E le donne?

Al momento dell’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, avevo deprecato l’illegalità di quell’attacco e mi sono sentita dire: – Allora è meglio lasciare che quel regime criminale continui a impiccare gli oppositori e a perseguitare le donne?- In effetti era trascorso poco tempo da quando il regime iraniano aveva soffocato nel sangue un tentativo di rivolta popolare e allora per un attimo mi sono detta:- Chissà, forse da questo male può nascere un po’ di bene…- Ma non potevo convincermi che nelle intenzioni di Trump e di Netanyahu ci fossero i diritti civili degli iraniani e delle iraniane in particolare…

Ora si sta trattando, ma tra i punti in discussione vedo lo Stretto di Hormuz, il nucleare, il Libano … e le donne? Vengono mai citati i diritti delle donne? A meno che i giornali siano tanto distratti da omettere notizie al riguardo, mi pare che nessuno se ne stia occupando e se qualche iraniana ha gioito all’uccisione dei vecchi capi del regime, ora si ritrova con capi forse un po’ più giovani, ma più arrabbiati e in un paese ferito dalla guerra.

L’umiltà della vecchiaia.

Quando si è giovani, è facile , basandosi sulla base della propria esperienza (breve ) di vita pronunciare sentenze che hanno il sapore della verità priva di memoria. Poi la vita , le circostanze, le persone che abbiamo intorno determinano soluzioni, percorsi, convinzioni diverse che ti fanno conquistare una virtù preziosa: l’umiltà.

Alla mia età ora so che bisogna ancorare la propria condotta ad alcuni (pochi) principi fondamentali: l’onestà, la solidarietà, il rispetto per tutti (regole,persone e cose) e soprattutto per i legami familiari; poi bisogna imparare ad essere resilienti accettando ciò non dipende da noi e cercando di intervenire su ciò che invece possiamo determinare con la nostra buona volontà e il nostro impegno. Ma ci si convince anche che non si può giudicare, che non si possono emanare sentenze di condanna: ognuno vive la propria esistenza nel modo migliore che gli è consentito nel contesto in cui viene a trovarsi.

Poesie: Giugno (G. Carducci)

É il mese dei prati erbosi e delle rose;
il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare.
Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano
sui muri delle case. Nei campi, tra il grano,
fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri
fiammanti e la sera mille e mille lucciole
scintillano fra le spighe.
Il campo di grano ondeggia al passare
del vento: sembra un mare d’oro.
Il contadino guarda le messi e sorride. Ancora
pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche.

E’ un Carducci insolito quello che incontriamo in questa poesia: non ci sono rime, non ci sono toni solenni … potrebbe essere un brano di prosa che descrive con sapienza i giorni e le sere di questo mese di giugno, ponte tra primavera e estate.

Ora basta!!!

Ora basta far finta di non vedere e di non sapere!! Così dice il vicepresidente della CEI , mons. Savino, a proposito dei quattro braccianti arsi vivi dentro un’auto cosparsa di benzina.

E’ un episodio di un’atrocità indicibile, che è però solo la classica punta dell’iceberg: lo sappiamo tutti come vengono trattati tanti immigrati nelle nostre campagne. Senza di loro non potremmo forse avere sulle nostre tavole tante cose buone: frutta e verdura fresca, salumi gustosi, formaggi squisiti… E quando gustiamo questi prodotti non pensiamo a come sono arrivati fino a noi, ci fa comodo ignorare quante sofferenze sono costati: gente ridotta in schiavitù, costretta a lavorare in condizioni disumane per paghe da fame o addirittura sotto la minaccia delle armi …. minaccia che in questo caso è stata messa in atto con crudele premeditazione.

Ma queste persone non lavorano in gallerie sotterranee, lavorano alla luce del sole, là dove sarebbe possibile constatare l’ incredibile quantità di reati di cui sono vittime e perché allora nessuno interviene?

Certo i colpevoli non sono soltanto i due pakistani arrestati, ci sono al di sopra di loro interessi potenti che sanno nascondersi e sottrarsi alle indagini, continuando a lucrare in modo cinico ed esecrabile.

Spero che questo crimine spaventoso riesca a smuovere le acque torbide che coprono questo mondo di violenze e soprusi e che davvero tutti quelli che possono e debbono intervenire dicano finalmente “BASTA!!”

Riflessioni.

Ieri ho compiuto 80 anni!!!

E’ strano: se non ci pensi e gli acciacchi non ti tormentano, non ti senti vecchia; ieri sono stata costretta a pensarci e ho sentito un po’ di malinconia: quanti anni ho dietro di me e come si accorcia sempre più il mio futuro…

Chissà quanti errori ho commesso credendo di fare la scelta più giusta!!! Quello che è certo è che ho sempre cercato di fare del mio meglio (naturalmente in relazione a come vedevo in quel momento le situazioni) e senza pensare troppo a quel che sarebbe stato più conveniente per me.

Ora ringrazio i miei genitori, che mi hanno dato, con i pochi mezzi a disposizione, la possibilità di cogliere le occasioni che mi si sono presentate; ringrazio i miei figli che hanno dato un senso alla mia vita; ringrazio i miei nipoti che mi hanno dato la gioia di rivivere emozioni stupende; ringrazio le persone amiche che rendono piacevoli tanti momenti vissuti insieme; ma soprattutto ringrazio il buon Dio perché mi concede ancora quell’autonomia che mi consente di potermi ancora sentire utile a me stessa e agli altri.

Energia, una necessità inderogabile .

L’attuale crisi energetica conseguente alla chiusura dello Stretto di Hormuz, fa sì che sempre più esperti invochino il ricorso all’energia nucleare anche in Italia, dove è stata bandita da un referendum popolare dopo il disastro di Chernobyl.

E’ questo nuovo interesse che rende appetibile una vecchia miniera di uranio in Val Seriana, la cui riapertura divide la popolazione tra i favorevoli, in vista di posti di lavoro e sviluppo di servizi nella piccola località interessata, e i contrari per timore delle conseguenze di eventuali radiazioni incontrollate.

Nel 1987 anch’io ho votato contro il nucleare: se poteva accadere una tragedia come quella di Chernobyl, se non si era in grado di controllare sempre e comunque l’ energia prodotta, perché produrla? Nel frattempo anche il caso della centrale di FUKUSHIMA in Giappone, danneggiata irrimediabilmente da uno tsunami, mi aveva confermato nella mia posizione fortemente ostile al nucleare.

Ora molti esperti dicono che i nuovi procedimenti di produzione sono notevolmente migliorati e che incidenti come quelli citati sopra non potrebbero più accadere … non ne sono molto convinta, ma capisco che senza energia il nostro mondo si paralizzerebbe in un attimo e che si dovrebbe tornare a vivere come duecento anni fa e questa prospettiva non mi piace, soprattutto se penso ai miei nipoti

Difficile capire…

Mi riesce difficile capire come sia possibile che un popolo che ha sofferto tanto (e mi riferisco alla gente di Israele), possa solo pensare di mettere in atto comportamenti e soprusi che ricalcano quelli già subiti da loro stessi.

Sembra che il governo Netanyahu cerchi in ogni modo di attirarsi l’odio del mondo. Possibile che non riesca a capire che con la sua politica aggressiva,, con la negazione di ogni diritto ai palestinesi di Gaza, con le violenze contro i pacifisti della Flotilla non sta costruendo dei presupposti per una convivenza pacifica, ma sta solo proseguendo a rinfocolare un odio che potrà solo produrre guerre senza fine e ritorsioni devastanti? Il fatto è che non solo i popoli vicini continueranno ad odiarli sempre più, ma anche chi sostiene il diritto di Israele ad esistere ora non può che condannare la sua politica che tollera i delitti dei coloni, condanna i Palestinesi alla fame e tortura gli oppositori.

Forse sarebbe necessario riflettere un po’ sulle origini di questo problema mediorientale e, con buon senso, cercare di costruire le basi di una convivenza possibile, ma non credo che l’attuale governo di Israele sia in grado di farlo, visto anche il tipo di ministri da cui è circondato Netanyahu)

UTE: Anna Kuliscioff – La noia da Lucrezio a Bergson

La dr.ssa Marina Cattaneo, presidente della fondazione Anna Kuliscioff, ci ha parlato della donna straordinaria a cui è intitolata la sua associazione.

Nata in Ucraina (allora sotto lo zar di Russia) nel 1854, già a 17 anni lascia il suo paese per poter studiare e va in Svizzera, allora rifugio di molti anarchici, che Anna frequenta . Richiamata in Russia, si dedica all’insegnamento per i bambini più poveri, ma questo non è gradito alle autorità locali e Anna è costretta a tornare in Svizzera, dove incontra il grande amore della sua vita, Andrea Costa, anarchico romagnolo. Accanto a lui condivide le battaglie del movimento anarchico del tempo e finiscono entrambi in carcere (dove Anna contrae la tubercolosi). Quando diventa mamma di una bambina, il suo compagno le riconosce solo il ruolo di madre e Anna lo lascia portando con sè sua figlia. Si trasferisce in Svizzera e si iscrive a medicina, nel frattempo dà lezioni di lingue (conosceva l’ inglese, il francese, il tedesco, il russo, l’ italiano). La TBC la costringe a lasciare la Scizzera e a trasferirsi a Napoli, dove si laurea. Vuole dedicarsi alla cura dei malati e chiede lavoro alla Ca’ Granda di Milano (oggi Niguarda), ma la sua richiesta viene respinta (una donna medico???non si era mai vista) e allora cura gratuitamente i malati più poveri. A Milano incontra Filippo Turati con cui condivide gli ideali del socialismo riformista.

Nel 1890 fa una conferenza sulla disparità tra uomo e donna, intitolata: Il monopolio dell’uomo. L’argomento suscita un forte dibattito e Anna viene conosciuta in tutta Europa. Scrive sui giornali, tiene un salotto frequentato dagli intellettuali milanesi, prepara un progetto di legge che dà a Turati (deputato al parlamento) sul tema del lavoro delle donne e dei bambini ed è per questa sua iniziativa che nel 1901 viene approvata una legge che impone il limite di 14 ore lavorative giornaliere (!!!) e alza a 12 anni l’età del lavoro per i bambini. In seguito si dedica alla battaglia per il diritto di voto alle donne; nel 1924 l’uccisione di Matteotti la colpì profondamente e l’anno dopo morì e fu sepolta nel cimitero monumentale di Milano.

Eì ………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

LA NOIA – La prof. Tatafiore in questa sua ultima lezione, ci ha fatto ripercorrere la storia della filosofia sul filo rosso della noia.

Per Aristotele chi non sa usare il proprio tempo libero è pericoloso per sé e per la sua comunità.

Lucrezio e Seneca ritengono che la noia sia il sintomo di un disagio a vivere con sé stessi, mentre Marco Aurelio la definisce “malattia dell’anima”. Nel Medioevo la noia era definita come rifiuto della vita e di Dio. Alcuni secoli dopo, Pascal afferma che la noia rivela il desiderio di infinito nel finito ed è la spia di una trascendenza frustrata. Per Voltaire la noia si vince col lavoro che libera anche dal bisogno. Per Leopardi, la noia è presenza del nulla, desiderio di felicità rimasta senza oggetto. Poi arriva Schopenauer che sostiene che la vita oscilla tra dolore e noia e che quest’ultima è la volontà di vivere che si guarda allo specchio. Più recentemente Baudelaire ne “I fiori del male” afferma che la noia è il fallimento quotidiano della tensione verso la bellezza assoluta

Anche Heidegger ha definito la noia: per lui è la manifestazione del la nostra condizione di esseri umani e ne individua tre forme: la noia per qualcosa, la noia in qualcosa e la noia profonda (quando ci si annoia senza un motivo particolare e si sente un vuoto diffuso, mentre nulla riesce a coinvolgerci.. Ed eccoci a Sartre che nella sua opera “La nausea” definisce questa sensazione: non è un semplice malessere fisico, ma una rivelazione filosofica ed esistenziale. È la presa di coscienza improvvisa e sconvolgente che il mondo e noi stessi esistiamo senza alcuna giustificazione, scopo o significato. 

Per Camus, quando si interrompe la routine quotidiana ci assalgono tanti “perché”, ma bisogna vivere nonostante l’assurdità della vita. Il russo Jankelevitch (1903-1985) afferma infine che la noia è l’assenza di significato di ogni cosa e che l’annoiato è oppresso da l peso fisico del tempo vuoto. Per il francese Bergson, Per Henri Bergson la noia nasce dallo scarto tra il tempo misurato e la durata reale. Mentre il tempo della scienza è quantitativo e fatto di istanti identici, la durata è il flusso interiore e qualitativo della coscienza. La noia emerge quando percepiamo questo fluire senza che nulla di significativo lo riempia, rendendo l’attesa interminabile. 

Una carrellata veramente interessante!!