Ute: Paolo Malaguti – i Profeti.

La prof.ssa Granata che è solita aggiornarci sulle novità letterarie, oggi ci ha parlato di un giovane scrittore veneto: Paolo Malaguti, che ha ormai al suo attivo numerose opere.

Paolo MalagutiLa prima si intitola: “SILLABARIO VENETO” in cui l’autore riporta parole in dialetto veneto con la loro etimologia e ad esse associa episodi autobiografici e ricordi di vario genere.

Due anni dopo, Malaguti pubblica “LUNGO LA PEDEMONTANA” in cui racconta i cambiamenti avvenuti nel territorio del Grappa, che lui scopre percorrendolo in bicicletta.

Il primo romanzo “SUL GRAPPA DOPO LA VITTORIA” è del 2009. Il protagonista è un bambino che racconta episodi sempre taciuti della Grande Guerra, come ad esempio dopo la disfatta di Caporetto molte famiglie siano state allontanate dalle loro case, requisite per alloggiare soldati e ufficiali; racconta anche le brutalità compiute da soldati e disertori.

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UTE: evoluzione del diritto di Famiglia – il gusto.

Il prof. Spagnuolo oggi ha continuato a parlarci dell’evoluzione storica del diritto di famiglia. Il testo costituzionale diceva che è il marito il capofamiglia, riconoscendogli  un ruolo di preminenza, in aperto contrasto con un altro articolo della Costituzione che riconosce pari diritti a tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza ecc. ecc. Per questo nel 1975 è stata approvata una legge ordinaria che elimina questa contraddizione: marito e moglie hanno pari diritti e pari doveri.

Tra i doveri principali c’è quello della fedeltà, ma nella Costituzione entrata in vigore nel 1948 si parlava di fedeltà coniugale soltanto come obbligo della moglie, che, in caso fosse  venuta meno a questo dovere, rischiava fino a un anno di reclusione. Naturalmente il marito non correva questi rischi. Ora l’infedeltà comporta per chi dei due coniugi se ne renda responsabile, il riconoscimento dell’addebito in caso di separazione e la perdita del diritto al mantenimento.  Altri doveri sono: la coabitazione (o la decisione condivisa di dove stabilire la residenza), la compartecipazione al mantenimento della famiglia  (con o senza comunione dei beni), l’obbligo di assistenza morale e materiale .  I coniugi hanno gli stessi doveri nell’educazione e nel mantenimento dei figli e questi sono tenuti a rispettare i genitori e ad assisterli in caso di bisogno.

l’Art. 149 Riguarda lo scioglimento del matrimonio, che in caso di assenza di figli e accordo tra marito e moglie, può avvenire anche in comune (separazione) e sei mesi dopo si può ottenere il divorzio. In caso di separazione giudiziale invece i tempi si allungano  e le formalità si complicano, infatti si può arrivare ad aspettare anche due o tre anni la sentenza definitiva del giudice.

In caso di riconciliazione, non sono previste formalità: basta il rientro nella casa coniugale del  coniuge che era fuoriuscito e l’eventuale comunicazione al Comune dell’avvenuta riappacificazione.  Se uno dei coniugi muore durante il periodo di separazione (e quindi prima che venga formalizzato il divorzio) l’altro coniuge ha diritto ad ereditare i beni del defunto.

La parte più recente del diritto di famiglia riguarda le unioni civili e i patti di convivenza.  Le prime riguardano i diritti delle coppie omosessuali, i secondi le coppie di fatto tra eterosessuali. Nelle unioni civili, i due partner assumono diritti e doveri quasi del tutto uguali a quelli di chi contrae matrimonio civile, mentre i rapporti tra partner di coppie di fatto vengono regolati da accordi tra gli interessati.

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Nella seconda ora, la dr.ssa Anna Sartori, titolare della nota pasticceria cittadina, ci ha parlato del gusto, come senso che ci fa percepire i sapori, e della degustazione come azione di chi gustando il cibo ne individua la qualità attraverso tutti i sensi.

L’organo principale del gusto è la lingua che è in grado, attraverso la differenziazione delle papille gustative di percepire i vari sapori: dolce, amaro, salato, acido, umami (saporito- gusto del dado per brodo, della carne ecc.) e oleogusto.  I sapori percepiti all’interno della bocca ( e non solo dalla lingua) vengono trasmessi al cervello; la bocca comunque riesce anche percepire sensazioni tattili.

Chi si prefigge di creare nuove ricette deve cercare un equilibrio tra chimica ed emozioni. Valutare il cibo è conoscere se stessi.

E’ stato interessante degustare una deliziosa pralina creata tenendo presenti questi criteri : in un involucro di cioccolato era racchiuso un originale mix di sapori che andavano dal caffè, al limone,  alla menta.

Quello che la relatrice ci ha esposto  potrebbe essere definito un approccio olistico alla degustazione e alla pasticceria in particolare: cosa per molti di noi nuova e interessante.

A Teatro con l’UTE: Ballo al Savoy

Nizza, 1932. Nel salone di casa Faublas si festeggia il ritorno del marchese Aristide e della sua sposina Maddalena, di ritorno dal lungo viaggio di nozze. Ma Aristide riceve un telegramma dalla Tangolita, una danzatrice sua vecchia fiamma, alla quale aveva promesso, firmando solennemente l’impegno in calce a un assegno, di trascorrere una serata con lei non appena ella lo avesse richiesto. La Tangolita vuole che Aristide assolva il suo obbligo proprio quella sera, durante l’annuale ballo al Savoy. Ma il marchese non vorrebbe lasciare sola Maddalena. Con l’aiuto dell’amico Mustafà Bey, Aristide trova una scusa buona: deve recarsi al Savoy per incontrare José Pasodoble, compositore jazz in gran voga, e non può condurre Maddalena con sé, perché i bauli con le toilettes eleganti non sono stati ancora recapitati. Ma José Pasodoble altri non è se non lo pseudonimo di Daisy Parker, amica di Maddalena, che comprende così di essere ingannata.
Al Savoy. Mentre Aristide incontra i vecchi amici dei tempi in cui era ancora celibe, giunge Maddalena, decisa a vendicarsi, celando il suo volto dietro ad un velo. La donna fa colpo su Celestino, un giovane timido che spera di vivere l’avventura della sua vita. Intanto Mustafà, diplomatico turco pluridivorziato, si accorge che sta innamorandosi di Daisy…

Quella che ho copia-incollato qui sopra è la trama dell’operetta  “Ballo al Savoy”che è in scena al Teatro San Babila.

La storia, come si conviene a un’operetta che si rispetti, è solo un pretesto per proporre canti e balletti, che in questo caso si sono avvalsi di ottimi interpreti e di costumi accurati.

Un pomeriggio piacevolissimo in ottima compagnia.

Inserisco qui un video con il canto di Tangolita

 

 

 

Ute: La lunga vita delle parole: Felicità – L’Austria e l’Ungheria dopo il trattato di Versailles.

Oggi abbiamo rincontrato con vero piacere la prof. Meggetto, che, con la sua voce morbida e la sua pronuncia da doppiatrice cinematografica, ha ripreso il filo del discorso lasciato in sospeso lo scorso anno. Oggi ha ripercorso la vita della parola FELICITA’ e dei termini ad essa collegabili.

Se ci si chiede cosa sia la Felicità difficilmente si può dare una risposta condivisibile da tutti. Basta non avere angosce e preoccupazioni  per essere felici? Nel 1400 il tema della felicità era molto dibattuta ed era intesa come realizzazione del benessere civile. Ora invece la si concepisce come un fatto prettamente individuale, come soddisfazione di un desiderio personale. Attualmente spesso si intende la felicità come possesso di beni materiali, si è perduto il senso della gratuità e dello scambio senza vantaggi personali.

Etimologicamente  la parola felicità deriva da felix che significava “capacità di generare”.  Felicitas  indicava la dea dell’abbondanza e della fertilità. (Infelix significava “Sterile” ) La radice di queste parole deriva da “fela” (mammella) e richiama l’idea della gioia  che deriva nel dare felicità ad un altro essere (la mamma che allatta il suo bebè è felice di soddisfarlo). Questa idea è stata recepita dal cristianesimo come testimoniano i tanti luoghi di culto dedicati alla Madonna del Latte.

Aristotele diceva che si può essere ricchi da soli, ma per essere felici bisogna essere in due.  Secondo Leopardi siamo condannati all’infelicità perchè aspiriamo a una felicità illimitata, mentre essa  ci viene  concessa solo in rari momenti.

Un sinonimo di felice è “contento” che etimologicamente significa  apprezzare ciò che si ha e non desiderare di più. Ancora Leopardi  della ginestra dice che è contenta del suo deserto; la contentezza è quindi la negazione delle illusioni. Essere contenti di ciò che si ha tuttavia non deve indurci a chiuderci in noi stessi e a difendere con le unghie e con i denti ciò che ci dà sicurezza, anzi l’unica scelta possibile è aprirsi ai nostri simili evitando assurde contrapposizioni: in fondo, se consideriamo l’universo in cui viviamo,  siamo solo piccole formiche che devono unirsi per affrontare il destino comune.

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Nella seconda ora, don Ivano ha ripreso l’analisi degli anni del primo dopoguerra e in particolare il trattato di Saint Germain riguardante l’ Austria e quello del Trianon con l’ Ungheria (sotto il nome di trattati di Versailles vengono infatti compresi vari trattati stipulati tra le potenze vincitrici della Grande Guerra e i paesi sconfitti).

Austria e Ungheria sono due paesi dalla lunga e gloriosa storia e furono costrette a firmare veri e propri diktat, che ne limitavano drasticamente il territorio e le obbligavano a pagare pesantissimi danni di guerra: ci fu la volontà di umiliarle, nonostante non fossero state battute sul campo di battaglia, ma fossero state costrette alla resa per la mancanza di rifornimenti e di viveri.

Ci furono tentativi di rivoluzione comunista sia a Vienna che a Budapest, tentativi naufragati in fretta, ma che rendono l’idea di quanto grave fosse il malessere, o per meglio dire il caos, che regnava in questi due paesi.

Fu la miopia dei vincitori a determinare quel desiderio di rivincita e di riscatto che porterà allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Naturalmente con questi sunti non si riesce a dare bene l’idea della piacevolezza di queste lezioni ed è un bene, così spero di suscitare in molti il desiderio di venire all’UTE!!!

UTE: Cristina Trivulzio di Belgioioso (sintesi di A. D’Albis) – Ricordando Fellini (Diana).

La professoressa Chiesa inizia il suo ciclo di lezioni su alcune donne che sono state protagoniste del Risorgimento, ma che non vengono citate nei testi storici, parlandoci di Maria Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

Il sottotitolo della lezione è: la principessa carbonara, perché Maria Cristina Trivulzio appoggia in modo esplicito la Carboneria e i moti carbonari della prima metà dell’800.

Cristina TrivulzioLa professoressa, dopo un breve inquadramento storico sulle tappe principali del Risorgimento italiano, ci parla di Maria Cristina, facendoci vedere due ritratti, uno di Hayez e l’altro di Henri Lehmann che sottolinea il suo fisico esile e il suo pallore spettrale

Nasce in una famiglia nobile e ricca; suo padre muore quando lei ha solo quattro anni.  La madre si risposa con Alessandro Visconti d’Aragona che ama Cristina come se fosse sua figlia e l’introduce nel mondo della cultura e della Carboneria.

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UTE: Che cosa è il dolore? (Diana) – Chabod: storia dell’idea di Europa (Angela D’Albis)

Il dr. Rigamonti oggi ci ha introdotti in un discorso non facile: il dolore.

Nocicettori
Nocicettori

Esso può essere definito un sintomo, un’esperienza, una percezione. Quando il dolore è un sintomo che ci avverte di un danno fisico, non va stroncato con analgesici, va curata la causa che lo produce. La percezione del dolore è molto soggettiva e può variare anche secondo il nostro stato emozionale.  I ricettori del dolore sono i nocicettori, che trasmettono la sensazione dolorosa al cervello attraverso il sistema nervoso.

Il dolore può essere acuto (da trauma o post-operatorio) o cronico (che persiste anche dopo la risoluzione della causa che lo ha provocato); si parla di dolore cronico quando perdura da oltre sei mesi.

Il primo farmaco contro il dolore tessutale acuto è il paracetamolo (tachipirina), poi si può passare a farmaci più potenti come co-efferalgan, tramadolo, morfina. Continue reading “UTE: Che cosa è il dolore? (Diana) – Chabod: storia dell’idea di Europa (Angela D’Albis)”

UTE: evoluzione del diritto di famiglia (I parte) – Informativa sulla privacy.

La famiglia è la cellula su cui si fonda la società e come tale essa preesiste allo Stato; è un’aggregazione spontanea finalizzata al soddisfacimento del bisogno primario dell’essere umano (cheè un essere sociale) di vivere insieme agli altri. Nel tempo si sono avuti molti modelli di famiglia e anche oggi nel mondo ne esistono diversi tipi.

In Grecia e a Roma nella famiglia predominava l’uomo, mentre alla donna erano riservati il ruolo di madre e di amministratrice del menage domestico.

Nella nostra Costituzione in vigore fino alla fine della II Guerra Mondiale,  era il marito che aveva potestà sui figli e sui beni di famiglia, i figli nati fuori dal matrimonio erano definiti illegittimi e non godevano dei diritti riconosciuti ai figli legittimi.  Quando la Costituente nel 47 stava discutendo di diritto di famiglia, la cofilumena Marturanommedia di Eduardo De Filippo ” Filumena Marturano” si inserì prepotentemente nel dibattito  e  fu abolita ogni distinzione: i figli erano figli e basta, indipendentemente dalle circostanze della loro nascita. La Costituente stabiliva inoltre che la famiglia era quella fondata sul matrimonio, ma con l’andare del tempo questa formulazione si è dimostrata non più adeguata ai mutamenti avvenuti nella società e recentemente la legge Cirinnà ha regolamentato le unioni civili, unioni di coppie comunque composte (eterosessuali o omosessuali) stabilendone  diritti e doveri .

Per quanto riguarda il matrimonio, esso può essere celebrato davanti a un ministro di un culto riconosciuto dallo Stato o davanti al sindaco o a un pubblico ufficiale  da lui delegato. L’età minima per potersi sposare è 18 anni, ma in caso di estrema gravità un giudice può autorizzare anche un/una sedicenne a sposarsi.

Nell’art. 87 vengono elencati i casi in cui il matrimonio non è possibile; tra parenti, affini e quando intercorrano rapporti di adozione; chi è riconosciuto colpevole di un omicidio o di tentato omicidio non può sposare la vedova (o il vedovo) della vittima; una vedova non può risposarsi prima che siano trascorsi almeno trecento giorni dalla morte del marito.

Il Matrimonio deve essere preceduto dalle pubblicazioni (almeno 8 giorni prima della data fissata per le nozze), ma si può derogare da questo obbligo in caso di matrimonio in imminente pericolo di vita.  Ci si può sposare anche per procura, come accadeva un tempo per gli emigrati.

Vi sono poi dei casi di nullità del matrimonio: quando uno dei contraenti non sia in grado di intendere e volere,  quando sia intervenuta una violenza fisica o morale, quando uno dei due sposi abbia nascosto al coniuge una qualità essenziale.  Esistono poi matrimoni simulati come separazioni simulate (in genere per interesse economico).

Questa lezione è stata molto interessante e ne aspettiamo  il seguito. Grazie, prof. Spagnuolo!!

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Nella seconda ora (per indisponibilità dei docenti non è stato possibile effettuare la lezione di musica prevista)  l’ingegner Fusi  ha illustrato a tutti noi le formalità da espletare da parte dei soci, per ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di PRIVACY.  A queste spiegazioni sono seguite alcune comunicazioni da parte della nostra Presidente circa le prossime attività non presenti nel programma annuale: uscite sul territorio, proiezioni di film, spettacoli.

UTE: Gesù Bambino, il povero più ricco, il ricco più povero – Concerto di Natale.

Don Ivano oggi, nella sua consueta riflessione sul Natale,  ha voluto evidenziare le contraddizioni cui siamo messi di fronte ogni anno a Natale, contemplando il mistero della nascita di Gesù.

Un essere umano non si misura da ciò che ha, ma da ciò che è; povero è colui che ha poco, ma se è contento del poco che ha è senz’altro felice e se è anche disposto a condividerlo allora è ricco. Al contrario un ricco, che possiede molte cose, ma non è disposto a donare , è certamente povero. Gesù è povero, ma non è misero: trova un ricovero, ha una madre e un padre, c’è chi lo accoglie e gli fa festa ed è pronto a condividere tutto questo con tutti noi.

La riflessione di don Ivano si è poi snodata su due filoni paralleli: il discorso di S. Ambrogio sul Natale (festa da lui stesso introdotta nella diocesi di Milano) e le rappresentazioni artistiche della Nascita di Gesù.

S. Ambrogio ricorda la povertà di Gesù, che fu deposto in una mangiatoia  e nacque a Betlemme (il cui nome significa “casa del pane”) per diventare “cibo” per noi. e a questo pensiero il nostro docente ha accostato un’opera di Rupnik  che si trova a Monza nella cappella delle Suore dell’Immacolata: la Madonna che quasi si fonde con la terra, mostra un Gesù Bambino che tiene in mano un fascio di spighe di grano, che diventeranno pane.

Gesù, dice Ambrogio, è luce che illumina il cammino dei Magi e dei pastori e Georges La Tour dipinge un presepe in cui la luce di una candela  riflettendosi sulle fasce di Gesù illumina i visi di tutti quelli che lo circondano pieni di stupore.  Natale è annuncio di gioia  e Gherardo Delle Notti ritrae un Gesù, fonte di luce vivida , che dà gioia a Maria, Giuseppe  e a coloro che sono presenti.

natività Arcabas“Gesù è davvero l’amore che Dio vuol dimostrare a noi” dice Ambrogio ed ecco un quadro davvero insolito di Arcabas: la Madonna sta dormendo sdraiata sulla paglia e stringe accanto a sè Gesù in atteggiamento di grande tenerezza e protezione; intanto S. Giuseppe illumina la stanza con una candela, mentre veglia e custodisce il loro sonno.

Per finire don Ivano ci ha letto una poesia di Margherita Guidacci e il racconto di Parise: il Natale più bello”.

Una bella riflessione , don Ivano! Grazie e buon Natale!

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Come ogni anno, anche oggi il nostro Coro “Soprano Edda Righetto” ci ha salutato con una serie di canti  eseguiti con la solita bravura. Brani tratti da opere liriche, Vivaldi, Haendel, una ballata medioevale, canti tradizionali di Natale e anche un brano tratto  dalla colonna sonora di “Giulietta e Romeo”, che il coro ha dedicato alle donne siriane e che unisco qui sotto

Con questo brano che parla dell’amore che vince ogni ostacolo, auguro a tutti i soci e amici dell’UTE : Buone feste!

UTE: Il personaggio letterario del vampiro – le frodi alimentari.

Il prof Galli riprende il tema del personaggio letterario del vampiro, facendo una brevissima sintesi delle lezioni precedenti.

Il personaggio del vampiro , prima protagonista di leggende e superstizioni, diventa nel XIX secolo un personaggio letterario, soprattutto dopo la pubblicazione  del romanzo “DRACULA” dello scrittore inglese Bram Stoker.  Dracula  viene rappresentato come lo straniero, il diverso che vuole colonizzare il mondo inglese e che viene quindi visto come il nemico da neutralizzare. Il romanzo ebbe subito un grande successo e il vampiro diventò il protagonista di altri romanzi e di numerosi film; tra questi ricordiamo NOSFERATU, IL VAMPIRO  (film del 1921 ) e il più riuscito di tutti : “DRACULA” di Francis Ford Coppola, che è la puntuale trasposizione cinematografica del romanzo di Stoker. Sono state realizzate anche fortunate serie televisive .  Il rinnovato successo di questo tema anche ai nostri giorni è spiegabile forse con il clima  di inquietudine in cui stiamo vivendo: il futuro è incerto e poco rassicurante.

Tornando al romanzo, il prof. Galli ci racconta come Stoker si sia documentato sui miti, sulle leggende e sul personaggio storico di Vlad III di Valacchia, conosciuto come Conte Dracula. Nel romanzo si sovrappongono alcuni temi che lo rendono particolarmente apprezzabile: il sacro in contrapposizione al demoniaco; la scienza contro il male; la sessualità deviata contro il perbenismo ipocrita dominante nell’Inghilterra vittoriana; il labile confine tra sanità mentale e follia.

Il romanzo di Stoker risulta interessante anche perchè è scritto in forma di diario e riporta lettere e ritagli di giornali: il tutto rende il racconto verosimile.

La lezione di oggi è stata resa più interessante dalla lettura di alcuni passi del romanzo e dalla visione divertentissima di alcune sequenze di un film di di Aldo, Giovanni e Giacomo, in cui Aldo, non spaventa i due compari perchè è vestito da vampiro, ma perchè è sospettato di essere “terrone”.  L’intento dei tre comici è senz’altro quello di ridicolizzare un certo modo di sentire molto diffuso qui al nord nei decenni scorsi. La sequenza è molto divertente e la pubblico qui di seguito


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Dopo averci relazionato su quanto realizzato con il Concerto d’ Autunno, il dr. Filippi ci ha parlato oggi di un argomento molto attuale e interessante: Le frodi alimentari.
Una statistica agghiacciante dice che ogni anno 23 milioni di persone si ammalano in conseguenza di frodi alimentari e molte migliaia sono i decessi.
Le frodi non sono una “invenzione” moderna, infatti anche nella Bibbia il profeta Amos ne parla. In Italia se ne comincia a parlare negli anni 50 del novecento e da allora ci sono state diverse pubblicazioni.
Ci sono due categorie di frodi: le frodi sanitarie, che possono mettere in pericolo la nostra salute e le frodi commerciali, che alterano la composizione, la qualità o il prezzo a fini di lucro.
Possiamo distinguere: sofisticazioni, le adulterazioni, le alterazioni e le contraffazioni.
La sofisticazione è aggiungere elementi estranei che viziano la composizione naturale dell’alimentazione, per aumentarne i tempi di conservazione, o per migliorarne l’aspetto anche a scapito della qualità degli alimenti. Più dannose sono le adulterazioni Ci sono poi le alterazioni naturali quando un prodotto inacidisce o fermenta naturalmente; le alterazioni sono invece volontarie come nel caso dello yogurt, dell’aceto, della pastorizzazione, o dell’aggiunta di vitamina C, usata come antiossidante. Da ultimo possiamo trovare la contraffazione che mira a far passare per prodotti di pregio alimenti che sono invece di scarsa qualità. La contraffazione di molti prodotti italiani nel mondo danneggia fortemente la nostra economia; si calcola che se si potesse fermare la contraffazione di prodotti italiani, si potrebbero creare 300mila posti di lavoro!!!
I cibi più imitati sono i formaggi, i vini i sughi di pomodoro, insaccati, nutella, ecc.
E’ importante controllare sempre le etichette di ciò che acquistiamo, potremo capire se stiamo acquistando prodotti di qualità, ricordando però che la qualità si paga. Anche il codice a barre può raccontare parecchie cose (se il codice comincia con le cifre 80il prodotto è italiano) e infine dobbiamo riimparare a usare i nostri sensi che possono metterci in guardia da alimenti scadenti.

UTE: Comunicare: un’arte umana da conoscere per stare bene insieme con gli altri. (docente L.Todaro)

La comunicazione è il principale strumento che ci consente di avere buone relazioni con gli altri; riuscire ad avere buone relazioni ci rende felici.

La comunicazione però deve essere efficace e a tal fine dobbiamo riuscire a farci ascoltare, a farci capire e a farci ricordare (nel senso di riportare al cuore”, di lasciare nell’altro un’impressione positiva).

Ci sono tante tecniche per comunicare, ma in realtà la comunicazione è un’arte: essa deve diversificarsi in base al tipo di interlocutore e alla situazione del momento.  Analizzando il processo comunicativo vediamo che c’è sempre un:  CHI (trasmittente/ricevente); COSA si trasmette (contenuti verbali, messaggi in codice, intenzione relazionale); COME si comunica (linguaggio non verbale); DOVE (contesto, luogo, circostanza).

Contrariamente a quanto potrebbe apparire, la parte prevalente nella comunicazione è attribuibile ai messaggi non verbali: il tono e la modulazione della voce, il ritmo dell’eloquio, la gestualità, la postura del corpo, i movimenti oculari, la mimica facciale.  Deve però esserci coerenza tra il contenuto del messaggio (le parole) e la modalità di comunicazione perchè la comunicazione stessa sia efficace.  Se daremo ai nostri bambini dei messaggi incoerenti, se cioè appare evidente che non siamo convinti di ciò che diciamo, creeremo in loro confusione e insicurezza.

Alcuni studi hanno dimostrato che i figli di donne depresse rischiano sovente di cadere essi stessi in depressione, non perchè la malattia sia “contagiosa” o trasmissibile, ma perchè una madre depressa non è coerente nella comunicazione e il bambino non capisce bene cosa si voglia da lui e si deprime.

Per una comunicazione efficace non sono tanto importanti le parole che usiamo, ma la chiarezza e la trasparenza del nostro intento comunicativo.

Noi impariamo a comunicare fin dai primi momenti di vita dai nostri genitori e in seguito anche dagli insegnanti  e dalle persone con cui veniamo in contatto.

Chiunque operi nella comunicazione, deve tener presente che la parte più difficile è l’ASCOLTO.  I bambini di oggi che non sono più abituati all’ascolto e alla comunicazione con gli adulti e con i coetanei (per colpa di televisione, computer e smartphone) fanno molta fatica ad ascoltare: la loro capacità di attenzione non supera i 7 secondi (!!!); per gli adulti invece si può arrivare ai 20 minuti.  E’ necessario perciò trovare strategie comunicative tali da stimolare l’attenzione di chi ci ascolta.

Una buona comunicazione deve avere queste caratteristiche: il messaggio verbale deve essere chiaro, comprensibile e interessante; deve essere comunicato in modo convincente e coerente e deve essere ASSERTIVO. Solo così la comunicazione crea empatia tra le persone ed è fonte di soddisfazione per tutte le parti coinvolte.

Teniamo comunque sempre presente che chi si sente veramente ascoltato, si sente anche amato. Comunicazione_efficace_IperMappa