UTE: Nascita del linguaggio – Storia del balletto: Carla Fracci. (sintesi di Angela D’ Albis)

Oggi il Dott. Rigamonti ci ha parlato della comunicazione verbale e delle tappe dello sviluppo del linguaggio nel bambino.
La COMUNICAZIONE VERBALE è la capacità specificatamente umana di comunicare verbalmente e implica due tipi di COMPETENZE:
• LINGUISTICHE: capire e produrre frasi significative e formate secondo le regole grammaticali;
• COMUNICATIVE: abilità di usare le frasi in modo appropriato al contesto.
Il docente ha ribadito che è l’adulto il vocabolario del bambino e che è importante parlargli in maniera corretta, perché il bambino impara imitando.
Ha poi sottolineato che è importante che le cose che si apprendono abbiano una immagine nel cervello.
L’apprendimento del linguaggio non è solo la parola, ma anche la rappresentazione mentale.
Nelle prime settimane, il bambino emette dei suoni vegetativi;
a 2 mesi, il bambino comincia a emettere delle vocalizzazioni;
verso i 7 mesi, il bambino comincia con la “lallazione” canonica (la lallazione è l’emissione di suoni ripetitivi come da-da, ma-ma);
linguaggio-e-bambiniA 10-12 mesi, si sviluppa la “lallazione variata”, cioè i bambini, con semplici lallazioni, compongono delle vere e proprie frasi con intonazione e ritmo corretti.
Ci sono dei bambini che a 12 mesi parlano già, altri no. Spesso non è un problema del bambino, ma dell’adulto perché il suo insegnamento non è stato corretto.
Grazie al cielo, però, tutto poi si mette a posto, perché quando i bambini vanno al nido o all’asilo, stando vicini ad altri bambini, hanno degli stimoli diversi.
Infine, per concludere questa prima parte sulle competenze linguistiche, il docente ci ha descritto lo SVILUPPO FONOLOGICO del bambino da 1 a 3 anni:
• a 10 -12 mesi il bambino riproduce circa 50 parole;
• a 17 – 24 mesi c’è un’esplosione di vocabolario e il bambino riproduce fino a 300-600 parole;
• a 3 anni la maggior parte dei bambini italiani padroneggia tutti i fonemi della nostra lingua.

Altra cosa è la COMPRENSIONE:
• a 7 mesi i bambini comprendono alcune parole familiari;
• a 8 mesi comprendono una cinquantina di parole;
• a 18 mesi circa 200 parole.
Tuttavia, la comprensione è molto soggettiva.
Il docente termina la lezione parlando del “SORRISO” SOCIALE”.
Alla nascita il bambino “imita” l’adulto anche nei modi. Questo discorso imitativo dura tutta la vita. Quando il bambino comincia a sorridere, vuol dire che il bambino comincia a instaurare una relazione con le persone conosciute.
La lezione del dott. Rigamonti è stata, come tutte le sue lezioni, molto stimolante e utile per i nonni, che hanno rapporti stretti con i bambini, ma anche per gli altri che, pur non essendo nonni, hanno imparato qualcosa di veramente istruttivo e interessante

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La lezione di oggi della professoressa Zapparoli ( sempre con la collaborazione del professore Francesco Pintaldi, che prepara dei video bellissimi) è legata intimamente con la lezione precedente sulla storia del balletto classico. Oggi approfondisce anche alcuni argomenti tecnici, già accennati la volta scorsa, presentandoci una “étoile” della danza molto importante: Carla Fracci.

Carla Fracci, La Sylphide 1985
Carla Fracci, La Sylphide 1985

Carla Fracci inizia presto la sua storia di danzatrice. E’ una bimbetta proveniente da una famiglia molto semplice, che vive a  Milano in una casa di ringhiera e che si forma in questa città per andare verso un cammino di grande fama internazionale.

Nasce a Milano il 20 agosto 1936 e studia alla Scala. Nel 1954 si diploma e subito viene chiamata presso i più grandi teatri stranieri (ll London Festival Ballet, il Sadler’s Wells Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet , il Royal Swedish Ballet e l’American Ballet Theatre.) che la volevano accanto ad altri grandi ballerini di fama mondiale come Nureyev.

Il primo lancio di Carla Fracci fu al Festival di Nervi (cittadina della Liguria)e da lì fu chiamata a debuttare a New York con  Giselle, la cui interpretazione più famosa è quella con Erik Bruhn. Giselle è un balletto classico-romantico, scritto dal romanziere francese Théophile Gautier e musicato dal celebre compositore di musiche per balletti Adolphe-Charles Adam, Carla Fracci ha danzato Giselle anche con Nureyev e Paolo Bertoluzzi, un grande ballerino italiano.

Durante la visione del video che riproduce alcuni pezzi di Giselle, la nostra docente ci fa notare la freschezza, la leggerezza, la bravura tecnica dell’interpretazione di Carla Fracci come pure l’espressione del viso che esprime molto bene le emozioni. Infatti, Carla Fracci, oltre ad essere una brava ballerina, è anche una brava attrice.

Sempre durante l’esecuzione di questi brani, la docente ci dice una curiosità riguardo ai piedi dei ballerini: le ballerine ballano in punta, mentre i ballerini usano la mezza punta. Anche lo sviluppo della muscolatura dei ballerini maschi è  diversa perché devono essere in grado di alzare la ballerina.  La ballerina, invece, deve avere una caviglia fortissima, per reggere il peso del corpo, e un collo del piede che deve abituarsi a curvarsi in un modo un po’ innaturale.

La lezione continua con altri filmati di personaggi del passato:

Isidora Duncan, innovativa per la danza;Anna Pavlova, grande coreografa e ballerina.Abbiamo visto anche due interpretazioni di “Giulietta e Romeo”, una con Liliana Cosi e Nureyev e l’altra con Carla Fracci e Nureyev. Senza togliere nulla a Liliana Cosi, l’interpretazione di Carla Fracci ci è sembrata più sentita e partecipata. La lezione si è conclusa con una danza di Luciana Savignano e una danza allegra tratta dal Don Chisciotte.

Grazie alla professoressa Zapparoli per l’interessante lezione e al professore Francesco Pintaldi per il bellissimo video.

UTE: M. Balzano – De Gasperi.

Marco Balzano
Marco Balzano

Oggi la prof.ssa Granata ci ha fatto fare un’escursione rapida nella narrativa italiana contemporanea, presentandoci uno scrittore che io non conoscevo: Marco Balzano, giovane autore milanese che ha già pubblicato vari romanzi e ricevuto diversi premi. La nostra docente ci ha parlato in particolare di tre opere.

Il figlio del figlio – Un giovane milanese di origini meridionali racconta la storia di suo nonno  e di suo padre, trasferitisi a Milano dalla natia Puglia. In questa storia viene raccontato bene il “dramma” (forse esagero un po’) di chi migrando perde un po’ della propria identità originaria senza riuscire ad assimilarne pienamente un’altra.

L’ultimo arrivato – Un bambino siciliano migra da solo e si trova ad affrontare mille difficoltà nella grande città di Milano, così diversa dal piccolo mondo in cui era vissuto, ma si butta con coraggio nella sua nuova vita fino a riuscire a costruirsi una famiglia, ma quello che resta in lui di cultura delle sue origini lo porterà a compiere un atto di violenza che gli costerà una condanna.

Io resto qui – E’ la storia di Trina, una donna sud-tirolese che al tempo del fascismo ha perduto la figlia, fuggita in Germania senza dare più notizia di sè, che fugge in montagna col marito disertore durante la guerra e che , quando ritorna la pace, vede il suo paese, il suo mondo, le sue memorie sepolti dalle acque di un lago artificiale formatosi dopo la costruzione di una diga.

La prof.ssa Granata ha posto l’accento sul linguaggio usato da queto autore: frasi brevi, parole semplici, perchè ogni storia è raccontata in prima persona dai protagonisti dei romanzi e la loro lingua è quella della gente comune.  Tuttavia si sente sempre una particolare attenzione all’efficacia della parola, soprattutto nella ricerca di aggettivi a volte inaspettati.

Credo che dovrò a breve leggere qualcosa di questo giovane scrittore.

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Continuando la storia di De Gasperi (vedere QUI la lezione precedente), il prof. Cossi ci ha riportato alla fine del fascismo il 25 luglio 1943, quando Mussolini viene arrestato e si instaura il I governo Badoglio. Dopo poco più di un mese si arriva alla firma dell’armistizio di Cassibile l’8 settembre del ’43: l’Italia è divisa in due dalla linea Gustav. A nord c’è la repubblica Sociale, a sud l’Italia occupata dagli alleati. Nelle regioni del Nord ha inizio la guerra di Resistenza, portata avanti CLN di cui anche De Gasperi fa parte.

de_gasperi_costituenteNel 1944 De Gasperi entra come ministro denza portafogli nel II Governo Bonomi, poi dal dicembre ’44 al dicembre 45 ricopre l’incarico di ministro degli Esteri nel Governo Parri, alla fine del quale De Gasperi ottiene la  nomina a Primo Ministro: gli Inglesi e i Francesi sono ostili all’Italia, mentre gli Americani sono più propensi ad aiutarci, ma per tutti loro De Gasperi rappresenta una garanzia contro lo spauracchio del comunismo.

La situazione è complessa: il governo assume provvisoriamente sia il potere esecutivo che quello legislativo in attesa del referendum istituziomale e di nuove elezioni.

Alla prossima lezione il compito di concludere la storia di questo uomo politico, forse il più grande della nostra storia del novecento.

P. Camesasca – Puoi costruire la pace

Se hai cibo,
puoi sfamare.
Se hai acqua,
puoi dissetare.
Se hai cuore,costruire-la-pace
puoi amare.
Se hai generosità,
puoi donare.
Se hai dignità,
puoi educare.
Se hai pazienza,
puoi sopportare.
Se hai comprensione,
puoi tollerare.
Se hai indulgenza,
puoi perdonare.
E se sfami,
disseti, ami,
doni, educhi,
sopporti,
tolleri,
e perdoni,
puoi costruire la pace.

Come l’oceano è fatto di gocce, così la pace può essere costruita con tanti piccoli gesti  di ognuno di noi.

UTE: Dalla lira all’euro- La conquista dello spazio

Il prof. Spagnuolo ha continuato a parlarci del processo di integrazione dei paesi europei nell’unione e  degli effetti economici della moneta unica sull’economia nazionale.

Nel 2008 scoppia in America  una grave crisi finanziaria, la più grave crisi economica globale dopo la grande depressione del 1929. La società finanziaria Lehman Brothers annuncia la bancarotta. L’America mette in piedi una serie di interventi e, per la prima volta, lo Stato interviene per erogare fondi diretti anche alle banche.

Nella seconda metà del 2009, U.S.A. ed Europa sembrano riemergere dalla crisi finanziaria, quando scoppia la crisi greca. Nel 2002, infatti, la Grecia aveva truccato i suoi conti e nascosto il 6% del suo deficit. Per mesi le autorità politiche dell’Eurozona temporeggiano e non si decidono ad aiutare la Grecia.

Soltanto nel maggio 2010 viene adottato un primo piano di aiuti alla Grecia da 110 miliardi, erogati da UE e FMI in cambio di un rigoroso piano di austerity basato su pesanti tagli alla spesa.

Sempre nel 2010 viene costituito il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) o fondo salva-stati. L’EFSF è una società finanziaria costituita dai 19 stati membri con il compito di elargire prestiti agevolati agli Stati con difficoltà finanziarie. Viene costituito anche un secondo fondo (ESM) che dal 2011 diventa permanente. L’ ESM  è un’ organizzazione intergovernativa guidata dai ministri delle Finanze dei paesi membri.

Nel 2011 la stabilità è ancora a rischio. Le borse subiscono ripetuti capitomboli e la speculazione colpisce grandi paesi come Italia e Spagna. I prezzi dei bond governativi di Roma e Madrid colano a picco e si comincia a parlare di Spread.

Il 9 novembre 2011 lo Spread arriva a 574 punti in Italia e il tasso decennale al 7,5%.

Quello stesso giorno il Quirinale si rivolge a Mario Monti e, dopo averlo eletto Senatore a vita, gli chiede di formare un nuovo governo dopo le dimissioni di Berlusconi.

Arriva anche per l’Italia un periodo di austerity.

qeNel 2012, l’artefice del salvataggio dell’euro è Mario Draghi, il presidente della BCE.Draghi afferma che la BCE è pronta a salvare l’euro con ogni mezzo.

Nel 2015 la BCE approva il suo primo programma di allentamento quantitativo o “Quantitative Easing”: il così detto “bazooke”. In pratica, la BCE crea moneta a debito e lo fa attraverso iniezioni di liquidità, con operazioni di mercato aperto, tramite l’acquisto di titoli di stato e di altre obbligazioni.

Il Quantitative Easing continua anche negli anni successivi, ma a dicembre di quest’anno questi interventi della BCE finiranno.

(Questo ottimo resoconto è stato inviato dall’amica e socia UTE Angela D’Albis: Grazie, Angela!!!)

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sbarco-sulla-lunaL’anno prossimo  ricorderemo un evento che ha segnato significativamente il secolo scorso: lo sbarco sulla Luna, avvenuto nel luglio del 1969. E’ per questo che il nostro amatissimo docente, prof. Rodolfo Damiani, ha preparato per noi un ciclo di lezioni sulla conquista dello spazio.

La conquista dello spazio è un’avventura che riguarda tutta l’umanità,è un’uscita dal grembo della nostra Madre Terra, è un viaggio del pensiero che ha concepito questa idea e l’ha resa possibile.

Non è esatto parlare di “conquista”: questo è un termine convenzionale che appartiene al linguaggio del passato, quando l’uomo si concepiva come dominatore del creato e non come suo custode.

Come giungere a conquistare lo spazio? Le risposte sono venute dalla Scienza e dalla tecnologia. La prima ha fornito le conoscenze, la seconda ha fornito i mezzi.

Sapendo che è l’ambiente che ci sostiene in vita, si doveva capire come arrivare sulla Luna, dove non c’è ossigeno e come fare per restare vivi e ritornarci…La Terra ha molte protezioni che consentono lo sviluppo della vita: fondamentale è il campo magnetico generato dal nucleo ferroso della Terra; esso ci difende dalle numerose radiazioni nocive che provengono dal Cosmo; e non è certo meno importante il “sottile” strato dell’atmosfera indispensabile ad ogni essere vivente.

Dopo aver considerato  che l’ambiente lunare è diverso da quello terrestre, si è dovuto considerare anche che la Luna dista dalla Terra circa 400mila chilometri (teniamo presente che la Stazione Spaziale Internazionale viaggia ad appena 400 km. dalla Terra).

Come vincere la forza di gravità? Si è utilizzata la propulsione a razzo (funziona come quando si gonfia un palloncino e lo si lascia poi andare senza chiudere l’apertura e il palloncino schizza via)

Alla fine della sua lezione, il nostro docente, scienziato-poeta, ci ha regalato la solita bellissima poesia, che questa volta posso riportare qui.

Dove esisti,
sfilacciata Luna dei miei pensieri,
appena una nuvola di chiaroscuri là in alto,
quanto sei reale nel mezzo del cielo diurno?
Può darsi che tu esista solo nella notte
quando la mente perde il Sole del suo Io,
e tu sei fedele compagna del mio cammino,
reale e splendente come il paesaggio interiore,
non so veramente se esisti anche da qualche parte
lassù in cielo,
o la tua vera esistenza è nella notturna luce
della realtà della mia coscienza?

(R. Damiani)

 

UTE: piccole istruzioni di pronto soccorso – De Gasperi.

Oggi il dr. Rigamonti, affiancato da una dr.ssa che lavora in un ospedale milanese, ha continuato a illustrarci il “Pianeta Nonni-Nipotini”, presentandoci i vari modi di intervenire nei tanti casi che si possono verificare durante i momenti in cui i nostri piccoli sono affidati alle nostre cure.

La prima raccomandazione è quella di cercare di valutare la situazione in modo oggettivo, senza trascurare i segnali di pericolo, ma anche senza eccessivi allarmismi. Un atteggiamento improntato a paura immotivata potrebbe influire negativamente sullo sviluppo psicologico dei bambini.

Asma, bronchiti, infezioni batteriche o virali possono provocare emergenze respiratorie. In tal caso, prima di chiamare il medico, bisogna valutare il modo in cui il bimbo respira (affanno, fischio, …), il suo colorito, la reattività e la temperatura corporea; il bambino non va tenuto sdraiato, ma seduto o, meglio, in braccio. Se il bambino soffre di asma allergica è buona norma tenere sempre a portata di mano il Ventolin.

In caso di episodi ricorrenti di vomito e diarrea si può incorrere nella disidratazione: bisogna che il bambino continui a bere a intervalli a piccoli sorsi. In caso di febbre alta, non bisogna coprirlo troppo nè si deve abbassargli troppo la febbre, che serve a combattere l’infezione. Gli antipiretici andrebbero somministrati in orari tali da prevenire i picchi più alti di febbre, che possono causare episodi di convulsioni febbrili, che durano in genere pochi minuti.

Le nostre case sono piene di sostanze che devono essere tenute fuori dalla portata dei bambini: candeggina, detersivi, ammoniaca, medicinali, ma anche vischio e stelle di Natale… E’ buona norma non travasare mai i prodotti pericolosi in contenitori diversi da quelli in cui sono stati acquistati (perchè non capiti di bere candeggina credendola prosecco…!!!), nè si devono trasferire medicinali in contenitori che non riconducano alla loro esatta identificazione. In caso di intossicazione rivolgersi a un ospedale , riferendo con precisione il nome della sostanza ingerita o inalata. E’ importante ricordare di:

  • non indurre il vomito,
  • non somministrare latte o altre bevande,
  • riferire l’ora in cui il bambino ha mangiato l’ultimo pasto,
  • non perdere tempo.

In estate si può andare incontro a colpi di calore; in questi casi il bambino è apatico, è molto caldo, può svenire e allora bisogna bagnarlo, avvolgerlo in lenzuola bagnate in attesa del medico.

bimbo-caduto-dalla-biciSono piuttosto frequenti i traumi, che possono assumere diversa gravità a seconda delle modalità in cui è avvenuto l’infortunio e a seconda della parte del corpo interessata. In caso di trauma cranico è il caso di correre al Pronto Soccorso se il bambino vomita ripetutamente o se piange in modo inconsolabile o appare apatico e poco reattivo. Il semplice bernocolo non deve far paura.

Le ustioni possono essere di vario grado e non si devono mai strappare i vestiti per non rischiare di aggravare i danni; le ferite aperte vanno sempre lavate sotto acqua corrente prima della disinfezione; le contusioni vanno trattate con ghiaccio e antidolorifici.

In caso di inalazione di corpi estranei vanno seguite queste istruzioni.

Ricordiamoci sempre che nulla vale più di un abbraccio per tranquillizzare un bambino che si è fatto male.

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Ed ecco il resoconto di Angela  sulla seconda lezione:

de-gasperiAlle 16, il nostro bravo docente professore Cossi, ha continuato a parlarci di Alcide De Gasperi., partendo dal 1922, anno della Marcia su Roma di Mussolini, molto scenografica, ma che poteva essere fermata. Con questa marcia, Mussolini prende il potere. E’ il re che gli dà il mandato, perché il partito fascista aveva solo 35 parlamentari. Il re, però, aveva il potere di dare il mandato per formare il governo a chi voleva e lo dà a Mussolini. I rappresentanti del Partito Popolare di Don Sturzo vanno al governo con Mussolini.
Nel frattempo diventa papa Pio XI, che è un sacerdote moderato e conservatore. Con lui la Chiesa non accetta né la libertà di coscienza, né la democrazia. Solo più tardi la Chiesa capirà che l’idea di religione di Mussolini è una statolatria (culto dello stato).
Nel 1923 il Fascismo è abbastanza affermato, ma non ha ancora una forma autoritaria. Con la legge Acerbo del 1924, che modifica il sistema proporzionale con quello maggioritario, il Fascismo diventerà un regime totalitario. Nel giugno del 1924 viene rapito e ucciso Matteotti, probabilmente per volontà di Mussolini. Alla fine di quest’anno, il re dà maggiori poteri al regime. I parlamentari non fascisti si ritirano dal governo, ma nel 1926 vengono espulsi. De Gasperi torna in Trentino. Ma è controllato dal regime. Viene arrestato e condannato a 4 anni di carcere, ridotti poi a 2. Per motivi di salute esce prima, ma in libertà vigilata. Non ha più un lavoro. Allora ritorna a Roma, dove, per le sue conoscenze, riesce a impiegarsi come bibliotecario alla Biblioteca vaticana. Fino al 1933 De Gasperi è controllato dal regime fascista. L’11 febbraio del 1929 vengono siglati I Patti Lateranensi. Per De Gasperi i Patti Lateranensi sono un successo per Mussolini. In realtà lo sono anche per la Chiesa perché con essi nasce lo Stato del Vaticano. Alla fine del Fascismo, De Gasperi comincia a tessere rapporti con i vecchi popolari ma anche con i socialisti. E’ contro il comunismo, anche se con i comunisti dovrà parlarci. De Gasperi non è anti-monarchico. Cercano di fargli cambiare idea, ma non ci riescono perché nella neonata Democrazia Cristiana ci sono tanti monarchici. Nel dopoguerra, nasce il governo Bonomi, nel quale De Gasperi è ministro senza portafoglio. Si comincia a parlare di Assemblea Costituente e di epurazione dei fascisti..

 

Il prof. Cossi si ferma qui. Anche questa è stata una lezione molto interessante.

UTE: Neurobiologia della rabbia – Storia del balletto

Il Concerto di Primavera di qualche mese fa ha consentito all’Università della terza Età di Erba di mettere in moto una serie di iniziative a livello provinciale con la lodevole finalità di aiutare la città di Camerino, colpita dal terremoto, di ricostruire spazi destinati ai bambini delle scuole. E’ per ringraziare la nostra associazione che oggi il professor Ciccocioppo dell’Università di Camerino ci regalato una sua bella lezione su NEUROBIOLOGIA DELLA RABBIA: DA VIRTU’ A DIFETTO.

La lezione è iniziata con una citazione dantesca e con un filmato in cui Roberto Benigni recita una parte del VII canto dell’Inferno nel punto in cui parla con rabbia di Filippo Argenti, uno dei responsabili della sua cacciata da Firenze.

La rabbia a piccole dosi può fare anche bene e dare  un senso di gratificazione, perché scatena una scarica di adrenalina  accentuando lo stato di vigilanza e le capacità fisiche; ma se è cronica fa stare male.

La rabbia è un’emozione presente in molte specie animali e può essere definita come la percezione di un segnale esterno che attiva una reazione, a volte anche incosciente.

E’ noto come specie nell’ adolescenza si sia più soggetti a manifestazioni di rabbia e ciò è dovuto al fatto che a quell’età si provano forti emozioni (accompagnate da un tumulto  ormonale) ma il cervello non ancora pienamente maturo (la maturazione arriva a 20 anni di età circa) non è in grado di controllarle. E’ la zona frontale del cervello deputata al controllo delle emozioni e un trauma con lesioni a questa parte del cervello può far orazio-iracambiare il comportamento di una persona.

La propensione alla rabbia viene determinata già nel grembo materno, ma l’ambiente esterno e le relazioni parentali e sociali possono influire sullo sviluppo emotivo e cognitivo del cervello.

“La rabbia è una follia momentanea, quindi controlla questa passione o essa controllerà te.” (Orazio)

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Ed ecco il resoconto di Angela D’Albis sulla seconda lezione di oggi avente per tema “La storia del balletto”

La nostra bravissima docente di musica, professoressa Alessandra Zapparoli, con la collaborazione del professore Francesco Pintaldi, ci ha parlato della storia del  balletto classico europeo dal 1800 all’epoca contemporanea.

All’inizio, ci ha dato alcuni cenni della storia del balletto. Nella Preistoria, l’uomo danzava per manifestare la sua interiorità ed esprimere i propri sentimenti. Poi, con le prime civiltà, la danza acquisisce un valore socio-politico-religioso e si accompagna a manifestazioni religiose o per osannare condottieri o re e imperatori. Tutte le civiltà hanno sviluppato la danza: dalla Cina, all’Antico Egitto, dalla Grecia all’antica Roma.

bolle-e-cignoDopo questo breve accenno, si passa a vedere il filmato preparato dal professor Pintaldi. Il primo balletto è: “Il lago dei Cigni” di Čajkovskij con il ballerino Roberto Bolle.

Durante la visione del filmato, la professoressa ci ha fatto notare la magica atmosfera del balletto e  ha sottolineato che spesso nei balletti c’è il tema dell’amore. Ha aggiunto che ci sono versioni diverse a seconda del coreografo. In questa versione il principe vince la sua battaglia contro il mago malvagio e sposa la principessa in carne ed ossa. Si sente l’atmosfera positiva della vittoria e del trionfo dell’amore e anche la ballerina cambia tutù indossandone uno più lungo che si chiama tutù romantico.

La coreografia è importante perché il balletto rimane lo stesso, è la stessa storia, ma l’interpretazione dell’artista rende ogni versione diversa.

Ritornando alla storia della danza, dall’antica Roma si passa al medioevo e poi al rinascimento. Nel ‘400 la danza viene portata nelle corti rinascimentali di Firenze e Milano e poi da qui in Francia.

Proseguiamo,  poi,  a vedere il filmato. Questa volta la docente ci propone il balletto “ Lo schiaccianoci” sempre di Čajkovskij con il ballerino Mikhail Baryshnikov.La docente ci fa notare come il ballerino si muova come se fosse  una marionetta.

Riprendiamo  la lezione ascoltando il balletto di Khachaturian: Spartacus, che racconta la storia dello schiavo Spartaco. La professoressa ci fa notare la musica avvolgente, la bellezza dei corpi che non sono più corpi ma statue, l’intensità dei gesti e delle espressioni, senza l’uso delle parole.

Proseguiamo con la Sagra della Primavera del 1913. Scandalo assoluto, ballerini seminudi, che racconta la scelta per un sacrificio di una fanciulla in un villaggio preistorico. Qui la coreografia è modificata e la storia si svolge non nella preistoria, ma in Russia.

Infine, l’ultimo video è dei Momix, una compagnia di ballerini-acrobati fondata nel 1980.

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Grazie, Angela! Il tuo aiuto è preziosissimo!

E’ inutile forse aggiungere che le due lezioni di oggi sono state veramente molto, molto belle ….

Poesia: Il ricordo di un amico ( D. M. Turoldo)

Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto,
quanto il ricordo di un amico,
la gioia della sua confidenza
o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui
con assoluta tranquillità;
appunto perché amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano,
di evocarlo per sentirlo vicino,
quasi per udire la sua voce
e continuare colloqui mai finiti.

(Padre David Maria Turoldo)

UTE: Leonardo – Gandhi.

Oggi la nostra docente Manuela Beretta ci ha accompagnato con sapienza dentro al mondo di Leonardo da Vinci e in particolare dentro la sua opera più famosa: l’Ultima Cena, custodita nel refettorio annesso alla basilica di S. Maria delle Grazie a Milano.

Leonardo arriva a Milano all’età di 30 anni, già famoso, su invito di Ludovico il Moro, che, per alcuni anni però non gli commissiona nessuna opera, non avendo molta fiducia nelle sue capacità.  La sua prima opera milanese fu la “Vergine delle Rocce”, commissionatagli da una Confraternita cittadina. Nel 1494-1495 viene chiamato dai Domenicani a decorare il refettorio del loro convento  attiguo alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, destinata ad ospitare le tombe degli Sforza.

. In ogni refettorio domenicano erano tradizionalmente rappresentate la Crocifissione e, sul lato opposto, l’Ultima Cena: a Leonardo fu affidata quest’ultima. L’impostazione dell’opera risente certamente delle indicazioni teologiche ed iconografiche date all’artista dall’abate del convento, Vincenzo Bandello.

cenacolo-vinciano-1Nella tradizione fiorentina erano già presenti altre opere di pittori famosi sullo stesso tema, ma Leonardo è un innovatore e stravolge i canoni fino ad allora seguiti: * la scena è situata ad altezza del primo piano perchè chi aveva locali da affittare in Palestina, affittava proprio il  piano superiore, sopra la parte abitata abitualmente dai proprietari; *i personaggi non sono a grandezza naturale, ma più grandi e si pensa che Leonardo usasse proiettare le sagome dei soggetti da dipingere tramite l’accensione di lanterne; *le figure degli Apostoli sono tutte in movimento, raggruppate a tre a tre e quelli più vicini a Gesù reagiscono in modo più deciso e vivace alle  parole ” Uno di voi mi tradirà ” , mentre i più lontani pare non abbiano ben capito quello che sta accadendo; *innovativo è anche lo studio degli effetti della luce del sole su personaggi e oggetti.

Purtoppo il Cenacolo non è stato dipinto con la tecnica dell’affresco, molto resistente alle ingiurie del tempo, perchè il modo di lavorare di Leonardo mal si conciliava con le tempistiche di questa tecnica pittorica, di conseguenza già dopo 20 anni si cominciarono a vedere i primi danni. Numerosissimi furono i restauri nel corso dei secoli e solo ultimamente si è riusciti a riportare alla luce quanto di autentico resta del capolavoro di Leonardo. Quel che possiamo vedere oggi può solo darci una pallida idea dello splendore originario di quest’opera.

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La professoressa Mariella Russo ha cominciato oggi a parlarci di “Violenza e non-violenza”” partendo da uno dei personaggi più carismatici del secolo scorso: Mahatma Gandhi.

gandhiDopo alcuni cenni sui suoi primi anni di vita e sul suo precocissimo matrimonio, la nostra docente ci ha illustrato il suo percorso formativo: gli studi universitari a Londra e la conseguente occidentalizzazione, il ritorno in India e il trasferimento in Sud Africa per esercitare il suo mestiere di avvocato a difesa dei suoi connazionali schiavizzati dai coloni inglesi. Nell’esercizio della sua professione cerca sempre di comporre le controversie, nella convinzione che nessuno possiede tutta la verità e che  si deve sempre cercare di capire il punto di vista dell’altro inteso come fratello.

Da non-credente quale era sempre stato, viene molto colpito dalla lettura del Vangelo, nel quale riconosce le parole dei religiosi che la madre invitava a casa per leggere i libri sacri delle varie religioni indiane e ne dedusse che Dio ha parlato a tutti i popoli secondo le loro condizioni e secondo la loro cultura. Conoscendo il Cristianesimo (così tradito dai colonizzatori), Gandhi riscopre la religione dei suoi padri.

E’ a questo punto che si spoglia delle sue ricchezze e impone alla sua famiglia scelte molto dure, perchè ormai la sua famiglia è la comunità indiana. Quando vengono promulgate leggi razziste e discriminatorie , Gandhi non ricorre al terrorismo, come alcuni  suoi connazionali, ma propugna la necessità di una resistenza non-violenta: disobbedire  alle leggi ingiuste, accettando la prigione o i lavori forzati. Quando riesce ad ottenere un accordo col generale Smuts, Gandhi subisce un attentato, ma non denuncerà il suo assalitore, riconoscendo che questi aveva agito per ignoranza, non riuscendo a capire il valore dell’accordo raggiunto.

E’ stato un pomeriggio splendido: sono state due lezioni veramente appassionanti. La sala era gremita e, uscendo, tutti manifestavano il loro vivo apprezzamento per quanto era stato proposto alla loro attenzione.

UTE: Manzoni tra classicismo e romanticismo – Come è fatto il cervello.

manzoniore 15: Don Ivano Colombo ci presenta il Manzoni degli inizi, il Manzoni meno noto. Dopo aver tratteggiato le vicende della sua vita (a questo proposito il nostro docente ci ha svelato anche particolari piuttosto piccanti, e a me sconosciuti, riguardanti la famiglia Manzoni) e la sua formazione giovanile,  don Ivano ci ha fatto rilevare come la critica del De Santis, a lungo ritenuta la più autorevole, pecchi di un limite macroscopico: quello di ritenere che con l’avvento del romanticismo, si fosse creata una scissione netta col periodo precedente del classicismo. E’ facile invece constatare dagli scritti manzoniani come il carme “In morte di Carlo Imbonati” (e come anche nel Foscolo) la formazione culturale classica continui a permeare tutta l’opera del Manzoni, anche quando diventa più forte l’influsso degli ideali romantici

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cervello-umano

ore 16: Il dr. Alberto Lissoni, con la sua consueta chiarezza e semplicità di linguaggio e con l’aiuto di molte diapositive, ci ha introdotto nell’ affascinante e sorprendente anatomia del cervello umano.

Conoscerne le varie parti e le loro funzioni è stato molto interessante e si rimane veramente strabiliati nel rendersi conto di quale meravigliosa “macchina” esso sia…. Per questo dobbiamo averne la massima cura e acquisire tutte quelle abitudini e quei comportamenti che consentono di preservarne più a lungo la funzionalità.

Grande pubblico alla mostra!

Ieri sera abbiamo finalmente inaugurato la mostra che ha preso spunto dalla fine della Grande Guerra.

Alle nove il Concerto della corale “CONVIVIA MUSICA”,  diretta dal M.° Marco Testori, ha veramente commosso tutti i presenti con i canti che ricordano la guerra vista dal punto di vista delle donne. Una grande sensibilità trapelava da ogni esecuzione.

Il Sig. Donzelli, sua mogle Milena e il parroco don Claudio.
Il Sig. Donzelli, sua mogle Milena e il parroco don Claudio.

Al termine, abbiamo inaugurato la nostra mostra intitolata “MAI PIU’ LA GUERRA!”: erano esposti oggetti e cimeli dell’epoca, rigorosamente autentici, messi a disposizione da un appassionato collezionista della nostra parrocchia: il Sig. Donzelli,  a cui va il nostro sentitissimo grazie!

C’è stato poi un lungo lavoro di raccolta di foto e documenti, di costruzione del video abbinato alla mostra, di catalogazione del materiale e infine dell’allestimento dell’evento.

A giudicare dalla reazione dei tanti presenti all’evento, credo si possa dire, senza falsa modestia, che il lavoro è stato molto apprezzato. E’ stata anche gradita l’iniziativa di dedicare la visita alla mostra alla memoria di un familiare caduto in guerra.

E’ poi da notare con commozione quanto sia diversa la guerra raccontata nella sua atroce realtà dai reporter,img_20180922_224735_resized_20180923_094815924 da quella raccontata dai soldati alle loro famiglie; dalle cartoline e soprattutto dalle foto scattate nei momenti di pausa, traspare evidente l’intenzione di rassicurare i parenti in ansia per la loro sorte.

La mostra resterà aperta tutto il giorno oggi, sabato pomeriggio 29 e tutta la domenica 30 settembre; a richiesta potrà essere aperta anche durante la settimana. Già ci sono pervenute richieste da parte delle scuole.