UTE: Relazioni efficaci: sostenersi e aiutarsi anche in terza età.

Creare buone relazioni e saperle mantenere e consolidare è fonte di felicità. Entrare in relazione implica la capacità di ascolto e di empatia, capacità di accettare le scelte dell’altro, anche se questa scelta determina la fine della relazione.

Le esperienze positive e negative della vita ci preparano, in tarda età, a costruire relazioni efficaci anche quando si dovesse restare soli.  Entrare in relazione comunque richiede il coraggio di accettare il rischio del fallimento dello scontro che porta a farsi del male reciprocamente.

Saper sorridere facilita l’ approccio a nuove relazioni. L’eccessivo attaccamento, provoca fastidio e può ingenerare dipendenza.

In terza età le relazioni devono essere improntate a: simpatia, feeling, affinità ed empatia. Gli errori che impediscono buone relazioni sono tanti: voler imporre le proprie idee, fare la morale, proporre soluzioni ad ogni costo, fare troppo complimenti, minimizzare i guai dell’altro, evitare di affrontare i problemi, indagare in modo petulante e invadente.

Un modo utile per stabilire relazioni positive e durature è quello di saper trovare la “giusta distanza” come insegna questa favoletta di Schopenauer

i porcospiniStare insieme senza ferirsi: il dilemma del porcospino di Schopenhauer

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche. Il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno: di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

UTE: Sorelle d’Italia (A. D’Albis) – Evoluzione della colonna sonora dal cinema muto ai film felliniani (D. Catellani)

 

Prima di parlarci di Antonietta De Pace e di altre eroine invisibili del Risorgimento italiano, la professoressa Chiesa ci fa un inquadramento storico, introducendo la figura di Giuseppe Garibaldi.

Figlio di un commerciante e di una casalinga, Garibaldi diventa un eroe del Risorgimento italiano, ma anche internazionale, tanto da essere chiamato: ”l’eroe dei due mondi”.

I suoi genitori lo avviano alla professione di marinaio. Effettua molti viaggi e, nel 1832, a 25 anni, diventa capitano di una nave mercantile. Nel 1833 entra in contatto con Giuseppe Mazzini e le sue idee, che fa sue.

Si arruola nella marina del regno di Sardegna, con l’obiettivo di suscitare una rivoluzione repubblicana a Genova e in tutto il regno di Sardegna. Ma la rivoluzione non riesce e Garibaldi deve rifugiarsi a Marsiglia, mentre un tribunale di Genova, in sua assenza, lo condanna “alla pena di morte”. Decide così di rifugiarsi in Brasile, dove partecipa alle rivoluzioni del Sud America.

Garibaldi resta in Sud America dal 1835 al 1848. Lì incontra molti esuli mazziniani e partecipa alle guerre di indipendenza di alcune repubbliche come quella di Rio Grande do Soul. Continue reading “UTE: Sorelle d’Italia (A. D’Albis) – Evoluzione della colonna sonora dal cinema muto ai film felliniani (D. Catellani)”

UTE: Nel 100° anniversario della nascita di Fellini: La strada.

Ieri, dopo aver superato impreviste quanto ostiche difficoltà tecniche, abbiamo potuto seguire le immagini del film forse più famoso di Fellini.

La_StradaLa trama è nota a tutti, credo, ma la sintetizzo brevemente: Gelsomina, una ragazza forse affetta da lieve handicap psichico, viene “ceduta” per diecimila lire  dalla sua poverissima famiglia  a un artista di strada di nome Zampanò. Questi è un uomo violento che spesso  la maltratta, ma Gelsomina non sa dove altro andare e soffre nel sentire l’inutilità della sua vita. Incontra però un altro artista di strada, il Matto, che insegna a Gelsomina a suonare la tromba, comprende la sua sofferenza  e le fa capire che ogni cosa, ogni essere a questo mondo serve a qualcosa: anche lei, Gelsomina, è utile a Zampanò, che altrimenti non avrebbe nessuno accanto a lui. Questo pensiero rasserena Gelsomina, ma poco dopo il Matto viene ucciso proprio da Zampanò durante una lotta furibonda scatenata dagli sberleffi del Matto.

Gelsomina rimane talmente scossa da questo avvenimento, che si ammala. Zampanò non può prendersene cura e l’abbandona, lasciandole un po’ di soldi e la sua tromba. Anni dopo, il saltimbanco ritorna nello stesso paese e sente una donna cantare il “motivo di Gelsomina”; l’uomo pare finalmente manifestare un po’ di umanità nell’apprendere della morte della sua compagna di un tempo e finalmente piange in riva al mare… La dolcezza di Gelsomina vince la rozzezza bruta di Zampanò.

Il film si giova dell’interpretazione magistrale di Giulietta Masina e di Antony Quinn e proprio dal contrasto dei due personaggi nasce la poesia di questa opera, a cui dà un grande contributo la musica dolce e struggente di Nino Rota.

 

UTE: La mano: problemi articolari (Diana) – Dissoluzione dell’Impero Ottomano e nascita della Turchia (Angela D’Albis)

Dopo l’amena lezione introduttiva della volta scorsa, il dr. Lissoni oggi ha affrontato l’argomento della mano in modo rigorosamente scientifico, iniziando dall’analisi della struttura della mano.  Nel funzionamento della mano sono coinvolti 27 ossa  e 34 muscoli. Le ossa delle mani rappresentano un quarto del totale delle ossa del nostro corpo.

ossa della manoPer avere un’idea di quanto sia importante e complessa la funzione della mano basta dire che un terzo della nostra area cerebrale è dedicata al controllo dei suoi movimenti.

Nelle dita non ci sono muscoli, ma solo tendini e legamenti; i primi collegano i muscoli alle ossa . i secondi collegano le ossa tra di loro. Essi (tendini e legamenti) sono costituiti di tessuto connettivo privo di vasi sanguigni e ciò spiega i tempi lunghi richiesti per superare eventuali traumi

I tendini sono protetti da una guaina che produce il liquido sinoviale. Nell’articolazione è molto importante la presenza della cartilagine che facilita il movimento e limita l’attrito.

La mano è servita da tre nervi: radiale, mediano e ulnare, ognuno dei quali è collegato a una parte specifica.  Su di essa sono presenti molti recettori che percepiscono le sensazioni e gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno.

Una delle patologie più comuni della mano è l’artrosi, che colpisce le cartilagini articolari, rendendole più sottili e meno elastiche, fino a distruggerle completamente e provocando gravi dolori. Sintomi della presenza di artrosi è appunto il dolore , la rigidità delle articolazioni e le deformazioni interfalangee. Si parla di rizoartrosi  quando viene colpito il pollice. Sono piuttosto comuni le cisti gangliari del tutto inoffensive.

Più grave dell’artrosi è certamente l’artrite reumatoide che colpisce soprattutto le donne in giovane età. A differenza dell’artrosi è simmetrica e può colpire mani, piedi o altre parti del corpo. E’ una malattia autoimmune (il sistema immunitario si attiva contro il suo stesso organismo), che attacca i tessuti sani dell’articolazione e provoca gravi deformità oltre a impedire il movimento.

Altre forme di artrite sono la gotta, il lupus eritematoso sistematico, la sclerodermia e la psoriasi.

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Nella seconda ora, don Ivano ha ripreso l’analisi degli anni del primo dopoguerra e del trattato di Versailles e, in particolare, dei suoi effetti sulla Turchia.

Già la scorsa lezione, Don Ivano aveva spiegato che sotto il nome di trattati di Versailles vengono compresi vari accordi stipulati tra le potenze vincitrici della Grande Guerra e i paesi sconfitti.

Questi trattati erano veri e propri “diktat”, che limitavano il territorio dei paesi sconfitti e li obbligavano a pagare pesanti debiti di guerra.

Questo non avvenne per la Turchia che non portò mai a compimento il diktat del trattato di Versailles e continuò a combattere salvaguardando la sua indipendenza e permettendo la nascita di uno stato nuovo e moderno.

Prima di diventare lo stato che è adesso, la Turchia faceva parte dell’impero Ottomano.

L’Impero Ottomano comprendeva, oltre alla Turchia, anche i Balcani, l’Egitto e il Nordafrica.

Le guerre dell’ottocento e la Prima Guerra Mondiale portarono al decadimento di questo impero e, a causa delle varie etnie presenti, alla nascita di Stati indipendenti.

All’interno dell’Anatolia, dove si trovavano anche varie etnie (come gli Armeni e i Curdi), il gruppo turcomanno cercò di salvare la propria identità.

Dopo vari tentativi di smembramento della Turchia da parte delle potenze straniere, venne fuori quel nazionalismo turco che servì a formare il nuovo paese.

Il promotore di questo nazionalismo fu un generale dell’esercito, Mustafa Kemal che, sconfiggendo i Greci (1919/22) e l’esercito del Califfo, ristabilì l’unità e l’indipendenza della Turchia.

Egli spostò la capitale da Istambul a Ankara, poi diventò Primo Ministro e, infine, Presidente della Repubblica Turca.

Kemal seppe risvegliare il senso nazionale e di appartenenza dei Turchi.

Mustafa_Kemal_AtaturkQuando la Turchia stava rischiando di scomparire, Kemal riuscì a tenere viva la resistenza sul fronte interno avviando un processo di svecchiamento e modernizzazione chiamato “Kemalismo”.

Inoltre, sul fronte esterno, egli riuscì a non fare accettare mai dal suo governo le disposizioni dei paesi vincitori, obbligandoli a ribaltare le decisioni prese.

Per tutte queste ragioni e da questo momento, egli venne chiamato ATATURK, il padre della Turchia moderna.

Fu ammirato anche fuori del suo paese: Mussolini e Hitler ne ebbero una grande stima perché seppe tener testa alle potenze occidentali.

Tuttavia, la Repubblica di Ataturk fu una dittatura fondata su un partito unico e durante la sua presidenza si registrarono fenomeni di repressione delle opposizioni e pesanti violenze contro gli Armeni e i Curdi.

Don Ivano conclude la sua lezione spiegandoci che cosa è il Kemalismo.

Il nome deriva da Kemal ed è la sua filosofia politica che può essere sintetizzata in sei parole (”sei frecce”): nazionalismo, repubblicanesimo, populismo, statalismo, laicismo, rivoluzionarismo.

Questa filosofia la ritroviamo nel discorso da lui pronunciato tra il 15 e il 20 ottobre 1927 (Nutuk), che si rivelò un atto di condanna senza appello nei confronti dei suoi oppositori e ex collaboratori e che venne subito salutato come “il libro sacro dei Turchi”.

Occorre dare atto, comunque, conclude il docente, che l’attuale Turchia è quella che conosciamo grazie a Ataturk.

UTE: Le vaccinazioni (A. D’Albis)- Fiabe tra Europa e Giappone (Diana).

Alle 15.00 il dottor Rigamonti introduce la sua lezione sulla “Immunoterapia” e le vaccinazioni.

L’Immunoterapia è il metodo più importante per la cura delle patologie basate su sostanze che agiscono sul sistema immunitario.Il sistema immunitario è un nostro patrimonio, ma anche degli animali, che cresce e si sviluppa con noi. Quando il bambino è molto piccolo prende le difese anticorpali dal latte materno. Poi a tre mesi il bambino comincia a fare le vaccinazioni; fa i richiami a sei mesi e, infine, a un anno. A questa età il bambino, dopo tre richiami delle vaccinazioni base e consigliate, è già immune da non farsi infettare da virus tipo la rosolia, il morbillo, la pertosse, l’epatite A e B e altre. In sintesi, l’immunoterapia è andare a prendere un anticorpo già precostituito e iniettarlo nella persona.

L’anticorpo si può creare in due modi, ci dice il dottore: o prendendo la malattia e superandola, o facendo il vaccino. A seconda delle circostanze, l’immunoterapia ha lo scopo di indurre, amplificare o sopprimere una risposta immunitaria da parte dell’organismo.

A tal proposito, continua il dottore, possiamo distinguere due tipi di immunoterapia:

Immunoterapia di soppressione: sono le terapie che si usano per le allergie, perché sopprimono la iper-risposta dell’organismo. Questa terapia richiede l’uso degli antistaminici. 

  • Immunoterapia di attivazione: sono le terapie che cercano di indurre o di amplificare una risposta immunitaria. È questo il caso dei vaccini e dell’immunoterapia oncologica, ossia dell’immunoterapia impiegata nel trattamento di tumori.

Il dottore ci ha parlato, poi, proprio dell’Immunoterapia Oncologica. Ci ha spiegato che il sistema immunitario non riconosce i tumori perché essi sono cellule dell’organismo e non estranee ad esso. Le cellule del nostro organismo espongono sulla propria superficie molecole di diversa natura, come proteine e carboidrati; le cellule maligne, invece, molecole diverse da quelle esposte dalle cellule sane. Queste molecole prendono il nome di antigeni tumorali. L’immunoterapia oncologica sfrutta proprio questo fenomeno: le cellule del sistema immunitario possono essere in grado di individuare gli antigeni tumorali e di attaccare le cellule malate che li espongono.
L’immunoterapia oncologica può essere suddivisa in tre gruppi principali:

  • Terapia cellulare;
  • Terapia anticorpale;
  • Terapia con citochine.

La terapia cellulare prevede la somministrazione dei vaccini contro il cancro: vengono prelevate cellule immunitarie da pazienti affetti da tumore.  Una volta prelevate, le cellule immunitarie vengono attivate in modo da riconoscere in maniera specifica le cellule tumorali, quindi coltivate in vitro e, infine, restituite al paziente. In questo modo, una volta tornate nell’organismo, le cellule immunitarie specifiche per il tumore dovrebbero essere in grado di identificarlo ed attaccarlo.

La terapia anticorpale prevede che, un anticorpo riconosce un antigene , questi interagiscono l’uno con l’altro con una sorta di meccanismo “chiave-serratura“.  Quando avviene l’interazione antigene-anticorpo – quindi quando la chiave è “inserita” – l’anticorpo si attiva, dando inizio alla risposta immunitaria dell’organismo.

Per quando riguarda la terapia con citochine, il dottore ci ha spiegato che le citochine sono responsabili della comunicazione tra le varie cellule del sistema immunitario e, alcune di esse, sono prodotte dallo stesso sistema immunitario.

Per finire, il dottore ci ha elencato gli effetti collaterali della Immunoterapia.

Ci ha spiegato che essi possono essere causati dall’iperattività del sistema immunitario.

Può capitare, infatti, che il sistema immunitario attacchi, non solo le cellule malate, ma anche quelle sane perché non è più in grado di riconoscerle come tali. Gli effetti più comuni possono essere:

  • Stanchezza;
  • Prurito;
  • Nausea e vomito;
  • Diarrea;

Tuttavia, dalle ricerche effettuate fino ad Aprile 2015, risulta che è stato approvato solo un vaccino per il cancro alla prostata.

Molti altri vaccini sono già in fase di sperimentazione, ma non sono ancora utilizzabili.  Alla fine della sua lezione il dottor Rigamonti ci parla del CORONAVIRUS, oggetto di preoccupazione e discussione in questi giorni e ci consiglia di vedere un filmato su YouTube intitolato “Coronavirus spiegato in italiano”.

Ed ecco il video:

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Cos’è la Fiaba? E’ qualcosa che si racconta.

La cultura umana comincia con la tradizione orale che trasmette nel tempo fiabe, favole e miti. La fiaba è caratterizzata in genere da elementi fantastici; la favola ha come protagonisti gli animali ed ha un chiaro intento moralistico (Esopo, Fedro, La Fontaine);  il mito ha sempre una dimensione sacra.

Il genere della fiaba ha avuto origine in India e si è poi diffuso in Europa e in Cina, per questo le fiabe europee e quelle cinesi sono molto simili.  Sono stati gli antropologi che si sono occupati, in vari paesi, di raccogliere e registrare i racconti tramandati oralmente  per secoli.

Giovan  Battista Basile riportò quelli che si narravano al sud ne “Lo Cunto de li Cunti” e dalla sua opera i fratelli Grimm, in Germania, trassero molto materiale per i loro libri; Andersen in Danimarca raccolse racconti popolari e altri ne inventò. A Roma esiste una discoteca che conserva le registrazioni di fiabe che le donne anziane del sud e di altri territori solevano raccontare ai più piccoli.

Le fiabe hanno come nesso comune il rapporto con il male: la narrazione educa a riconoscere e a discernere il bene e il male e gli elementi di crudeltà di cui sono spesso pervase, hanno il fine di insegnare come fermare il male e trionfare su di esso.

tempio shintoistaMentre delle fiabe europee non si conosce l’autore e la loro origine si perde nella notte dei tempi, le fiabe giapponesi hanno una datazione e un autore certo e riportano a un simbolismo molto lontano dalla nostra cultura. Spesso da noi la fiaba finisce con la morte del cattivo, nelle fiabe giapponesi la morte dà origine alla storia e  risente dello shintoismo, che non è propriamente una religione, ma un modo di scoprire il sacro nella natura e nelle cose.

Ute: l’utilizzo delle farine (Angela D’Albis) – Il Vampiro: la paura del diverso. (Diana)

Alle 15.00, la dr.ssa Anna Sartori, titolare della nota pasticceria di Erba, ci ha parlato dell’utilizzo delle farine alimentari.

Ci ha spiegato che, in passato, soprattutto nei periodi di crisi, come durante le guerre, la cultura gastronomica era legata al nutrimento, perché c’era denutrizione.

Adesso che questo problema non c’è più, il cibo è più che altro un piacere. Tuttavia, questo passaggio della cultura gastronomica dalla necessità del nutrimento al piacere, ha reso i cibi sempre più “raffinati”. La raffinazione, cioè il rendere il cibo più “puro” e più “fine”, ha portato delle conseguenze sul nostro stile alimentare. Il processo di estrazione ha tolto l’equilibrio naturale del cibo. Per esempio, raffinare la farina, vuol dire togliere la crusca.

veleni bianchiDopo questa introduzione, la lezione si è focalizzata sull’uso delle farine.

La docente ha ribadito che la farina raffinata, cioè resa “pura” e “sottile”, può essere considerata un “veleno”. Sono quatto i “veleni” che hanno un impatto negativo sul nostro organismo: sale, zucchero raffinato, latte e farina.

La parola “farina” deriva da FAR – Farro e significa: prodotto della macinazione di frutti o semi.

Quindi, le farine sono prodotte da un’infinità di piante che hanno caratteristiche e proprietà diverse.

Per ricostruire l’equilibrio naturale dei cibi, ribadisce la docente, dobbiamo imparare ad ampliare la conoscenza dei vari tipi di alimenti e saper variare il loro utilizzo. Questo, però, senza dimenticare la “tradizione”.

Infatti, la dottoressa ha concluso la sua lezione parlandoci dei prodotti “tradizionali”, “emozionali” e “d’avanguardia”.

Come alla fine della scorsa lezione, c’è stata una degustazione che ha spiegato praticamente questi concetti. Abbiamo assaggiato un delizioso pezzettino del dolce tipico erbese “masigott” (prodotto tradizionale), un “crumiro” che ricordava i biscotti della nostra infanzia (prodotto emozionale) e un delizioso dolcetto fatto con farina di mais, riso, senza zucchero e senza uova (prodotto d’avanguardia).

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Il prof. Galli, dopo aver ripercorso con noi lo sviluppo del mito del vampiro nella cultura popolare antica e poi la sua introduzione nella letteratura ad opera di numerosi scrittori a partire dall’ottocento, ha oggi concluso il suo ciclo di lezioni su questo tema parlandoci di alcuni scrittori italiani e stranieri che si sono ispirati a questo personaggio inquietante.

Nella letteratura italiana (tra le più gloriose e antiche in Europa), il romanzo giallo o horror è sempre stato ritenuto una produzione  di serie B, perciò non ci sono molte opere in questo campo.

Tra i primi a scrivere un racconto ispirato ai vampiri è stato Emilio Salgari: due fratelli partono dalla Sicilia e vanno in America in cerca di oro e, nella foresta, incontrano un grande pipistrello che si nutre del sangue di piccoli mammiferi.  Dopo una serie di avventure, i due tornano in Sicilia carichi di oro e vivono felici e contenti.

intervista col vampiroDopo Salgari, anche Daniele Oberto Marrama e Luigi Capuana  hanno scritto romanzi il cui protagonista è il vampiro; non ha resistito al fascino del personaggio nemmeno il famosissimo Conan Doyle, che, in un suo racconto, con la sua proverbiale razionalità, riesce a dimostrare che colei che era stata ritenuta una vampira è in realtà una creatura di grande altruismo.

L’invenzione del personaggio del vampiro è in definitiva la proiezione della paura del “diverso” e quando, alla  fine dell’ottocento, cominciarono  le prime manifestazioni delle suffragette, che rivendicavano parità di diritti rispetto agli uomini, eccole diventare nella mente di molti quel “diverso” di cui avere paura.  Un poeta come Baudelaire ha rappresentato la donna come creatura malvagia, dal fascino fatale, che porta alla perdizione.

Il terribile fenomeno dei femminicidi che riempiono quotidianamente le cronache odierne testimoniano come ancora molti uomini non riescano accettare che una donna rivendichi il suo diritto alla libertà di decidere della propria vita.   (nella foto un affascinante vampiro dei nostri giorni)

UTE: Il conflitto costruttivo che fa bene alla relazione.

Dopo avere richiamato i concetti esposti nella lezione precedente, la dr.ssa Todaro ha affrontato un argomento molto  interessante: come risolvere i conflitti nella comunicazione, in modo da non mettere in crisi le relazioni, ma anzi migliorarle.

conflittiOgni conflitto si può riportare alla relazione genitori/figli, infatti in ogni situazione c’ è una persona che ha un ruolo di “superiorità” e un altro che tenderebbe a soccombere. I contrasti nascono dal fatto che ognuno di noi è diverso dagli altri, ha idee e bisogni diversi, ma se affrontati in modo positivo possono diventare un’occasione per capirsi più a fondo. Non è bene evitare ad ogni costo i conflitti, perchè questo non farebbe che creare barriere difficili da abbattere  in seguito.

Il conflitto è distruttivo quando uno dei due vuole per forza imporre il suo parere, anche a costo di umiliare l’altro, per questo quando si sta per litigare è bene chiedersi quanto sia importante per noi la persona con cui stiamo portando avanti questo conflitto: vale la pena di rompere la relazione? Se la risposta è “no” si deve cercare, attraverso l’autocontrollo, di arrivare a una soluzione condivisa: nessuno dei due contendenti deve risultare perdente.

Se siamo in condizione di dover fare delle critiche, esse devono mirare a ottenere un risultato positivo, mantenendo aperto il dialogo. Le critiche devono essere dirette e fatte in privato, devono essere chiare, e prive di ironia e far intravedere una soluzione realistica.

Nei conflitti bisogna essere assertivi, cioè non aggressivi né passivi, tenendo sempre presenti:  il rispetto dovuto all’interlocutore, i suoi diritti e i suoi bisogni.  L’assertività produce autostima, fiducia e dignità.

E’ importante anche la metacomunicazione, cioè saper riflettere sul tipo dio comunicazione che stiamo mettendo in atto, per saper capire quando è opportuno allentare la tensione con una battuta, con frasi come ” Sto scherzando!” o “E’ un ordine” (verso un bambino recalcitrante).

Perchè i litigi siano occasioni positive, costruttive, è bene tenere sempre al centro della nostra attenzione il nostro interlocutore, ascoltarsi per capirsi bene, focalizzare bene il problema e non rivangare il passato.

La lezione è terminata con un bell’aforisma di Mark Twain: “Se uno ha un dollaro e tu hai un dollaro e ve lo scambiate, resterete come prima; ma se uno ha un’udea e tu ne hai un’altra e ve le scambiate, avrete due idee ognuno” (e forse una terza risultante come sintesi delle prime due).

E’ stata una lezione interessante, che sarebbe molto utile riproporre a gente di mia conoscenza.

Ute: Giuditta Bellerio Sidoli (A. D’Albis)- La mano (Diana)

Giuditta Bellerio SidoliLa Professoressa Chiesa ci parla oggi di un’altra donna, eroina invisibile del Risorgimento, militante repubblicana, compagna dimenticata di Giuseppe Mazzini: Giuditta Bellerio Sidoli.

Prima di introdurre la figura di questa eroina, che nessuno più ricorda e che non viene citata nei libri di Storia, la docente espone in breve la vita e il pensiero politico di Giuseppe Mazzini.

Nasce a Genova nel 1805 e viene educato ai principi morali del Giansenismo dalla madre, che influisce sull’educazione del figlio e sarà sempre una sua instancabile sostenitrice.

Dopo essersi iscritto a Medicina, per compiacere il padre, Giuseppe Mazzini cambia facoltà, si iscrive a Legge, si laurea e diventa carbonaro.

A causa delle sue attività sovversive, fugge in Francia dove, nel 1831, fonda la Giovine Italia, associazione politica che aveva come obiettivo quello di riunire gli stati italiani in una sola repubblica. In seguito fonda anche la Giovane Europa. Mazzini crede nell’ideale repubblicano, nel suffragio universale e in una maggiore giustizia sociale.

Purtroppo, tutti i moti mazziniani falliscono. Mazzini si sente sconfortato ed entra in uno stato di crisi nota come “tempesta del dubbio”. Egli si sente responsabile di aver sacrificato tante vite in tentativi destinati al fallimento. Solo la madre lo sostiene moralmente.

La docente ci dice che, probabilmente, la causa del fallimento dei moti mazziniani è stata l’incapacità di Mazzini di coinvolgere i contadini e la borghesia.

Pur non andando d’accordo con Cavour, che vuole l’Italia unita monarchica, Mazzini appoggia la spedizione dei Mille di Garibaldi che considera una valida opposizione a Cavour. Continue reading “Ute: Giuditta Bellerio Sidoli (A. D’Albis)- La mano (Diana)”

Ute: Paolo Malaguti – i Profeti.

La prof.ssa Granata che è solita aggiornarci sulle novità letterarie, oggi ci ha parlato di un giovane scrittore veneto: Paolo Malaguti, che ha ormai al suo attivo numerose opere.

Paolo MalagutiLa prima si intitola: “SILLABARIO VENETO” in cui l’autore riporta parole in dialetto veneto con la loro etimologia e ad esse associa episodi autobiografici e ricordi di vario genere.

Due anni dopo, Malaguti pubblica “LUNGO LA PEDEMONTANA” in cui racconta i cambiamenti avvenuti nel territorio del Grappa, che lui scopre percorrendolo in bicicletta.

Il primo romanzo “SUL GRAPPA DOPO LA VITTORIA” è del 2009. Il protagonista è un bambino che racconta episodi sempre taciuti della Grande Guerra, come ad esempio dopo la disfatta di Caporetto molte famiglie siano state allontanate dalle loro case, requisite per alloggiare soldati e ufficiali; racconta anche le brutalità compiute da soldati e disertori.

Continue reading “Ute: Paolo Malaguti – i Profeti.”

UTE: evoluzione del diritto di Famiglia – il gusto.

Il prof. Spagnuolo oggi ha continuato a parlarci dell’evoluzione storica del diritto di famiglia. Il testo costituzionale diceva che è il marito il capofamiglia, riconoscendogli  un ruolo di preminenza, in aperto contrasto con un altro articolo della Costituzione che riconosce pari diritti a tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza ecc. ecc. Per questo nel 1975 è stata approvata una legge ordinaria che elimina questa contraddizione: marito e moglie hanno pari diritti e pari doveri.

Tra i doveri principali c’è quello della fedeltà, ma nella Costituzione entrata in vigore nel 1948 si parlava di fedeltà coniugale soltanto come obbligo della moglie, che, in caso fosse  venuta meno a questo dovere, rischiava fino a un anno di reclusione. Naturalmente il marito non correva questi rischi. Ora l’infedeltà comporta per chi dei due coniugi se ne renda responsabile, il riconoscimento dell’addebito in caso di separazione e la perdita del diritto al mantenimento.  Altri doveri sono: la coabitazione (o la decisione condivisa di dove stabilire la residenza), la compartecipazione al mantenimento della famiglia  (con o senza comunione dei beni), l’obbligo di assistenza morale e materiale .  I coniugi hanno gli stessi doveri nell’educazione e nel mantenimento dei figli e questi sono tenuti a rispettare i genitori e ad assisterli in caso di bisogno.

l’Art. 149 Riguarda lo scioglimento del matrimonio, che in caso di assenza di figli e accordo tra marito e moglie, può avvenire anche in comune (separazione) e sei mesi dopo si può ottenere il divorzio. In caso di separazione giudiziale invece i tempi si allungano  e le formalità si complicano, infatti si può arrivare ad aspettare anche due o tre anni la sentenza definitiva del giudice.

In caso di riconciliazione, non sono previste formalità: basta il rientro nella casa coniugale del  coniuge che era fuoriuscito e l’eventuale comunicazione al Comune dell’avvenuta riappacificazione.  Se uno dei coniugi muore durante il periodo di separazione (e quindi prima che venga formalizzato il divorzio) l’altro coniuge ha diritto ad ereditare i beni del defunto.

La parte più recente del diritto di famiglia riguarda le unioni civili e i patti di convivenza.  Le prime riguardano i diritti delle coppie omosessuali, i secondi le coppie di fatto tra eterosessuali. Nelle unioni civili, i due partner assumono diritti e doveri quasi del tutto uguali a quelli di chi contrae matrimonio civile, mentre i rapporti tra partner di coppie di fatto vengono regolati da accordi tra gli interessati.

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Nella seconda ora, la dr.ssa Anna Sartori, titolare della nota pasticceria cittadina, ci ha parlato del gusto, come senso che ci fa percepire i sapori, e della degustazione come azione di chi gustando il cibo ne individua la qualità attraverso tutti i sensi.

L’organo principale del gusto è la lingua che è in grado, attraverso la differenziazione delle papille gustative di percepire i vari sapori: dolce, amaro, salato, acido, umami (saporito- gusto del dado per brodo, della carne ecc.) e oleogusto.  I sapori percepiti all’interno della bocca ( e non solo dalla lingua) vengono trasmessi al cervello; la bocca comunque riesce anche percepire sensazioni tattili.

Chi si prefigge di creare nuove ricette deve cercare un equilibrio tra chimica ed emozioni. Valutare il cibo è conoscere se stessi.

E’ stato interessante degustare una deliziosa pralina creata tenendo presenti questi criteri : in un involucro di cioccolato era racchiuso un originale mix di sapori che andavano dal caffè, al limone,  alla menta.

Quello che la relatrice ci ha esposto  potrebbe essere definito un approccio olistico alla degustazione e alla pasticceria in particolare: cosa per molti di noi nuova e interessante.