L’economia dopo la crisi del 2008 (lezione del dr. Benedetti)

Era il decimo anno che il prof. Benedetti, scomparso tre giorni fa, offriva gratuitamente la sua  competenza di economista  ai soci UTE e proprio per sottolineare questa ricorrenza aveva voluto ripercorrere in breve il filo logico da lui seguito  nelle sue lezioni in questi anni. Per rendergli omaggio, ripubblico qui il riassunto di una delle sue lezioni.

Era appena scoppiata la crisi economica più grave del secondo dopoguerra (2008), le cui cause possono essere così riassunte: strumenti finanziari speculativi,

e possono essere così riassunte: strumenti finanziari speculativi, avidità di investitori disonesti, fallimento delle teorie che fidavano esclusivamente sulle leggi del libero mercato. La crisi ha quindi convinto gli economisti a cambiare il modo di fare economia, secondo criteri non esclusivamente quantitativi, riscoprendo gli insegnamenti di studiosi e imprenditori del passato, che avevano individuato nel capitale umano ed etico una parte importante del valore di un’ impresa. E su questa linea si è anche espresso il Papa emerito, Benedetto XVI, nella sua enciclica “Caritas in Veritate”.

La crisi ha portato una ristrettissima minoranza ad arricchirsi sempre di più, mentre i poveri sono aumentati di numero e sono sempre più poveri. Si è arrivati al paradosso che le sette persone più ricche del mondo hanno un patrimonio personale pari a quella posseduta da 3,6 miliardi di poveri (la metà della popolazione mondiale). Le multinazionali sfruttano in modo immorale le risorse del pianeta e in molti casi hanno più potere degli Stati stessi.

Ora l’economia deve assumersi le proprie responsabilità verso l’ambiente, verso la società e verso le future generazioni, puntando sui valori non-quantitativi presenti nelle aziende: la reputazione e il capitale umano.

Anche nelle nostre zone si possono già notare i primi segni di questo cambiamento dal basso: gruppi (capitoli) di imprenditori con diverse professionalità si associano per stabilire relazioni basate su fiducia, reciprocità ed etica a vantaggio di tutti. A Lecco si è tenuta da poco una convention sul tema “La fiducia è il motore degli affari”. Questi gruppi in rapida diffusione si riuniscono ogni settimana per scambiarsi informazioni ed esperienze.

Credo che rimpiangeremo le sue lezioni professore: erano così lineari, gli schemi proiettati sullo schermo erano così precisi ed essenziali, che si riusciva a seguire perfettamente il discorso, anche quando i concetti diventavano più complessi.

Grazie, professore!

L’UTE ha perso un caro amico…

Ci è giunta notizia della scomparsa del prof. Maurizio Benedetti, che per tanti anni ci ha fatto dono delle sue lezioni di economia e dintorni, sempre lineari, chiare, esposte con linguaggio semplice anche quando i concetti da esporre non lo erano affatto e tutti uscivamo felici di aver capito cose che non pensavamo fossero alla nostra portata.

Sappiamo di lui la sua carriera, i suoi titoli accademici, gli incarichi di prestigio ricoperti in grandi aziende, ma forse non tutti sanno quanto fosse anche buono, generoso e capace di autentica e concreta solidarietà verso i più bisognosi.

Verso la fine di questo anno accademico, è venuto un’ultima volta a fare la sua lezione, nonostante la malattia avesse già segnato profondamente il suo viso e il suo fisico, ma lui ha trovato anche in quell’occasione la forza di sorridere e di salutarci tutti stringendoci le mani.

I funerali si svolgeranno domani, sabato 13 luglio, alle ore 14.30 presso la chiesa prepositurale di Garlate di Lecco. La nostra preghiera lo accompagni nel suo ultimo viaggio.benedetti

Buona estate con buoni libri.

Ieri l’Università della Terza Età di Erba ha chiuso i battenti: la nostra Presidente ha fatto un breve commento sulle attività svolte durante questo ultimo anno con uno sguardo già rivolto alla prossima programmazione; poi il tradizionale concerto della corale dell’Associazione ha concluso l’incontro emozionando e coinvolgendo i presenti con musiche tratte da

l’estate è per leggere buoni libri

film famosi. In particolare io ho apprezzato l’esecuzione dei brani di Morricone.  Come capita sempre, alla fine tutta la sala cantava insieme al coro ed è stato un bel modo per augurarci reciprocamente una buona, serena estate, con un pizzico di rammarico: a molti di noi mancheranno gli incontri all’UTE…..

Se, però, da oggi cominciano le vacanze dei soci, il lavoro di docenti e dirigenti riprenderà ben presto per preparare un memorabile rientro con i festeggiamenti per il 25° anniversario dell’UTE.

Auguro a tutti una buona, serena, non troppo calda estate (io sopporto male il gran caldo….) in compagnia di tanti buoni libri (magari presi in prestito alla biblioteca comunale).

Arrivederci a settembre!

A Ferrara.

castello-ferrara
lato-duomo-ferraraa-ferrara-soffittoIeri, con l’UTE gita a Ferrara,: una città dalla lunga gloriosa storia, legata principalmente alla dinastia degli Estensi, che hanno costruito, ampliato e abbellito la città che li ha visti governare per molti secoli.  Dopo un piacevole viaggio in pullman, eccoci davanti al castello della città: costruzione imponente e ben conservata (anche per le cure che gli hanno riservato i ferraresi), cui  le acque del fossato,   che lo circondano, donano un grande fascino. I saloni interni conservano affreschi notevolissimi e soffitti a cassettoni splendidi.

I palazzi solenni  del centro storico testimoniano un passato di grande splendore; le viuzze del ghetto ricordano il contributo che gli ebrei hanno dato allo sviluppo economico e culturale della città e lungo le vie cittadine pare di rivedere i ragazzi in bicicletta in una  scena del film “Il giardino dei Finzi Contini”

In una giornata che prometteva condizioni climatiche poco rassicuranti, abbiamo invece potuto goderci la città senza dover aprire gli ombrelli che ognuno aveva portato con sè; la pioggia ci ha accompagnato solo durante le ore di viaggio in pullman: qualcuno  deve aver pregato per noi…

 

UTE: storia dell’Accademia di Brera – S. Colombano “monaco europeo”

Anche per il ciclo di lezioni, sempre molto gradite, della prof. Beretta, è arrivato il momento finale.

Ieri ci ha illustrato la storia di una gloriosa istituzione milanese: l’Accademia e Pinacoteca di Brera.

Le sue origini risalgono al Medio Evo, quando , nel 1178, la congregazione degli UMILIATI acquista da Guercio da Baggio un terreno  al di fuori delle mura romane denominato BRAIDA (cioè “campo incolto”); esso era delimitato a sud dalla cinta muraria della città e a nord dai navigli. Gli Umiliati erano una congregazione che voleva, nelle proprie comunità, riprodurre la vita delle primitive comunità cristiane, ma, come spesso accade, lo spirito delle origini fu presto tradito, perchè gli Umiliati, divenuti fortissimi nella lavorazione della lana e riscuotendo le tasse da chi attraversava la loro pusterla sul naviglio, divennero ben presto potentissimi a Milano.

A lato della loro sede, costruirono una chiesa intitolata a S. Maria in Brera, che ora è scomparsa: le sue navate sono occupate da aule dell’Accademia, un pregevolissimo affresco di Vincenzo Foppa (che pare anticipare la pittura leonardesca) è ora nel museo Brera, il suo portale fa ora parte di una cascina all’interno del Parco di Monza.

La fortuna degli Umiliati terminò quando si avvicinarono al calvinismo: S. Carlo ottenne da Papa la soppressione dell’ordine  e tutti i loro beni passarono ai Gesuiti a condizione che aprissero una scuola riservata al clero e ai nobili.  Siamo nel 17° secolo quando il complesso di Brera fu allargato per la necessità di costruire la scuola. Questa divenne presto rinomata per l’alto livello di istruzione impartita; vi si facevano anche approfonditi studi di astronomia, che portarono alla scoperta di una nuova cometa   e quindi si decise di costruire anche un osservatorio.

biblioteca di Brera
biblioteca di Brera

Nel 1773, Maria Teresa d’ Austria caccia l’ordine dei Gesuiti e riforma profondamente la scuola, che diventa statale e aperta a tutti. A questo punto il complesso di Brera comprende: l’osservatorio, l’orto botanico, l’accademia (pittura, scultura, architettura), la biblioteca e la Pinacoteca. E’ ormai il vero polo culturale della città. Gli allievi dell’accademia realizzano la Villa Reale di Monza, residenza estiva dell’arciduca.

Nel 1796, Napoleone requisisce le opere d’arte delle chiese e dei monasteri del territorio e le riunisce nelle sale ricavate dall’antica chiesa di S. Maria.

Da allora il complesso di Brera ha assunto l’aspetto attuale.

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Don Ivano ci ha invece parlato di un santo che pochi forse conoscono e che invece potrebbe con merito comparire tra i protettori della nostra Europa.

san_colombanoNato in Irlanda intorno al 543,  fonda la comunità di Bangor dove impone regole severissime soprattutto riguardo al distacco dai beni terreni; poi cion alcuni suoi seguaci sbarca in Francia con l’intento di riportare il continente europeo alla purezza primitiva del cristianesimo e ottiene il permesso di fondare un’altra comunità a Luxeuil; da qui poi si sposterà in vari altri paesi europei fino ad arrivare a Bobbio, nel piacentino, dove morirà poco dopo.

Fu il primo a parlare di Europa e il primo a coglierne l’unità culturale, derivante dalle antiche radici greco-latine, che concepiscono l’uomo come “cittadino” soggetto di diritti e di doveri, in contrapposizione col mondo orientale che concepisce l’uomo come suddito obbediente al re, inteso come divinità.

Grande merito del monachesimo europeo è proprio quello di esser divenuto custode della lingua e della cultura greco-latina, oltre quello di aver costituito un sicuro punto di riferimento per le popolazioni sottoposte agli sconvolgimenti delle invasioni barbariche.

Notevoli poi sono state le invenzioni e le scoperte che, nate all’interno dei monasteri, hanno poi contribuito a migliorare le condizioni di vita dell’intera Europa.

UTE: Pomeriggio a teatro.

loca-prina-due-dozzVenerdì 24 maggio, alle ore 15, in Sala Isacchi la compagnia teatrale dell’UTE andrà in scena con la più rappresentata tra le commedie italiane; DUE DOZZINE DI ROSE SCARLATTE di Aldo De Benedetti.

Scritta negli anni 30 del secolo scorso, racconta la serie divertente di equivoci che nascono per colpa di un mazzo di rose recapitato alla persona sbagliata.

Data la bravura dei nostri attori e l’elegante comicità del testo, si preannuncia un pomeriggio piacevolissimo. Vi aspettiamo numerosi, ben decisi a divertirvi!

Grande teatro all’UTE: Due dozzine di rose scarlatte.

Tra i miei primi ricordi televisivi, risalenti a fine anni 50, ci sono quelli legati agli spettacoli teatrali di compagnie famosissime: Gilberto Govi, Cesco Baseggio, Eduardo De Filippo, i fratelli Giuffrè, Paolo Stoppa e Rina Morelli, Gino Cervi e Andreina Pagnani, Franca Valeri e i Gobbi e altre che non ricordo….

Io, che abitavo in un paesino  e che conoscevo solo i rari spettacoli messi in scena all’oratorio, seguivo quelle trasmissioni con vivo piacere e, se mi era consentito, stavo alzata fino a tardi.

E’ in una di quelle sere che ho potuto assistere  alla rappresentazione di “Due dozzine di rose scarlatte” con la compagnia di Gianni Santuccio e Carla Del Poggio.

Si tratta della commedia brillante, scritta negli anni ’30 del secolo scorso, più rappresentata e più famosa. La vicenda raccontata inizia con un imbarazzante equivoco: un mazzo di rose, destinato da un marito a una bella signora da corteggiare in assenza della moglie, viene invece recapitato proprio a quest’ultima e questo inconveniente dà il via a una serie di situazioni divertenti, raccontate con gusto ed eleganza.

La compagnia teatrale “iNOX” dell’UTE metterà in scena proprio questa pièce venerdì prossimo in Sala Isacchi alle ore 15, per salutare i soci con un “arrivederci” divertente e sorridente. Sono certa che gli iNOX saranno all’altezza della situazione e garantiranno due ore piacevolissime agli spettatori. (l’ingresso è aperto anche ai non-soci )

UTE: La conquista dello spazio.

sbarco-sulla-lunaOggi sono arrivata in ritardo e ho potuto seguire solo l’ultima ora della lezione del prof. Damiani, che concludeva il ciclo  sul tema “La conquista dello spazio”.  Quando sono arrivata, il nostro scienziato-poeta stava parlando della sconfinata, inimmaginabile infinità dell’universo, in cui si trovano miliardi di stelle in ognuna delle sterminate galassie che lo compongono; il nostro sistema solare è come una goccia nell’immensità dell’oceano.

Secondo il prof. Damiani non ha molto senso impegnare tante risorse nella conquista dello spazio, soprattutto perchè non è che qui sul nostro pianeta tutto funzioni al meglio. I cambiamenti climatici, ad esempio, sono ormai un problema la cui soluzione non è più dilazionabile: se non ci sarà una svolta decisiva nelle politiche ambientali, entro il 2030 ne deriveranno conseguenze disastrose. E non ha senso pensare di abbandonare il pianeta senza sapere se è possibile trovarne un altro.

Le nostre conoscenze sull’universo sono al momento ampiamente insufficienti, approssimative, settoriali e  l’ ambiente  spaziale è ostile alla vita come noi la intendiamo.

E’ necessaria una conoscenza più profonda che consideri sempre che noi non siamo altro da ciò che osserviamo e sperimentiamo.

Un sentito grazie e un affettuoso arrivederci al prossimo anno al nostro appassionato docente.

 

UTE: Le invasioni barbariche: i Normanni ( sintesi di A. D’Albis) – Editoria Ricordi,

La professoressa Chiesa conclude il suo ciclo di lezioni sulle “Invasioni Barbariche” parlandoci dei Normanni.
I Normanni si chiamavano anche Vichinghi.
Infatti, erano un popolo vichingo proveniente dal Nord (Danimarca o Norvegia).
Nonostante fossero in prevalenza contadini, si dimostrarono grandi navigatori.
Infatti, senza bussole e Carte di navigazione, essi attraversarono l’Oceano Artico e raggiunsero la Groenlandia, L’Islanda, il Labrador (nell’attuale Canada), la Gran Bretagna e, risalendo il corso di fiumi che avevano la foce nel Mar Baltico, la futura Russia e l’Ucraina.
I Normanni, soprattutto quelli Svedesi, erano dediti al saccheggio per mare. Dotati di navi leggere senza ponte e senza remi, le Drakkar, cioè “dragoni”, batterono le coste della Francia, dell’Inghilterra fino alla penisola Iberica, all’Italia e alle isole del Mediterraneo occidentale.
I Normanni erano abili e audaci guerrieri; abili artigiani nella costruzione di armi; ingegneri navali; commercianti di pellicce.
Inizialmente pagani e dediti alle razzie, in seguito allo stanziamento in Francia si convertirono al Cristianesimo e si dedicarono anche all’ agricoltura. Continue reading “UTE: Le invasioni barbariche: i Normanni ( sintesi di A. D’Albis) – Editoria Ricordi,”