questa la domanda che mi sono posta e che mi ha indotto a cercare di approfondire la sua biografia sui siti internet. Continue reading “Divise, che mania!!”

UTE: Non violenza – cervello e attività fisica. (sintesi di Angela D’Albis)

Alle 15.00 la professoressa Russo, continuando il suo discorso sulla violenza e non-violenza oggi, ci parla delle guerre attuali.

La guerra, sottolinea la docente, ha una prima e importante vittima: LA VERITA’. In effetti, nessuno vuole la guerra, sono i politici che devono decidere e spesso lo fanno nascondendo la verità. Riferendosi alle teorie di Goering (politico e generale tedesco durante il terzo Reich) e di Tucidide (storico e militare ateniese) la professoressa sottolinea come le guerre scoppino perché si convincono le persone che sono in pericolo e che per difendersi bisogna fare la guerra. Dire che bisogna difendersi è molto semplice e funziona sempre. Sia i politici, sia l’informazione non ci dicono la verità. Tucidide, circa 2.500 anni fa, ci diceva che quando scoppia una guerra la causa non ha nulla a che vedere col pretesto. Sono tutte giustificazioni.

Vediamo quali sono le giustificazioni di oggi. Qualcuna è nuova, qualcuna è vecchia. Una giustificazione attuale è la guerra al terrorismo. Ma chi sono i terroristi? A volte le stesse persone possono essere viste come terroristi da una parte e come eroi dall’altra. La professoressa ci fa l’esempio di Cesare Battisti, eroe per noi, terrorista e traditore per gli austriaci o Garibaldi, eroe per noi, terrorista per i Borboni.

Poi ci sono le guerre per motivi umanitari.  Si fanno le guerre col pretesto di difendere o liberare le persone. La guerra in Afghanistan, per esempio, è scoppiata prima per prendere Bin Laden, poi è continuata per liberare l’Afghanistan dai talebani; anche in Iraq abbiamo combattuto per liberare quello stato da Saddam Hussein.

Poi ci sono le guerre per la pace.  “ Si vis pacem, para bellum” ( se vuoi la pace, fai la guerra), dice un detto latino. Ma come si fa ad ammazzare per motivi umanitari, si chiede la docente? Sul sito dell’esercito italiano ha trovato un numero innumerevole di missioni militari “di pace”. Queste missioni in giro per il mondo ci costano tantissimo.

La professoressa ha parlato, poi, del traffico di armi. In Italia ci sono leggi severissime che vietano la vendita di armi senza il controllo del governo. In Italia, in realtà, passano fiumi di armi. Sembra che il governo “chiuda un occhio” su queste cose. In realtà, tutti i governi hanno una politica alla luce del sole e un’altra nascosta. Per fare questo gioco sotterraneo, entrano in ballo i “servizi segreti”.

In tutti i paesi è vietato vendere armi ai paesi in guerra, però scopriamo che questi paesi ne hanno tantissime. Questo succede grazie al sistema di “triangolazione”: si vendono armi a paesi non belligeranti che poi le rivendono a quelli in guerra. Purtroppo, anche la mafia si è inserita nel traffico di armi, con corrieri che danno droga in cambio di armi.

Per quanto riguarda le fabbriche di armi la docente ha detto che:

nel 1960 c’erano 69 fabbriche di armi in 30 stati;

nel 1999, 385 fabbriche in 64 stati;

nel 2004, 1200 fabbriche di armi in 92 stati. Sempre in aumento!

La docente passa a ora a illustrare la situazione delle armi nucleari. La maggior parte delle armi nucleari ce l’hanno gli Stati Uniti e la Russia. In Europa ci sono 200 testate nucleari americane posizionate contro la Russia di cui almeno 60 sono in Italia.

La docente conclude la sua lezione sottolineando che oggi le guerre non si dichiarano più perché non sono più gli eserciti a combatterle.

Si bombardano le città, si uccidono le persone e si dice che sono “effetti collaterali oppure che: ”sono stati usati come scudi umani”; si preferisce colpire i così detti “obiettivi molli” come ospedali, case farmaceutiche, serbatoi d’acqua, dighe e si i distruggono i campi.

Alcune guerre vengono fatte per liberare la terra dalla gente perché quelle terre sono ricche di risorse minerarie, o sono fertili, o sono zone strategiche.La gente le libera o morendo o scappando. Ci sono 68 milioni di profughi nel mondo. Noi pensiamo che siano poche le guerre, in realtà sono tante e sono tutte interne agli stati e in zone ricche di miniere.

Anche per la professoressa Russo il tempo è “tiranno”. Questo argomento sarà, quindi, ripreso nella prossima lezione!

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Alle 16.00, il dottor Lissoni ci parla degli effetti dell’attività fisica sul cervello e dell’allenamento fisico e mentale. Camminando velocemente o facendo una corsetta ci si rende conto degli effetti dell’esercizio fisico sul corpo. Infatti, essa aumenta la frequenza del polso e del respiro e si suda.

L’attività fisica, però, ha riflessi anche sulla mente e traduce miglioramenti dell’attenzione e dell’umore, liberando ENDORFINE che ci fanno “sentire bene”. L’Endorfina e la Morfina hanno effetti simili e creano dipendenza. Infatti, le persone abituate a essere attive sentono che manca loro qualcosa se non fanno attività fisica. Più intensa è l’attività fisica, più essa stimola il cervello e più aumentano le ENDORFINE.

L’attività fisica favorisce anche la produzione di una sostanza che nutre i neuroni e ne contrasta la perdita dovuta al passare degli anni. Inoltre, aiuta a recuperare i neuroni nell’ippocampo.

I vantaggi dell’attività fisica sull’organismo sono:

  • Controllo del peso
  • Contrasto dell’ipertensione
  • Riduzione del diabete.

I vantaggi dell’attività fisica sul cervello sono:

  • Produce BDNF (fattore neurotrofico cerebrale che contribuisce a sostenere la sopravvivenza dei neuroni già esistenti e a favorire la crescita e la differenziazione di nuovi neuroni. Nel cervello ha un ruolo importante per la memoria a lungo termin)
  • Contrasta l’atrofia senile
  • Protegge la sostanza bianca
  • Migliora il sonno
  • Riduce il rischio di demenza
  • Migliora l’umore
  • Stimola la neuro-genesi (cioè lo sviluppo di nuovi neuroni).

Per valutare come l’attività fisica migliori l’attività cognitiva ci sono dei test di memoria, di attenzione e fluenza verbale.Il dottore raccomanda di essere fisicamente attivi e sottolinea che non è mai tardi per cominciare. Bisogna stare meno seduti e muoversi maggiormente.  E’ anche importante mantenere regolarmente l’attività fisica.

Ma quale attività fisica va meglio per il cervello? Il dottore consiglia gli esercizi aerobici che, se praticati due ore e mezzo a settimana, aiutano ad aumentare l’attenzione e la memoria. Poi ci sono gli esercizi per rinforzare la muscolatura e quelli corpo-mente come yoga e tai-chi che associano movimenti, respirazione e pensiero. Il dottore consiglia di usare meno l’automobile e di camminare da fermi.

Se ci sono problemi fisici è meglio prendere qualche precauzione per evitare bruschi aumenti di pressione o altri problemi. Soprattutto camminare e fare le scale sono esercizi molto utili.

I risultati cognitivi dell’esercizio fisico non sono così rapidi come quelli sul corpo. Sul cervello i benefici non si manifestano prima dei 6 mesi.

E’ importante anche stimolare il cervello. E’ dimostrato che le persone che hanno condotto una vita con impegni intellettuali dispongono di maggiore riserva cognitiva e hanno meno rischi di demenza. E’ meglio cominciare da giovani ad accumulare riserve cognitive, Bisogna però operarsi a impegnarsi seriamente cercando di imparare cose nuove. Le attività efficaci per allenare il cervello non sono né speciali né costose. Tutto quello che facciamo può essere utile come esercizio, ma si deve cercare di attuarle al meglio, ponendovi particolare attenzione.

Il dottore consiglia di fare nuove esperienze, di allargare i propri orizzonti andando oltre la zona di confort. Apprendere una lingua straniera o perfezionare una che si sa male, imparare a suonare uno strumento, apprezzare la letteratura (non basta leggere), frequentare corsi di disegno o di cucina sono esempi di attività che possono aiutare il nostro cervello. Ogni volta che si allarga la conoscenza con una nuova competenza si sviluppano nuove reti neuronali.

Gli esercizi che il dottore consiglia sono anche quelli che si fanno con le parole crociate, il sudoko, i rebus, ma anche i giochi da tavola come alcuni giochi di carte, gli scacchi, la dama. Le attività culturali, come andare al cinema, a teatro, a concerti, arricchiscono la mente soprattutto quando la nuova esperienza si integra con l’apprendimento.

E’ importante viaggiare, parlare altre lingue, muoversi in città (è provato, infatti, che i tassisti abbiano più neuroni nell’ippocampo a causa della loro attività lavorativa). Meno consigliati sono i giochi al computer perché non esiste nessuna conferma scientifica che contrastino il declino cognitivo.

Il dottor Lissoni termina la sua interessantissima lezione dandoci appuntamento alla prossima nella quale parlerà del sonno e dell’importanza dell’interazione sociale.

Una storia che fa riflettere.

La storia che ha raccontato Marco meritava tutta l’attenzione possibile e per questo non ho voluto appesantirla con le  considerazioni, che questa storia  mi suggerisce.

Quante donne morivano allora di parto per le scarse cure e per le troppe fatiche?  E che infanzia avranno vissuto Santo, il suo fratellino e la sorellina appena nata, dopo la morte prematura della mamma?

Ma l’infanzia durava ben poco allora, se a 11 anni si andava in fabbrica o a lavorare nei cantieri, così come durava poco l’adolescenza.

Oggi a 19 anni i ragazzi sono ancora impegnati negli studi, a progettare il loro futuro, protetti ancora (e spesso troppo) dalla famiglia.  Santo invece ha dovuto indossare una divisa, impugnare delle armi, pensare a uccidere per non essere ucciso, lottare contro i disagi più atroci: il freddo delle steppe russe, la fame, la stanchezza mortale che ti induce a fermarti, ma sai che fermarsi vorrebbe dire la fine di tutto. E Santo ce l’ha fatta, ma solo per essere deportato nuovamente e poi la “scelta” di raggiungere i partigiani. Certo erano scelte dettate dalla necessità incombente di schierarsi, non si poteva restare neutrali e il coraggio te lo dovevi far venire per forza.

Ecco, riflettendo su storie come questa, sembra quasi impossibile che la gente non  voglia più sentir parlare di Unione Europea: se i giovani di oggi possono viaggiare liberamente da un paese all’altro, se possono studiare e vivere la loro gioventù senza l’incubo che un qualsivoglia contrasto fra paesi europei   scateni una guerra sanguinosa, lo dobbiamo a questi 60 anni di percorso verso l’UE che rendono anacronistico e impensabile (almeno si spera)  un ricorso alle armi per risolvere problemi tipo Brexit.

 

 

 

 

 

Un mese con …Montalbano.

Esattamente un mese fa, cominciava la mia vita da “anatra zoppa” e per far passare le giornate mi è stato di grande aiuto il computer, che mi ha permesso di continuare ad aggiornare blog e pagine social e di mantenere contatti via mail con tante persone la cui amicizia mi è preziosa. Ho anche fatto parole crociate e sudoku, ma soprattutto ho riletto alcuni libri in lingua italiana che ho potuto trovare qui in casa.

E’ così che ho passato molte ore, di giorno e di notte, in compagnia di Montalbano, di Mimì Augello, di Fazio, di Catarella e di una miriade di personaggi minori che popolano le storie di Camilleri.

Leggendo questi libri (sette o otto) uno dopo l’altro, ti accorgi che per forza alcuni schemi si ripetono, che alcuni personaggi secondari cambiano nome ma non caratteristiche e comportamenti. Mi riferisco in particolare ai personaggi femminili che, con il loro fascino e le loro arti seduttive accerchiano il povero Montalbano, che spesso cede all’assalto, se pur con grande pentimento  successivo. Sono quasi sempre personaggi che riescono a simulare passione irrefrenabile, ma che invece vogliono solo condizionare o controllare le mosse del commissario (che è molto conosciuto anche qui in Inghilterra). Sono, questi, personaggi femminili piuttosto negativi cui fanno da contraltare la fedelissima Livia e la cuoca-tuttofare Adelina. Ne deduco che Camilleri non ha simpatia per le donne aggressive e  intraprendenti, mentre ama le donne che seguono modelli di comportamento più tradizionali e meno inquietanti.

Mi è venuto poi da pensare, che Camilleri ha potuto scrivere in siciliano i suoi libri, perchè il suo dialetto si può scrivere facilmente, ha parole piane, conserva molto dell’antica lingua latina nella costruzione delle frasi ; non credo che Lucarelli potrebbe scrivere le storie di Coliandro in bolognese: sarebbero difficilissime da leggere anche per gli stessi emiliani.

Per chi ha avuto la fortuna di vedere la Sicilia, poi, è molto bello lasciarsi guidare da Camilleri dentro ai paesaggi riarsi dal sole, sulle spiagge sabbiose o sugli scogli, per le vie  di paesi antichi percorse dal profumo proveniente dalle pasticcerie o dalle rosticcerie.

Ora però sarà bene che trovi altri libri: basta Montalbano almeno per il momento.

 

 

 

 

 

 

UTE: Non-violenza – Racconti per ridere. (sintesi di Angela D’Albis)

Oggi alle 15.00, la professoressa Russo ci ha parlato di tre seguaci della teoria di Gandhi della non violenza, due italiani (Aldo Capitini e Danilo Dolci) e uno famosissimo, M.L.King, dei quali non era riuscita a parlare la volta scorsa.
ALDO CAPITINI (nato a Perugia il 23 dicembre 1899 e morto nella stessa città il 19 ottobre 1968), è stato un intellettuale, studioso e filosofo antifascista.
Egli si chiedeva come mai la Chiesa avesse potuto fare un concordato con uno stato violento come quello fascista. Per lui il Concordato era vivere il Vangelo. Per questo comincia a staccarsi dalla Chiesa Cattolica, mantenendo, però, sempre uno sguardo religioso sulle persone, ma anche sugli animali che considerava fratelli, come San Francesco.
Per questo motivo è diventato vegetariano, in un periodo storico in cui essere vegetariani non era di moda.
Capitini considerava fratelli tutti gli uomini e li ascoltava tutti, dal più onesto al più disgraziato.
Nel 1924 vinse una borsa di studio presso la Scuola Nazionale Superiore di Pisa.
Il suo professore, Giovanni Gentile, teorico del Fascismo, gli propose di redigere una prefazione a un libro su Gandhi. Capitini si innamorò di questa figura e, non solo l’ammirò, ma la imitò.
Non prese mai la tessera fascista e  questo stroncò la sua carriera universitaria e perse il lavoro precario e poco pagato che gli permetteva di mantenersi.
Tornò a casa dai suoi e si manteneva con saltuarie lezioni private, schedato dalla questura.
Capitini affermava che la non violenza bisogna sperimentarla e continuò a manifestare le sue idee antifasciste. Venne arrestato e mandato in prigione. Rifiutò sia il Fascismo sia la Lotta Armata dei partigiani, perché per lui anche loro erano violenti.
Alla fine della guerra e con la caduta del Fascismo, fu nominato professore universitario e cercò di attuare alcune sue idee.
Cercò di realizzare un primo esperimento di democrazia diretta fondando i Centri di Orientamento Sociale (COS) che durarono solo tre anni (dal 1945 al 1948) perché osteggiati sia dai politici di maggioranza sia di opposizione. Provò poi con i Centri di Orientamento Religioso (COR), perché pensava che vivere il Vangelo potesse diventare una rivoluzione. Anche questi Centri furono osteggiati dalla Chiesa. Capitini riuscì a collaborare con Don Primo Mazzolari e Don Milani.
Capitini combatté anche affinché l’ OBIEZIONE CI COSCIENZA non fosse più un reato in Italia.
Nel 1961 organizzò la Marcia per la pace Perugia-Assisi, che si tiene ancora oggi
In tutta la sua vita, Capitini considerò sempre Gesù Cristo un suo fratello in terra.

La lezione continua con Danilo Dolci, il Gandhi di Sicilia (1924-1997).
Dopo la guerra studia prima alla Sapienza di Roma e poi frequenta il Politecnico di Milano
Durante gli anni universitari decide di lasciare tutto per aderire all’esperienza di NOMADELFIA, comunità animata da don Zeno Saltini.
Dal 1952 si trasferisce in Sicilia in un paese poverissimo dove cerca di far parlare la gente. I Siciliani difficilmente parlano, ma con Dolci parlano tutti e la gente non ha più paura di esprimersi.
In Sicilia promuove lotte nonviolente contro la mafia e per il diritto al lavoro.
Promuove numerose proteste non violente come lo sciopero della fame, lo sciopero alla rovescia (i disoccupati si mettono a lavorare gratis a aggiustano una strada comunale abbandonata).
Vengono arrestati e poi rilasciati tutti, tranne Dolci che viene accusato di scrivere libri in cui denuncia il legame dei politici con la mafia.
Sconta 50 giorni di carcere.
Tuttavia, organizzando un digiuno di 1000 persone riesce a far aprire una diga che dà lavoro a 6000 famiglie e istituisce un Consorzio per la distribuzione dell’acqua della diga, controllata dalla mafia, prima che essa riesca a intervenire.
Ha promosso anche innovazioni nell’ambito educativo, organizzando delle scuole, perché, per lu,i tutto comincia dall’educazione dei bambini.
Di lui hanno detto che “mette in pratica il Dio in cui crede” e “ porta le cose alte a contatto con gli umili”.

martin-luther-kingL’ultimo personaggio che ci presenta la professoressa è: Martin L. King.
Pastore protestante della Chiesa di Montgomery in Alabama, King è stato apostolo instancabile della resistenza non violenta negli anni ’50 e ’60 in America.
Erano anni in cui la discriminazione razziale era molto forte negli U.S:A.
Dopo l’episodio di razzismo nei riguardi di Rosa Parks sull’autobus nel 1955, M. L. King organizzò azioni non violente di boicottaggio e marce di protesta. Fu arrestato varie volte.
M. L. King ha sempre dimostrato coraggio, senso di giustizia, coscienza e cuore.
Parecchi bianchi si unirono a lui.
Finalmente, nel 1956, la corte Suprema dichiarò che la segregazione era contro la Costituzione.
Questo, purtroppo, rimase solo sulla carta e le discriminazioni continuarono ancora per dieci anni.
Nel 1964 il presidente Johnson promulgò una legge che dichiarava la discriminazione illegale.
M. L. King venne assassinato il 4 aprile 1968.
“Chi segue la non violenza deve rinunciare alla vita comoda”.
“La più grande tragedia del nostro tempo non è il chiasso dei cattivi, ma il silenzio spaventoso delle persone oneste”.
M. L: KING

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Alle 16 il prof. Galli termina il suo corso sui “Racconti da ridere” con la quarta parte.
Comincia con Pirandello e ci legge una novella nella quale si parla di un uomo che si sveglia tutte le notti. La moglie è seccata anche perché pensa che il marito sogni belle donne. In questa novella, oltre alla comicità, c’è la visione pessimistica della vita da parte dell’autore.
Il professore ci ha spiegato che spesso l’umorismo nasce dall’esagerazione di certe situazioni che si vivono nella quotidianità.
Ci legge due racconti di Benni. Uno parla di una visita in una casa di cura e l’altro è una presa in giro del Servizio militare..
Poi, il docente ci presenta due racconti di Beppe Severgnini, tratti dal suo Manuale del luogo domestico, uno ambientato in un supermercato, l’altro parla di una famiglia che va a sciare.
Per ultimo, legge alcuni passi tratti dai libri di Paolo Villaggio. Ci dice che Paolo Villaggio è uno degli scrittori più importanti e che il suo personaggio, Fantozzi, rappresenta molte cose. La figura dell’impiegato è spesso usata in letteratura, anche classica e drammatica. Villaggio la usa in versione umoristica.
fantozzi-e-filiniIl primo racconto che il docente ci legge di Villaggio racconta la tragica esperienza di una gita in pullman da parte di un gruppo di impiegati.
Il secondo racconta una sfida calcistica tra quarantenni. I due racconti sono molto divertenti, anche perché trattano di situazioni sociali che spesso abbiamo vissuto anche noi.
Grazie al professor Galli per queste lezioni che ci hanno divertito e rilassato!

UTE: scritti di Leonardo – racconti per ridere. (resoconto di Angela d’Albis).

Il professore Don Ivano Colombo ci ha parlato oggi degli scritti letterari di Leonardo da Vinci, donandoci un’immagine di Leonardo un po’ poco nota. Infatti, noi conosciamo Leonardo più come artista-pittore e scienziato, meno come scrittore, anche perché l’artista ha scritto senza avere intenti letterari.
Il docente ci ha consigliato prima una bibliografia per approfondire, proponendo i seguenti testi:
Silvia Alberti de Mazzeri
LEONARDO, L’UOMOE IL SUO TEMPO
Rusconi, 1983
Leonardo da Vinci
SCRITTI LETTERARI
(a cura di Augusto Marinoni)
BUR Rizzoli, 1952
Francesco Tateo

ALBERTI, LEONARDO E LA CRISI DELL’UMANESIMO

LIL.12 – Laterza, 1971

Dopo questa introduzione, Don Ivano prosegue sottolineando che Leonardo, pur essendo nato da genitori che lo hanno avuto per caso (la madre contadina e il padre notaio) e pur essendo vissuto con il nonno e uno zio senza avere alcuna formazione scolastica, è diventato un genio!
Egli non aveva una cultura umanistica, non conosceva né il greco né il latino (lingua ufficiale del tempo), ma parlava e scriveva nel volgare toscano. Abitando col nonno e con lo zio, però, aveva sviluppato l’amore per la campagna e per la natura.
A Leonardo è mancata la scuola, ma non lo studio personale; è mancato un lavoro intellettuale metodico, ma ha sviluppato innumerevoli interessi che hanno dato i loro frutti.
Leonardo affida le sue riflessioni ad appunti sparsi, che non hanno pretese letterarie. Egli non aveva propensione allo scrivere, anzi provava un certo disgusto per la poesia. Tuttavia, è innegabile che Leonardo abbia avuto un ruolo importante nello sviluppo della nostra letteratura in volgare.
L’opera che ha più valore letterario è “Il trattato della pittura”. Quest’opera costituisce un lavoro impegnativo nel quale Leonardo riflette sulla pittura e la ritiene superiore alla poesia.
“Il trattato della pittura” è anche un’opera divulgativa ed è scritta in lingua volgare. Le parole usate per descrivere la pittura sono così efficaci che quest’opera, a dispetto dell’autore, diventa un testo di alto profilo letterario.
In effetti, Leonardo, volendo descrivere a parole ciò che poi esprimerà nel disegno, usa parole efficacissime e appropriate alla scena che vuole rappresentare. La pagina più bella è quella nella quale descrive “Il Diluvio”, dove lui trova le parole per descrivere un quadro naturalistico con espressioni che sono veramente grandiose.
Leonardo, quindi, è un “illetterato” che non si prefigge di diventare un uomo che produce letteratura.
Tuttavia, ci ha lasciato le sue riflessioni in appunti sparsi che poi sono stati raccolti in:
“ I Pensieri”, dove si nota il suo interesse per tutto ciò che lo circonda e dove troviamo affermazioni che assumono la forma e la sostanza di proverbi o barzellette;
“Le Facezie”: racconti brevi di tipo moraleggiante;
“Le Favole”: testi più impegnati dal punto di vista letterario, legati al periodo milanese di Leonardo, quando, alla corte di Ludovico Sforza detto il Moro, cerca di entrare nelle grazie del signore di Milano, anche per ricevere un compenso in danaro;
“Il Bestiario” una sorta di antologia che ha per protagonisti gli animali;
“Le Profezie”: specie di indovinelli, proposti ai presenti, i quali devono dimostrare di capire ciò che viene detto.
Per finire, Leonardo non disdegna di mettersi a scrivere e anche nella scrittura emerge il suo genio.
Oggi viene riconosciuto che anche per quello che ha lasciato di scritto, egli merita attenzione e rispetto, pur dovendo apprezzare la sua eccellenza nel campo artistico-pittorico e la sua genialità nel campo delle scienze applicate.
Grazie a Don Ivano per questa splendida lezione!

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Alle ore 16.00, il professor Galli ci ha allietato con la lettura di due racconti umoristici, uno americano e l’altro italiano.
Riprendendo il tema della “letteratura del ridere”, il docente ha ribadito che narrare è una componente essenziale della nostra personalità.
Attraverso il romanzo, le diverse identità dei personaggi ci fanno scoprire la nostra identità. Perciò, se apprezziamo un romanzo è perché esso ci parla di noi.
Ci ha parlato, poi, della BIBLIOTERAPIA, un metodo di terapia, prevalentemente utilizzato in ambito psicoterapeutico, che ricorre alla lettura di libri come terapia per individui con disturbi psichici. Il medico propone dei percorsi di lettura scelti e pensati per il singolo paziente e per il momento che sta vivendo. Oggi questa pratica è diffusa in tutto il mondo, soprattutto nei paesi anglosassoni.
Prima di passare alla lettura del primo racconto, il docente ha sottolineato che non è facile far ridere e che ogni nazione ride a suo modo perché spesso l’umorismo è legato alla cultura del luogo e quello che può far ridere un popolo non fa ridere un altro.
Passa alla lettura di un racconto americano “Natale significa dare” di David Sedaris.
E’ un tipico racconto americano dove si ironizza su certe usanze tipiche della nostra società occidentale, usando l’esagerazione.
L’altro racconto è di Stefano Benni: “Papà va in tv”.
E’ un racconto umoristico che ironizza su noi italiani che siamo succubi della televisione e che diventa l’unica fonte di informazione. Anche in questo racconto si esagera la situazione, ma si sottolineano anche alcune negatività dei programmi televisivi che hanno successo solo grazie all’audience.

Ricordando Olmi…..

Ermanno Olmi, regista tra i più celebrati del nostro cinema, scomparso il 7 maggio 2018, ha lasciato una profonda traccia di sè nel mondo culturale per la sua attenzione verso la natura, i sentimenti genuini, la vita semplice e per il suo stile inimitabile.
Per ricordarlo, l’UTE di Erba intende proporre la rilettura di alcuni suoi film particolarmente significativi:
21 gennaio  La leggenda del santo bevitore  (1988)
28 gennaio  Il segreto del bosco vecchio (1993)
  4 febbraio  Genesi (1994)
11 febbraio  Il mestiere delle armi (2000).
Penso che questa iniziativa possa rappresentare un’ottima occasione per capire meglio la profondità del linguaggio cinematografico di Olmi e per apprezzarne la poetica, sotto la guida sapiente del nostro don Ivano.
Raccomando ad amici e soci UTE di cogliere questa preziosa opportunità.