Un ricordo

A volte mia madre era tanto presa da non potersi occupare anche della nonna Marcellina, che lei del resto seguiva con pazienza e amore infiniti, perciò mi chiedeva di andare da lei nel momento in cui doveva vestirsi.

La nonna, infatti, aveva avuto un ictus quando aveva 72 anni. Ricordo che era domenica e mia madre era andata a messa. Sentimmo suonare il campanello in modo concitato. Mi affacciai: era la vicina della nonna. Disse con voce allarmata che doveva essere capitato qualcosa a Marcellina perché non rispondeva ai suoi richiami e non apriva la porta.

Io mi ricordo che infilai un soprabito e un paio di ballerine che avevo a portata di mano e cominciai a correre verso la chiesa. Correvo più velocemente che potevo e ricordo che più di una volta ho rischiato di scivolare sull’asfalto umido per la leggerissima pioggia che stava cadendo. Arrivata in chiesa, individuai mia madre e le dissi cosa stava accadendo. Lei era in bicicletta e mi precedette in casa della nonna: l’aveva trovata distesa a terra, in camicia da notte. Il corpo era freddo per le molte ore che aveva trascorso in quello stato. ma respirava. Il dottore disse che doveva essersi trattato di un ictus e che sarebbero state decisive le prossime ore.

Rimase in coma per giorni, ma poi si risvegliò: aveva riportato danni alla parte sinistra del corpo e difficoltà nel parlare. Da allora venne ad abitare con noi e si trovò un posto per lei nella mia camera da letto. Arrivò a camminare di nuovo e a parlare anche se con qualche difficoltà.

Quando non andavo a scuola, la aiutavo nel vestirsi e nel pettinarsi. Aveva lunghi e radi capelli bianchi molto docili al pettine, che lasciavano intravedere il roseo del cuoio capelluto sottostante. Dopo averli ben lisciati, ne facevo una lunga treccia che poi arrotolavo in uno chignon alla base del capo. A quel punto la nonna si alzava dalla sedia e, passando davanti al grande specchio che stava sul comò, si fermava a guardare la sua immagine riflessa: – Buongiorno- diceva sorridendo. Poi aggiungeva: – Quella signora è molto gentile: mi sorride sempre!- e ci incamminavamo per scendere a piano terra.

Ricordo.

ERa arrivata mia sorella suora dalla Thailandia e tutto il parentado si era ritrovato a casa dei miei. Giovanna era l’ultima nata. Ecco cosa scrive Grazia sotto questa foto pubblicata su Facebook:

Graz RapGuardando questa foto mi mancano i nonni e gli zii e tutti i cugini. Sarebbe bello tornare indietro nel tempo per uno di quei pranzi della domenica tutti intorno al tavolo coi tortellini in brodo fatti in casa, il pollo in padella e l’insalata di radicchio fresca dall’orto. Per non parlare del pane arrotolato e della crostata di marmellata o del budino di uva che ai tempi ci sbafavamo ignare del glutine maledetto. E il lambrusco con l’ acqua? E poi le giocate a carte nel soggiorno coi mobili rosa Big Buble? Essendo sempre stata un po’ a disagio con il rumore della gente che parlava in casa (rimbombava) mi ricordo che facevo spedizioni solitarie fuori in giardino, dopo la tenda il sole cocente di mezzo giorno e l’afa non me le potro’ mai scordare. Andavo anche in ‘bugadera’ a spiare i canarini e poi scappavo perche’ mi facevano paura. O andavo di sopra e aprivo la porta della stanza da letto dei nonni che ho sempre sentito proibita. Mi piaceva l’odore di pulito e di naftalina che veniva dalle lenzuola e dai mobili. Per non parlare della stanza della bisnonna tutta piena di scatole e robe vecchie. Ecco ho condiviso la mia parte di felicita’.

E la risposta di Giovanna:

Erano i tempi in cui bastava dire”mamma” e tutto si risolveva.

E io aggiungo: Erano i tempi in cui potevo proteggere le mie bimbe (Paolo non era ancora nato), fare il possibile per farle sentire al sicuro …. poi ” la vita separa quelli che si amano” (parole tratte da “Les feuilles mortes) e una mamma può solo soffrire in silenzio, da lontano per le fatiche e le difficoltà che inevitabilmente i figli vivono.

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Era un 1 gennaio…

Non so perché certi ricordi rimangano impressi nella mente anche se non sono legati a eventi di particolare interesse.

Ricordo che nevicava da parecchie ore; c’era tanta neve a ricoprire il cortile e continuava a nevicare abbondantemente: sarebbe stato inutile cominciare a spalare e mio padre era in casa a godersi il caldo della stufa accesa da mia madre di buonora…

Era mattina e a un certo punto arrivò un collega di mio padre (erano entrambi venditori ambulanti) avvolto nel suo tabarro carico di fiocchi di neve.  Mio padre lo accolse festosamente e lo invitò a entrare nella stanza che faceva da cucina e da soggiorno. Si sedettero al tavolo accanto alla stufa e lì sorseggiarono un bicchierino di vermouth o di grappa discorrendo quietamente di problemi di lavoro non senza intervallare i loro discorsi con battute di spirito e risate allegre. Io intanto stavo incollata alla finestra a vedere la neve che cadeva quieta e silenziosa.

Poi non ricordo altro. Eppure quell’immagine di due vecchi amici in serena compagnia mi ritorna alla mente ogni anno nel primo giorno di gennaio.  Forse quella è stata  la prima volta che mi rendevo conto che quel giorno segnava l’inizio di un nuovo anno e tutto quello che accadeva assumeva per me un carattere di straordinarietà.

E sono 80 !!!!

Tanti carissimi auguri, Vanna! Hai ragione, 80 anni sono tanti e il loro peso si fa sentire sul tuo fisico un po’ ribelle, ma la tua anima è leggera e giovane più che mai, per questo sei circondata da tanto affetto e devozione. Un abbraccio da tutti noi che ti vogliamo bene.

Vanna e seminaristi

Cugini.

Coi cugini a ModenaCi si incontra spesso da piccoli, nelle riunioni di famiglia o quando i genitori si fanno visita reciprocamente, poi ci si forma una famiglia e si è presi dal lavoro, dai figli, da mille impegni e ci si perde , come dice Vasco, “ognuno dentro ai fatti suoi”.

Ma poi il tempo passa, gli impegni familiari e lavorativi diminuiscono, i genitori a poco a poco scompaiono e allora si sente il bisogno di ritrovare un po’ delle proprie radici e della propria storia e , per fortuna, c’è facebook che azzera le distanze e ci si ritrova… Grazie, cugine e cugini!!!

Buon Compleanno!

Buon Compleanno, Madre Giovanna!

Le tue consorelle ti circondano di affetto in ogni occasione e tu rispondi con il sorriso sempre pronto e con l’umile accettazione delle loro cure. Credo che anche nella condizione di precarietà in cui ti trovi ora, la tua presenza sia preziosa per tutte le tue comunità e per tutti noi che ti vogliamo bene, pertanto voglia il Cielo conservarti ancora per tanti e tanti anni ! Lunga vita, 1646632474286Madre Giovanna!1646631971756

Da “LA NOSTRA GENTE” : Inizio il mio lavoro con umiltà e impegno!

Traggo sempre dal giornale “LA NOSTRA GENTE” questo articolo scritto dalla mia bravissima pronipote Sabrina, neolaureata e neo- assunta. Che la sua testimonianza sia di esempio ai giovani che, come lei, si stanno affacciando alla vita perchè trovino il coraggio di affrontare le difficoltà che  inevitabilmente incontreranno.

SABRINA GILIOLI, Laurea Marketing e Organizzazione d’impresa La porta si è aperta: Inizio il mio lavoro con umiltà e impegno!

9 Dicembre 2021; finalmente sono giunta al mio tanto atteso traguardo: la mia laurea.

E’ stato un percorso complicato perché sappiamo che la vita non regala niente, ma che mi ha portato ad essere una ragazza sicura di sè e consapevole delle proprie capacità.

Il giorno della mia laurea non lo dimenticherò mai; è stato un momento ricco di emozioni dove ho percepito ancora più calore da parte di tutte le persone che mi vogliono bene.

Un momento che mi sono goduta fino all’ultimo secondo, un momento che mi ha aperto la porta per il mio futuro.
Non sono una persona a cui piace perdere tempo, il mio futuro l’ho iniziato a costruire il giorno dopo la conclusione di questo percorso. Tutt’ora lo sto costruendo con la mia costanza e determinazione che non mi hanno mai abbandonata e che mi auguro mi possano accompagnare per tutto il mio percorso di crescita personale e professionale.
Avevo un obiettivo prefissato, trovare un posto di lavoro che mi permettesse di mettere in pratica tutte le conoscenze apprese in questi anni universitari.
Così mi sono impegnata in questa ricerca con dedizione e senza perdermi d’animo.

Inizialmente pensavo che sarebbe stato pressochè impossibile trovare lavoro dopo un mese dal conseguimento del titolo, invece mi si è aperta una porta per il mio futuro che mi ha riservato una grande opportunità, e questa non me la lascio sfuggire. Non mi sono mai accontentata e perseverando dopo quattro colloqui è arrivato il quinto giusto.

Mi auguro di partire da qua con tanta umiltà, con tanto da imparare, ma con grande serenità. Infine auguro a tutti i miei amici, e anche a coloro che non conosco di credere in voi stessi, e lo dice una persona che ci ha sempre creduto troppo poco in sè.

Ponetevi degli obiettivi, ma soprattutto SOGNATE. Sognate in grande.

 

La sorella più grande

Ilva mi raccontava  di quando nostra madre mi affidava alle sue cure; lei, maggiore di me di qualche anno, era pur sempre una bambina con tanta voglia di giocare e la responsabilità di dover badare a me le pesava, ma soprattutto, diceva, si sentiva a disagio quando un’amichetta portava anche lei la sua sorellina: questa era bionda, paffuta, rosea, proprio come una bambola di porcellana. Io invece ero magrolina, pallida e avevo i capelli e gli occhi troppo scuri… non sembravo proprio una bambolina.

Naturalmente non ricordo nulla di quei giorni: ero troppo piccola. Il primo ricordo che ho di Ilva risale a qualche anno dopo.

Era una fredda domenica di inizio dicembre e stavamo tornando a casa dopo aver assistito alla messa . Ilva era con  un paio di amiche e portava una busta di carta. Io con l’altra mia sorella e qualche altra bambina del vicinato le seguivamo. Ricordo il rumore secco dei nostri passi sulla strada gelata e poi la voce ironica e maliziosa di una di noi che diceva qualcosa del genere:- Chissà che cosa ci sarà dentro quella busta, vero Ilva?- Mia sorella si voltò arrabbiata e zittì l’amica pettegola. Lì per lì forse non capii, ma poi, ripensandoci, in seguito compresi: nella busta c’erano i regali che avrei trovato sul mio letto la mattina di Santa Lucia e mia sorella non voleva che mi fosse svelato anzitempo il segreto che rendeva ancora magica per me quella notte che attendevo con tanta ansia.

Sono più nitidi i ricordi che risalgono alla conclusione delle scuole elementari e delle medie. In entrambi i casi, le mie sorelle, e Ilva in testa (con l’appoggio dei miei fratelli), perorarono a spada tratta la mia prosecuzione degli studi: alla loro generosità devo il privilegio di aver conseguito un diploma. Questo mi ha sempre fatto sentire un senso di profonda gratitudine per le mie sorelle e per i miei fratelli.