Non più soli?

TrappistGuardando il cielo in una bella notte d’estate, mi sono sempre sentita così piccola….e anche la nostra Terra mi è sempre apparsa come un atomo solitario in un cosmo talmente immenso da non riuscire nemmeno ad immaginarlo.

Ora dovremo cambiare il nostro modo di guardare le stelle: forse non siamo così soli nell’universo, infatti è notizia di ieri che sono stati scoperti ben sette pianeti con condizioni ambientali simili alle nostre.

C’è un particolare non trascurabile: questi pianeti sono lontani 39 anni luce!!! Ciò significa che avendo a disposizione un mezzo di trasporto veloce come la luce, impiegheremmo 39 anni per andare a fare visita ai nostri ipotetici “vicini” interplanetari…..

Tuttavia l’ipotesi, che altri esseri vivano in altri mondi simili al nostro, mi piace, mi fa pensare con minor sgomento all’immensità in cui siamo immersi.

Come Pinocchio…

In questi giorni Samu deve prendere la medicina che dovrebbe guarirlo da un’influenza interminabile e fa molte storie perchè la medicina è cattiva. Assomiglia un po’ a un burattino di casa nostra che tutti certamente ricordiamo……

Appena i tre medici furono usciti di camera, la Fata si accostò a Pinocchio, e, dopo averlo toccato sulla fronte, si accòrse che era travagliato da un febbrone da non si dire.

Pinocchio e la medicinaAllora sciolse una certa polverina bianca in un mezzo bicchier d’acqua, e porgendolo al burattino, gli disse amorosamente:

— Bevila, e in pochi giorni sarai guarito. —

Pinocchio guardò il bicchiere, storse un po’ la bocca, e poi dimandò con voce di piagnisteo:

— È dolce o amara?

— È amara, ma ti farà bene.

— Se è amara non la voglio.

— Da’ retta a me: bevila.

— A me l’amaro non mi piace.

— Bevila: e quando l’avrai bevuta, ti darò una pallina di zucchero, per rifarti la bocca.

— Dov’è la pallina di zucchero?

— Eccola qui — disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera d’oro.

— Prima voglio la pallina di zucchero, e poi beverò quell’acquaccia amara…

— Me lo prometti?

— Sí… —

La Fata gli dètte la pallina, e Pinocchio, dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un àttimo, disse leccandosi i labbri:

— Bella cosa se anche lo zucchero fosse una medicina!… Mi purgherei tutti i giorni.

— Ora mantieni la promessa e bevi queste poche gocciole d’acqua, che ti renderanno la salute. —

Pinocchio prese di mala voglia il bicchiere in mano e vi ficcò dentro la punta del naso: poi se l’accostò alla bocca: poi tornò a ficcarci la punta del naso: finalmente disse:

— È troppo amara! troppo amara! Io non la posso bere.

— Come fai a dirlo se non l’hai nemmeno assaggiata?

— Me lo figuro! L’ho sentita all’odore. Voglio prima un’altra pallina di zucchero… e poi la beverò! —

Allora la Fata, con tutta la pazienza di una buona mamma, gli pose in bocca un altro po’ di zucchero; e dopo gli presentò daccapo il bicchiere.

— Cosí non la posso bere! — disse il burattino, facendo mille smorfie.

— Perché?

— Perché mi dà noia quel guanciale che ho laggiú su i piedi. —

La Fata gli levò il guanciale.

— È inutile! Nemmeno cosí la posso bere.

— Che cos’altro ti dà noia?

— Mi dà noia l’uscio di camera, che è mezzo aperto. —

La Fata andò, e chiuse l’uscio di camera.

— Insomma — gridò Pinocchio, dando in uno scoppio di pianto — quest’acquaccia amara, non la voglio bere, no, no, no!…

— Ragazzo mio, te ne pentirai…

— Non me n’importa…

— La tua malattia è grave…

— Non me n’importa…

— La febbre ti porterà in poche ore all’altro mondo…

— Non me n’importa…

— Non hai paura della morte?

— Nessuna paura!… Piuttosto morire, che bevere quella medicina cattiva. —

A questo punto, la porta della camera si spalancò, ed entrarono dentro quattro conigli neri come l’inchiostro, che portavano sulle spalle una piccola bara da morto.

— Che cosa volete da me? — gridò Pinocchio, rizzandosi tutto impaurito a sedere sul letto.

— Siamo venuti a prenderti — rispose il coniglio piú grosso.

— A prendermi?… Ma io non sono ancora morto!…

— Ancora no: ma ti restano pochi minuti di vita, avendo tu ricusato di bevere la medicina, che ti avrebbe guarito della febbre!…

— O Fata mia, o Fata mia! — cominciò allora a strillare il burattino — datemi subito quel bicchiere… Spicciatevi, per carità, perché non voglio morire, no… non voglio morire. —

E preso il bicchiere con tutte e due le mani, lo votò in un fiato.

— Pazienza! — dissero i conigli. — Per questa volta abbiamo fatto il viaggio a ufo. — E tiratisi di nuovo la piccola bara sulle spalle, uscirono di camera bofonchiando e mormorando fra i denti.

Fatto sta che di lí a pochi minuti, Pinocchio saltò giú dal letto, bell’e guarito; perché bisogna sapere che i burattini di legno hanno il privilegio di ammalarsi di rado e di guarire prestissimo.

A ben pensarci Pinocchio è un po’ il ritratto di noi Italiani, che non riusciamo mai a prevenire i nostri guai e ci decidiamo a intervenire solo quando siamo costretti dall’emergenza: così è per l’ambiente, per le misure antisismiche nelle costruzioni, per l’abbattimento del debito pubblico….

20 febbraio 1976.

Da un po’ di tempo si ripetevano momenti in cui la nascita del mio terzo figlio fosse imminente, ma poi non succedeva nulla. Il mio pancione era diventato enorme e non riuscivo quasi più ad alzarmi quando cercavo di riposare un po’ sul divano. Quel 20 febbraio, però, mi trattennero all’ospedale anche se mancavano 20 giorni alla data prevista per il lieto evento.

Alle otto circa ero in sala parto e verso le dieci era nato Paolo ! Tutto era andato per il meglio. Quando mio marito arrivò verso mezzogiorno, dopo aver portato le bambine dai nonni,  chiese in quale stanza mi avessero sistemato, ma non sapeva ancora che tutto fosse già accaduto.

Quando l’infermiera gli disse: – E’ nel letto numero tal dei tali….. è maschio! – mio marito, che era rassegnato ad avere la terza femmina, rimase un po’ stordito  e non riusciva più a trovare la stanza in cui lo stavamo aspettando. Quando arrivò era raggiante!

Paolo si rivelò un bambino molto tranquillo, come se sapesse che era necessario per la sua e mia sopravvivenza che interpretasse con cura il mestiere di bravo bebè: mangiare, dormire , crescere….

All’inizio della giornata…

WP_20170220_08_22_12_ProStamattina Londra è proprio grigia: una leggera nebbiolina vela il paesaggio e da qui pare che tutto sia fermo immobile anche perchè dal nono piano è difficile sentire i rumori della strada. Ogni tanto passano colombi e gabbiani, mentre gli aerei di cui si avverte il rumore restano nascosti dalle nubi basse. Samu sta giocando col Lego e io mi dedico alle relazioni pubbliche mattutine tramite cellulare, poi faremo i compiti, ci dedicheremo alla musica e alla lettura. Se farà bel tempo faremo una passeggiata sulle rive del Tamigi.

Ci aspetta una giornata tranquilla

Don’t cry for me…..

Bella musica, belle parole, una bellissima voce….

It won’t be easy
You’ll think it strange
When I try to explain how I feel
That I still need your love
After ll that I’ve done
You won’t believe me
All you will see
Is a girl you once knew
Although she’s dressed up to the nines
At sixes and sevens with you

I had to let it happen
I had to change
Couldn’t stay all my life down at heel
Looking out of the window
Staying out of the sun
So I chose freedom
Running around trying everything new
But nothing impressed me at all
I never expected it to

Don’t cry for me Argentina
The truth is I never left you

All through my wild days
My mad existence
I kept my promise
Don’t keep your distance

And as for fortune and as for fame
I never invited them in
Though it seemed to the world
They were all I desired
They are illusions
They’re not the solutions
They promise to be
The answer was here all the time
I love you and hope you love me

Don’t cry for me Argentina

Don’t cry for me Argentina
The truth is I never left you
All through my wild days
My mad existence
I kept my promise
Don’t keep your distance

Have I said to much?
There’s nothing more I can think of to say to you
But all you have to do
Is look at me to know
That every word is true

TRADUZIONE:

Non sarà facile, vi sembrerà strano
Che io stia cercando di spiegare cosa provo
Che ho ancora bisogno del vostro amore
Dopo tutto quel che ho fatto

Non mi crederete
Vedrete solo la ragazza che conoscevate
Sebbene vestita di tutto punto
Ma in disaccordo con voi

Ho dovuto lasciare che accadesse, sono dovuta cambiare
Non potevo stare scalcagnata tutta la vita
E guardare fuori dalla finestra, lontana dal sole

Perciò ho scelto la libertà
Mi sono data da fare,
Ho provato tutto quel che era nuovo
Ma niente mi ha impressionato
E nemmeno me l’aspettavo

Non piangere per me Argentina
La verità è che non ti ho mai abbandonato
Neanche nei miei giorni più selvaggi
Nella mia folle esistenza,
Ho mantenuto la mia promessa
Non essere così distante

E per quanto riguarda la celebrità e la ricchezza
Non le ho mai cercate
Anche se al mondo è sembrato che non desiderassi altro

Sono illusioni
Non sono le soluzioni che promettono di essere
La risposta era qui, davanti a me
Vi amo e spero che voi amiate me

Non piangere per me Argentina
La verità è che non ti ho mai abbandonato
Neanche nei miei giorni più selvaggi
Nella mia folle esistenza,
Ho mantenuto la mia promessa
Non essere così distante

Ho parlato troppo?
Non so che altro dirvi
Ma dovete solo guardarmi per capire
Che le mie parole sono vere

Incontri.

the-national-express-depot-in-birmingham-323814088Nè di venere nè di marte non si sposa e non si parte – così dice un proverbio. Ieri era anche venerdì 17 pertanto doveva esserci un motivo in più per non partire, ma sono partita ed è andato tutto bene, grazie anche a un passaggio offertomi gentilmente da amici.

Una nota divertente: uno stewart di Ryanair caldeggiava la solita vendita di prodotti come regali per il prossimo Natale, aggiungendo che così si sarebbe evitata la corsa affannosa per i negozi all’ultimo minuto!!!! Quando poi ha annunciato la vendita dei biglietti “gratta e vinci” ha sinceramente ammesso che tra i beneficiari degli incassi c’erano varie associazioni onlus (che non ho mai sentito nominare), ma anche il personale di bordo che contava così di arrotondare lo stipendio…. Sincero il giovanotto, che ripeteva forse per la millesima volta il suo discorsetto divertente, senza divertirsi troppo.

Sull’autobus invece mi si è seduta accanto una giovane donna,  capelli e occhi scuri, non molto alta, molto graziosa. Appena ha cominciato a parlare ho riconosciuto l’ accento sardo, ma ha detto di essere partita da Roma dove svolge un “lavoro sottopagato che non prevede ferie” -parole sue-. Parlava in modo piacevole, con un linguaggio pieno di ironia e autoironia; mi è risultata subito simpatica e abbiamo cominciato a conversare.

Doveva incontrare un’amica (il cui indirizzo ignorava completamente: non ti preoccupare, aveva detto l’amica, tanto vengo a prenderti io!), che l’avrebbe ospitata per il week end .

Problema: impossibile mandare un messaggio all’amica per dirle che lei stava arrivando. Probabilmente non aveva pensato a ricaricare il credito e io non potevo esserle d’aiuto perchè il mio telefonino aveva la batteria scarica. Le ho suggerito di utilizzare Skype, ma sembrava scettica sul fatto che si potesse chiamare con Skype un cellulare, anche se le ho assicurato che io lo faccio spesso.

Arrivati alla fermata dell’autobus, ci siamo dovute salutare. Spero tanto che sia riuscita a incontrarsi presto con la sua amica e che possa trascorrere un piacevole fine settimana in questa Londra, che in questi giorni si presenta piuttosto grigia e umida, proprio come tutti se la immaginano, anche se non è sempre così.

 

UTE: Piero Chiara (seconda parte)- La ragione degli altri.

La prof. Meggetto oggi ci ha piacevolmente intrattenuto con la lettura di brani scelti dalle opere di Piero Chiara. I personaggi e le situazioni descritte sono veramente divertenti e, se fino ad ora non ho mai letto nulla di questo scrittore per il cattivo servizio che gli ha fatto certo cinema nostrano, mi sono convinta che valga la pena di prendere in considerazione le sue opere per le prossime letture.

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La prof Russo oggi ha concluso il suo interessante e attualissimo corso di lezioni, parlando della religione che spesso viene indicata come causa di tutti i conflitti odierni.

Una volta ogni religione  aveva un suo territorio di diffusione  piuttosto preciso, ma nel mondo globalizzato di oggi le diverse fedivengono inevitabilmente a contatto. Ne consegue la necessità per i credenti di conoscersi per arricchirsi reciprocamente e approfondire la propria religione.

In Italia ci sono moltissimi ortodossi e protestanti, cristiani come noi cattolici, ma che si differenziano da noi in alcune manifestazioni di fede. Nel nostro paese sono arrivati anche molti cristiani che provengono dall’Africa e , se ci accomuna la stessa fede, ben diverso è il modo di intendere i riti liturgici.

I flussi migratori hanno portato qui da noi molti musulmani, seguaci dell’Islam, che noi siamo portati a guardare con diffidenza dopo gli attacchi terroristici che si sono susseguit negli ultimi anni. Ma cosa dice l’Islam?

La parola Islam significa “PACE”. Il libro sacro è il Corano che ordina di “rispettare le genti del Libro (Bibbia). Per Jihad si deve intendere “guerra contro il male che è in noi” o anche legittima difesa. Il Corano dice “occhio per occhio dente per dente” (come nella Bibbia), ma aggiunge poi “se perdoni è meglio”. L’Islam impone l’elemosina giornaliera.

Come mai allora noi stiamo conoscendo un Islam tanto diverso, addirittuta sanguinario? L’impatto dell’Islam con la parte peggiore della nostra civiltà (imperialismo e colonialismo) ha indotto una parte di musulmani a dare risalto solo ad alcuni dei 6000 versetti del Corano, quelli che incitano alla violenza. Per questo attaccano i non musulmani e anche  i musulmani che seguono un’interpretazione pacifica e tradizionale dell’Islam. Solo in Africa due milioni di musulmani sono stati uccisi dagli integralisti. Isis, Talebani e Boko Haram sono degenerazioni dell’Islam che in gran parte sono il prodotto di una fallimentare politica delle grandi potenze.