UTE: evoluzione del diritto di Famiglia – il gusto.

Il prof. Spagnuolo oggi ha continuato a parlarci dell’evoluzione storica del diritto di famiglia. Il testo costituzionale diceva che è il marito il capofamiglia, riconoscendogli  un ruolo di preminenza, in aperto contrasto con un altro articolo della Costituzione che riconosce pari diritti a tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza ecc. ecc. Per questo nel 1975 è stata approvata una legge ordinaria che elimina questa contraddizione: marito e moglie hanno pari diritti e pari doveri.

Tra i doveri principali c’è quello della fedeltà, ma nella Costituzione entrata in vigore nel 1948 si parlava di fedeltà coniugale soltanto come obbligo della moglie, che, in caso fosse  venuta meno a questo dovere, rischiava fino a un anno di reclusione. Naturalmente il marito non correva questi rischi. Ora l’infedeltà comporta per chi dei due coniugi se ne renda responsabile, il riconoscimento dell’addebito in caso di separazione e la perdita del diritto al mantenimento.  Altri doveri sono: la coabitazione (o la decisione condivisa di dove stabilire la residenza), la compartecipazione al mantenimento della famiglia  (con o senza comunione dei beni), l’obbligo di assistenza morale e materiale .  I coniugi hanno gli stessi doveri nell’educazione e nel mantenimento dei figli e questi sono tenuti a rispettare i genitori e ad assisterli in caso di bisogno.

l’Art. 149 Riguarda lo scioglimento del matrimonio, che in caso di assenza di figli e accordo tra marito e moglie, può avvenire anche in comune (separazione) e sei mesi dopo si può ottenere il divorzio. In caso di separazione giudiziale invece i tempi si allungano  e le formalità si complicano, infatti si può arrivare ad aspettare anche due o tre anni la sentenza definitiva del giudice.

In caso di riconciliazione, non sono previste formalità: basta il rientro nella casa coniugale del  coniuge che era fuoriuscito e l’eventuale comunicazione al Comune dell’avvenuta riappacificazione.  Se uno dei coniugi muore durante il periodo di separazione (e quindi prima che venga formalizzato il divorzio) l’altro coniuge ha diritto ad ereditare i beni del defunto.

La parte più recente del diritto di famiglia riguarda le unioni civili e i patti di convivenza.  Le prime riguardano i diritti delle coppie omosessuali, i secondi le coppie di fatto tra eterosessuali. Nelle unioni civili, i due partner assumono diritti e doveri quasi del tutto uguali a quelli di chi contrae matrimonio civile, mentre i rapporti tra partner di coppie di fatto vengono regolati da accordi tra gli interessati.

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Nella seconda ora, la dr.ssa Anna Sartori, titolare della nota pasticceria cittadina, ci ha parlato del gusto, come senso che ci fa percepire i sapori, e della degustazione come azione di chi gustando il cibo ne individua la qualità attraverso tutti i sensi.

L’organo principale del gusto è la lingua che è in grado, attraverso la differenziazione delle papille gustative di percepire i vari sapori: dolce, amaro, salato, acido, umami (saporito- gusto del dado per brodo, della carne ecc.) e oleogusto.  I sapori percepiti all’interno della bocca ( e non solo dalla lingua) vengono trasmessi al cervello; la bocca comunque riesce anche percepire sensazioni tattili.

Chi si prefigge di creare nuove ricette deve cercare un equilibrio tra chimica ed emozioni. Valutare il cibo è conoscere se stessi.

E’ stato interessante degustare una deliziosa pralina creata tenendo presenti questi criteri : in un involucro di cioccolato era racchiuso un originale mix di sapori che andavano dal caffè, al limone,  alla menta.

Quello che la relatrice ci ha esposto  potrebbe essere definito un approccio olistico alla degustazione e alla pasticceria in particolare: cosa per molti di noi nuova e interessante.

Ute: La lunga vita delle parole: Felicità – L’Austria e l’Ungheria dopo il trattato di Versailles.

Oggi abbiamo rincontrato con vero piacere la prof. Meggetto, che, con la sua voce morbida e la sua pronuncia da doppiatrice cinematografica, ha ripreso il filo del discorso lasciato in sospeso lo scorso anno. Oggi ha ripercorso la vita della parola FELICITA’ e dei termini ad essa collegabili.

Se ci si chiede cosa sia la Felicità difficilmente si può dare una risposta condivisibile da tutti. Basta non avere angosce e preoccupazioni  per essere felici? Nel 1400 il tema della felicità era molto dibattuta ed era intesa come realizzazione del benessere civile. Ora invece la si concepisce come un fatto prettamente individuale, come soddisfazione di un desiderio personale. Attualmente spesso si intende la felicità come possesso di beni materiali, si è perduto il senso della gratuità e dello scambio senza vantaggi personali.

Etimologicamente  la parola felicità deriva da felix che significava “capacità di generare”.  Felicitas  indicava la dea dell’abbondanza e della fertilità. (Infelix significava “Sterile” ) La radice di queste parole deriva da “fela” (mammella) e richiama l’idea della gioia  che deriva nel dare felicità ad un altro essere (la mamma che allatta il suo bebè è felice di soddisfarlo). Questa idea è stata recepita dal cristianesimo come testimoniano i tanti luoghi di culto dedicati alla Madonna del Latte.

Aristotele diceva che si può essere ricchi da soli, ma per essere felici bisogna essere in due.  Secondo Leopardi siamo condannati all’infelicità perchè aspiriamo a una felicità illimitata, mentre essa  ci viene  concessa solo in rari momenti.

Un sinonimo di felice è “contento” che etimologicamente significa  apprezzare ciò che si ha e non desiderare di più. Ancora Leopardi  della ginestra dice che è contenta del suo deserto; la contentezza è quindi la negazione delle illusioni. Essere contenti di ciò che si ha tuttavia non deve indurci a chiuderci in noi stessi e a difendere con le unghie e con i denti ciò che ci dà sicurezza, anzi l’unica scelta possibile è aprirsi ai nostri simili evitando assurde contrapposizioni: in fondo, se consideriamo l’universo in cui viviamo,  siamo solo piccole formiche che devono unirsi per affrontare il destino comune.

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Nella seconda ora, don Ivano ha ripreso l’analisi degli anni del primo dopoguerra e in particolare il trattato di Saint Germain riguardante l’ Austria e quello del Trianon con l’ Ungheria (sotto il nome di trattati di Versailles vengono infatti compresi vari trattati stipulati tra le potenze vincitrici della Grande Guerra e i paesi sconfitti).

Austria e Ungheria sono due paesi dalla lunga e gloriosa storia e furono costrette a firmare veri e propri diktat, che ne limitavano drasticamente il territorio e le obbligavano a pagare pesantissimi danni di guerra: ci fu la volontà di umiliarle, nonostante non fossero state battute sul campo di battaglia, ma fossero state costrette alla resa per la mancanza di rifornimenti e di viveri.

Ci furono tentativi di rivoluzione comunista sia a Vienna che a Budapest, tentativi naufragati in fretta, ma che rendono l’idea di quanto grave fosse il malessere, o per meglio dire il caos, che regnava in questi due paesi.

Fu la miopia dei vincitori a determinare quel desiderio di rivincita e di riscatto che porterà allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Naturalmente con questi sunti non si riesce a dare bene l’idea della piacevolezza di queste lezioni ed è un bene, così spero di suscitare in molti il desiderio di venire all’UTE!!!

Anche io non posso tacere.

Quando Papa Benedetto XVI si dimise l’ 11 febbraio 2013, quasi sei anni fa, sorprese tutto il mondo.

Aveva addotto motivi di salute, ma a quel che sembra tali motivi non sussistono più, visto che è ancora felicemente tra noi e sta pubblicando un nuovo libro. E’ proprio a motivo di questo libro che mi sento di  fare qualche riflessione.

“Non posso tacere” dice Benedetto XVI e si riferisce alla proposta, lanciata durante il sinodo sull’Amazzonia, di ordinare sacerdoti sposati in zone particolarmente difficili da raggiungere, proprio come quelle dell’Amazzonia. Il Papa emerito si dice contrario.

A questo punto mi viene da dire: non sarebbe stato più opportuno far pervenire queste sue riflessioni ai componenti del Sinodo perchè fossero discusse in quella sede? Non sarebbe stato più opportuno confrontarsi direttamente con Papa Francesco privatamente e lasciare poi al suo successore l’onere di pronunciarsi in merito alla questione?

Perchè Papa Benedetto si è dimesso se “non può tacere”?  Con queste sue uscite può solo alimentare le discordie all’interno della Chiesa e sminuire l’autorevolezza di Papa Francesco (che a quel che ne so, ha già abbastanza nemici)

 

UTE: Che cosa è il dolore? (Diana) – Chabod: storia dell’idea di Europa (Angela D’Albis)

Il dr. Rigamonti oggi ci ha introdotti in un discorso non facile: il dolore.

Nocicettori
Nocicettori

Esso può essere definito un sintomo, un’esperienza, una percezione. Quando il dolore è un sintomo che ci avverte di un danno fisico, non va stroncato con analgesici, va curata la causa che lo produce. La percezione del dolore è molto soggettiva e può variare anche secondo il nostro stato emozionale.  I ricettori del dolore sono i nocicettori, che trasmettono la sensazione dolorosa al cervello attraverso il sistema nervoso.

Il dolore può essere acuto (da trauma o post-operatorio) o cronico (che persiste anche dopo la risoluzione della causa che lo ha provocato); si parla di dolore cronico quando perdura da oltre sei mesi.

Il primo farmaco contro il dolore tessutale acuto è il paracetamolo (tachipirina), poi si può passare a farmaci più potenti come co-efferalgan, tramadolo, morfina. Continue reading “UTE: Che cosa è il dolore? (Diana) – Chabod: storia dell’idea di Europa (Angela D’Albis)”

Tutti con Ursula!

Presentato lo scorso 11 dicembre alla stampa di tutto il mondo, il Green Deal ha come obiettivo rendere l’Europa il primo continente al mondo ad impatto zero Green+Dealentro il 2050.

Per raggiungere l’obiettivo ambizioso, la Commissione ha definito azioni specifiche nel campo dell’economia circolare, degli investimenti e della finanza verde, dell’energia, dell’innovazione, dell’alimentazione e degli stili di vita preservando sistemi e biodiversità. Il programma si prospetta come una rivoluzione economica, culturale ed innovativa in grado di mettere al centro i cittadini. Il piano porrà le basi sul principio di “giustizia sociale” in grado di assicurare che la fase di transizione ad una economia verde possa essere una transizione giusta per i cittadini affinchè nessuno rimanga indietro o paghi i costi di questo cambiamento radicale.”

(dal sito :europedirect. regione.Lombardia)

Ho copia-incollato le righe riportate qui sopra per evidenziare il cambio di marcia imposto dalla nuova Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.  Si sa che non è sempre facile passare dalle intenzioni alle realizzazioni, ma già il fatto di essersi posti come primario l’obiettivo del contrasto al degrado ambientale è cosa molto lodevole.

Ci voleva una donna per porre mano a un problema impellente, ma da troppo tempo ignorato.  Ursula merita tutto il nostro appoggio e i nostri auguri di riuscire nel suo nobilissimo intento.

Quello che non ti aspetti.

In viaggio verso l’aeroporto, su una strada solitamente molto trafficata, ma resa meno affollata dal periodo festivo, mi sono vista le auto davanti a me fermarsi in un tratto in cui non ci sono semafori, nè  incroci ….. Mi sporgo a guardare cosa stia capitando e vedo…..un pastore affiancato da un cane e seguito da un gregge, e che gregge! Una marea di pecore stava invadendo la carreggiata e proseguiva di buon passo; in mezzo ad esse si intravedevano qualche capretta e anche alcuni muli che procedevano solenni insieme al gregge. Un secondo pastore chiudeva il lunghissimo corteo.

Non potevo credere ai miei occhi: non avevo mai visto tante pecore tutte in una volta e tantomeno le avevo viste camminare su una strada di traffico intenso.  Sembrava una scena surreale!

Tornando dall’aeroporto, circa un’ora dopo ho rivisto quel gregge pascolare sui prati che fiacheggiano la strada e, approfittando della chiusura del passaggio a livello lì vicino, ho potuto scattare questa foto, che però ritrae solo una parte della bella  scena bucolica che si offriva ai miei occhi.

All-focus
All-focus

 

UTE: Gesù Bambino, il povero più ricco, il ricco più povero – Concerto di Natale.

Don Ivano oggi, nella sua consueta riflessione sul Natale,  ha voluto evidenziare le contraddizioni cui siamo messi di fronte ogni anno a Natale, contemplando il mistero della nascita di Gesù.

Un essere umano non si misura da ciò che ha, ma da ciò che è; povero è colui che ha poco, ma se è contento del poco che ha è senz’altro felice e se è anche disposto a condividerlo allora è ricco. Al contrario un ricco, che possiede molte cose, ma non è disposto a donare , è certamente povero. Gesù è povero, ma non è misero: trova un ricovero, ha una madre e un padre, c’è chi lo accoglie e gli fa festa ed è pronto a condividere tutto questo con tutti noi.

La riflessione di don Ivano si è poi snodata su due filoni paralleli: il discorso di S. Ambrogio sul Natale (festa da lui stesso introdotta nella diocesi di Milano) e le rappresentazioni artistiche della Nascita di Gesù.

S. Ambrogio ricorda la povertà di Gesù, che fu deposto in una mangiatoia  e nacque a Betlemme (il cui nome significa “casa del pane”) per diventare “cibo” per noi. e a questo pensiero il nostro docente ha accostato un’opera di Rupnik  che si trova a Monza nella cappella delle Suore dell’Immacolata: la Madonna che quasi si fonde con la terra, mostra un Gesù Bambino che tiene in mano un fascio di spighe di grano, che diventeranno pane.

Gesù, dice Ambrogio, è luce che illumina il cammino dei Magi e dei pastori e Georges La Tour dipinge un presepe in cui la luce di una candela  riflettendosi sulle fasce di Gesù illumina i visi di tutti quelli che lo circondano pieni di stupore.  Natale è annuncio di gioia  e Gherardo Delle Notti ritrae un Gesù, fonte di luce vivida , che dà gioia a Maria, Giuseppe  e a coloro che sono presenti.

natività Arcabas“Gesù è davvero l’amore che Dio vuol dimostrare a noi” dice Ambrogio ed ecco un quadro davvero insolito di Arcabas: la Madonna sta dormendo sdraiata sulla paglia e stringe accanto a sè Gesù in atteggiamento di grande tenerezza e protezione; intanto S. Giuseppe illumina la stanza con una candela, mentre veglia e custodisce il loro sonno.

Per finire don Ivano ci ha letto una poesia di Margherita Guidacci e il racconto di Parise: il Natale più bello”.

Una bella riflessione , don Ivano! Grazie e buon Natale!

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Come ogni anno, anche oggi il nostro Coro “Soprano Edda Righetto” ci ha salutato con una serie di canti  eseguiti con la solita bravura. Brani tratti da opere liriche, Vivaldi, Haendel, una ballata medioevale, canti tradizionali di Natale e anche un brano tratto  dalla colonna sonora di “Giulietta e Romeo”, che il coro ha dedicato alle donne siriane e che unisco qui sotto

Con questo brano che parla dell’amore che vince ogni ostacolo, auguro a tutti i soci e amici dell’UTE : Buone feste!

Ute: Manzoni e i cori delle tragedie ( Diana)- Chabod (terza parte – Angela D’Albis))

Don Ivano ci propone oggi l’ultima  riflessione sulle opere minori di Manzoni. Le tragedie sono state un vero insuccesso sia come spettacoli teatr ali, sia come opere letterarie e come tali sono state subito stroncate dalla critica. Anche Manzoni riconobbe il suo  fallimento in questo genere e da allora cominciò a dedicarsi al suo romanzo.  Per capire i motivi che lo avevano indotto a scrivere le sue tragedie, bisogna riandare al periodo storico in cui sono state scritte: dal 1816 ai primi anni venti. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, in Italia era stato restaurato l'”Ancien Régime”, e nei vari stati in cui era divisa erano tornati gli antichi sovrani, sotto il controllo diretto o indiretto dell’Austria. Si respirava pertanto un’aria di profonda delusione.

Manzoni sapeva  di non poter polemizzare apertamente contro il potere costituito, perchè sarebbe incorso nella censura e volendo  comunque esprimere la sua critica politica, scelse di farlo attraverso le tragedie che gli consentivano, proprio attraverso i cori, di commentare i fatti scenici e, nello stesso tempo, di far riflettere sulla situazione politica del suo tempo. Perchè le parole del coro fossero più facilmente memorizzate e interiorizzate dal pubblico, dovevano avere un ritmo orecchiabile, quasi musicale e a questo si deve la scelta di scrivere in versi  decasillabi sciolti. In Italia comunque il sentimento nazionale non si era ancora diffuso tra la gente e solo una ristretta élite di intellettuali cominciava a sentire il peso della dominazione straniera e per questo diede vita alle sette segrete.

coro di ErmengardaNel coro del Carmagnola,  Manzoni rappresenta la condizione miserevole dell’Italia divisa e in preda a continue guerre fratricide; nel primo coro dell’Adelchi è invece protagonista il popolo che si risveglia come da un antico torpore e ritrova la sua fierezza; nel coro che parla di Ermengarda morente, la giovane donna assurge al ruolo di simbolo della sofferenza di tante donne nella storia dell’umanità, vittime di sopraffazioni e di ingiustizie in ogni tempo. (Diana)

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Il professor Cossi riprende la sua lezione su Federico Chabod e oggi ci parla di “Chabod tra storia e politica”.

Si sofferma ancora sul soggiorno berlinese del giovane storico italiano che si reca in Germania tra il 1925 e il 1926. Chabod, pur avendo solo 25 anni, è già laureato e insegna alla scuola media superiore. Vince una borsa di studio presso l’Università di Berlino. Questo soggiorno berlinese gli permette di migliorare il suo tedesco, ma gli dà soprattutto la possibilità di poter studiare con gli storici più importanti del periodo.

Subito lo colpisce lo “stacanovismo” dei tedeschi che lavorano incessantemente con ritmi impressionanti, ritmi che non ci sono in Italia.  Nota che questi ritmi di lavoro esagerati sono anche una caratteristica del mondo accademico. A Berlino, Chabod conosce e si lega a Bachmann, storico medievista famoso, ma non grandissimo, secondo Chabod.

Tuttavia, lo storico italiano ammira in Bachmann la capacità di essere “multidisciplinare”, cioè di far dialogare la sua materia di studio (la Storia) con le altre discipline (la letteratura, la psicologia ecc.). A Berlino, Chabod segue anche i seminari di Friedrich Meinecke, storico tedesco di primo piano. Nel periodo di permanenza a Berlino, Chabod è anche corrispondente per il quotidiano “La Stampa”.

Il docente passa poi a illustrare la situazione della Germania dopo la “Prima guerra mondiale” e nel periodo del soggiorno berlinese di Chabod.  Ci racconta che la Germania, avendo perso la guerra, si aspettava però una pace “onorevole”. Invece le fu richiesta una resa senza condizioni.

Quando i Tedeschi andavano a comprare il pane con cesti al posto dei portafogli: un chilo di pane costava miliardi di marchi
Quando i Tedeschi andavano a comprare il pane con cesti al posto dei portafogli: un chilo di pane costava miliardi di marchi

Il trattato di Versailles aboliva la coscrizione militare in Germania ponendo grosse limitazioni alle forze armate tedesche, che non dovevano superare le 100.000 unità. Inoltre, alla Germania fu imposto il pagamento agli stati dell’Intesa di una indennità di guerra salatissima, una cifra enorme. Si chiedeva, anche, che la Germania cedesse tutte le colonie, accettasse per sé tutta la colpa per la guerra, riducesse le dimensioni delle sue forze armate e cedesse territori a favore di altri Stati. In questa Germania in ginocchio, vanno al governo i social-democratici (forza di sinistra, ma senza i comunisti). Finisce l’Impero tedesco e nasce la Repubblica di Weimar, che prende il nome dalla città di Weimar in cui si tenne un’assemblea nazionale per creare una nuova Costituzione.

Durante questa repubblica nasce il mito della “pugnalata alla schiena”, mossa propagandistica con la quale i nazionalisti tedeschi addossano le colpe della perdita della guerra ai politici che firmarono il trattato. In questo clima, Hitler non fa fatica a salire al potere e, legalmente eletto nel 1934, diventa Presidente della Repubblica e instaura la dittatura.

Ai tempi di Chabod, però, ci dice il professore, non c’è ancora tutto questo, ma a Berlino si vive un clima di tensione. Nel 1930 Chabod torna in Italia, si sposa e continua ad insegnare alle scuole medie superiori dove impara l’arte della “comunicazione” del sapere. Per insegnare non bisogna soltanto conoscere bene la propria materia, ma anche saperla trasmettere. Poi, diventa docente universitario. Chabod è uno storico scrupoloso, scrive e pubblica poco, proprio per la sua precisione. Nella vita normale è una persona espressiva, che riesce a creare delle buone relazioni.

Il professor Cossi termina la lezione sottolineando la capacità di Chabod di saper prestare attenzione alla psicologia dei personaggi che studia e di far interagire la Storia con le altre discipline.

Con questo ci saluta e rimanda alla prossima e ultima lezione che si terrà nel mese di gennaio. Grazie professor Cossi per questa bella e intensa lezione! (Angela D’ Albis)

 

 

UTE: Le vaccinazioni – Divulgazione scientifica.

Oggi, alle 15.00, il dottor Rigamonti non tratta l’argomento da lui programmato (l’immunoterapia), ma ci parla delle “vaccinazioni”. Ha cambiato argomento sia per il periodo vaccinale che stiamo vivendo, sia per il riaccendersi del dibattito sulle vaccinazioni, che è di grande attualità.

Che cos’è il vaccino? E’ un preparato che viene somministrato per via parentale (tramite iniezione) o orale e garantisce un’immunità da una determinata malattia per un certo periodo. Questa sostanza, una volta introdotta nel sangue, determina una risposta immunitaria con la produzione di anticorpi. Questi ultimi hanno l’obiettivo di combattere la patologia per la quale si è vaccinati.

Il preparato può essere composto dal batterio o virus o da sue frazioni proteiche che vanno a provocare una reazione difensiva nella persona.

Esistono varie tipologie di vaccino:

  • vaccini vivi attenuati;
  • vaccini inattivati;
  • vaccini con antigeni sintetici (prodotti in laboratorio).

Continue reading “UTE: Le vaccinazioni – Divulgazione scientifica.”

UTE: poesie di Primo Levi – Aziende erbesi: La Techne.

Una “lezione magistrale” quella di oggi, alle 15.00, tenuta dal nostro docente professor Mario Porro, affiancato dal dottor Christian Poggioni (drammaturgo, attore e regista di fama), su Primo Levi poeta.

Introduce la lezione il dottor Poggioni che legge la poesia “Shemà”. Questa poesia che apre il romanzo di Levi “Se questo è un uomo”, rievoca la sua esperienza del lager. Levi la scrive nel gennaio del ’46, un anno dopo il suo ritorno a casa. Egli viene liberato nel ’45 e fa un lungo viaggio da Auschwitz a Torino che racconta nel suo secondo libro: “La tregua”.La parola Shemà, ci spiega il professore, è una parola ebraica che significa “Ascolta”. Nella sua poesia, Levi trasforma il significato della preghiera biblica “Ascolta Israele”. Infatti, la preghiera biblica ricorda agli Ebrei l’amore per Dio e raccomanda la trasmissione della fede ai figli; la poesia di Levi evidenzia la necessità di ricordare tutto il male vissuto e di raccontarlo ai figli affinché non succeda più.

Il dott. Poggioni ci legge magistralmente un’altra poesia:” Annunciazione”. Anche in queste rime, l’annunciazione dell’angelo del Vangelo viene ribaltata; è una “anti-annunciazione” perché è l’annuncio dell’angelo alla madre di Hitler.

Tra il gennaio e il febbraio 1946, Primo Levi scrive ben 11 poesie. Tra queste ce n’è una che descrive la situazione dei deportati che lavorano alla “Buna”.Il professor Porro ci spiega che la parola “Buna” è una parola tedesca che significa “gomma sintetica”. La poesia si intitola “Buna lager”. Levi e altri deportati, lavorano, infatti, in una fabbrica (”La Buna”) che si trova all’interno del lager, in condizioni terribili e invano, perché la fabbrica non entra mai in attività.

Continuando la lettura delle poesie di Levi, il dottor Poggioni legge: ”L’approdo” e “Atlante” . La prima fa parte della raccolta “L’osteria di Brema” e parla di un uomo che ha visto e vissuto così tanti orrori che il solo sedersi in una taverna, bevendo qualcosa senza aver paure e pensieri, senza timori, orrori e disperazioni, trova la pace del cuore.

“Atlante”, invece, spiega il bisogno di Levi di giocare con le parole (come i bambini piccoli che imparano a parlare); in questa poesia Levi si abbandona al gioco delle assonanze e delle libere associazioni nelle quali rivive quella libertà che solo i bambini  hanno.

Poi, il dottor Poggioni ci legge 3 poesie tratte dalla raccolta” Ad ora incerta”, pubblicata da Primo Levi nel 1984.  Il titolo è tratto da un verso del poeta inglese Coleridge: “Since then, at an uncertain hour, / That agony returns… (da “La ballata del Vecchio marinaio”).

Le poesie fanno parlare, ci spiega il professor Porro, alcuni personaggi reali o mitologici. Le tre poesie lette e commentate sono:” L’ elefante”, “Pio” e “Agape”.

Infine, i due docenti ci leggono e commentano un altro nucleo di poesie che rimandano a personaggi che parlano in prima persona. Le poesie sono: “Plinio”, “Autobiografia” e “ Sidereus Nuncius”.

In “Plinio” (23 maggio 1978) prende la parola il grande naturalista dell’antichità, Plinio il Vecchio, sconfitto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., e in “Autobiografia” (12 novembre 1980) parla Empedocle.

In “Sidereus nuncius” (11 aprile 1984) parla Galileo Galilei. La poesia ci mostra un Galilei sconfitto. Levi lo paragona a Prometeo.

L’ultima poesia presentata è: “Il Decatleta”. In questa poesia, Levi trasfigura il decatleta in un eroe mitologico, un guerriero capace di imprese sovrumane, al quale non si può chiedere più di ciò che ha dato. Esso rappresenta la condizione dell’uomo. (sintesi di Angela D’Albis)

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Oggi il sig. Croci, dirigente della TECHNE (parola greca che significa “arte del saper fare), che ha sede in Erba, è venuto ad illustrarci l’attività  della sua  azienda, che opera nel campo “Oil&Gas”.

La Techne produce valvole (alcune di esse raggiungono l’altezza di 12 metri e sopportano pressioni elevatissime) utilizzate  nell’estrazione del petrolio e di idrocarburi dal sottosuolo. All’interno dell’azienda vengono impiegati macchinari molto complessi, tra cui anche le moderne stampanti in 3D. Il personale si forma all’interno dell’azienda ed è particolarmente preparato nella soluzione di problemi (campo nel quale gli Italiani primeggiano a livello globale)

Una svolta nella produzione della ditta erbese si è avuta dopo il collasso della piattaforma petrolifera della British Petroleum  nel Golfo del Messico nel 2010; in quell’occasione anche la Techne contribuì con un suo macchinario alla soluzione del problema che si era creato per cattiva gestione delle varie fasi produttive.  Da quel momento si è capito che ci si doveva impegnare soprattutto nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie che tenessero in considerazione le esigenze di sicurezza e di rispetto per l’ambiente.  Recentemente ha ottenuto un riconoscimento ufficiale del suo operare in modo etico.

I prodotti della Techne vengono sottoposti a tests severissimi e sono richiesti in tutto il mondo. Questa piccola azienda (che ha però prospettive notevoli di sviluppo) ha partecipato a EXPO 2015.

Contrariamente a quanto comunemente si ritiene, oggi tutte le società petrolifere e i proprietari dei pozzi  hanno ben presente l’obbligo di non inquinare e di non provocare disastri ambientali ….. speriamo sia davvero così. (Diana)