UTE: F.I.L. e Life skills (sintesi di A. D’Albis)

La dottoressa Todaro ha presentato due argomenti veramente interessanti. Nella prima parte, ha spiegato che cosa è il F.I.L. (Felicità Interna Lorda) e nella seconda parte ha chiarito cosa sono le Life Skills (Competenze Vitali) e ci ha indicato come il loro sviluppo possa farci raggiungere un certo grado di felicità.

Esaminiamo prima che cosa è il F.I.L.

Il F.I.L. è un nuovo concetto di felicità, concreto e possibile per tutti, ma non automatico. Il F.I.L. è possibile per le persone che lo conoscono e lo coltivano.

Il concetto filosofico di felicità, invece, è teorico, valido per tutti, ma irraggiungibile (concetto di Chimera).

Queste ricerche evidenziano quali sono gli elementi perché una persona possa ritenersi felice. Sono parametri oggettivi, che poi vengono rivisti  soggettivamente, cioè ognuno di noi percepisce questi parametri oggettivi come più o meno importanti.

La felicità interna lorda è un concetto per cui la felicità umana è possibile non perché si creano delle condizioni così favorevoli che corrispondono al nostro concetto di felicità, ma perché, a prescindere da quello che ci capita nella vita, abbiamo la capacità di saper godere di quello che si ha. Questo non è un accontentarsi, ma dare un senso a quello che si ha tanto da essere appagati e non soffrire per quello che manca. E’ una predisposizione interna.

La dottoressa ci illustra ora le 5 dimensioni della felicità:

Valori, cura di sé, tempo, progetti, relazioni.

Poi illustra le 6 caratteristiche chiave che, secondo i ricercatori, sono condivise dalle persone felici. Continue reading “UTE: F.I.L. e Life skills (sintesi di A. D’Albis)”

UTE: Leopardi – A. De Gasperi. (sintesi di Angela D’Albis)

infinito-leopardiAlle 15.00 Don Ivano Colombo ci ha parlato del Leopardi riferendosi agli scritti del biennio 1817- 1819.
Non tutti sanno che 200 anni fa sono apparsi nell’edizione a mano gli “Idilli” che rappresentano il pensiero poetico più che filosofico del grande Leopardi.
Questi “Idilli” sono conosciuti da noi perché li abbiamo studiati a scuola.
Essi sono il meglio della produzione leopardiana, ma anche della nostra letteratura. Nel biennio 1817-1819 Leopardi compone due “piccoli” idilli:
“L’ Infinito” e “Alla luna”, scritti a mano. Essi verranno stampati nel 1831 e a “Alla luna” verranno aggiunti di pugno del poeta due versi (il 13 e il 14) nel 1835. Leopardi morirà nel 1837.
Il problema sottolineato da Leopardi in queste poesie è la ricerca della “salvezza”.
Quando parliamo di salvezza di solito intendiamo la fuoriuscita da una condizione esistenziale di malessere per il rotto della cuffia. La salvezza, invece, è, per Leopardi, la realizzazione del vivere.
Leopardi vive in una famiglia che lo soffoca. Si trova a vivere anche geograficamente in una periferia estrema di uno stato, quello pontificio, a Recanati, un paesino in provincia di Macerata.
Anche il periodo storico che vive è quello della Restaurazione che vuole cancellare i segni e i ricordi delle nuove idee nate dal furore rivoluzionario e dalle campagne avventurose di Napoleone.
Confinato in questa famiglia e in questo contesto storico-geografico-esistenziale, Leopardi, che aveva solo 21 anni nel 1819, si sente soffocato, tenta la fuga, ma fallisce.
Il poeta ha una visione del mondo grandiosa, cerca l’amore, ma anch’esso rimarrà sempre platonico.
Ha un’educazione “sensista”, ma capisce che non può rimanere legato ai sensi e arriva all’intuizione che deve uscire dal soffocamento e librarsi nell’infinito, infinito che è “natura”: al di là della siepe c’è l’immensità della natura.
Leopardi intuisce anche che l’uomo è fatto per essere libero interiormente; la vera libertà si costruisce dentro. La “salvezza” sta nell’”immaginazione” e nel “ricordo”, che aiutano l’uomo ad uscire da un presente soffocante per spaziare oltre il presente, verso la vera libertà che è quella interiore.
Questo esercizio di ricerca della libertà interiore, che il Leopardi intraprende con le sue poesie, è un esercizio valido per tutti gli uomini. Il POETA, quindi, è colui che riesce a travalicare i tempi, per cui la sua poesia è valida per tutti i tempi e per l’intera umanità.
Il docente passa ora a spiegare la bellissima poesia “L’Infinito”, dove Leopardi condensa la sua visione della vita, maturata nel1819.
La lirica è scritta in endecasillabi sciolti; ricorrono spesso le lettere nasali (M e N), che ci immergono nell’infinito come un respiro, e le lettere “liquidi” (R-L) che ci cullano come le onde del mare.
Don Ivano passa poi alla spiegazione della poesia “Alla luna”. La lirica è scritta in 16 versi endecasillabi sciolti, di cui il 13 e 14 sono stati aggiunti dal poeta in seguito.
La poesia si svolge tra l’evocazione iniziale “O graziosa luna” e quella del verso 10, “O mia diletta luna”.
In questa poesia l’immersione nella natura circostante è raggiunta con l’ammirazione della luna.
Il poeta si rispecchia alla sua luce e allevia, così, la condizione dolorosa della vita.
Molto bella questa lezione sul grande Leopardi. Grazie Don Ivano!

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alcide_de_gasperi_2Alle 16.00, il prof. Cossi conclude il ciclo delle sue lezioni su Alcide De Gasperi. Purtroppo, il tempo non è stato sufficiente per portare a termine il programma che si era proposto di svolgere. Confida di poterlo terminare in un altro momento.
In questa lezione ci parla del secondo governo De Gasperi del 1946.
Nella scorsa lezione ci aveva già anticipato che in questo governo i poteri di De Gasperi aumentano. Oltre a essere Primo Ministro e Ministro degli Esteri, diventa anche Ministro dell’Interno. E’ un periodo delicato per l’Italia. Il paese esce distrutto dalla guerra, povero, anche perché non abbiamo le risorse. Anche la situazione internazionale è precaria, come è stato già spiegato nella scorsa lezione.
Nel ’46, la DC è ancora in coabitazione con il Partito Comunista. C’è qualcuno, però, che non vuole questa coabitazione con i comunisti. Non solo la Chiesa non la vuole, ma anche alcuni esponenti democristiani, per esempio Gronchi.
Alle elezioni amministrative del 1946, la DC perde voti che vanno a un nuovo partito: il Partito dell’Uomo Qualunque. Questo partito si presenta soprattutto nel Centro e nel Mezzogiorno. I voti sono soprattutto quelli della Chiesa. Il Partito dell’Uomo Qualunque durerà poco e si scioglierà già nel 1948. Chi lo ha votato, lo ha fatto come scelta temporanea e punitiva. Tuttavia, questa scelta rafforza la destra.
Nel frattempo, alla fine del ’46 e agli inizi del ’47, De Gasperi riceve un invito ad andare negli Stati Uniti.
De Gasperi accetta l’invito e si reca negli U.S.A. per fare delle richieste. Chiede agli Stati Uniti degli aiuti economici che vadano almeno fino all’estate del ’47.
Gli Stati Uniti vogliono la garanzia che la DC resti al potere. De Gasperi non può garantire niente, ma nel gennaio del ’47 c’è una scissione all’interno del Partito Socialista. Si forma il PSDI. C’è la crisi di governo e De Gasperi chiede a Saragat di partecipare al governo, ma Saragat non se la sente di rompere totalmente con i socialisti. Si forma così il terzo governo De Gasperi, appoggiato ancora dai comunisti. Il ministro dell’interno è Mario Scelba.
C’è ancora il problema del disarmo interno perché sia la sinistra sia la destra hanno dei militanti armati. A causa delle condizioni economiche difficili, potrebbe scoppiare una rivoluzione. Per scongiurare questo pericolo, Scelba fa una riforma della pubblica sicurezza. Promuove l’epurazione di tutti i partigiani della pubblica sicurezza sia con incentivi economici (la buona uscita) sia con trasferimenti mirati che provocano dimissioni volontarie.
Ma c’è ancora il grosso problema economico da risolvere.
Vengono decisi dei provvedimenti per tagliare la spesa pubblica e per abbassare l’inflazione.
La sinistra è d’accordo su questi provvedimenti, ma vorrebbe una certa gradualità.
De Gasperi capisce che bisogna rompere con i comunisti, ma né lui, né i due partiti di sinistra vogliono fare il primo passo.
A questo punto, De Gasperi si dimette. E’ aperta ufficialmente la crisi che porterà all’esclusione delle sinistre dal governo nazionale.
ll capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, avvia le consultazioni per l’assegnazione dell’incarico per la  formazione del nuovo Governo e incarica Francesco Saverio Nitti.
Fallito il suo tentativo di formare un governo di larga coalizione, Nitti rinuncia al mandato che viene assegnato a Vittorio Emanuele Orlando che, incontrate le stesse difficoltà, rinuncia.
Infine, l’incarico sarà di nuovo assegnato a De Gasperi.
Nasce così il IV governo De Gasperi, il primo senza i comunisti.
Il docente si ferma qui perché il tempo è terminato, ma promette di trovare un altro momento per concludere questo argomento che ci ha veramente interessato e appassionato.

E penso…..

serenitaCerco il silenzio, // desidero il silenzio,// per trovare me stessa// e il senso del vivere// e penso….

Cerco la serenità,// desidero la serenità,// l’ho trovata facendo// una scelta forte e pesante// e penso….

Stanno cambiando i valori,// si ritagliano i contorni,//rimane un senso di pulito,// si fa più profondo il respiro,// ti accorgi che puoi sorridere agli altri// e penso….

Perdi ogni motivo di giudizio,// prendono radici affetto e comprensione// non esiste discrimine// perché c’è un filo che ci unisce e ci accomuna// e penso…..

Questa svolta // mi rende serena,// capace di assaporare e approfondire//momenti felici e momenti amari, // decisa a non più giocare con la vita//e penso…

Mi sento pronta // a camminare //lungo un sentiero// che sta finendo //e penso….

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E’ questo il regalo di Natale più caro che ho potuto ricevere quest’anno; l’ho trovato  solo ieri nella posta al mio rientro a casa dopo una lunga assenza.

La mia amica P.  mi ha regalato questo suo scritto, che lei chiama “sfogo”, ma che io preferisco chiamare poesia.  Dalle sue parole traspare una grande serenità  e un senso di riconciliazione con la vita e con il mondo conquistati con tenacia superando momenti di difficoltà piccole e grandi.

Il tuo esempio, cara amica, mi dà coraggio e per questo ti dico il mio più sentito e affettuoso “Grazie!!”

Santo Brenna era mio padre…

Il mio amico Marco racconta:
Nato nel 1921, rimase orfano a 5 anni della madre, morta partorendo la sorella Angela. Un altro fratello, Gaetano era nato nel 22. A 14 anni perse anche il padre, mio nonno Antonio, a causa di una ferita, mentre tagliava un albero nel podere dove era fattore.
Mio padre già lavorava dall’età di 11 anni alle Coltellerie di Caslino e con il fratello muratore, accudivano da soli la sorellina. Poiché era di carattere ribelle, si attirò le ire del Podestà di Proserpio e del Parroco che riuscirono a sottrarre ai due fratelli la sorellina, che venne portata alle Stelline di Milano e poi adottata da una famiglia con la quale mio padre non volle mai avere rapporti, trattandosi di impiegati fascisti della EIAR.
Lui divenne comunista durante la guerra, ma anche da ragazzo aborriva il Regime e i suoi esponenti o adepti.
Nonostante fosse orfano, a 19 anni, venne arruolato e inviato a Ventimiglia dove rimase alcuni mesi, quando fu dichiarata guerra alla Francia, senza partecipare ad alcuna operazione. Invece, credo a metà del 41, venne tradotto in Russia e partecipò alla riconquista di una postazione nei pressi di Nowo Kalitwa (era nella fanteria d’assalto) meritandosi la croce di guerra e acquisendo il grado di sergente maggiore. Purtroppo nelle varie peripezie smarrì la maggior parte dei documenti e non mi parlava volentieri di quanto aveva vissuto. Comunque, a quanto ricordo, partecipò alla disastrosa ritirata del Don e la conseguenza fu il parziale congelamento dei piedi.
Di  quei momenti raccontava solo con piacere l’episodio dell’incontro insperato con suo fratello sulla via del ritorno. Successivamente si sbandò (non so se disertò o se fu in seguito all’armistizio) e comunque, dopo qualche mese di latitanza, venne preso dai tedeschi e mandato in un campo di lavoro in Germania da dove fuggì dopo qualche mese. Arrivò con mezzi di fortuna in Svizzera dove conobbe degli antifascisti che lo indirizzarono alla Brigata Giustizia e Libertà nel Cuneese, comandata da Giorgio Bocca (da ragazzo ricordo che teneva da conto un libro dello scrittore con dedica autografa che purtroppo ho smarrito). Rimase aggregato ai partigiani fino al 25 aprile e al ritorno a casa ebbe l’amara sorpresa di sapere che i genitori adottivi della sorella si erano impossessati della sua misera abitazione vendendo tutti i mobili e gli oggetti suoi dei miei nonni. Conoscendo il suo carattere incazzoso, non oso immaginare quale fu la reazione!
Mi spiace di non aver annotato i racconti che sentivo da piccolo, che allora non è che mi interessassero molto e con mio zio non ne ho mai parlato o, se sì, non ricordo.
Ti allego il diploma della decorazione, un encomio del Sindaco di Proserpio e delle foto, purtroppo tutto in cattivo stato di conservazione.
marco
L’ ho già detto tante volte: sono molto fortunata perché ho degli amici straordinari.
Oggi è la volta di Marco, che mi regala la storia  di suo padre.
E’ una storia che ci dà uno spaccato di un’epoca non troppo lontana, che a volte rischiamo di mitizzare senza penetrarne davvero l’asprezza, la forza, il dolore e senza comprendere appieno i sacrifici di quelli che l’hanno vissuta e che oggi possiamo chiamare eroi senza timore di essere troppo retorici.
Grazie Marco!

UTE: Non-violenza – Racconti per ridere. (sintesi di Angela D’Albis)

Oggi alle 15.00, la professoressa Russo ci ha parlato di tre seguaci della teoria di Gandhi della non violenza, due italiani (Aldo Capitini e Danilo Dolci) e uno famosissimo, M.L.King, dei quali non era riuscita a parlare la volta scorsa.
ALDO CAPITINI (nato a Perugia il 23 dicembre 1899 e morto nella stessa città il 19 ottobre 1968), è stato un intellettuale, studioso e filosofo antifascista.
Egli si chiedeva come mai la Chiesa avesse potuto fare un concordato con uno stato violento come quello fascista. Per lui il Concordato era vivere il Vangelo. Per questo comincia a staccarsi dalla Chiesa Cattolica, mantenendo, però, sempre uno sguardo religioso sulle persone, ma anche sugli animali che considerava fratelli, come San Francesco.
Per questo motivo è diventato vegetariano, in un periodo storico in cui essere vegetariani non era di moda.
Capitini considerava fratelli tutti gli uomini e li ascoltava tutti, dal più onesto al più disgraziato.
Nel 1924 vinse una borsa di studio presso la Scuola Nazionale Superiore di Pisa.
Il suo professore, Giovanni Gentile, teorico del Fascismo, gli propose di redigere una prefazione a un libro su Gandhi. Capitini si innamorò di questa figura e, non solo l’ammirò, ma la imitò.
Non prese mai la tessera fascista e  questo stroncò la sua carriera universitaria e perse il lavoro precario e poco pagato che gli permetteva di mantenersi.
Tornò a casa dai suoi e si manteneva con saltuarie lezioni private, schedato dalla questura.
Capitini affermava che la non violenza bisogna sperimentarla e continuò a manifestare le sue idee antifasciste. Venne arrestato e mandato in prigione. Rifiutò sia il Fascismo sia la Lotta Armata dei partigiani, perché per lui anche loro erano violenti.
Alla fine della guerra e con la caduta del Fascismo, fu nominato professore universitario e cercò di attuare alcune sue idee.
Cercò di realizzare un primo esperimento di democrazia diretta fondando i Centri di Orientamento Sociale (COS) che durarono solo tre anni (dal 1945 al 1948) perché osteggiati sia dai politici di maggioranza sia di opposizione. Provò poi con i Centri di Orientamento Religioso (COR), perché pensava che vivere il Vangelo potesse diventare una rivoluzione. Anche questi Centri furono osteggiati dalla Chiesa. Capitini riuscì a collaborare con Don Primo Mazzolari e Don Milani.
Capitini combatté anche affinché l’ OBIEZIONE CI COSCIENZA non fosse più un reato in Italia.
Nel 1961 organizzò la Marcia per la pace Perugia-Assisi, che si tiene ancora oggi
In tutta la sua vita, Capitini considerò sempre Gesù Cristo un suo fratello in terra.

La lezione continua con Danilo Dolci, il Gandhi di Sicilia (1924-1997).
Dopo la guerra studia prima alla Sapienza di Roma e poi frequenta il Politecnico di Milano
Durante gli anni universitari decide di lasciare tutto per aderire all’esperienza di NOMADELFIA, comunità animata da don Zeno Saltini.
Dal 1952 si trasferisce in Sicilia in un paese poverissimo dove cerca di far parlare la gente. I Siciliani difficilmente parlano, ma con Dolci parlano tutti e la gente non ha più paura di esprimersi.
In Sicilia promuove lotte nonviolente contro la mafia e per il diritto al lavoro.
Promuove numerose proteste non violente come lo sciopero della fame, lo sciopero alla rovescia (i disoccupati si mettono a lavorare gratis a aggiustano una strada comunale abbandonata).
Vengono arrestati e poi rilasciati tutti, tranne Dolci che viene accusato di scrivere libri in cui denuncia il legame dei politici con la mafia.
Sconta 50 giorni di carcere.
Tuttavia, organizzando un digiuno di 1000 persone riesce a far aprire una diga che dà lavoro a 6000 famiglie e istituisce un Consorzio per la distribuzione dell’acqua della diga, controllata dalla mafia, prima che essa riesca a intervenire.
Ha promosso anche innovazioni nell’ambito educativo, organizzando delle scuole, perché, per lu,i tutto comincia dall’educazione dei bambini.
Di lui hanno detto che “mette in pratica il Dio in cui crede” e “ porta le cose alte a contatto con gli umili”.

martin-luther-kingL’ultimo personaggio che ci presenta la professoressa è: Martin L. King.
Pastore protestante della Chiesa di Montgomery in Alabama, King è stato apostolo instancabile della resistenza non violenta negli anni ’50 e ’60 in America.
Erano anni in cui la discriminazione razziale era molto forte negli U.S:A.
Dopo l’episodio di razzismo nei riguardi di Rosa Parks sull’autobus nel 1955, M. L. King organizzò azioni non violente di boicottaggio e marce di protesta. Fu arrestato varie volte.
M. L. King ha sempre dimostrato coraggio, senso di giustizia, coscienza e cuore.
Parecchi bianchi si unirono a lui.
Finalmente, nel 1956, la corte Suprema dichiarò che la segregazione era contro la Costituzione.
Questo, purtroppo, rimase solo sulla carta e le discriminazioni continuarono ancora per dieci anni.
Nel 1964 il presidente Johnson promulgò una legge che dichiarava la discriminazione illegale.
M. L. King venne assassinato il 4 aprile 1968.
“Chi segue la non violenza deve rinunciare alla vita comoda”.
“La più grande tragedia del nostro tempo non è il chiasso dei cattivi, ma il silenzio spaventoso delle persone oneste”.
M. L: KING

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Alle 16 il prof. Galli termina il suo corso sui “Racconti da ridere” con la quarta parte.
Comincia con Pirandello e ci legge una novella nella quale si parla di un uomo che si sveglia tutte le notti. La moglie è seccata anche perché pensa che il marito sogni belle donne. In questa novella, oltre alla comicità, c’è la visione pessimistica della vita da parte dell’autore.
Il professore ci ha spiegato che spesso l’umorismo nasce dall’esagerazione di certe situazioni che si vivono nella quotidianità.
Ci legge due racconti di Benni. Uno parla di una visita in una casa di cura e l’altro è una presa in giro del Servizio militare..
Poi, il docente ci presenta due racconti di Beppe Severgnini, tratti dal suo Manuale del luogo domestico, uno ambientato in un supermercato, l’altro parla di una famiglia che va a sciare.
Per ultimo, legge alcuni passi tratti dai libri di Paolo Villaggio. Ci dice che Paolo Villaggio è uno degli scrittori più importanti e che il suo personaggio, Fantozzi, rappresenta molte cose. La figura dell’impiegato è spesso usata in letteratura, anche classica e drammatica. Villaggio la usa in versione umoristica.
fantozzi-e-filiniIl primo racconto che il docente ci legge di Villaggio racconta la tragica esperienza di una gita in pullman da parte di un gruppo di impiegati.
Il secondo racconta una sfida calcistica tra quarantenni. I due racconti sono molto divertenti, anche perché trattano di situazioni sociali che spesso abbiamo vissuto anche noi.
Grazie al professor Galli per queste lezioni che ci hanno divertito e rilassato!

UTE: scritti di Leonardo – racconti per ridere. (resoconto di Angela d’Albis).

Il professore Don Ivano Colombo ci ha parlato oggi degli scritti letterari di Leonardo da Vinci, donandoci un’immagine di Leonardo un po’ poco nota. Infatti, noi conosciamo Leonardo più come artista-pittore e scienziato, meno come scrittore, anche perché l’artista ha scritto senza avere intenti letterari.
Il docente ci ha consigliato prima una bibliografia per approfondire, proponendo i seguenti testi:
Silvia Alberti de Mazzeri
LEONARDO, L’UOMOE IL SUO TEMPO
Rusconi, 1983
Leonardo da Vinci
SCRITTI LETTERARI
(a cura di Augusto Marinoni)
BUR Rizzoli, 1952
Francesco Tateo

ALBERTI, LEONARDO E LA CRISI DELL’UMANESIMO

LIL.12 – Laterza, 1971

Dopo questa introduzione, Don Ivano prosegue sottolineando che Leonardo, pur essendo nato da genitori che lo hanno avuto per caso (la madre contadina e il padre notaio) e pur essendo vissuto con il nonno e uno zio senza avere alcuna formazione scolastica, è diventato un genio!
Egli non aveva una cultura umanistica, non conosceva né il greco né il latino (lingua ufficiale del tempo), ma parlava e scriveva nel volgare toscano. Abitando col nonno e con lo zio, però, aveva sviluppato l’amore per la campagna e per la natura.
A Leonardo è mancata la scuola, ma non lo studio personale; è mancato un lavoro intellettuale metodico, ma ha sviluppato innumerevoli interessi che hanno dato i loro frutti.
Leonardo affida le sue riflessioni ad appunti sparsi, che non hanno pretese letterarie. Egli non aveva propensione allo scrivere, anzi provava un certo disgusto per la poesia. Tuttavia, è innegabile che Leonardo abbia avuto un ruolo importante nello sviluppo della nostra letteratura in volgare.
L’opera che ha più valore letterario è “Il trattato della pittura”. Quest’opera costituisce un lavoro impegnativo nel quale Leonardo riflette sulla pittura e la ritiene superiore alla poesia.
“Il trattato della pittura” è anche un’opera divulgativa ed è scritta in lingua volgare. Le parole usate per descrivere la pittura sono così efficaci che quest’opera, a dispetto dell’autore, diventa un testo di alto profilo letterario.
In effetti, Leonardo, volendo descrivere a parole ciò che poi esprimerà nel disegno, usa parole efficacissime e appropriate alla scena che vuole rappresentare. La pagina più bella è quella nella quale descrive “Il Diluvio”, dove lui trova le parole per descrivere un quadro naturalistico con espressioni che sono veramente grandiose.
Leonardo, quindi, è un “illetterato” che non si prefigge di diventare un uomo che produce letteratura.
Tuttavia, ci ha lasciato le sue riflessioni in appunti sparsi che poi sono stati raccolti in:
“ I Pensieri”, dove si nota il suo interesse per tutto ciò che lo circonda e dove troviamo affermazioni che assumono la forma e la sostanza di proverbi o barzellette;
“Le Facezie”: racconti brevi di tipo moraleggiante;
“Le Favole”: testi più impegnati dal punto di vista letterario, legati al periodo milanese di Leonardo, quando, alla corte di Ludovico Sforza detto il Moro, cerca di entrare nelle grazie del signore di Milano, anche per ricevere un compenso in danaro;
“Il Bestiario” una sorta di antologia che ha per protagonisti gli animali;
“Le Profezie”: specie di indovinelli, proposti ai presenti, i quali devono dimostrare di capire ciò che viene detto.
Per finire, Leonardo non disdegna di mettersi a scrivere e anche nella scrittura emerge il suo genio.
Oggi viene riconosciuto che anche per quello che ha lasciato di scritto, egli merita attenzione e rispetto, pur dovendo apprezzare la sua eccellenza nel campo artistico-pittorico e la sua genialità nel campo delle scienze applicate.
Grazie a Don Ivano per questa splendida lezione!

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Alle ore 16.00, il professor Galli ci ha allietato con la lettura di due racconti umoristici, uno americano e l’altro italiano.
Riprendendo il tema della “letteratura del ridere”, il docente ha ribadito che narrare è una componente essenziale della nostra personalità.
Attraverso il romanzo, le diverse identità dei personaggi ci fanno scoprire la nostra identità. Perciò, se apprezziamo un romanzo è perché esso ci parla di noi.
Ci ha parlato, poi, della BIBLIOTERAPIA, un metodo di terapia, prevalentemente utilizzato in ambito psicoterapeutico, che ricorre alla lettura di libri come terapia per individui con disturbi psichici. Il medico propone dei percorsi di lettura scelti e pensati per il singolo paziente e per il momento che sta vivendo. Oggi questa pratica è diffusa in tutto il mondo, soprattutto nei paesi anglosassoni.
Prima di passare alla lettura del primo racconto, il docente ha sottolineato che non è facile far ridere e che ogni nazione ride a suo modo perché spesso l’umorismo è legato alla cultura del luogo e quello che può far ridere un popolo non fa ridere un altro.
Passa alla lettura di un racconto americano “Natale significa dare” di David Sedaris.
E’ un tipico racconto americano dove si ironizza su certe usanze tipiche della nostra società occidentale, usando l’esagerazione.
L’altro racconto è di Stefano Benni: “Papà va in tv”.
E’ un racconto umoristico che ironizza su noi italiani che siamo succubi della televisione e che diventa l’unica fonte di informazione. Anche in questo racconto si esagera la situazione, ma si sottolineano anche alcune negatività dei programmi televisivi che hanno successo solo grazie all’audience.

UTE: Natale 2018 (resoconto di Angela D’Albis)

PRESENTAZIONE, LETTURA E ANALISI de: ”IL NATALE” di Alessandro Manzoni
docente: Don Ivano Colombo

CONCERTO NATALIZIO DEL CORO U.T.E

Alle ore 15.00, il nostro docente Don Ivano Colombo, nella sua riflessione sulla festività del Natale, ha presentato, letto e analizzato l’Inno “Il Natale” di Alessandro Manzoni.
Tra gli Inni Sacri, “Il Natale” occupa il terzo posto, quello centrale. Prima ci sono:” La Risurrezione” e “Il nome di Maria”, poi vengono “La Passione” e “La Pentecoste”.
Ne “Il Natale”, Manzoni affronta il mistero dell’Incarnazione. Lo scrive nel 1813, a poca distanza dalla sua conversione che sente ancora viva e la vuole compartecipare agli altri.
L’intento di Manzoni è anche di parlare alla gente e di presentare “il mistero” dell’Incarnazione.
Il docente ci ha spiegato che la parola “mistero” vuol dire semplicemente “fatto”.
La nascita di Gesù è un “fatto”, qualcosa di realmente accaduto, ma che diventa “mistero” perché non può essere spiegato con parole umane.
Tuttavia, allo scrittore interessa non solo il “fatto” della nascita, ma come, con questa nascita, Dio inizi la sua opera di “Salvezza”.
L’Inno “Il Natale” è costituito da 16 strofe, ciascuna di 7 settenari, versi di 7 sillabe.
La rima è piuttosto libera.
Possiamo dividere l’Inno in due parti di 8 strofe ciascuna (8+8).
La prima parte si può ancora suddividere in due parti di 4 strofe ciascuna (4+4).
La seconda parte, invece, la suddividiamo in 6 + 2 strofe.
Nelle prime 4 strofe della prima parte, Manzoni parla della “salvezza” dell’uomo dal peccato e paragona l’uomo a un masso che, una volta caduto, non può più risollevarsi senza un aiuto.
E’ la condizione dell’uomo peccatore che con le sue sole forze non può rialzarsi. Ha bisogno della Grazia (ultime 4 strofe della prima parte). Questa Grazia non è un intervento gratuito di Dio, ma è una “persona”, cioè Gesù.
Nelle prime 6 strofe della seconda parte, c’è il cuore del messaggio natalizio, perché evocano il “fatto”, andando oltre i temi dottrinali.
E’ la parte più narrativa e più scorrevole.
La chiusura dell’Inno (ultime 2 strofe) è una “ninna nanna”.
Il poeta ammira estasiato il bambino che dorme. Tuttavia, la bellezza della figura del bambino viene sciupata dall’evocazione di tempeste, guerre, che stridono con il suo invito a cullare il bambino e cantargli la ninna nanna.
Don Ivano, nel commentare questo Inno, ha sottolineato anche che in esso c’è forma poetica, ma non ispirazione poetica, perché l’autore sembra imbrigliato nella necessità di essere preciso e adeguato nel proporre la dottrina cristiana (cosa non facile da fare in versi).
Ha anche evidenziato che l’Inno del Manzoni appare molto simile agli Inni scritti da Sant’Ambrogio (che da milanese conosceva bene), nei quali il Santo presenta gli stessi concetti.
La conclusione è che, nonostante tutti i limiti evidenziati, Manzoni è riuscito, con questo Inno, a universalizzare il messaggio cristiano e a estenderlo a tutti coloro che vogliono riconoscersi in esso.

Nella seconda parte del pomeriggio, dalle 16 in poi, c’è stato il tradizionale Concerto di Natale che ha visto protagonisti il nostro Coro U.T.E. (magistralmente diretto dal maestro Alessandra Zapparoli e altrettanto magistralmente accompagnato al pianoforte dal maestro e compositore Maurizio Fasoli) e tre giovanissime e bravissime cantanti soliste.

Il Concerto si è svolto in due parti.
La prima parte è stata più classica ed è stata eseguita dal Coro e dalla solista soprano Silvia Corti.
Questa parte ha spaziato nel repertorio classico natalizio (“Adeste fidelis”, “Alleluia di Mozart”. “Tu scendi dalle stelle”, “La vergine degli Angeli”, “Mille cherubini in coro” e altri) e si è concluso con il bellissimo valzer “Tace il labbro” dalla “Vedova allegra” di Franz Lehar.
La seconda parte, più leggera, ha visto come protagoniste tre giovanissime e bravissime cantanti soliste di musica leggera.
Il loro repertorio ha spaziato da “Memory” a “Jingle bell rock”.
Il concerto è terminato con una canzone tratta dal film di animazione “Anastasia” intitolata:” Quando viene dicembre”, eseguita dal Coro e dalle tre soliste insieme.
Il Concerto è stato un successo! La sala era gremitissima e c’era gente in piedi sia in fondo sia nei corridoi laterali.
Un grazie di cuore al coro, ai maestri Alessandra Zapparoli e Maurizio Fasoli, alle cantanti soliste e agli organizzatori per il dono di questa bellissima esibizione.
Buon Natale a tutti!

UTE: Nascita del linguaggio – Storia del balletto: Carla Fracci. (sintesi di Angela D’ Albis)

Oggi il Dott. Rigamonti ci ha parlato della comunicazione verbale e delle tappe dello sviluppo del linguaggio nel bambino.
La COMUNICAZIONE VERBALE è la capacità specificatamente umana di comunicare verbalmente e implica due tipi di COMPETENZE:
• LINGUISTICHE: capire e produrre frasi significative e formate secondo le regole grammaticali;
• COMUNICATIVE: abilità di usare le frasi in modo appropriato al contesto.
Il docente ha ribadito che è l’adulto il vocabolario del bambino e che è importante parlargli in maniera corretta, perché il bambino impara imitando.
Ha poi sottolineato che è importante che le cose che si apprendono abbiano una immagine nel cervello.
L’apprendimento del linguaggio non è solo la parola, ma anche la rappresentazione mentale.
Nelle prime settimane, il bambino emette dei suoni vegetativi;
a 2 mesi, il bambino comincia a emettere delle vocalizzazioni;
verso i 7 mesi, il bambino comincia con la “lallazione” canonica (la lallazione è l’emissione di suoni ripetitivi come da-da, ma-ma);
linguaggio-e-bambiniA 10-12 mesi, si sviluppa la “lallazione variata”, cioè i bambini, con semplici lallazioni, compongono delle vere e proprie frasi con intonazione e ritmo corretti.
Ci sono dei bambini che a 12 mesi parlano già, altri no. Spesso non è un problema del bambino, ma dell’adulto perché il suo insegnamento non è stato corretto.
Grazie al cielo, però, tutto poi si mette a posto, perché quando i bambini vanno al nido o all’asilo, stando vicini ad altri bambini, hanno degli stimoli diversi.
Infine, per concludere questa prima parte sulle competenze linguistiche, il docente ci ha descritto lo SVILUPPO FONOLOGICO del bambino da 1 a 3 anni:
• a 10 -12 mesi il bambino riproduce circa 50 parole;
• a 17 – 24 mesi c’è un’esplosione di vocabolario e il bambino riproduce fino a 300-600 parole;
• a 3 anni la maggior parte dei bambini italiani padroneggia tutti i fonemi della nostra lingua.

Altra cosa è la COMPRENSIONE:
• a 7 mesi i bambini comprendono alcune parole familiari;
• a 8 mesi comprendono una cinquantina di parole;
• a 18 mesi circa 200 parole.
Tuttavia, la comprensione è molto soggettiva.
Il docente termina la lezione parlando del “SORRISO” SOCIALE”.
Alla nascita il bambino “imita” l’adulto anche nei modi. Questo discorso imitativo dura tutta la vita. Quando il bambino comincia a sorridere, vuol dire che il bambino comincia a instaurare una relazione con le persone conosciute.
La lezione del dott. Rigamonti è stata, come tutte le sue lezioni, molto stimolante e utile per i nonni, che hanno rapporti stretti con i bambini, ma anche per gli altri che, pur non essendo nonni, hanno imparato qualcosa di veramente istruttivo e interessante

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La lezione di oggi della professoressa Zapparoli ( sempre con la collaborazione del professore Francesco Pintaldi, che prepara dei video bellissimi) è legata intimamente con la lezione precedente sulla storia del balletto classico. Oggi approfondisce anche alcuni argomenti tecnici, già accennati la volta scorsa, presentandoci una “étoile” della danza molto importante: Carla Fracci.

Carla Fracci, La Sylphide 1985
Carla Fracci, La Sylphide 1985

Carla Fracci inizia presto la sua storia di danzatrice. E’ una bimbetta proveniente da una famiglia molto semplice, che vive a  Milano in una casa di ringhiera e che si forma in questa città per andare verso un cammino di grande fama internazionale.

Nasce a Milano il 20 agosto 1936 e studia alla Scala. Nel 1954 si diploma e subito viene chiamata presso i più grandi teatri stranieri (ll London Festival Ballet, il Sadler’s Wells Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet , il Royal Swedish Ballet e l’American Ballet Theatre.) che la volevano accanto ad altri grandi ballerini di fama mondiale come Nureyev.

Il primo lancio di Carla Fracci fu al Festival di Nervi (cittadina della Liguria)e da lì fu chiamata a debuttare a New York con  Giselle, la cui interpretazione più famosa è quella con Erik Bruhn. Giselle è un balletto classico-romantico, scritto dal romanziere francese Théophile Gautier e musicato dal celebre compositore di musiche per balletti Adolphe-Charles Adam, Carla Fracci ha danzato Giselle anche con Nureyev e Paolo Bertoluzzi, un grande ballerino italiano.

Durante la visione del video che riproduce alcuni pezzi di Giselle, la nostra docente ci fa notare la freschezza, la leggerezza, la bravura tecnica dell’interpretazione di Carla Fracci come pure l’espressione del viso che esprime molto bene le emozioni. Infatti, Carla Fracci, oltre ad essere una brava ballerina, è anche una brava attrice.

Sempre durante l’esecuzione di questi brani, la docente ci dice una curiosità riguardo ai piedi dei ballerini: le ballerine ballano in punta, mentre i ballerini usano la mezza punta. Anche lo sviluppo della muscolatura dei ballerini maschi è  diversa perché devono essere in grado di alzare la ballerina.  La ballerina, invece, deve avere una caviglia fortissima, per reggere il peso del corpo, e un collo del piede che deve abituarsi a curvarsi in un modo un po’ innaturale.

La lezione continua con altri filmati di personaggi del passato:

Isidora Duncan, innovativa per la danza;Anna Pavlova, grande coreografa e ballerina.Abbiamo visto anche due interpretazioni di “Giulietta e Romeo”, una con Liliana Cosi e Nureyev e l’altra con Carla Fracci e Nureyev. Senza togliere nulla a Liliana Cosi, l’interpretazione di Carla Fracci ci è sembrata più sentita e partecipata. La lezione si è conclusa con una danza di Luciana Savignano e una danza allegra tratta dal Don Chisciotte.

Grazie alla professoressa Zapparoli per l’interessante lezione e al professore Francesco Pintaldi per il bellissimo video.

UTE: La vergine delle rocce – Buccinigo nella storia. (resoconto di A. D’Albis)

La carissima amica Angela D’Albis ha inviato il suo resoconto sulle lezioni di oggi: Grazie infinite, Angela! Ottimo lavoro!

ore 15:00 – UN GRANDE ARTISTA: LEONARDO DA VINCI – LA VERGINE DELLE ROCCE E L’INVENZIONE DEI PAESAGGI – docente: Manuela Beretta

Ancora una volta abbiamo seguito, in religioso silenzio, la nostra bravissima docente, prof. Manuela Beretta, che ci ha illustrato l’opera di Leonardo da Vinci: “La vergine delle rocce”.Quest’opera ci mostra l’invenzione dei paesaggio da parte dell’artista. Ce ne sono tante altre, ma la nostra docente ha scelto questa perché  è un’opera che Leonardo realizza a Milano.

la-vergine-delle-rocce“La vergine delle rocce” è un olio su tavola di grandi dimensioni (2 metri x 1.20). E’ un’opera che ha diverse testimonianze documentari ed ha una nascita molto travagliata. Dal contratto di appalto di Leonardo per quest’opera, sappiamo che venne commissionata da una confraternita dell’Immacolata Concezione che aveva una cappella nella chiesa di San Francesco grande. Questa chiesa, che oggi non esiste più, era la Chiesa più grande di Milano dopo il Duomo.

“La vergine delle rocce” doveva essere collocata nella prima cappella a destra, poi spostata in una delle absidi minori nel ‘500 perché la cappella venne distrutta. Quando l’ordine dei Francescani venne abolito, nel ‘700, Napoleone  fece distruggere la chiesa e al suo posto vi fece costruire una caserma. Il dipinto doveva essere un trittico: una tavola centrale (opera di Leonardo) e due laterali (opere di due suoi collaboratori: Leonardo e Giovanni Ambrogio De Predis).

La cornice c’era già (opera di Giacomo Del Maino). Oggi la cornice non c’è più perché quando la chiesa venne distrutta, l’opera venne smembrata e le parti furono vendute separatamente.

La tavola centrale rappresenta la Vergine all’interno di una caverna. A sinistra c’è San Giovanni Battista bambino e a destra ci sono  Gesù e l’arcangelo Gabriele. E’ un’iconografia molto complessa e altamente simbolica. Le braccia della Vergine fanno comunicare le due parti del dipinto; la parte dove c’è Giovanni Battista è la parte terrena, mentre la parte a destra dove c’è Gesù è la parte divina. Gesù benedice con una mano, ma tocca la terra con l’altra e questo gesto simboleggia la doppia natura del Cristo: divina e umana.

Leonardo fa parlare i suoi personaggi attraverso la gestualità. Tuttavia, è anche molto importante il paesaggio di questa tavola.  Per realizzare la caverna (nella quale c’è la Vergine), Leonardo usa  due originali espedienti pittorico-stilistici: la prospettiva aerea e lo sfumato.  Lo sfumato è quella tecnica per cui la pittura non ha una linea precisa di contorno. Il contorno è sempre sfumato. La prospettiva aerea è un qualcosa che ci permette di percepire, di due oggetti simili per dimensioni, quale dei due si trova a una maggiore distanza. E’ quella prospettiva che non utilizza le linee, ma il colore.

 De “La Vergine delle rocce” esistono due versioni: una si trova al Louvre e l’altra alla National Gallery di Londra. Anche le tavole laterali si trovano a Londra.

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ore 16:00 – TRACCE DEL NOSTRO TERRITORIO LOMBARDO – PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI EMILIO GALLI “BUCCINIGO NELLA STORIA” – docente: Emilio Galli.

Dopo la presentazione dell’associazione La Sorgente da parte della Presidente, gruppo che ha promosso il testo sulla storia di Buccinigo, il prof. Emilio Galli ci ha introdotto nella descrizione del libro da lui scritto: ”Buccinigo nella storia”.

Il libro è una specie di racconto, facile da leggere.

torre-di-buccinigoCi ha spiegato che ha voluto collegare la storia nazionale con quella locale perché una fa capire l’altra. Ha usato l’asse cronologico e la sua narrazione parte dalla preistoria fino a giungere ai nostri tempi.

 Ci sono dei reperti che testimoniano l’esistenza di agglomerati urbani in questa zona nella Preistoria. Poi questi territori sono stati occupati dai Celti e dai Romani.

Con la cristianizzazione sono nate le “pievi”. Buccinigo si trovava nella pieve d’Incino. Con la caduta dell’impero romano, ci sono state le invasioni barbariche e la fascia prealpina si è fortificata per difendersi da queste invasioni.Nell’Alto Medioevo, i Longobardi occuparono l’Italia. Essi furono sconfitti da Carlo Magno e nacque il Sacro Romano Impero.

Poi arrivarono gli Spagnoli, poi gli Austriaci, fino all’avvento,  nell’ ’800, del Regno d’Italia. Le grandi famiglie nobili di questa zona sono: i Carcano, I Parravicini. I Sacchi (di questi ultimi, però, si sono perse le tracce) e i Carpani.

Una curiosità: da dove deriva il nome Buccinigo?

Ci sono varie ipotesi. Una leggenda dice che potrebbe derivare da “buco iniquo”, riferendosi a un pozzo dove mettevano le persone che non si comportavano bene.

Un’altra ipotesi è che potrebbe derivare da una parola latina che indicava il tubo che usavano i romani per gli acquedotti.

C’è chi dice che tutti i nomi dei paesi che finiscono in -igo, -ago, -ugo sono di origine longobarda. Tuttavia, queste sono tutte leggende o supposizioni e il mistero rimane!