Teatro: La duchessa del Bal Tabarin.

Quanta gente c’era a Milano ieri pomeriggio! Certo per fare gli acquisti di Natale e per vedere la città illuminata dalle mille luci degli addobbi natalizi. E’ stata un’impresa raggiungere a piedi il Teatro San Babila: bisognava fare un’incessante gimkana tra la gente che riempiva strade e portici.

Eravamo un buon gruppo dell’UTE e avevamo i biglietti per assistere alla rappresentazione dell’operetta: La Duchessa del Bal Tabarin (musiche di Carlo Lombardo e libretto di Franci). E’ un’operetta nata nel 1917, in piena Grande Guerra, ma ambientata nel  mondo luccicante e frivolo della Belle Époque, che si era conclusa da poco.

Racconta la storia di Frou Frou, una chanteuse del Bal Tabarin che ha sposato un alto funzionario, al quale però non è propriamente fedele e il marito, avendo scoperto un suo tradimento, promette di prdonarla solo se supererà sei mesi di prova di morigeratezza e onestà coniugale. Lo spettacolo comincia dal giorno della scadenza del sesto mese e Frou Frou aspetta con ansia la mezzanotte: allo scoccare dei dodici rintocchi potrà incontrare un suo giovane possibile amante, ma alla fine anche lei rinsavirà e si arriverà all’immancabile lieto epilogo.

Gli interpreti hanno  voci splendide, i costumi sono molto belli e curati  e la musica è eseguita dal vivo da una orchestrina guidata  da una giovanissima direttrice. E’ stato uno spettacolo piacevolissimo e rilassante ed è stato bello risentire l’aria più nota  di questa operetta che vi ripropongo  nel video qui sotto.

La magnifica preda

Qualche giorno fa ho rivisto per l’ennesiam volta un vecchio film “La magnifica preda” con una splendida Marylin Monroe che mi ha incantato, come sempre. nell’interpretazione di alcune canzoni: una voce piuttosto esile, ma ben intonata e garbata, che sa trasmettere una dolcezza e una malinconia infinita. Qui sotto riporto il video e il testo della canzone che la sfortunatissima attrice cantava alla fine del film.

If you listen you can hear it call.(Wailaree).
Se si ascolta si può sentire chiamare. (Wailaree).
There is a river called the river of no return,
C’è un fiume chiamato il fiume di non ritorno,
sometimes it’s peaceful and sometimes wild and free.
a volte è tranquillo e, a volte selvaggia e libera.
Love is a traveller on the river of no return,
L’amore è un viaggiatore sul fiume di non ritorno,
swept on forever to be lost in the stormy sea.(Wailaree).
spazzato per sempre a perdersi nel mare in tempesta. (Wailaree).
I can hear the river call (no return, no return).
Posso sentire la chiamata fiume (non ritorno, non ritorno).
I can hear my lover call ,”come to me”.
Posso sentire la mia chiamata amante, “Venite a me”.
I lost my love on the river,
Ho perso il mio amore sul fiume,
and forever my heart will yearn.
e per sempre il mio cuore sarà anelare.
Gone, gone forever,
Andato, andato per sempre,
down the river of no return.
lungo il fiume di non ritorno.
Wailaree,wailaree..
Wailaree, wailaree ..
You never return to me.
Non si può mai tornare a me.

Legata a un …..ricordo

Quando riascolto questa canzone, ritorno con la mente a un’estate lontana….. C’è la fiera in paese, ci sono le giostre, le bancarelle piene di dolciumi e bigiotteria. C’è un gran caldo, ma la gente affolla imperterrita la piazza mentre dagli altoparlanti viene diffusa a tutto volume la canzone del momento, il tormentone dell’estate, che canticchio anch’io sottovoce insieme alla mia amica mentre attendiamo di salire sull’autoscontro….

Avevo quindici anni e la fiera d’agosto era un evento atteso da tutti ….. ora è stata eliminata, perchè ad agosto il paese si spopola: la gente cerca di sfuggire alla canicola andando a godersi il fresco al mare o in montagna.

La pelle di Dio…

Quando ero ragazzina, si cantava spesso questa canzone….allora eravamo soliti condannare la segregazione razziale degli USA o l’apartheid del Sud Africa. Ci indignavamo al pensiero delle ingiustizie che si perpetravano contro chi aveva solo il torto di avere la pelle di un colore diverso…..

Allora non eravamo razzisti….solo perchè il problema era lontano da casa nostra.

Ora il mondo è cambiato e non so chi oggi farebbe ancora cantare ai suoi figli questa bella canzone

UTE: Silone – musica anni ’60.

Ignazio Silone: uno scrittore emarginato dalla critica letteraria di casa nostra, per la sua denuncia dei metodi antidemocratici dello stalinismo e per la conseguente sua epurazione dal Partito Comunista Italiano di cui era stato uno dei fondatori.

Silone conobbe il successo come scrittore, pubblicando in lingua tedesca il suo capolavoro ” FONTAMARA” nel quale raccontava lo stretto rapporto tra la terra e i contadini, rapporto che accomuna tutti i contadini del mondo.

Tra le  sue opere bisogna ricordare:

“La scuola dei dittatori”, “Uscita di sicurezza” “L’avventura di un povero cristiano”.

Silone è stato definito un comunista senza partito e un cristiano senza chiesa, per la sua ansia di giustizia sociale e per l’ impostazione cristiana del suo pensiero, che però non gli consente di accettare l’apparato della Chiesa così come si è venuto a formare nei secoli.

Don Ivano anche oggi, parlandoci di Silone, ha mostrato ancora una volta quanto sia vasta ed eclettica la sua cultura.

Nella seconda ora di lezione, il maestro Alessandra Zapparoli, coadiuvata mirabilmente dal dr. Francesco Pintaldi, ci ha fatto ringiovanire facendoci ripercorrere la musica degli anni sessanta. Attraverso filmati d’epoca abbiamo rivisto i volti dei musicisti e dei cantanti che hanno accompagnato la nostra giovinezza, abbiamo potuto risentire e cantare insieme le più belle canzoni dei cantanti italiani e stranieri: da Elvis Presley, a Celentano, da Santana agli Abba, ai Led Zeppelin, a Mina, ai Rolling Stones ai Beatles. Erano anni carichi di tensioni per la guerra in Vietnam e per la segregazione razziale negli USA e la rabbia dei giovani trovava sfogo nella musica. La musica di quegli anni affonda le sue radici, nel jazz, negli spirituals, nei gospel della musica afroamericana e si caratterizza per l’uso spesso “violento” degli strumenti e della voce, anche se molti movimenti giovanili si ispirano alle dottrine orientali e ai pacifisti.

Tra gli ultimi brani abbiamo ascoltato: ” I have a dream” degli Abba, il cui testo si rifà al famoso discorso di Martin Luther King.

E’ stato semplicemente bellissimo!

Applausi!!

I Camaleonti erano un tempo un complesso musicale che aveva raggiunto una buona notorietà in campo nazionale e che sono stati forse dimenticati.
Ora ci sono però nuovi camaleonti, quelli che si fanno votare presentando un certo programma e che poi lo cambiano tacitamente, senza consultare la RETE e senza chiedere il parere di chi li ha votati.

Un atteggiamento democratico veramente da ” Applausi”. A quest’ ora molti elettori del M5s si stanno forse chiedendo “Perchè ti amo?” e la risposta potrebbe anche essere : “Io non lo so”, proprio come nella canzone del complesso musicale che ha accompagnato i miei anni giovanili

Povero Cirillino!

Qualcuno (o forse più di qualcuno!!!) non ricorda più questa canzone…… strano!!! O forse è perchè non è proprio un capolavoro? Le canzoni a volte vanno incontro all’oblio…. povero Cirillino Ci!!!

UTE: Lutero e i Sacramenti – Musica russa pre e post-rivoluzionaria.

Ieri, 13 marzo, Don Ivano ha proseguito la presentazione della Riforma Protestante, tema che ha costituito il filo conduttore delle sue lezioni.

Poichè Lutero ritiene che la sola fonte attendibile sia la Sacra Scrittura,  arriva alla fine anche  a contestare i Sacramenti, che, fino ad allora, non erano mai stati ben definiti dalla Chiesa e che avevano preso via via forma nel corso dei secoli, seguendo  la tradizione. Lutero ne riconosce solo due: il Battesimo e l’Eucarestia. Reagendo alla Riforma luterana, la Chiesa arrivò  a definire numero e significato dei Sacrameni soltanto col Concilio di Trento.

Per quanto riguarda l’Eucarestia tuttavia Lutero non accetta la “transustanziazione” (pane e vino che si trasformano in corpo e sangue di Gesù),  concetto elaborato da S. Tommaso D’Aquino, ma afferma che Gesù è presente nell’ostia in forza delle sue parole.


Nella seconda ora di lezione il Maestro Alessandra Zapparoli e il prof. Francesco Pintaldi ci hanno condotto nel mondo della musica russa pre-rivoluzionaria e post -rivoluzionaria.

Il filmato che ha accompagnato questa bella lezione è cominciato con il valzer n. 2 di Shostakovich, che con la sua sensuale leggerezza riesce a rievocare ancora atmosfere scintillanti,  da Belle Époque.

A seguire abbiamo potuto gustare il brano finale del film “Fantasia” di Disney, la cui colonna sonora è tratta da “Uccello di Fuoco” di Stravinsky e, dello stesso autore, abbiamo visto e ascoltato brani tratti dal balletto intitolato “Petruska”. Già in queste ultime opere si comincia a sentire l’influenza del controllo politico post-rivoluzionario sulla musica, che non deve ricalcare le sonorità dell’occidente decadente, ma deve esaltare la forza e l’unione del popolo, pertanto la musica diventa imponente, monumentale, deve richiamare  i ritmi delle danze e dei canti popolari  … e quando all’arte si mettono dei paletti troppo rigidi, essa non può che soffrirne… La stessa pesantezza si avverte anche nella musica di altri autori: Prokofiev e Shostakovich.

Molto interessante è stato poi il confronto tra due “Lady Macbeth”: quella di Shostakovich e quella di Verdi. La prima più cupa e con sonorità più aspre, più melodica e gradevole quella verdiana. Ma la ciliegina sulla torta è stato il rivedere e riascoltare il “Coro dell’Armata Rossa”, famosissimo in tutto il mondo fino a qualche anno fa e la lezione è finita col ritmo travolgente del canto popolare “Kalinka” che ha trascinato tutti i presenti col suo ritmo incalzante.

Ormai durante queste lezioni, che sono attese da tutti, la sala dell’UTE è sempre al completo e alla fine gli applausi scrosciano spontanei e prolungati per ringraziare i nodtri bravi docenti per il  loro splendido lavoro

Quanno nascette o Ninno…

Questo canto, scritto nel 1754 da S. Alfonso Maria de’ Liguori, è quello da cui fu poi tratto il popolarissimo canto “Tu scendi dalle stelle”, ma la versione antica in dialetto napoletano mi pare più suggestiva.

 

 

Quanno nascette Ninno a Bettlemme
Era nott’e pareva miezo juorno.
Maje le Stelle – lustre e belle Se vedetteno accossí:
E a cchiù lucente
Jett’a chiammà li Magge all’Uriente.

De pressa se scetajeno l’aucielle
Cantanno de na forma tutta nova:
Pe ‘nsí agrille – co li strille,
E zombanno a ccà e a llà;
È nato, è nato,
Decevano, lo Dio, che nc’à criato.

Co tutto ch’era vierno, Ninno bello,
Nascetteno a migliara rose e sciure.
Pe ‘nsí o ffieno sicco e tuosto
Che fuje puosto – sott’a Te,
Se ‘nfigliulette,
E de frunnelle e sciure se vestette.

A no paese che se chiamma Ngadde,
Sciurettero le bigne e ascette l’uva.
Ninno mio sapuritiello,
Rappusciello – d’uva -sì Tu;
Ca tutt’amore
Faje doce a vocca, e po ‘mbriache o core.

No ‘nc’erano nnemmice pe la terra,
La pecora pasceva co lione;
Co’ o caprette – se vedette
O liupardo pazzeà;
L’urzo e o vitiello
E co’ lo lupo ‘npace o pecoriello.

Un anno dopo…

Facebook mi ha ricordato che giusto un anno fa moriva Leonard Cohen, l’autore di questa bellissima canzone, che resterà nel tempo tra le più suggestive. Eccola cantata qui splendidamente da Elisa

Testo:
Hallelujah
Jeff Buckley
Well I heard there was a secret chord
That David played and it pleased the Lord
But you don’t really care for music, do you?
Well it goes like this: the fourth, the fifth
The minor fall and the major lift
The baffled king composing Hallelujah
Hallelujah [x4]
Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew you
She tied you to her kitchen chair
She broke your throne and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah
Hallelujah [x4]
Baby I’ve been here before
I’ve seen this room and I’ve walked this floor (you know)
I used to live alone before I knew you
And I’ve seen your flag on the marble arch
And love is not a victory march
It’s a cold and it’s a broken Hallelujah
Hallelujah [x4]…