Dedicato a Sr Giovanna.

Sessant’anni fa, mia sorella Vanna è entrata nel convento delle Clarisse Cappuccine di Carpi. Era una bellissima ragazza di 17 anni.

Ora è in Thailandia e sta attraversando un momento di difficoltà: la ricordiamo nella preghiera e con un video che ho preparato per augurarle ancora tantissimi anni di vita serena tra le sue consorelle che la curano con grande affetto e devozione.

Purtroppo il video non può essere inserito in questo post, ma glielo invierò via mail. Qui riporto due foto della sua prima vestizione. Auguri, Vanna! Ti siamo tutti vicini!Prima vestizione

Davide, il cugino grande….

Sono insieme quattro dei miei cinque nipoti: Davide  ed Elisa, i più grandi, si danno da fare per intrattenere i più piccoli, Gioele e Giovanni. Tutto procede a meraviglia ed è un piacere vedere come sanno stare insieme anche se si vedono così raramente.

Poi si va a tavola: siamo in otto e per fortuna il tavolo è lungo e c’è posto per tutti. Davide ha sete e afferra con una mano sola, dal fondo, la bottiglia della bibita senza caffeina per riempire il suo bicchiere “usa e getta”.  Lo zampillo della bibita fa cadere il bicchiere e la bevanda si sparge sulla tovaglia.

La mamma di Davide, prontamente lo riprende: -Potevi ben usare due mani!!-

E lui, con grande sincerità e onestà:- Volevo fare il figo!!!-

Lui è il cugino grande e voleva stupire i cuginetti piccoli…..ma non è andata proprio come l’aveva pensata….

Diventare nonni.

18  anni fa sono diventata nonna per la prima volta……

Diventare nonni è un’esperienza bellissima. E’ come dare un senso all’impegno di un’ intera esistenza: -Tutto quello che ho vissuto fino ad ora- mi sono detta io – trova la sua giustificazione in questa nuova vita!- Diventare nonni dà l’opportunità di reinventarsi un nuovo modo di essere.

Oggi non esistono forse più le nonne che possono limitarsi a sferruzzare raccontando le favole accanto al camino. Il mondo è cambiato, i nostri figli devono occuparsi quotidianamente di mille cose, in un’ atmosfera di precarietà che poco giova alla loro serenità. Noi nonni perciò siamo spesso chiamati a sostenere le famiglie giovani in vari modi.

Spesso dobbiamo contribuire alla custodia dei più piccoli, badando  a non  sostituirci ai genitori, ma assecondando la linea educativa scelta da loro e diventando per i nipoti la radice che li ancora a un  passato i cui valori  danno sicurezza anche quando intorno tutto appare confuso ; possiamo e dobbiamo accorrere quando capita qualche guaio imprevisto; molti devono anche dare un qualche sostegno economico, magari mascherato sotto forma di regalo.

Ma credo che il sostegno maggiore che si possa dare è la nostra serenità, la nostra capacità di mantenere viva la Speranza, la nostra consapevolezza che il tempo sana molte ferite e che al di là di quello che può capitare ci si deve sempre sentire avvolti dallo sguardo premuroso  di un Dio che è Amore.

Ciao!

Vent’anni fa moriva mia madre, una vita spesa nel lavoro, nella cura della famiglia e della vita che inizia e di quella che arriva al suo traguardo. Si può certamente dire che ha fatto sempre del suo meglio, senza risparmiarsi, nelle condizioni difficili in cui ha vissuto e per me è sempre stata un esempio di dedizione e di abnegazione.  La foto la ritrae insieme a mio padre nel giorno del loro matrimonio. Ciao, Mamma! Continua a ricordarti di noi tutti come hai sempre fatto.

mammae papà matrimonio

Bambini al tempo del covid.

Sì, i bambini al tempo di covid. In questo articolo viene evidenziata la sofferenza di tanti bambini strappati violentemente alle loro abitudini, ai loro compagni, alle loro maestre e costretti a vivere in un ambiente domestico segnato dai rapporti violenti degli adulti e con gli adulti.

Ma anche nelle situazioni più ideali i bambini ricorderanno questi giorni come momenti difficili.

Se in un primo tempo hanno forse vissuto la novità del lockdown come una vacanza insperata, se le prime lezioni on line sono state accettate come una divertente novità, con l’andare del tempo hanno sentito tutto il peso dell’isolamento, la fatica dell’uso della tecnologia non sempre efficiente, la mancanza di giochi all’aperto con gli amici.

Ho visto tutto questo anche nei miei nipoti (cinque): la maggiore si sente defraudata per non poter festeggiare, come aveva progettato, il suo diciottesimo compleanno e non vede l’ora che da lunedì prossimo sia possibile rincontrare gli amici. Davide e Samuele (13 e 12 anni) sentono la fatica delle lezioni on line, di computer non al massimo dell’efficienza, di dover limitare i propri rapporti alla cerchia di famiglia, di non avere a disposizione spazi verdi , e sono spesso irrequieti e insoddisfatti. I due più fortunati sono Giovanni e Gioele (6 e 3 anni) che hanno papà e mamma che possono lavorare da casa in orari flessibili, i nonni materni  a un tiro di cerbottana, un grande spazio verde dove andare in bicicletta, giocare a fare i giardinieri, correre liberamente. Tuttavia ogni tanto manifestano il desiderio di incontrare i compagni di scuola materna e le maestre.

Chissà che idea si è fatto Gioele del coronavirus, forse gli attribuisce le bambini e coronavirussembianze e le caratteristiche dell’immancabile “cattivo” presente nei cartoni animati, perchè tutto serio serio ha detto alla mamma:- Io sono coraggioso del coronavirus !-

Quando i papaveri facevano ” plop”….

papaveri e grano

Una volta i papaveri facevano bella mostra di sè soprattutto tra le spighe del grano maturo , ora invece si vedono solo ai bordi dei campi o delle strade (colpa dei diserbanti?).

Ricordo quando bastava un fiore di papavero per inventare dei giochi che ci occupavano per lunghi momenti sereni: seduti all’ombra di un albero, staccavamo i grandi petali rossi di un papavero ; chiudevamo leggermente a pugno la mano sinistra e appoggiavamo un petalo là dove tra pollice e indice restava uno spazio vuoto circolare. A questo punto con la mano destra aperta battevamo forte sul petalo: l’aria compressa violentemente lacerava il petalo producendo uno schiocco sonoro: PLOP!!!. Il petalo lasciava le nostre mani macchiate di rosso scuro.

Anche il calice, così irto di piccole protuberanze appuntite, ci forniva l’occasione , premendolo forte sulla pelle, per eseguire labili tatuaggi. Tra noi bambini si faceva a gara per vedere chi riusciva a fare lo schiocco più “robusto” e a fare i tatuaggi più complessi.

Ora nessuno ricorda più quei giochi e i bambini sono sempre in cerca di giocattoli sempre più assurdi e costosi da usare per un attimo per poi dimenticarli.

 

Si ritorna alla vita di tutti i giorni.

Per le feste di  Natale 2018,  ero a letto a Londra con una gamba rotta: passavo notti insonni per il gran male, visto che non volevo ricorrere agli antidolorifici, che non tollero bene. Per questo non avevamo potuto ritrovarci come tutti gli anni.

Al confronto le feste di quest’anno sono state veramente un momento bellissimo: ci siamo ritrovati tutti, almeno in alcuni momenti e i bambini hanno potuto stare insieme e divertirsi facendo anche un po’ di confusione (che bella la confusione fatta dai bambini!!). Io, naturalmente ho cercato di darmi da fare in cucina per dare il meglio di me e a quanto pare non è andata tanto male.

Ma tutte le cose che iniziano hanno anche una fine e a poco a poco se ne sono andati tutti.

Venerdì sera, mi ha chiamato Samuele che era appena rientrato a casa per dirmi che il viaggio era andato bene. Alla fine gli ho chiesto cosa avessero mangiato per cena e lui mi ha detto: – Io ho mangiato un panino e la mamma si è fatta un tè …. Eh, sì, siamo tornati alla vita vera!!!-

Io e la radio

Amo molto la radio, che  ha  fatto da sfondo a molte fasi della mia vita .

Ricordo quando da piccola ascoltavo le trasmissioni pomeridiane per i ragazzi o quando,  in certe occasioni, la maestra ci faceva ascoltare “La radio per le scuole”.

radio-anticaAnch’ io, diventata a mia volta insegnante, non potendo disporre di tecnologie ancora di la’ da venire, ho proposto in certe occasioni ai miei alunni l’ ascolto di  musiche  diffuse dalla radio come “Pierino e il lupo” per imparare a riconoscere gli strumento musicali e il potere della musica di trasmettere emozioni e sentimenti.

Ma i ricordi più lontani  sono legati alle sere d’ inverno, quando, dopo cena, si ascoltavano i notiziari cui seguiva lo spettacolo di varieta’ con tanti bravi attori che ora sono scomparsi e che sapevano divertire senza ricorrere mai a battute di cattivo gusto. Ricordo il milanesissimo Tino Scotti col suo “Ghe pensi mi”,  Alberto Talegalli , Enrico Luzzi  che in ogni situazione se ne usciva con una domanda: ” Che ce l’ha il cric?”, e i più famosi Alberto Sordi (Mario Pio), Renato Rascel e Franca Valeri nei panni della signorina snob.

La mattina, mentre la casa odorava di caffè d’orzo, indossavo il grembiule nero con colletto bianco e fiocco rosa e intanto dalla radio giungevano le previsioni del tempo o gli avvisi ai naviganti o le note di qualche  canzone, cantata da Claudio Villa, Natalino Otto o Nilla Pizzi.

Anche ora la radio mi fa compagnia: mentre cucino, quando sono in automobile o quando di notte mi sveglio e non riesco a prendere sonno; prediligo le trasmissioni che parlano di cronaca politica o sportiva, mentre mi annoiano le trasmissioni che vogliono far divertire a tutti i costi con dialoghi a volte un po’ surreali o futili.

La radio è una voce amica che riempie i miei silenzi.

 

Tanti anni fa.

diana-17-anni-001Mio fratello mi ha dato questa foto, che non ricordavo  e nemmeno ricordo in che occasione sia stata scattata. Il vestito che indosso e che invece ricordo bene, credo mi sia stato fatto da mia sorella e quindi penso che avrò avuto 17 anni o giù di lì… Quanti anni sono passati!!! Il fotografo non doveva essere molto pratico e non ha fatto caso alla luce e alle ombre…diana-17-anni-001

 

Sorellitudine.

diana-ilva-e-vannaCome eravamo giovani!!!

Quando si è giovani, ognuno di noi è sempre “troppo perso dentro ai fatti suoi”, come dice Vasco Rossi.

Gli avvenimenti ti assorbono, il lavoro ti succhia tempo ed energie e può accadere che si trascurino anche gli affetti più cari.  A mano a mano però ,col passare del tempo, quando le cose riacquistano il loro giusto posto nella gerarchia dei valori, allora ci si riscopre vicine anche se lontane geograficamente.  E così ci si sente più sorelle che mai. Ilva e Vanna, grazie di esserci.