Ute: Dostoevskij e il “Grande Inquisitore – I “cattivi” dei nostri prati e boschi.

Nel capolavoro di Dostoevskij “I fratelli Karamazov” è di grande interesse la figura del Grande Inquisitore, nel cui apologo lo scrittore tratteggia la sua religiosità, intrisa di profonda spiritualità.

Anche in questo suo ultimo romanzo Dostoevskij prende spunto da fatti di cronaca nera e giudiziaria, attorno ai quali intreccia poi una trama verosimile, seguendo i canoni del realismo di metà ‘800.

Uno dei fratelli Karamazov, Ivan, l’ateo, racconta vari apologhi e tra questi il più significativo è l’incontro tra Gesù, chiuso in un silenzio assoluto, e il Grande Inquisitore che lo accusa di aver lasciato agli uomini la libertà di seguirlo o meno, anziché dominarli col fascino dei suoi miracoli.  E’ un racconto incalzante col quale lo scrittore vuole dimostrare come il male è presente nel mondo, ma l’uomo in forza della sua libertà può attraversare il male senza esserne sopraffatto, proprio come fece Gesù. Il Grande Inquisitore rappresenta la Chiesa di potere, gerarchica, giuridica, che spesso ha tradito il messaggio più autentico di Gesù. Negando Dio, non c’è più ragione di porre limiti al male.

Con questa lezione don Ivano conclude il ciclo dedicato al grande scrittore Russo.

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Il prof. Sassi parte da una doverosa premessa: in natura non si può parlare di animali buoni o cattivi perchè solo l’uomo è in grado di porsi il problema della moralità delle sue azioni.

Criptocephalus Renatae
Criptocephalus Renatae

Detto questo il nostro docente ha iniziato a proporci una bella serie di immagini, la prima delle quali ci mostrava, in tutto il suo splendore (il dr. Sassi un innamorato dei piccoli abitatori dei prati) un Cryptocephalus Renatae, da lui scoperto qualche anno fa e dedicato alla moglie Renata.

E’ stata poi la volta di una serie di immagini dedicate agli scorpioni, la cui pericolosità è più frutto di leggende metropolitane che di fatti verificati. Gli scorpioni possono rallentare tanto il loro metabolismo da riuscire a stare senza mangiare anche per mesi interi. Delle 1900 specie di scorpioni conosciute solo pochissime che vivono in paesi esotici sono pericolose.

La paura dei ragni è diffusa in ogni parte del mondo; essi sono tutti  velenosi, perchè è col veleno che uccidono la preda di cui nutrirsi, ma  le loro punture non sono quasi mai pericolose per l’uomo, tranne nel caso del ragno noto come “vedova nera” europea  o del Latroductus-13guttatus il cui morso provoca la necrosi delle cellule circostanti con possibili danni permanenti.

Passando a parlare delle zecche, inaspettatamente il dr. Sassi esprime una certa ostilità verso questa specie che può trasmettere varie malattie, tra cui il morbo di Laim causato da un battere che subito può dare sintomi influenzali tali da non impensierire, ma se non curato con antibiotici col tempo può provocare danni anche gravi. La zecca può anche trasmettere un virus che provoca la meningite.

Molto frequente negli ultimi tempi nel nostro territorio sono gli acari autunnali, piccolissimi e rossi che possono provocare fastidiosi eritemi.

Certo questo mondo di piccoli esseri viventi suscita in molti di noi una certa repulsione, ma è innegabile che è affascinate pensare come siano così perfetti in ogni loro minuscola parte ed è sorprendente sapere che  esiste una quantità enorme di speci conosciute, ma che molte di più non sono mai state scoperte e classificate.

 

 

UTE: Lezione on demand (M. Spagnuolo) – Le immagini di Dio nel Vecchio Testamento (M. Russo)

Oggi all’UTE è successo qualcosa di molto insolito: quando il prof. Spagnuolo è entrato in sala (in anticipo rispetto all’orario di inizio), alcuni dei presenti gli si sono avvicinati e, facendo  riferimento a quanto sta accadendo in questi giorni, gli hanno posto delle domande inerenti ai rapporti tra normative comunitarie e normative nazionali. L’argomento era stimolante e il nostro docente non si è lasciato sfuggire l’occasione: una lezione a richiesta garantiva l’interesse e l’attenzione dell’uditorio.

Ha perciò iniziato affermando che le norme europee non prevalgono mai sulla Costituzione dei singoli Stati membri. La UE nasce da vari trattati stipulati dagli anni 50 in poi; con questi accordi gli Stati hanno delegato gli organi comunitari a emettere norme riguardanti alcuni campi, come  l’economia o l’inquinamento e tali norme vanno recepite dai singoli Stati. Chi non si adegua incorre in sanzioni economiche. Quando si stipula un trattato internazionale, ogni Stato  accetta una limitazione della propria sovranità  in vista di un vantaggio comune. Alla base di ogni trattato ci deve essere una condivisione di valori e tra questi, nel caso della UE, c’è certamente la solidarietà umana e il rispetto per la vita. Per questo (e a questo punto si è entrati nella realtà concreta di oggi) nessuno Stato può chiedere alla UE di costruire muri contro gli immigrati.

Altro argomento oggetto di accese discussioni è costituito dalle norme di prevenzione del COVID. Gli Stati europei sono tutti orientati a seguire le indicazioni dei comitati scientifici, poi però possono prendere decisioni più o meno severe.  A questo proposito si stanno verificando molte manifestazioni anche violente in tanti paesi: chi rifiuta il vaccino o il green-pass  grida alla violazione della propria libertà.

Ma se è vero che la Costituzione afferma che la libertà personale è inviolabile, è anche vero che essa ha il proprio limite nel rispetto della libertà altrui. In casi di necessità anche i diritti individuali possono essere compressi in nome del bene comune.

La Sanità in Italia è gestita dalle Regioni, ma in caso di pandemia, sono le disposizioni dello Stato a prevalere.

L’argomento programmato era un altro, ma va riconosciuto al nostro docente il merito di aver saputo improvvisare una lezione molto interessante, che tutti hanno seguito con estrema attenzione.

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Proseguendo il discorso su “le immagini di Dio nella storia” la prof. Russo, ci ha accompagnato oggi nel mondo dell’Antico Testamento, i cui primi scritti risalgono al secondo millennio A.C.  Essi derivano comunque da una tradizione orale molto più antica.

Il Dio dell’Antico Testamento è certamente molto diverso da tutte le divinità sue contemporanee: è un Dio unico, che non ammette altre divinità. Mentre presso gli altri popoli si adoravano le creature presenti in natura, per gli Ebrei la natura era espressione della potenza creatrice di Dio.

Del tutto singolare è poi la definizione che Dio dà di se stesso a Mosè: IO SONO; è un’espressione misteriosa che potrebbe voler dire :” io sono l’essenza”, oppure “sono colui che è”, oppure ” io ci sono”.  Insomma forse questo vuol dire che Dio non è definibile con parole umane, visto che è l’Infinito.

Gli Ebrei non ammettevano (e non ammettono) immagini di Dio, perchè se Dio non è definibile, a maggior ragione non può essere rappresentato visto che è l’Immenso.

Con la proibizione di nominare il nome di Dio invano, si vietava di tirare Dio per la giacchetta per meschini fini di tornaconto . Così ogni guerra combattuta in nome di Dio è una tragica e atroce bestemmia.

Se pensiamo a certi episodi della Bibbia, ci si fa l’idea che il Dio dell’Antico Testamento sia un Dio vendicativo, pronto a punire e castigare, ma leggendo i libri sapienziali e dei profeti possiamo capire invece che   Dio, nell’Antico Testamento,  vuole verità e giustizia e dal Cantico dei Cantici spicca una sorprendente immagine di un Dio innamorato.

UTE: Le nuove sfide dopo il bosone di Higgs (Sintesi di Diana) – Le immagini di Dio nelle religioni mediterranee- (sintesi di A. D’Albis)

Ai primi del 900 Einstein aveva osservato che certi fenomeni erano inspiegabili con le conoscenze scientifiche disponibili, e si applicò nella ricerca fino a ipotizzare un nuovo modo di leggere e comprendere la realtà sintetizzato nella sua teoria della relatività, nella quale alla categoria “TEMPO” viene sostituito il concetto di “SPAZIO-TEMPO”.

E’ degli anni ’30 del secolo scorso la teoria della “meccanica quantistica”.

Entrambe queste due teorie vengono sempre più confermate dalle scoperte successive.

Vent’anni dopo fu elaborata la teoria della meccanica quantistica e, nel 1964, il fisico Higgs ipotizza l’esistenza del bosone (particella senza massa), teoria che fu confermata solo 50 anni dopo dagli scienziati del CERN guidati dall’ italiana Fabiola Giannotti.

Obiettivo della scienza attuale è spiegare con poche formule matematiche tutto ciò che possiamo osservare, ma, come ha spiegato il prof. Galoppo con un’efficace metafora, è come se fossimo giunti sulla riva di un enorme oceano tutto da esplorare.

Quali sono i misteri che gli scienziati cercano ancora di svelare?

  1. Materia oscura
  2. Energia oscura
  3. Asimmetria materia-antimateria
  4.  Inflazione cosmica
  5. Gravità.

Si fanno ipotesi sull’origine dell’universo  e una di queste prende nome di teoria del “Big Bang” : una grande esplosione avrebbe dato origine a cosmo che da quel momento è in continua espansione. Sarebbe logico pensare che la sua velocità di espansione stesse diminuendo, invece è stato accertato che sta aumentando e pertanto la distanza tra le galassie e tra una stella e l’altra continua ad aumentare. Non si sa ancora da dove derivi l’energia che provoca questa accelerazione.

Naturalmente la materia di questa lezione è piuttosto complessa e di difficile comprensione, per questo ho inserito molti link utili per chi volesse approfondire le proprie conoscenze.

Sì, è una materia molto complessa, ma  certamente molto affascinante: grazie prof. Galoppo!

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La lezione della professoressa Russo dal titolo:” Le immagini divine nell’antica religione mediterranea”, ci catapultano indietro di 10,000, 15.000 anni.

La professoressa ci parla, infatti, della religione rinvenibile nelle aree del mediterraneo, prima dei Greci e dei Latini. Le immagini di questa religione rimandano al simbolismo materno della fertilità e della sessualità e contengono un messaggio che si ritrova ancora ai nostri tempi.

La professoressa sottolinea che, per capire bene queste immagini, bisogna conoscere e capire la cultura e la società che le hanno generate. Nelle religioni dell’antico mediterraneo, il dio è una DEA (POTNIA). Questa dea è padrona di tutto ed è super potente perché è in grado di generare un uomo. Essa si identifica con la “GRANDE MADRE TERRA” ed è una divinità tipica delle società MATRIARCALI che hanno per centro la “donna” e non l’uomo. La Grande Madre Terra o Dea Madre viene rappresentata, spesso, con la faccia nera, perché la terra è nera, o con figure “steatopigie”, cioè con grandi o più seni, incinte, e con glutei e cosce abbondanti.

In passato, troviamo società matriarcali dalla Puglia alla Sardegna, sulle coste africane e dell’Anatolia (attuale Turchia). Oggi sopravvive in alcune tribù della Cina.

La docente ci parla poi di DEMETRA e CERERE e del Mito delle Stagioni. Nella mitologia greca, DEMETRA è la dea del grano e dell’agricoltura, mentre CERERE è la figura equivalente nella mitologia romana. Nel mito delle stagioni è evidente il rapporto tra vita e morte: spesso succede che dalla morte si generi la vita!

Con l’avvento del Cristianesimo, il culto della “Grande Madre” si perpetua nella venerazione della Vergine Maria. La religione mediterranea permane nelle aree del mediterraneo fino al II millennio A.C., quando arrivano gli INDOEUROPEI.

Essi sono un popolo barbaro che, non solo non hanno la cultura dei popoli mediterranei, ma possiedono armi di ferro e amano la guerra. All’arrivo di questi conquistatori, la società dei popoli mediterranei, da “matriarcale” diventa “patriarcale” e la Grande Dea Madre viene spodestata dal re degli dei (Zeus o Giove).

Poi la docente ci parla delle divinità tutelari o tribali, cioè quelle divinità che proteggono un popolo o una città (Atena – Atene; Marte – Roma).

L’ultimo argomento proposto è la correlazione tra mito, rito e magia, caratteristica della religiosità degli antichi Romani. Essi, infatti, hanno un tipo di religiosità che bada più ai riti che ai miti e hanno tante divinità, una per ogni azione della vita. La religiosità dei Romani è, anche, piuttosto magica, perché, con riti e preghiere, si vuole costringere la divinità ad esaudire ciò che si chiede.

La docente conclude la sua lezione leggendo una “preghiera” di Orazio.

 

 

 

 

UTE: L’Alzheimer inietta i primi sintomi – Il male di vivere nell’individuo e nella società russa.

Con l’allungarsi delle aspettative di vita, si va sempre più diffondendo la demenza senile, incubo di molti che hanno dato l’addio da tempo alla giovinezza.

Il dr. Rigamonti oggi ci ha parlato di questa patologia e, in particolare dell’Alzheimer per dirci come si possono riconoscere i primi sintomi della malattia.

Per prima cosa bisogna sapere che esistono tanti tipi di demenza quante sono le cause che la possono provocare. Ci sono demenze provocate da: cause vascolari, Alzheimer, HIV, Parkinson, condizioni mediche generali e altre patologie. La diagnosi di Alzheimer può essere fatta da un medico esperto quando si verificano determinate disabilità, ma non esiste un test specifico per determinare la presenza della malattia, pertanto sono necessari: esame clinico della persona, esame neurologico, test cognitivi, esami di neuroimmagine.

Ci si deve allertare se persistono una serie di sintomi: l’individuo diventa più taciturno, ha lacune di memoria, difficoltà motorie, diventa iperattivo (tutto questo a volte viene attribuito a depressione).

L’Alzheimer è provocato dall’accumulo nel cervello di due proteine neurotossiche; tale accumulo può proseguire per 15/20 anni prima della manifestazione dei primi sintomi. Per questo se insorgono sospetti di malattia è utile ricorrere a ECG, Risonanza Magnetica, a PET e altri esami specifici. E’ importante la diagnosi precoce perchè oggi si dispone di farmaci in grado di ostacolare il progredire della malattia.

In una fase avanzata di Alzheimer il paziente dimentica informazioni recenti, prende appunti per non dimenticare appuntamenti, compleanni e anniversari, mette le cose in posti inconsueti, perde spesso oggetti di uso frequente e accusa altri di averglieli rubati; può perdere l’orientamento e non trovare la strada di casa, può  dimenticare parole o non riuscire a continuare il discorso cominciato, può dimostrarsi apatico e instabile.

L’ Alzheimer  stravolge  a poco a poco non solo  la  vita dell’ammalato, ma anche quella della sua famiglia e per tutti inizia un lungo, doloroso calvario.

Nell’ultima parte della lezione una giovane tirocinante ci ha illustrato uno dei test mirante a monitorare  eventuali danni cerebrali provocati dalla malattia.

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Proseguendo nella presentazione dello scrittore Dostoevskij e delle sue opere, Don Ivano oggi ci ha presentato il romanzo “I DEMONI”, in cui è molto presente il tema del MALE, inteso non come concetto astratto che si manifesta in concrete azioni malvagie, ma come  ideologie nefaste che vengono dall’Europa occidentale e contaminano il mondo russo.  I demoni sono quindi le persone che incarnano e diffondono tali ideologie, che fanno presa sulle menti dei giovani russi e li inducono ad azioni violente. Lo stesso Dostoevskij ne era stato sedotto e per questo subì una condanna a morte poi tramutata in confino in Siberia.

Le ideologie come il nichilismo o l’anarchismo, erano state calate nel mondo russo, che invece aveva bisogno di un percorso rispettoso della cultura locale, intrisa di profonda spiritualità.

A questo punto don Ivano ci ha letto alcuni brani del romanzo, da cui risalta tutta la straordinaria abilità narrativa e descrittiva del grande scrittore russo.

UTE: Non è un mondo per vecchi (sintesi di A. D’ALBIS) – Domotica (sintesi di DIANA)

Non è un mondo per vecchi”

Il professor Porro usa come titolo della sua lezione, quello di un libro scritto da un filosofo e scrittore francese e ci presenta il suo autore: Michel Serres, che ha avuto la fortuna di conoscere in varie occasioni e di tradurre alcuni suoi libri.

Michel Serres è nato nel 1930 a Agen, nel sud della Francia, nei territori catari.

I Catari erano un gruppo religioso, ritenuto eretico, che venne sterminato, ai primi del 1200, per volontà della Chiesa Cattolica.

Ciò che caratterizza questa religiosità catara è il senso acuto della presenza del male nel mondo. Questo male si esprime attraverso la forza, la violenza, la logica guerresca del potere.

Michel Serres fa presto l’esperienza della guerra con la guerra civile in Spagna che scoppia quando lui ha 6 anni e dura 3 anni. Questa guerra è atroce e cruenta. Continue reading “UTE: Non è un mondo per vecchi (sintesi di A. D’ALBIS) – Domotica (sintesi di DIANA)”

UTE: Simbolismo ed Ermetismo – I modi di acquisto della proprietà ( sintesi di A. D’Albis)

In occasione del bicentenario della nascita di Baudelaire e del centoventesimo di quella di Quasimodo, il professor Galli ci propone delle lezioni molto interessanti su questi due poeti, sottolineando la linea di continuità che c’è tra loro, ma anche la loro discontinuità.

In questa prima lezione, il professore ci presenta il poeta francese Charles Baudelaire, che è stato per tanti poeti un punto di riferimento. Con lui, infatti, comincia la corrente del Simbolismo, che sarà fondamentale per la poesia occidentale e arriverà anche in Italia, in un percorso che terminerà con l’”Ermetismo”, la grande scuola poetica italiana che si afferma tra la prima e la seconda guerra mondiale. 

Con Baudelaire finisce la poesia dell’800 e inizia la poesia moderna. Iniziano anche due percorsi: uno in cui la poesia ha per tema di fondo il malessere, la noia, l’angoscia; l’altro di una poesia alta che si stacca dal passato e costruisce un linguaggio poetico nuovo. Per capire l’opera poetica di Baudelaire, bisogna conoscere un po’ della sua vita. Continue reading “UTE: Simbolismo ed Ermetismo – I modi di acquisto della proprietà ( sintesi di A. D’Albis)”

UTE: Mario Rigoni Stern (sintesi di A. D’Albis) – Bioetica animale ed ambientale.(sintesi di Diana)

Il professor Porro ci propone una lezione su Mario Rigoni Stern che vuole essere un invito alla lettura o alla rilettura delle sue opere.

Mario Rigoni Stern è conosciuto soprattutto per il suo romanzo:” Il sergente nella neve”, pubblicato nel 1953.

Questo libro è il racconto della ritirata dalla Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale, di uno sconosciuto sergente maggiore degli Alpini, nato ad Asiago il 1° Novembre 1921.

Con questo libro, lo scrittore vince un importante premio letterario. Nel’62 pubblica un altro libro: ”Il bosco degli Urogalli” (“urogallo” è il “gallo cedrone”) e da qui comincia la sua carriera di scrittore che lo porterà ad avere una certa agiatezza negli anni ’70.

Il prof. Porro ci dà alcune notizie riguardo alla biografia di questo autore, perché ci serve per meglio comprendere le sue opere.

Infatti, in esse, egli racconta principalmente le sue esperienze personali, soprattutto quelle vissute durante la guerra, in uno stile semplice e comprensibile.

Il professore aggiunge che Mario Rigoni Stern non è un romanziere (i suoi libri non sono “romanzi”, ma “racconti lunghi”), ma è un “NARRATORE”.

Cosa significa essere un “narratore”?

Il professor Porro ci spiega che il “narratore” è lo scrittore che racconta, nelle sue opere, le sue esperienze di vita, le tragedie che ha vissuto.

Inoltre Rigoni Stern è un “narratore” non solo perché racconta le sue esperienze di vita, ma anche perché riporta ciò che ha ascoltato, durante la sua infanzia, dai suoi parenti.

Spesso l’autore ricorda, nelle sue opere, il mondo in cui è nato, l’altipiano di Asiago, dove la gente, poveri pastori e contadini, usava riunirsi alla sera nelle stalle davanti alle vacche che emanavano calore perché non potevano permettersi la legna e raccontavano i loro ricordi. Continue reading “UTE: Mario Rigoni Stern (sintesi di A. D’Albis) – Bioetica animale ed ambientale.(sintesi di Diana)”

UTE: La scuola 725 (sintesi di grandmere) – DOSTOEVSKIJ: IL MALE, LA MALATTIA e LA MORTE (SINTESI DI A: D’ALBIS)

Pochi forse hanno sentito parlare della “scuola 725” ed è proprio per avercela fatta conoscere che va al nostro docente, prof. Creuso, il nostro grazie.

E’ stata una “scuola”, aperta nella profonda periferia romana, al numero civico 725, negli anni 60 da un sacerdote che potremmo definire di frontiera, uno di quei preti che vivono la loro vocazione accanto agli ultimi. Si chiamava don Roberto Sardelli ed è scomparso solo due anni fa.

La sua era stata una vocazione “adulta” e, una volta ordinato prete, fu assegnato a una parrocchia della periferia di Roma attigua alla baraccopoli sorta sotto l’acquedotto Felice (dal nome di Papa Sisto V che lo fece costruire per portare acqua alla città di Roma e alla sua villa).

Nel periodo 1967/68 c’erano circa 700 famiglie a vivere in pochi metri quadrati nella baraccopoli: non avevano acqua, nè servizi igienici, né corrente elettrica: un vero inferno. Don Roberto acquistò una di quelle baracche da una prostituta e cominciò a vivere tra quella gente dimenticata da tutti.

Era ancora il tempo in cui nelle classi differenziali venivano confinati tutti i ragazzi che non corrispondevano al cliché dello scolaro integrato e molti dei ragazzi delle baracche finivano in quei ghetti e don Roberto  cominciò a raccoglierli nelle ore pomeridiane, al numero 725, per aiutarli nei compiti e per aiutarli a costruirsi una coscienza civile. A questo fine, per renderli cioè consapevoli delle ingiustizie che stavano subendo, dopo i compiti, i ragazzi leggevano Gandhi e Malcom X.

Il libro più usato era il Dizionario, perchè saper conoscere e usare le parole è di fondamentale importanza per saper rivendicare i propri diritti. I ragazzi, insieme a Don Roberto, scrivono il loro libro di testo intitolato” NON TACERE” che verrà poi dato alle stampe.

Don Roberto non esitò nemmeno ad allacciarsi abusivamente alla rete elettrica, subito imitato da tutti gli altri che si autodenunciarono, ottenendo così il riconoscimento del loro diritto all’illuminazione delle proprie case.

Poi la baraccopoli fu abbattuta e gli abitanti trasferiti ad Ostia Nuova, un quartiere senza anima, dove gli antichi rapporti tra le famiglie andarono perduti e la criminalità in breve si diffuse e dettò le sue regole spietate.

Don Roberto scrisse molti libri sulla sua esperienza nella scuola 725, sul suo  successivo impegno con gli ammalati di AIDS e con i ROM e, prima di morire, ricevette una laurea “honoris causa”.

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Continuano le lezioni del nostro docente Don Ivano Colombo su Fedor Dostoevskij. Questo scrittore non è catalogabile con gli schemi della storia della letteratura. Egli non è un filosofo, non è uno psicologo, né un sociologo o uno psicanalista, ma è unno scrittore di romanzi, un narratore.

Molto probabilmente, le sue storie si rifanno a storie vere sentite nei tribunali che il nostro scrittore frequentava assiduamente.Dostoevskij scrive soprattutto per mantenersi, dopo le vicende drammatiche che lo hanno colpito, ma scrive anche per comprendere e spiegare il suo vissuto e per far conoscere il suo pensiero circa l’esistenza umana.Certamente, dunque, nelle vicende che narra possiamo trovare molti elementi autobiografici.

La sua vita è costellata da molti momenti drammatici e il male lo insegue e lo perseguita di continuo. La madre muore di tisi nel 1837 e il padre, uomo dal carattere violento, viene ucciso, nel 1839, in uno strano incidente. Dopo la morte del padre, Dostoevskij comincia a soffrire di crisi epilettiche. Per dieci anni si dedica alla letteratura, poi, per curiosità, partecipa, come uditore, alle riunioni di una società segreta con scopi sovversivi. Viene arrestato, imprigionato, condannato a morte, graziato all’ultimo momento e deportato in Siberia. Quando ritorna dalla Siberia, Dostoevskij scrive il libro: “Memorie del sottosuolo”, nel quale usa la “prima persona”.

Don Ivano ci spiega che tanti scrittori scrivono in “prima persona”, come Silone ne: “Il segreto di Luca”. Tuttavia, questo è un “io narrante” e, mentre leggiamo, capiamo che lo scrittore non c’entra niente con le vicende raccontate.

Nelle opere di Dostoevskij, invece, si capisce che l’io narrante sottolinea che le vicende narrate sono anche le sue esperienze. Nell’introduzione a un’edizione di: “Memorie del sottosuolo”, Alberto Moravia pone l’attenzione alla componente religiosa delle opere di Dostoevskij e sottolinea che in esse dobbiamo cercare l’ “anima.

La parola ”anima” ha significati diversi: nel cristianesimo si contrappone al “corpo”, mentre nell’accezione greca significa psiche e non ha significato religioso.

Nel romanzo: “L’Idiota”, il personaggio del principe Miskin rappresenta l’uomo “buono” per eccellenza, una persona dal carattere pacifico che fa sempre e solo azioni benefiche, ma che, in una società pervasa dal “male”, appare “sciocco”.

In questo romanzo, la condanna a morte viene raccontata più volte perché Dostoevskij vuole dimostrare che essa non è una soluzione al male, anzi è un “male” essa stessa. La risposta dello Stato che uccide chi ha commesso un omicidio, è una risposta pari, speculare, è ancora “male” e, soprattutto, non serve!

Il “male” trova il suo apice nel romanzo: “Delitto e castigo”. In quest’opera, che si ispira alla lettura che Dostoevskij fa dell’opera di Beccaria: “ Dei delitti e delle pene”, lo scrittore entra nella coscienza dell’esecutore dell’omicidio descritto.

Più che il delitto, per lo scrittore conta il rovello tormentoso della coscienza dell’assassino, perché è lì che si produce il male. Il rimorso, dunque, diventa un castigo più pesante della prigione o della deportazione o del carcere più duro. Il tormento della coscienza, diventa, anche, l’itinerario del recupero.

In contemporanea con “Delitto e Castigo”, Dostoevskij pubblica un altro romanzo. “ IL giocatore”, scritto in poco tempo per pagare dei debiti di gioco. Qui lo scrittore analizza la mania del gioco d’azzardo che porta alla perdita, non solo nel gioco, ma anche nell’animo. Tuttavia, anche in questo romanzo, affiora la speranza della resurrezione. Dostoevskij, infatti, non vede solo il male.

Alla fine di ogni romanzo viene fatta balenare la “speranza”, anche se non diventa mai evidente la storia positiva che potrebbe scaturire da essa.

UTE: Umanità, virus e pandemia.

La bella e interessante lezione del dr. Lissoni oggi ha preso le mosse dall’esplosione (outbreak) demografica che si è registrata sul nostro pianta negli ultimi decenni. Se ci sono voluti duecentomila anni per arrivare a una popolazione mondiale di un miliardo, negli ultimi sessant’anni si è passati da tre miliardi nel 1960 ai quasi otto miliardi di oggi!!!  Questo fenomeno, unico nella storia, non può non essere senza conseguenze, ma ci sono segni di un rallentamento.

Tutte le esplosioni registrate nella storia della vita sulla Terra (di cavallette, di topi, di ragni ecc. ) sono  finite a volte a causa di virus.

Il termine latino virus significava in origine “veleno, miasma, fango” e solo nell’800 si è cominciato a dargli il significato attuale.

La scoperta dei virus è molto recente; prima se ne intuiva l’esistenza, ma non c’erano a disposizione mezzi di ricerca adatti a individuarli e a studiarne il comportamento. La loro pericolosità infatti consiste prima di tutto nelle loro dimensioni (un decimillesimo del diametro di un capello) e poi nella loro capacità di adattarsi e modificarsi in base alle situazioni ambientali. Ancora gli scienziati si chiedono se possano essere classificati come esseri viventi, in quanto possono vivere e riprodursi solo parassitando altri esseri viventi.

I virus hanno la capacità di: passare da un ospite a un altro, entrare nelle cellule dell’ospite e ivi replicarsi per poi uscire dall’organismo ospite per insinuarsi in un altro.

pandemia-162746Il virus è composto da un virione (la parte che contiene le istruzioni “vitali”)  dalla parte esterna chiamata capside costellata di varie sporgenze che il virus utilizza per penetrare nelle cellule e per uscirne. E’ su queste sporgenze che agiscono gli anticorpi prodotti dall’organismo infettato; gli antibiotici non sono efficaci contro i virus.

Da trent’anni gli scienziati avevano previsto il cosiddetto Next Big One ad opera di un virus e se ne prevedono altre in futuro: per questo dobbiamo farci trovare pronti (soprattutto con sistemi sanitari adeguati).

I virus possono essere trasmessi per via  aerea (attraverso la respirazione), per contaminazione oro-fecale (scarsa igiene individuale o ambientale), tramite un insetto intermediario (ad es. zanzara), per trasfusione e aghi infetti, per via sessuale.

Anticamente le epidemie venivano attribuite a cause diverse e dove non arrivava la scienza arrivava la fantasia; ora che la scienza può spiegare la diffusione delle pandemie, è veramente delirante chi le attribuisce a assurde macchinazioni per fini di egemonia politica ed economica.

La lezione odierna può essere prenotata in segreteria UTE. Grazie, dr. Lissoni!!

 

UTE: La lunga vita delle parole – Le tecnologie che cambiano il modo di vivere.

LA LUNGA VITA DELLE PAROLE: La prof. Meggetto ci ha intrattenuto oggi con una delle sue belle lezioni sulla vita delle parole, che  ci può raccontare come è cambiato il mondo nel corso dei secoli e come è cambiato il modo di sentire della gente. La parola di cui la nostra docente ci ha parlato oggi è: FIDUCIA.

Deriva dal latino FIDES che per i Latini aveva il significato di impegno solenne, non religioso, di riconoscimento dell’affidabilità dell’altro. Noi abbiamo poi tradotto il termine latino con la parola FEDE che ha assunto invece un senso religioso.

C’è differenza tra FEDE e FIDUCIA: la FEDE può folgorarci in un istante (come per S. Paolo sulla via di Damasco), la FIDUCIA invece si conquista col tempo  e a volte può essere tradita.

Noi usiamo molto la parola fiducia perchè ci sentiamo limitati e abbiamo bisogno degli altri (come dice Freud).

In Grecia e a Rom FIDES era una dea e tradire la fides riposta in qualcuno era colpa molto grave. Ora invece la FIDUCIA ha perso un po’ di valore: la si concede spesso con superficialità e a senso unico (fiducia nei mercati, nella pubblicità, nel governo, nei candidati alle elezioni…) e per questo accettiamo anche che venga tradita.

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LE TECNOLOGIE CHE CAMBIANO IL MODO DI VIVERE:  Lo sviluppo di nuove tecnologie sta cambiando profondamente la nostra vita di tutti i giorni. Ad esempio nessuno più spedisce cartoline, non compriamo più nè consultiamo enciclopedie, non abbiamo più in casa i vecchi voluminosi elenchi telefonici, … L’orologio da polso, una volta, misurava solo il tempo, ora può contare i nostri passi, monitorare la nostra attività cardiaca, riprodurre musica.  Le solette delle scarpe possono monitorare la nostra attività fisica e chiamare i soccorsi in caso di caduta. Le auto possono già ora in caso di incidente chiamare i soccorsi dando tutte le coordinate necessarie per interventi rapidi ed efficaci.

Queste ed altre innovazioni tecnologiche fanno parte dell’Internet delle cose (acronimo IOT= internet of things).

Internet è nato nel 1969 come rete militare per scambiare informazioni;  ora si parla di 5G, cioè di quinta generazione della telefonia mobile ed è 100 volte più veloce della precedente.

L’IOT è applicato in vari campi della vita di tutti i giorni e ci sono già numerosissime realizzazioni nella DOMOTICA ( risparmio energetico, sicurezza, gestione degli elettrodomestici, controllo dell’illuminazione…), nella SALUTE (telemedicina per assistere in continuità pazienti e anziani) in AGRICOLTURA (dispositivi per monitorare lo stato di salute delle coltivazioni, per irrigare in modo razionale senza sprechi, per migliorare prodotti e raccolti) e nella gestione delle città (SMART CITY)

Stiamo vivendo una nuova rivoluzione tecnologica: non dobbiamo averne paura, ma dobbiamo conoscerla per poter usufruire dei vantaggi che essa può portare anche nelle vite di noi non più giovanissimi.

Ringraziamo il prof. Rizzi che ci guiderà in questo cammino di scoperta.