Dedicato a Sr Giovanna.

Sessant’anni fa, mia sorella Vanna è entrata nel convento delle Clarisse Cappuccine di Carpi. Era una bellissima ragazza di 17 anni.

Ora è in Thailandia e sta attraversando un momento di difficoltà: la ricordiamo nella preghiera e con un video che ho preparato per augurarle ancora tantissimi anni di vita serena tra le sue consorelle che la curano con grande affetto e devozione.

Purtroppo il video non può essere inserito in questo post, ma glielo invierò via mail. Qui riporto due foto della sua prima vestizione. Auguri, Vanna! Ti siamo tutti vicini!Prima vestizione

A proposito di Samuele.

13 anni fa…mese di agosto. Stavamo aspettando la nascita di Samuele, che sembrava non avere nessuna fretta di lasciare il suo comodo nido. Mia figlia ed io in un pomeriggio festivo stavamo passeggiando per il centro di Londra e siamo entrate in una  chiesa.

Samuele chiamato da DioUn pastore stava leggendo un brano della Bibbia. Io non capivo  nulla se non il nome di Samuel ripetuto varie volte. Mi resi conto che stava leggendo il brano della chiamata di Samuele! Pensai che fosse una coincidenza beneaugurante: noi aspettavamo Samuele  e lì in quella chiesa il Signore chiamava ancora una volta Samuele, il fanciullo, servo fedele, che rispondeva prontamente alla chiamata. Anche il nostro Samuele si sarebbe fatto onore….

Pensai che tutto sarebbe andato bene e le mie preoccupazioni, che in quel momento erano tante, trovarono consolazione.

Anche oggi in chiesa si è letto quel brano e mi sono ricordata delle trepidazioni di quei giorni.

Davide, il cugino grande….

Sono insieme quattro dei miei cinque nipoti: Davide  ed Elisa, i più grandi, si danno da fare per intrattenere i più piccoli, Gioele e Giovanni. Tutto procede a meraviglia ed è un piacere vedere come sanno stare insieme anche se si vedono così raramente.

Poi si va a tavola: siamo in otto e per fortuna il tavolo è lungo e c’è posto per tutti. Davide ha sete e afferra con una mano sola, dal fondo, la bottiglia della bibita senza caffeina per riempire il suo bicchiere “usa e getta”.  Lo zampillo della bibita fa cadere il bicchiere e la bevanda si sparge sulla tovaglia.

La mamma di Davide, prontamente lo riprende: -Potevi ben usare due mani!!-

E lui, con grande sincerità e onestà:- Volevo fare il figo!!!-

Lui è il cugino grande e voleva stupire i cuginetti piccoli…..ma non è andata proprio come l’aveva pensata….

Ciao!

Vent’anni fa moriva mia madre, una vita spesa nel lavoro, nella cura della famiglia e della vita che inizia e di quella che arriva al suo traguardo. Si può certamente dire che ha fatto sempre del suo meglio, senza risparmiarsi, nelle condizioni difficili in cui ha vissuto e per me è sempre stata un esempio di dedizione e di abnegazione.  La foto la ritrae insieme a mio padre nel giorno del loro matrimonio. Ciao, Mamma! Continua a ricordarti di noi tutti come hai sempre fatto.

mammae papà matrimonio

Bambini al tempo del covid.

Sì, i bambini al tempo di covid. In questo articolo viene evidenziata la sofferenza di tanti bambini strappati violentemente alle loro abitudini, ai loro compagni, alle loro maestre e costretti a vivere in un ambiente domestico segnato dai rapporti violenti degli adulti e con gli adulti.

Ma anche nelle situazioni più ideali i bambini ricorderanno questi giorni come momenti difficili.

Se in un primo tempo hanno forse vissuto la novità del lockdown come una vacanza insperata, se le prime lezioni on line sono state accettate come una divertente novità, con l’andare del tempo hanno sentito tutto il peso dell’isolamento, la fatica dell’uso della tecnologia non sempre efficiente, la mancanza di giochi all’aperto con gli amici.

Ho visto tutto questo anche nei miei nipoti (cinque): la maggiore si sente defraudata per non poter festeggiare, come aveva progettato, il suo diciottesimo compleanno e non vede l’ora che da lunedì prossimo sia possibile rincontrare gli amici. Davide e Samuele (13 e 12 anni) sentono la fatica delle lezioni on line, di computer non al massimo dell’efficienza, di dover limitare i propri rapporti alla cerchia di famiglia, di non avere a disposizione spazi verdi , e sono spesso irrequieti e insoddisfatti. I due più fortunati sono Giovanni e Gioele (6 e 3 anni) che hanno papà e mamma che possono lavorare da casa in orari flessibili, i nonni materni  a un tiro di cerbottana, un grande spazio verde dove andare in bicicletta, giocare a fare i giardinieri, correre liberamente. Tuttavia ogni tanto manifestano il desiderio di incontrare i compagni di scuola materna e le maestre.

Chissà che idea si è fatto Gioele del coronavirus, forse gli attribuisce le bambini e coronavirussembianze e le caratteristiche dell’immancabile “cattivo” presente nei cartoni animati, perchè tutto serio serio ha detto alla mamma:- Io sono coraggioso del coronavirus !-

Quando i papaveri facevano ” plop”….

papaveri e grano

Una volta i papaveri facevano bella mostra di sè soprattutto tra le spighe del grano maturo , ora invece si vedono solo ai bordi dei campi o delle strade (colpa dei diserbanti?).

Ricordo quando bastava un fiore di papavero per inventare dei giochi che ci occupavano per lunghi momenti sereni: seduti all’ombra di un albero, staccavamo i grandi petali rossi di un papavero ; chiudevamo leggermente a pugno la mano sinistra e appoggiavamo un petalo là dove tra pollice e indice restava uno spazio vuoto circolare. A questo punto con la mano destra aperta battevamo forte sul petalo: l’aria compressa violentemente lacerava il petalo producendo uno schiocco sonoro: PLOP!!!. Il petalo lasciava le nostre mani macchiate di rosso scuro.

Anche il calice, così irto di piccole protuberanze appuntite, ci forniva l’occasione , premendolo forte sulla pelle, per eseguire labili tatuaggi. Tra noi bambini si faceva a gara per vedere chi riusciva a fare lo schiocco più “robusto” e a fare i tatuaggi più complessi.

Ora nessuno ricorda più quei giochi e i bambini sono sempre in cerca di giocattoli sempre più assurdi e costosi da usare per un attimo per poi dimenticarli.

 

Io e la radio

Amo molto la radio, che  ha  fatto da sfondo a molte fasi della mia vita .

Ricordo quando da piccola ascoltavo le trasmissioni pomeridiane per i ragazzi o quando,  in certe occasioni, la maestra ci faceva ascoltare “La radio per le scuole”.

radio-anticaAnch’ io, diventata a mia volta insegnante, non potendo disporre di tecnologie ancora di la’ da venire, ho proposto in certe occasioni ai miei alunni l’ ascolto di  musiche  diffuse dalla radio come “Pierino e il lupo” per imparare a riconoscere gli strumento musicali e il potere della musica di trasmettere emozioni e sentimenti.

Ma i ricordi più lontani  sono legati alle sere d’ inverno, quando, dopo cena, si ascoltavano i notiziari cui seguiva lo spettacolo di varieta’ con tanti bravi attori che ora sono scomparsi e che sapevano divertire senza ricorrere mai a battute di cattivo gusto. Ricordo il milanesissimo Tino Scotti col suo “Ghe pensi mi”,  Alberto Talegalli , Enrico Luzzi  che in ogni situazione se ne usciva con una domanda: ” Che ce l’ha il cric?”, e i più famosi Alberto Sordi (Mario Pio), Renato Rascel e Franca Valeri nei panni della signorina snob.

La mattina, mentre la casa odorava di caffè d’orzo, indossavo il grembiule nero con colletto bianco e fiocco rosa e intanto dalla radio giungevano le previsioni del tempo o gli avvisi ai naviganti o le note di qualche  canzone, cantata da Claudio Villa, Natalino Otto o Nilla Pizzi.

Anche ora la radio mi fa compagnia: mentre cucino, quando sono in automobile o quando di notte mi sveglio e non riesco a prendere sonno; prediligo le trasmissioni che parlano di cronaca politica o sportiva, mentre mi annoiano le trasmissioni che vogliono far divertire a tutti i costi con dialoghi a volte un po’ surreali o futili.

La radio è una voce amica che riempie i miei silenzi.

 

Sorellitudine.

diana-ilva-e-vannaCome eravamo giovani!!!

Quando si è giovani, ognuno di noi è sempre “troppo perso dentro ai fatti suoi”, come dice Vasco Rossi.

Gli avvenimenti ti assorbono, il lavoro ti succhia tempo ed energie e può accadere che si trascurino anche gli affetti più cari.  A mano a mano però ,col passare del tempo, quando le cose riacquistano il loro giusto posto nella gerarchia dei valori, allora ci si riscopre vicine anche se lontane geograficamente.  E così ci si sente più sorelle che mai. Ilva e Vanna, grazie di esserci.

Gerarchia di valori.

In una pausa tra un test e l’altro in preparazione del prossimo esame, Samuele sta giocando alla Play-Station con un suo compagno di classe.  Natale è passato da poco e l’amico gli chiede quali regali abbia ricevuto; Samuele gli risponde che non ha ancora ricevuto regali, visto che i giorni di Natale eravamo occupati con radiografie e ingessature per rimediare alle conseguenze della mia caduta.

L’amico incredulo ribatte che non è possibile un natale senza regali, ma Samuele risponde:- La mia mamma ha dovuto occuparsi della famiglia e non ha avuto tempo per i regali: la famiglia viene prima dei regali.

Un Natale da ricordare.

Un ben triste Natale si sta prospettando: tre giorni fa scendendo dalle scale, ho messo male un piede e sono caduta rovinosamente fratturandomi la caviglia. Subito fatto il 999, un’ambulanza è venuta a prendermi e due bravi infermieri mi hanno prestato le prime cure. Al Pronto Soccorso di Lewisham ci hanno fatto aspettare un po’: anche qui il personale chiede ferie per Natale,  non lo sappiamo? E perchè dobbiamo cadere proprio nelle feste di Natale? Erano ormai passate tre buone ore prima che arrivasse l’ortopedico. Prima tutti dicevano: – E’ una brutta frattura, bisogna operare subito o al massimo domattina.!- L’ortopedico invece ha subito deciso che c’era gonfiore e che si doveva aspettare prima di operare, quindi ha provveduto ad anestetizzarmi il piede e alla composizione delle fratture; sono serviti tre radiografie e due gessi prima di trovare la quadra.

Poi la cosa più difficile è stato trovare un posto letto  e un portantino per portarmi in reparto….. mi sono trovata così in  geriatria in compagnia di tre anziane signore dalla vita notturna  turbolenta: chi piangeva, chi parlava a immaginari interlocutori.

La prima notte, una signora si lamentava e chiamava aiuto, ma non riusciva a suonare il campanello e quindi l’ho fatto io. Da allora la signora anziana dall’aria distinta, al mattino, quando si poteva sedere sulla poltrona, mi faceva un gesto di saluto e si è dispiaciuta vedendomi andare via.

Quando venivano a prendere le prenotazioni per i pasti, come al solito non capivo  che qualche parola qua e là e quindi ripetevo quella che mi era sembrata più comprensibile, ma alla fine credo che non ci siamo intesi bene, perchè ne sono usciti dei pasti veramente insoliti.

Ora sono a casa di mia figlia a Greenwich e il mio rammarico più grande è quello di aver dovuto mutare il mio ruolo: son venuta per aiutare e ho invece bisogno di aiuto. Ringrazio mia figlia, che con tutto quello che ha da fare, mi ricopre di attenzioni e di premure.