Pubblicità Vs. realtà.

Da qualche giorno sui canali Mediaset, va in onda, insistentemente, uno spot che ringrazia i telespettatori che in periodo di lockdown hanno fatto impennare gli ascolti in modo gratificante per l’azienda Mediaset. Stranamente  (ma non troppo) qualche giorno fa, durante una videoconferenza, l’amministratrice di un sito, appartenente a un’associazione di centri culturali, vantava gli stessi sorprendenti risultati anche per il suo sito durante la pandemia e io stessa su questo blog ho registrato un numero di visite da record …..

lockdown e tvRiflessione: durante la pandemia, la gente chiusa in casa non sapeva come passarsi il tempo e si è data alla navigazione su internet, pertanto l’accresciuto numero di contatti è un fenomeno generale, che non è attribuibile alla qualità dei contenuti, come vorrebbero far credere quelli di Mediaset, ma alla lotta disperata della gente contro la noia.

Nello stesso spot si declamano i meriti di Mediaset e tra questi anche il fatto che paga le tasse in Italia, ma questo non è forse del tutto vero, visto che da un anno la sede legale di Mediaset è ad Amsterdam.

Come fare per ristabilire la verità? La potenza comunicativa delle TV di Berlusconi è difficilmente contrastabile…

Poesia: Caracola (conchiglia) di F.G. Lorca

conchigliaMi hanno portato una conchiglia. Dentro canta
un mare di carta.
Il mio cuore
si riempie d’acqua
con pesciolini
d’ombra e d’argento.
Mi hanno portato una conchiglia

Gli oggetti hanno il potere di riportare alla mente ambienti, atmosfere, sensazioni che abbiamo vissuto. Per questo sono nati i souvenir: da ogni posto che visitiamo, cerchiamo di portare via qualche cosa che ci ricordi i giorni che vi abbiamo trascorso, le persone che abbiamo incontrato, i profumi, i sapori che abbiamo conosciuto. Anche io come il poeta guardando le conchiglie che mi sono portata dalla Thailandia, rivivo  i templi scintillanti,  i sorrisi della gente, l’accoglienza gentile e generosa, le spiagge sterminate e le tiepide acque dell’oceano…

Accadde a luglio…

Oggi si ricorda lo sterminio di Srebrenica, avvenuto 25 anni fa durante la guerra nell’ex-Jugoslavia, in una zona posta sotto la protezione dell’ONU.

Fosse comuni ora custodiscono i resti umani di oltre 8.000 persone inermi uccise dai Serbi. Questa strage terribile, avvenuta alle porte dell’Europa in tempi recenti, è ormai conosciuta da tutti e pesa sulle coscienze dell’Europa intera che non ha saputo prevenire un ritorno a barbarie che pareva dovessero non accadere più.

Ma questo mese di luglio ci farà ricordare  un altro avvenimento accaduto cento anni fa a Trieste, che ha scoperto le carte del nascente fascismo e che forse molti non conoscono (anche io non ne avevo mai sentito parlare)

Il 13 luglio 1920  a Trieste

l'incendio del Narodni dom (casa del popolo)
l’incendio del Narodni dom (casa del popolo)

Il 13 luglio 1920 la storia e la vita del Narodni dom vengono interrotte da un incendio doloso. Dopo un comizio in piazza Unità d’Italia, estremisti fascisti e nazionalisti attaccano una ventina di attività gestite da slavi (caffè, negozi, banche e ditte), il consolato jugoslavo e, soprattutto, il Narodni dom. L’incendio, domato solamente il giorno successivo, riduce in cenere gli ambienti modernamente arredati, i libri, gli strumenti musicali, gli archivi, e con essi gran parte del patrimonio culturale degli sloveni di Trieste.

Forse chi ha nostalgia dei tempi in cui i treni arrivavano in orario, dovrebbe studiare bene la storia e tutti noi comunque dovremmo tenere sempre presente che la civiltà nasce dalla capacità di convivere pacificamente rispettando le differenze che ci caratterizzano; dalla volontà di distinguere, di dividere, di alzare muri nascono sempre solo barbarie e atrocità infinite..

 

A un passo dall’abisso…

Dal mese di maggio u.s., è iniziato l’anno dedicato alla rilettura e alla riflessione sulla “Laudato si'”, la prima enciclica della Chiesa Cattolica dedicata all’ecologia.

Certamente l’occasione della pandemia ha indotto Papa Francesco a invitare tutti a ripensare il nostro rapporto con la Madre Terra e con tutto il creato, se vogliamo salvaguardare la possibilità di vivere su questo pianeta anche a chi ci seguirà nel prossimo futuro.

Certamente il Papa si è avvalso della consulenza di scienziati che hanno approfondito il problema e che hanno ben presente quanto sia urgente cambiare i nostri comportamenti, i nostri stili di vita, le nostre priorità in campo economico e sociale.

Ora più che mai è evidente che una piccola parte dell’umanità non può  pretendere di vivere satolla e felice se la stragrande maggioranza della popolazione mondiale soffre per povertà, mancanza di cibo e di acqua, malattie altrove debellate da tempo…. Ora più che mai è evidente che non si può continuare a consentire a pochi “potentissimi” di concentrare nelle proprie mani ricchezze enormi, di  saccheggiare le risorse della Terra  senza tener conto delle conseguenze della loro avidità.

Se dopo lo “tsunami” COVID-19 pensassimo  a ritornare a fare ciò che si è fatto fino ad ora, senza cogliere l’opportunità  che ci viene offerta per fermarci sull’orlo dell’abisso, saremmo responsabili dei disastri ambientali già ampiamente prevedibili e parzialmente già in atto e meriteremmo l’estinzione che inevitabilmente ne seguirebbe.

Meglio l’ Europa….

Questo articolo, pubblicato il 5 luglio scorso, mi era sfuggito, ma ora lo segnalo perché mi ha fatto riflettere e mi ha ispirato pensieri positivi.

È Romano Prodi che parla di come è stata affrontata la pandemia in diverse parti del mondo: in Cina e in altri paesi orientali, con l’obiettivo prevalente di preservare il bene collettivo, non si è esitato a limitare drasticamente le libertà individuali; in USA invece, per difendere queste ultime, si è trascurato l’interesse della collettività. Solo in Europa, dice Prodi, si è cercato di trovare il giusto equilibrio tra libertà individuali  e bene comune e di questo, dice Prodi, dobbiamo sentirci orgogliosi. Parlando poi a Bologna, ieri, il Professore, ha aggiunto che l’Italia deve sentirsi particolarmente fiera del modo in cui ha affrontato la pandemia, adottando provvedimenti che prima tutti avevano considerato esagerati (ricordate le prese in giro di francesi, inglesi e tedeschi? ), ma che  poi tutti hanno a loro volta adottato. Ed è stato con quei provvedimenti che l’Italia, ha detto Prodi a Bologna, ha salvato l’Europa, consentendo l’arginamento della pandemia.

Leggendo l’articolo linkato sopra, mi è venuto in mente quanto ci aveva detto don Ivano Colombo in una delle sue dotte lezioni all’UTE: in Oriente la cultura dominante è sempre stata quella di considerare l’individuo  come suddito, in Europa, grazie alla cultura greca prima, e cristiana poi, si è  messo al centro l’uomo considerato come cittadino, soggetto di diritti inalienabili

Avete visto la cometa?

Leggo che in questi giorni è visibile una stella cometa nel cielo della Lombardia in condizioni di assenza di inquinamento luminoso e in assenza di nuvole, insomma bisogna essere un po’ fortunati per poterla avvistare e contemplare.

cometaHalleyNella tradizione cristiana la cometa più conosciuta è quella della notte di Betlemme, quella che ha guidato i Magi nel loro viaggio di ricerca, ma presso molti popoli antichi le comete apparivano come fenomeni misteriosi e forieri di sciagure; lo stesso Aristotele non ne capì  nulla, ma la sua erronea teoria sugli astri con la coda resistette per duemila anni.

Ora ne sappiamo qualcosa in più, ma il fascino delle comete che vagano all’infinito nell’universo, comparendo solo per brevi periodi,  resta immutato.  Spero di poterla vedere nei prossimi giorni.

 

 

 

Dedicato a Morricone …Quando muore un artista.

Gli artisti non muoiono mai: restano nella memoria di tutti con le opere che hanno lasciato in dono all’umanità; così è stato per i grandi dell’arte e della musica di tutti i tempi e sarà così anche per Ennio Morricone.

Quando muore un artista, non la tomba
gli servirà per esser ricordato:
la voce rimarrà, sua, che rimbomba
nelle opere d’arte che ha creato.

Si disperdano pure sopra l’onda
le ceneri del corpo ormai bruciato:
resterà la sua fama, assai profonda,
se noi vediamo ciò che ci ha lasciato

(Antonio Terracciano)

“Free State of Jones”

Free-State-of-Jones-rebel-Ieri sera, su RAIMovie, ho visto un film molto interessante che parla di fatti storici da sempre ignorati. Si tratta di “Free State of Jones” di cui si può leggere la trama cliccando QUI.

In un momento in cui gli Stati Uniti sono percorsi da manifestazioni antirazziste, scatenate dalla morte di George Floyd durante il suo arresto, mi è sembrata una giusta scelta quella di trasmettere questo film, basato su eventi storici realmente accaduti e documentati con rigore.. La lotta contro la schiavitù e la segregazione razziale, anche se è uscita ufficialmente vittoriosa dalla sanguinosa guerra di secessione americana, nei fatti si è ancora molto lontani dalla piena parità di diritti e doveri tra cittadini  bianchi e cittadini di etnie diverse (neri, ispanici, asiatici).

La morte di Floyd è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, un vaso riempito in secoli di emarginazione e sfruttamento della parte della popolazione più povera, nonchè da vere proprie spedizioni punitive da parte di coloro che una volta portavano il cappuccio del Ku Klux Klan e che ora agiscono forse in maniera meno spettacolare, ma ugualmente crudele.

Purtroppo quando la rabbia esplode si arriva spesso, quasi sempre, ad eccessi insensati: saccheggi, vandalismi, abbattimento di statue…. che non fanno altro che nuocere al movimento di coloro che giustamente chiedono il rispetto dei loro diritti.

Independence Day.

Domani, 4 luglio, gli USA festeggeranno l’Independence Day, in ricordo dell’Approvazione della Dichiarazione di Indipendenza dalla Gran Bretagna.

Ecco cosa scrisse  John Adams, uno dei protagonisti di quel momento storico, alla moglie:

«Il secondo giorno di luglio del 1776 sarà l’evento più memorabile della storia dell’America. Sono portato a credere che sarà celebrato dalle generazioni future come una grande festa commemorativa. Dovrebbe essere celebrato come il giorno della liberazione, attraverso solenni atti di devozione a Dio Onnipotente. Dovrebbe essere festeggiato con pompe e parate, con spettacoli, giochi, sport, spari, campane, falò ed illuminazioni, da un’estremità di questo continente all’altra, oggi e per sempre»

Peccato che quel nobile atto di libertà abbia poi dato l’avvio a una storia segnata dal genocidio dei nativi americani e dall’ignominia della schiavitù degli africani deportati nelle piantagioni.

Spesso quando si parla di libertà ci si riempie la bocca di belle e altisonanti parole, intendendo però limitare i diritti al gruppo sociale cui si appartiene, anche a costo di negarli agli altri.

Maschi e femmine in famiglia.

La violenza contro le donne è un fenomeno molto preoccupante, conseguenza nefasta di una mentalità in via di superamento, ma  ancora fortemente radicata in molti, che concepisce la donna come essere subalterno, fatto per obbedire ed essere dominato.  Per secoli è stato così, tanto che le donne non avevano il diritto di ereditare fino alla riforma del diritto di famiglia di qualche decennio fa .  Non c’ è perciò da stupirsi se c’è ancora chi non si è adattato a concepire la donna come essere alla pari, soggetto di doveri e diritti del tutto uguali a quelli dell’uomo.

Per smantellare questa mentalità “razzista” verso le donne è senz’altro necessaria una educazione indirizzata fin dai primi anni a non inculcare nei figli l’idea che certi lavori, soprattutto in ambito domestico, siano solo per le donne e altri solo per gli uomini. Perchè ad esempio non insegnare ai propri figli, maschi e femmine, a tenere in ordine le proprie camere, o a cucinare piatti semplici, o a rammendarsi un orlo, o a far funzionare gli elettrodomestici. Sono piccole cose, che garantiscono a tutti la propria indipendenza. Un ragazzo che sa badare a se stesso anche in queste piccole cose quotidiane, non cercherà nella futura moglie una colf- non pagata e sarà forse più propenso a vederla come partner alla pari.

C’è poi chi porta questa questione a eccessi del tutto irrazionali a mio avviso: non si può cancellare la diversità tra i sessi. Io avuto figlie femmine e un figlio maschio e ora ho nipoti maschi e una nipote femmina, ebbene non ho mai visto le bambine giocare con le automobiline o i soldatini anche avendoli a disposizione, e non ho mai visto i maschi prediligere il gioco con le bambole.

Forse anche in questo campo, come in ogni situazione, non bisognerebbe mai dimenticare il buonsenso.