Un difficile inizio.

L’Università della Terza Età di Erba sta tentando di riprendere le proprie attività nel modo più efficace consentito dalle molte difficoltà derivanti dalle disposizioni anti-COVID e dalle caratteristiche della sede in cui le lezioni si sono sempre svolte. La Sala Isacchi, infatti, che una volta consentiva l’accesso di almeno 90 persone, oggi ne può contenere solo la metà.

Sappiamo quanto invece sia importante per i nostri soci, anche per ragioni anagrafiche, poter avere una motivazione per uscire di casa, magari agghindarsi un po’,  incontrare volti amici e scambiare qualche parola in un’atmosfera di serena accoglienza. Questo fa sì che la stragrande maggioranza dei potenziali soci, condiziona la propria adesione all’associazione alla possibilità di poter usufruire di attività in presenza, anche se continueremo a predisporre i collegamenti on line già sperimentati nella prima metà del 2021.  Questo è comprensibile anche perché i nostri soci non sono certamente “nativi digitali” e solo pochi hanno dimestichezza con computer, link, piattaforme, ecc. …

Tutto questo costringe gli organizzatori a prevedere la suddivisione dei primi 90 iscritti in due gruppi, ognuno dei quali potrà partecipare a un solo giorno di lezione: o il martedì o il venerdì, giorni nei quali si replicheranno gli stessi argomenti.

E’ però un vero peccato che in una città come Erba non ci sia una sala civica a disposizione delle tante associazioni e non ci sia uno spazio abbastanza capiente adatto alle necessità della nostra UTE.

Si stanno perciò facendo i proverbiali salti mortali per poter  riprendere le attività a metà ottobre nel rispetto di tutte le disposizioni anti-COVID (green pass compreso)

 

Ute: Le orchidee spontanee del Triangolo Lariano (e altri gioielli botanici) -dr. D. Sassi

Non poteva esserci miglior conclusione dell’Anno Accademico: con il dr. Sassi abbiamo scoperto le meraviglie botaniche del Triangolo Lariano.

Il nostro docente ci ha prima fatto notare la differenza tra un giardino o un parco artificiale, dove l’uomo accosta varietà diverse di fiori tenendo ben presente l’effetto estetico che si può ottenere dall’accostamento di colori e forme diverse, e un ambiente naturale in cui i fiori crescono là dove trovano le migliori condizioni per svilupparsi e quindi bisogna andare a cercarli osservando con pazienza e attenzione prati e rocce.

Il Triangolo Lariano è un territorio particolarmente ricco di specie che non è possibile trovare altrove.

Dopo questo breve preambolo il dr. Sassi ci ha proiettato una serie di fotografie di fiori forse poco appariscenti, ma molto preziosi per la loro singolarità; alcuni sono stati usati per secoli per ricavarne medicamenti, altri sono velenosi, altri sono commestibili.

Abbiamo potuto ammirare più di 50 specie di fiori, ma sono molto di più quelle che impreziosiscono i prati delle nostre montagne.

Chissà se potremo andare ad ammirarle direttamente facendo insieme qualche escursione nei dintorni… Speriamo.

Grazie dr. Sassi!

Aquilegia vulgaris
Aquilegia vulgaris
Campanula raineri
Campanula raineri
Primula auricola
Primula auricola
Potentilla caulescens : vive sulle rocce.
Potentilla caulescens : vive sulle rocce.

UTE: Le fiabe come sogni dell’inconscio collettivo (Prof. TATAFIORE)

Oggi la lezione della prof. Tatafiore ci ha portato nel mondo un po’ inquietante delle fiabe russe, raccontandoci la fiaba di “Vassilissa la Bella”.

VasilisaAll’inizio assomiglia un po’ alla fiaba più famosa, qui da noi, di Cenerentola, ma poi assume toni molto drammatici, perchè Vassilissa odiata dalle sorellastre e dalla matrigna, viene mandata di notte nella foresta dove abita Baba Iaga, una strega mangiatrice di uomini, ma Vassilissa porta con sè una bambolina donatale sul letto di morte dalla mamma: quando si trova in difficoltà le basta parlare alla bambolina, darle da mangiare ed essa risolve ogni problema; la bambina alla fine potrà tornare vittoriosa alla propria casa e poi sposarsi con il re, rapito dalla sua bellezza.

Le fiabe hanno sempre a che fare col nostro sé più profondo e ogni personaggio rappresenta una parte di noi; la fiaba di Vassilissa la Bella è una storia di formazione: la buona madre  è l’ente protettore che accompagna la prima crescita del bambino, ma ad un certo punto bisogna abbandonarla, lasciarla morire, per andare incontro alla vita accompagnati dal nostro intuito (la bambolina).  Dobbiamo entrare in contatto con le nostre parti non positive (matrigna e sorellastre), abbandonare la famiglia di origine e inserirci in una famiglia acquisita forse meno accogliente e protettiva, basandoci sulle nostre forze e imparando a dare ascolto al nostro intuito. Affrontare la Baba Iaga significa affrontare le difficoltà della vita ed è così che Vassilissa diventa una persona matura e può “meritarsi” il lieto fine della storia.

La bambina riordina la casa  per ordine di Baba Iaga? Significa che è necessario mettere ordine nella propria psiche: il bucato è purificazione, i vestiti sono le sfaccettature della nostra personalità. Come curare la psiche? Con la meditazione e col silenzio. La fiaba è molto complessa e piena di personaggi misteriosi e inquietanti, proprio come la nostra vita è spesso misteriosa e inquietante.

Bisogna domandarsi che cosa vogliamo veramente, di che cosa abbiamo davvero bisogno e non scegliamo in modo non ponderato, accontentandoci di ciò che è a disposizione. La nostra vita è un giardino che va curato e ci sono cicli con i quali dobbiamo metterci in armonia.

Molto interessante questo modo di leggere le fiabe: ci aiuta a  interpretare i nostri sogni e le nostre paure e a capire qualche cosa in più di noi stessi.

Un riconoscente arrivederci al prossimo autunno alla bravissima e simpatica prof. Brunella Tatafiore!!!

Ute: riflessioni sulla Costituzione (Prof. Massimiliano Cossi)

Oggi nella sua ultima lezione, il prof. Cossi ci ha guidato a riflettere sulla nostra Costituzione, legge fondamentale dello Stato che delinea i principi cui devono ispirarsi tutte le altre leggi.

Comprende 139 articoli suddivisi in tre parti.

Nei primi 12  vengono enunciati i principi e i valori fondamentali: democrazia, uguaglianza, lavoro, libertà (di pensiero, religione, associazione…), il ripudio della guerra.. In particolare i primi 3 articoli sono i veri pilastri su cui si basano tutti gli altri.

Dopo queste puntualizzazioni il nostro docente ha fatto un rapido excursus su vari temi: la differenza tra legge e decreto legge, tra democrazia diretta (es. referendum) e indiretta o rappresentativa; ha evidenziato la differenza tra repubblica democratica (quando garantisce le libertà individuali e i diritti umani) e, ad esempio, la repubblica tedesca ai tempi di Hitler.

La nostra Costituzione garantisce il rispetto dei diritti inviolabili, che le leggi non possono non riconoscere pena la loro decadenza perchè incostituzionali. Lo Stato è chiamato ad essere al servizio del cittadino e non viceversa (come succede invece in altre forme di Stato): tale principio detto di “personalità”  è il risultato della convergenza delle culture cui appartenevano i Padri Costituenti: cattolica, marxista, socialista e liberale.

La parte in cui vengono esaminati diritti e doveri comprende gli articoli dal n. 13 al 54. Per motivi di tempo, il docente si è soffermato in particolare sull’art.21 che garantisce la libertà di pensiero, ma essa non può sconfinare nelle offese o nella diffamazione. Essere tolleranti non vuol dire che tutto è accettabile: ciò che è contrario alla democrazia e ai suoi principi fondamentali non va mai accettato.  Così ad es. non può essere accettato il negazionismo.

Dopo i 139 articoli, sono presenti “le disposizioni transitorie e finali”, finalizzate ad impedire e prevenire il ritorno alla dittatura da cui si stava uscendo faticosamente.

All’esposizione del nostro bravissimo docente, è seguita un’interessante discussione sui no-vax e sul diritto di proprietà e il prof. Cossi si è prestato a rispondere alle domande dei partecipanti.

Grazie, prof. Cossi! Arrivederci al prossimo autunno.

UTE: la ricetta dematerializzata: cosa sapere e come funziona (dr. Filippi)

Risale al 2010 il programma europeo per lanciare la sanità digitale per ridurre spese e truffe; tale processo che ha subito una notevole accelerazione con l’attuale pandemia.

Nell’ambito di questo programma Sono stati  realizzati:

il fascicolo sanitario elettronico cui si accede tramite SPID (importante procurarselo perchè consente di accedere a tutti i portali della Pubblica Amministrazione); la tessera sanitaria( già in funzione da anni); la dematerializzazione delle cartelle cliniche, delle ricette, dei referti e delle fatture.

La RICETTA SANITARIA  dematerializzata è stata introdotta per ridurre gli errori, per verificare e attribuire il budget di spesa ai vari distretti sanitari (tramite il controllo delle ricette emesse dai medici), per poter vigilare sull’uso dei farmaci e rilevare eventuali effetti collaterali.

Esistono vari tipi di ricette: dematerializzate (con codice NRE), rosse, bianche, limitative (che possono essere utilizzate solo dagli specialisti); esse possono essere emesse dal medico di famiglia, dai medici ospedalieri, dalla guardia medica …

Ogni confezione contenente farmaci è identificabile in ogni momento dal codice a barre riportato sulla fustella (il talloncino che il farmacista appone sulla ricetta).

Attingendo alla banca dati regionale e nazionale, il medico può identificare l’assistito e le sue esenzioni; può inviare la ricetta via email, tramite SMS, per telefono, o può consegnare il promemoria cartaceo (ora diventato inutile). Con la nuova ricetta si possono ritirare i farmaci in ogni farmacia italiana ed europea; essa ha validità di 30 gg. per le prescrizioni di farmaci e di un anno per le visite specialistiche. Esistono limitazioni nel numero di farmaci prescrivibili a seconda del tipo di prescrizione.

Sono state introdotti ultimamente nuovi casi di esenzione per agevolare le categorie più colpite dalle restrizioni anti-COVID.

Sono previsti dei ticket: 2 euro per farmaci generici in fascia A per ogni confezione e 4 euro per i non-generici; i farmaci in fascia C sono a pagamento.

In casi di urgenza il farmacista può consegnare il farmaco anche senza ricetta medica; importante che l’assistito controlli la corretta compilazione della ricetta perché in caso di errori compiuti dal medico il farmacista non può dispensare il farmaco.

Un grazie particolare va al dr. Filippi per questa sua ultima  (per quest’anno) utilissima lezione e perché ha contribuito in modo determinante alla realizzazione di queste lezioni on line!

 

 

 

 

UTE: Sciascia – L’affaire Moro – (Prof. M. Porro)

Tra le opere più importanti, che Sciascia ci ha lasciato, ricordiamo senz’altro “L’affaire Moro” scritto a pochi mesi dal rapimento e dall’uccisione del leader pugliese.

affaire MoroIl 16 marzo 1978 Aldo Moro veniva rapito e 5 uomini della sua scorta venivano uccisi . Dopo 55 giorni, il 9 maggio, il suo cadavere veniva trovato in Via Fani dentro una Renault rossa.

In quei momenti, l’Italia sconvolta si ritrovò divisa tra i fautori della “fermezza” e i sostenitori della trattativa (in netta minoranza). Erano gli anni terribili in cui il nostro paese era troppo spesso sconvolto da attentati terroristici di diversa matrice politica; il primo di essi fu l’attentato alla banca di Piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969. Fu in quel periodo che Sciascia scrisse alcune sue opere dal sapore profetico come “Il contesto” e “Todo modo” (quest’ultimo divenne anche un film diretto da Elio Petri nel quale pare prefigurarsi il rapimento di Moro).

“L’affaire Moro” inizia con alcune pagine liriche che si richiamano a un noto articolo di Pasolini “La scomparsa delle lucciole” (in cui denunciava la scomparsa della civiltà contadina e dei suoi valori semplici, ma autentici, per lasciare il posto alla civiltà dei consumi nell’indifferenza colpevole dei leaders politici). Sciascia imposta la sua opera sull’analisi delle lettere, divulgate fino a quel momento, scritte da Moro durante la prigionia.  Molti politici ritenevano che Moro le avesse scritte  in stato di costrizione, sotto dettatura dei suoi carcerieri, perché chiedeva di instaurare una trattativa con le BR: si sentiva abbandonato dai suoi compagni di partito e parlava non più come leader politico, ma come un uomo che rifugge dall’idea di una morte tanto atroce e senza senso.

La teoria di Sciascia sarà poi confermata negli anni seguenti col ritrovamento di numerosi altri scritti di Moro in un covo di brigatisti a Milano.

Molti ritenevano che le BR fossero lo strumento manipolato da oscuri manovratori; forse dipende dal vizio  italiano della dietrologia, ma sono comprensibili i motivi per cui  gli Stati Uniti vedevano di malocchio la politica del compromesso storico portata avanti da Moro  e, d’altra parte, anche l’URSS temeva  che la politica dell'”eretico” Berlinguer potesse costituire un pericoloso modello per i paesi satelliti.

Grazie, Prof. Porro, per questo interessante ciclo di lezioni e arrivederci in autunno (speriamo in presenza)!

UTE: Orientamenti filosofici: tre bussole per una geografia del pensiero. (prof. M. Creuso)

Oggi il prof. Creuso, ci ha dato una prova di grande stima, proponendoci una lezione interessante, ma piuttosto impegnativa, che ci ha fatto fare un rapido volo sulla filosofia per comprendere le linee guida che hanno ispirato, e ispirano, i filosofi nella storia dell’umanità.

Nella vita di ogni giorno serve una bussola per orientarsi nel corso di un viaggio o per indirizzare i nostri comportamenti, ma serve una bussola anche per il pensiero proprio per noi che viviamo in un mondo oggi sempre valutato con dati numerici.

Ci sono tre possibili orientamenti per conoscere la realtà: guardare le cose dall’alto, dal basso o in superficie.

Platone e S. Agostino ci insegnano a guardare le cose dall’alto, cioè a dirigere le nostre azioni per costruire una realtà il più possibile conforme al modello ideale in cui il bello e il buono coincidono. Molti ritengono che proprio l’estremizzazione di questo tipo di pensiero abbia favorito l’insorgere dei totalitarismi e gli orrori dei lager nazisti

Il secondo approccio, guardare la realtà dal basso, ha portato gli antichi a porre all’origine di tutto gli elementi naturali: acqua fuoco, terra, ecc. ; più recentemente questo atteggiamento ha portato l’uomo a cercare di conoscere la materia sempre più in profondità, fino ad arrivare  alle sue  parti più infinitamente piccole,  incrementando rapidamente  lo sviluppo della tecnica che ci consente di dominare la natura e di piegarla a fini non sempre moralmente accettabili.

La prospettiva di superficie, il terzo approccio, è quella che pone al centro la cultura, come nella città di Pericle. Si parla quindi di geosofia, cioè di geografia del sapere, che deve essere profondo, elevato, esente da preconcetti e da pregiudizi. Il modello del filosofo di superficie è Ercole, che ha come misura delle cose il proprio passo.

Con questa lezione il prof. Creuso ci ha voluto stimolare a riflettere sul mondo di oggi con la saggezza che viene dalle nostre esperienze, per cogliere il vero  ed essenziale significato della  vita e della realtà.

 

UTE: Canto XXVI dell’Inferno ( E. Galli).

Oggi il prof. Galli ci ha portato a riscoprire la figura di Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno. Siamo nell’8° cerchio. Dante e Virgilio si arrampicano su un ponte dal quale vedono come il fondo della bolgia sia gremito di tante fiamme (paragonate alle lucciole che si vedono nel fondovalle di sera). Dentro ogni fiamma c’è un peccatore fraudolento: la fiamma nasconde questi dannati così come loro hanno nascosto la verità con la loro lingua menzognera.  Una fiamma però nasconde due dannati: Ulisse e Diomede uniti nella dannazione come sono stati uniti nel perpetrare i loro inganni. Dante chiede di poter parlare con Ulisse che racconta come abbia varcato lo stretto di Gibilterra, considerato un limite invalicabile, per costeggiare l’Africa e come la sua nave sia stata poi travolta da una tempesta quando era ormai giunto in vista della montagna del purgatorio.

Mentre Omero ci parla di un Ulisse astuto, che usa la sua intelligenza per ingannare, Dante sottolinea invece il desiderio di conoscenza che spinge Ulisse ad affrontare l’ignoto (“Nati non foste a viver come bruti…”), a superare i limiti imposti al suo tempo dalla fede.

Cosa  può dire questo momento della Divina Commedia a noi uomini e donne del XXI secolo? Può farci riflettere sull’eterno contrasto tra scienza e fede, che ha visto  la Chiesa scontrarsi  con  Galileo o respingere per molto tempo le teorie di Darwin. Tali contrasti sono tuttavia sanabili in un clima di reciproco rispetto e spirito di accettazione.

La scienza allarga sempre più il suo campo di indagine e rende tecnicamente possibile anche ciò che l’etica condanna. Ad esempio, clonare un essere umano forse è già possibile, ma è lecito? I comitati bioetici sorti un po’ ovunque si occupano proprio di questo tipo di problemi.

L’uomo non può abolire il limite senza recare danno a se stesso e agli altri esseri viventi.

A conclusione di questa interessante lezione, il prof. Galli ci ha letto questa poesia di  Costantino Kavafis.

Itaca

Itaca_poesia_Kavafis-740x425Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

L’importante non è arrivare alla meta, è importante il viaggio che ti consente di ampliare sempre di più le tue conoscenze e le tue esperienze. E’ facile intuire che il viaggio è metafora della vita di ognuno di noi.

 

UTE: La mano e i suoi problemi (dr. A. Lissoni)

Per migliorare la funzionalità della mano è importante la prevenzione ed evitare sforzi prolungati.

A questo fine esistono in commercio molti strumenti per aiutarci ad aprire i barattoli contenenti alimenti sotto vuoto, per tritare e tagliare le verdure; si possono poi trovare spazzole o forbici con manici allungati per agevolare operazioni mirate all’igiene personale o anche piccoli accessori per facilitare l’allacciatura dei bottoni o per tenere in mano le carte da gioco,,,  E’ sempre meglio, inoltre, preferire elettrodomestici leggeri per le pulizie della casa e strumenti ergonomici per i lavori di giardinaggio; è anche consigliato mettere gli oggetti di uso frequente ad un’altezza non superiore alle spalle e non inferiore all’anca e se proprio dobbiamo prendere oggetti

tutore per le dita
tutore per le dita

posizionati molto in alto, non si devono utilizzare le sedie. Quando dobbiamo sollevare dei pesi, ricordiamoci di flettere sempre le ginocchia e di mantenere il peso stesso vicino al corpo. E’ sempre preferibile spingere piuttosto che tirare, far scivolare piuttosto che sollevare. Per attività come tagliare una siepe o simili, ridurre i tempi di lavoro e fare pause frequenti.

tutori per le maniSe soffriamo di dolori alla mano, possiamo averne sollievo utilizzando vari tipi di tutori (rigidi, semirigidi) per il pollice, per il polso e per le dita.

Grande giovamento si può trarre dalla fisioterapia mirata:  alla mobilizzazione delle articolazioni, al rinforzo di muscoli e tendini, allo stretching per allungare i muscoli; si possono poi fare esercizi di destrezza (manipolazione di piccoli oggetti) ed esercizi di sensibilità (riconoscere ad occhi chiusi piccoli oggetti immersi in un recipiente pieno di riso, sale, ecc, ..). Ricordiamo anche che usare acqua calda può ridurre il dolore e la rigidità, mentre il freddo può ridurre le reazioni infiammatorie.

Le pratiche di prevenzione sono certamente utili, ma non sempre evitano l’insorgere di patologie (la più comune e quella a livello della base del pollice) che richiedono l’uso di farmaci: nei casi più lievi possono essere utili gel, creme e pomate, che danno un sollievo temporaneo, ma non cambiano il decorso della patologia; in caso di dolore più marcato si può ricorrere agli analgesici, che non curano però l’infiammazione; quest’ultima può trovare giovamento nell’uso dei cosiddetti FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), i quali però possono irritare stomaco e intestino.  In casi più ostinati si può ricorrere ai farmaci steroidei (cortisonici) per iniezioni all’interno dell’articolazione, ma non vi si può ricorrere troppo spesso, perchè possono danneggiare ossa e tendini. Contro l’artrite sono utili i farmaci DMARD (disease modifying antirehumatics drugs) con beneficio a lungo termine, ma effetti collaterali frequenti; nelle forme più gravi si possono utilizzare i farmaci DMARD biologici  che sono più efficaci dei precedenti perch contrastano l’infiammazione a livello delle cellule, ma hanno effetti collaterali importanti.

Quando nemmeno i farmaci danno più giovamento è possibile ricorrere a varie tecniche chirurgiche, che tuttavia  nella mano risultano  più complesse che non per altre parti del corpo (ginocchio, anca, ..) proprio per le dimensioni delle articolazioni.

In soggetti giovani che abbiano subito amputazione in seguito a traumi vari, si può anche ricorrere al trapianto della mano, che tuttavia è ancora in fase sperimentale e poco praticato.

Si conclude con questa interessante carrellata il ciclo di lezioni che il dr. Lissoni ha dedicato alla mano; è stata un’occasione preziosa per conoscere meglio questa importantissima parte del nostro corpo e e per imparare come preservarla il più a lungo possibile dai guai che con lìetà possono insorgere.
Grazie, dr. Lissoni e arrivederci a ottobre (speriamo in Sala Isacchi)!

 

Ute: Dante e l’ideale dell’Impero. (Sintesi di A. D’Albis)

In questa lezione, Don Ivano ha esaminato il terzo aspetto della vicenda di Dante, la sua idea di Impero, non di Europa, che ha analizzato sempre sotto il profilo storico. L’idea di Impero di Dante non coincide con il nostro concetto di repubblica. Essa si basa sul sistema dell’Impero Romano, che era prettamente militare, arricchito, durante il Medioevo, da un elemento unificante che è la religione, l’appartenenza alla fede e alla Chiesa cattolica. Ai tempi di Dante, questa idea di Impero era di fatto già superata, perché il suo ultimo erede, Federico II, sovrano già avanti nei tempi, aveva dimostrato di essere lui superiore alla Chiesa. Infatti, politica e religione o vanno d’accordo, oppure, se sono in contrasto, portano inevitabilmente al conflitto. Sotto i regni di Federico I e, soprattutto, di Federico II, l’Impero supera la Chiesa e avviene il cambiamento. Dante non si rende conto di questo cambiamento al quale sta assistendo e vuole resuscitare uno schema di impero e di politica che non esisteva già più. Dante resuscita la struttura del vecchio Impero nella sua opera in latino “De Monarchia”.

In quest’opera ribadisce che la struttura dell’Impero è necessaria come garanzia di unità e vede nell’imperatore Arrigo (Enrico) VII la persona che potrebbe incarnare quella struttura. I tempi, però, stanno cambiando! Il Papa Bonifacio VIII concede l’indulgenza dell’anno 1300, perché spinto dalla volontà popolare dei pellegrini che, giungendo a Roma in massa, richiedevano a gran voce un giubileo emanato dalla politica. Apparentemente sembra che il Papa conceda qualcosa al popolo, in effetti è il popolo che pretende qualcosa dal Papa. Dante si rende conto che la sua costruzione di Impero è solo un’utopia; la breve avventura di Enrico VII finisce con la sua morte. A Dante non rimane che esaltare la sua idea di Impero nel poema e precisamente nel VI canto del Paradiso. In questo canto celebra la figura di Giustiniano, l’imperatore che raccoglie l’eredità dell’Imperatore Augusto.

Quest’ultimo era riuscito a mantenere la pace e l’unità nella diversità dei vari regni, durante il suo potere. Inoltre, Giustiniano unisce alla grandezza di Augusto anche la fede cristiana. In conclusione, il problema che pone Dante di armonizzare particolarismi e pluralità è positivo, ma ha tanti limiti. E’ quello che stiamo facendo noi, a fatica, con la nostra ricerca di unità europea. E’ escluso, però, che Dante abbia avuto un’idea “europeistica” che, ai suoi tempi, risultava ancora impensabile. In altri campi fu, però, un precursore, un “moderno”. Capì che la lingua latina era morta e che bisognava dare spazio alle lingue romanze e anticipò alcune dottrine che in seguito proclameranno la scissione tra potere temporale e spirituale, ma come politico restò un conservatore e un uomo del medioevo!”

Grazie, Angela!