Una serata per il “TETTO FRATERNO”.

La Compagnia Teatrale dell’UTE si mobilita ancora una volta per accorrere in aiuto di chi si trova in difficoltà ed è per questo che si accinge ad allestire una nuova rappresentazione della sua ultima fatica:

PAZZI? UN POCO,…. MA NON TROPPO

di ENRICO D’ALESSANDRO

andrà in scena  VENERDI’ 3  NOVEMBRE alle ore 20.45 al Teatro EXCELSIOR di Erba

La Compagnia si è già fatta conoscere per la sua bravura, per merito degli attori tutti bravissimi e del valente regista, Cesare Cavenaghi. Prendete nota dell’avvenimento: vi divertirete e in più farete del bene, visto che l’incasso verrà devoluto all’Associazione Tetto Fraterno di Don Bassano, che sta notoriamente attraversando un momento di grande difficoltà

L’ appuntamento del giovedì.

C’era un tempo in cui amavo guardare i talk-show per poi  prenderne spunto per  intavolare lunghe discussioni con chi, accanto a me, sosteneva punti di vista diversi dai miei, ma da quando non c’è più nessuno con cui liberare la rabbia suscitata da scandali, disgrazie  e cattiva politica, evito accuratamente tutti i programmi di questo genere. E’ troppo frustrante farsi il sangue amaro in solitudine…

Accade così che vado quasi sempre alla ricerca di film, meglio se vecchi: basta che non siano di fantascienza o del genere horror. Stasera però, mentre ero intenta a cominciare il mio zapping, mi sono imbattuta in “Nemo” su Rai2 e mi è piaciuto….. Non ho visto personaggi urlanti, nè vuote discussioni su argomenti triti e ritriti, ma diversi reportage da varie parti del mondo e un bel filmato su Paolo Villaggio, girato da suo figlio, il tutto condotto con leggerezza, garbo e un po’ di spregiudicatezza…

Penso che diventerà il mio appuntamento del giovedì sera.

Ottobre a Venezia

venezia-in-autunnoOttobre a Venezia (Diego Valeri)
Questi grigi di perla, e grigirosa,
e grigiverdi, in cui l’acqua ed il cielo
sembran vanire, come dietro un velo
d’eguale lontananza favolosa…
Giunge dal mare il fiato sonnolento
dello scirocco, stancamente dondola
presso la riva l’ombra d’una gondola .
L’onda ha un singulto soffocato dentro.
Venezia giace languida e disfatta.
E se un raggio di sol, rompendo il folto
delle nebbie, le palpita sul volto,
socchiude appena i gialli occhi di gatta

Storie di famiglia: La nonna Carolina (racconto della cugina Lia).

Come ho già avuto modo di dire, non ho mai conosciuto bene la mia nonna paterna, perciò ho chiesto a mia cugina Lia, che ha vissuto tanti anni con lei, di parlarmene; ed ecco una parte del suo bellissimo racconto:

nonna-carolina-al-lavatoio“….. La nonna Carolina…. a me voleva bene di sicuro e con me era dolce. Forse per lei sono stata la figlia che avrebbe voluto avere senza paure, senza dispiaceri, senza rimorsi, senza guerre, senza lutti. Da piccola, ero quasi sempre con lei, anche perché quando mio fratello nacque, avevo un anno e due mesi e la mamma non poteva sempre dividersi in due. Carolina era fiera di me, tanto che mi raccontò più di una volta di quando il Vescovo, venuto a Rolo per una Cresima, passandoci accanto, si fermò e mi disse: “ Occhi celesta! “ : la nonna diceva proprio “ celesta “. Ero la sua confidente e amava raccontarmi gli avvenimenti lieti di quando era giovane. In occasione del suo matrimonio col nonno Vincenzo ,so che indossava un  bellissimo vestito di velluto rosso ( “ Rosso?? “.  “ Rosso!! “) e  le sue amiche la invidiavano perchè era bella.    Tra le mie immagini, vedo la cucina di Rolo con le due giapponesine che si dondolavano sull’altalena, ricamate sul tappeto che copriva il tavolo, mentre la nonna filava la  lana e poi avvolgeva il filo sull’arcolaio. La nonna sferruzzava insegnandomi le preghiere. Quando la stagione era tiepida, verso sera  mi portava con lei al Rosario dopo avermi fatto saltare sulle sue ginocchia. Anche adesso, so a memoria le litanie in latino, non c’è verso che le impari in italiano! Mi teneva per mano e vedo ancora la sua gonnellona nera che ondeggia all’altezza del mio viso. Andavamo al cimitero e, tuttora, quando sento l’odore del bosso, mi viene in mente la nonna. Andavamo  a trovare il “pòver Viséns, ch’l’era acsé bèl vistì da carabinier! “. Diceva che mio padre(che aveva solo dieci mesi quando il nonno morì) piangeva quando gli mostravano il ritratto del nonno.  Andavamo a trovare anche la  bisnonna, Adelaide.  Carolina ricordava con molto affetto  sua madre che le aveva in qualche modo insegnato a leggere, mentre suo  padre le aveva proibito di andare scuola perché diceva che alle donne non serve saper leggere e scrivere.

Adelaide aveva rispetto di sua figlia, cosa che, forse, suo padre non riteneva di dover avere. Dietro l’insegnamento di sua madre, Carolina sapeva leggere il suo voluminoso messale nero. Penso che lo sapesse a memoria. Le dicevo che, se poteva leggere un libro, sarebbe stata capace di leggere tutto; ma lei diceva di no e non volle mai impegnarsi a leggere altro. Lei e io dormivamo nello stesso lettone di ferro: a volte dormivo come seduta sulle sue ginocchia e sento ancora il suo tepore che mi avvolgeva, nella camera fredda, con i vetri istoriati dal ghiaccio. Dividevamo ancora lo stesso letto e gli stessi ricami sui vetri, anche quando ci trasferimmo a Fabbrico.  Quando cominciai a frequentare le scuole medie, dovevo alzarmi presto per prendere il pullman che mi portava a Novellara: lei mi svegliava piano piano, accarezzandomi le palpebre con le dita gelate.   A quell’età, avevo delle lentiggini molto evidenti che a me non piacevano    e alla nonna ancora meno. C’era in commercio una specie di crema bianca che, dicevano, le avrebbe eliminate: la nonna voleva che me la dessi, ma io non ci pensavo neanche a darmi  quel pasticcio! Una notte mi sveglio, infastidita da qualcosa che mi gira sulla faccia…: era la nonna che mi spargeva la crema!!! Quella volta mi arrabbiai di brutto!      Ho di lei dei ricordi fatti di  immagini e sensazioni ancora vive, come succede per le persone a cui si è volutoste, neanche quando er bene. La vedo fare la treccia seduta sulla poltrocina di vimini. La vedo con noi quando facevamo i cappelletti la sera della Vigilia di Natale, in attesa di andare alla Messa di Mezzanotte: lei partiva un’ora prima per trovare il posto a sedere e sentire comodamente la Messa cantata…ma con i piedi gelati ( ahi, i geloni di allora!…).  Ma ricordo anche qualche battuta poco felice come quando, mentre mi insegnava a cucire, mi diceva: “ gucèda longa, sartòra màta… To mèdra la drova la gucèda lònga…”. Bè…  O ancora:” To mèdra l’è gelosa ed mé perchè tè t’vò più bèn a mè che a lé “.Ancora, bè… .  Io non dicevo niente, ma non mi sembravano cose giuste, neanche quando ero piccolao piccola….”

Grazie, Lia!!! Grazie infinite!

 

UTE: La Russia prerivoluzionaria – La novella: origini ed evoluzione.

Ore 15: docente Don Ivano Colombo.

rivoluzionePer tutto l”800 la Russia aveva perseguito obiettivi imperialistici, espandendosi sia a sud verso il Mar Nero e il Mediterraneo,  che verso est e sud-est, alla ricerca di uno sbocco al mare. Sempre in vista di questo obiettivo era stata costruita la Transiberiana, la lunga ferrovia che collega Mosca al Pacifico (9.288km-la più lunga del mondo).

E fu sempre per cercare uno sbocco al mare che la Russia entrò nella Prima Guerra Mondiale al fianco di Francia e Inghilterra, con l’obiettivo di togliere all’Austria i territori balcanici affacciati sul Mediterraneo. La Russia però non era pronta a una nuova guerra: aveva combattuto solo una decina d’anni prima contro il Giappone. Aggiungiamo poi che solo da poco era nata l’industria, che fino al 1861 era stata in vigore la servitù della gleba e che la concessione della Costituzione  non aveva risolto i problemi di governabilità di uno stato ormai in preda al caos.

Nel 1917 scoppia una rivoluzione già nel febbraio: era guidata dalle donne, operaie tessili, che non avendo di che sfamare i figli avevano assaltato i forni e incitato i soldati a difenderle contro le cariche della polizia: fu un massacro…Lo zar, che era al fronte, abdicò e fu formato un governo provvisorio.

Il 25 ottobre (secondo il calendario giuliano, il 7 novembre per il calendario gregoriano) il caos sfociò nella Rivoluzione Russa.

____________________________________________

Ore 16: docente il prof. E. Galli.

Le novelle più conosciute della nostra letteratura sono quelle del Decamerone, ma come è nato questo genere narrativo?

Nel Basso Medioevo in Italia si diffonde il volgare come lingua parlata, ma rimane il latino come lingua scritta ufficiale; più tardi, tra il 1000 e il 1200, vi è una grande produzione di testi in volgare: il LAI (testo amoroso), la favola, il proverbio, l’exemplum, le biografie, le cronache di viaggio…

Il ns. docente si è soffermato soprattutto sull’exemplum, composizione a carattere religioso-moralistico e ce ne ha letto alcuni testi, facendoci notare come dalle forme più schematiche e semplici, si sia via via arrivati a racconti più complessi e dettagliati nella definizione dei personaggi e degli ambienti, sfociando così nella forma letteraria della novella così come la intendiamo noi oggi.

UTE: Programma della settimana

Cento anni fa avvennero due eventi che segnarono profondamente tutta la storia successiva: la Rivoluzione Russa e la Riforma Protestante. Questi centenari saranno in parte i fili conduttori del programma UTE di quest’anno, infatti ecco a seguire il calendario della settimana.

Martedì 17 : ore 15 – LA SITUAZIONE DELLA RUSSIA PRERIVOLUZIONARIA. – docente: don Ivano // ore 16: LA NOVELLA: ORIGINI ED EVOLUZIONE DI UN GENERE LETTERARIO (prima parte) – docene E. Galli.

Venerdì 20:  ore 15 – CHE COSA SONO GLI ANTIACIDI E COMEAGISCONO? – docente. U. Filippi. // ore 16 – IL CONTESTO EUROPEO PRIMA DELLA RIFORMA PROTESTANTE – docente: M. Cossi.

A Modena.

wp_20171014_17_05_13_prowp_20171014_15_11_40_proChe bello il duomo di Modena con la Ghirlandina!!! Non li vedevo da tantissimi anni e non mi erano mai parsi così splendidi…

Mi fanno ricordare i tempi della scuola, quando coi libri sotto il braccio attraversavamo la città di buon passo, ma senza dimenticare di dare uno sguardo alle vetrine e ai cadetti in uniforme che passavano sotto i portici o che si affacciavano dalle finestre del Palazzo Ducale.

Verrebbe da dire: “Bei tempi!” pensando a quanto eravamo giovani, ma io non vorrei rivivere quegli anni: mi ponevo troppe domande che restavano senza risposta e la strada davanti a me pareva avvolta dalla nebbia ….. la giovinezza è l’età più difficile.

Italia – Olanda: gemellaggio tra scuole.

E’ come se la valigia fosse scoppiata!!!- dice mia figlia tornando dalla stanza dove ospita la teen-ager olandese venuta per uno scambio-gemellaggio tra la scuola di mia nipote e quella di una città dei Paesi Bassi dal nome difficile da ricordare.

La ragazzina è veramente deliziosa: biondissimi capelli lunghi, occhi azzurri, colorito roseo, sempre sorridente e gentile, ma evidentemente, come tutte le sue coetanee, ha troppe cose cui badare per poter pensare a mettere in ordine gli abiti o per raccogliere le calze sporche…… fortunatamente ha una stanza tutta per sè, con bagno annesso e può sbizzarrirsi quanto vuole.

Mia nipote si trova molto bene con lei e insieme parlano fitto fitto in inglese con grande facilità ….. è bello vederle tanto affiatate anche se si conoscono da pochi giorni.

Oggi pomeriggio, ragazzi ospiti e ospitanti hanno intrattenuto i genitori con uno spettacolo comprendente i video e le drammatizzazioni realizzati da loro e aventi per filo conduttore le Favole di Fedro: volpi, lupi, cicogne e asini parlavano in latino, in inglese e in italiano: molto divertente!

Domani i ragazzi italiani e i loro ospiti olandesi andranno a Bologna, staranno insieme tutto il giorno prima di lasciarsi domenica mattina.

Queste lodevolissime iniziative nascono grazie alla passione per l’insegnamento di docenti ammirevoli, che oltre a voler trasmettere la loro disciplina vogliono costruire i nuovi cittadini dell’Europa e del mondo.

Solo i vecchi votano la Brexit o la secessione catalana: i giovani sanno che il mondo diventa sempre più un villaggio in cui è meglio imparare a conoscersi per poter vivere in pace.

 

Ciò che non cambia…

Nella sala d’attesa, affollata di anziani in attesa di sottoporsi a prelievi vari o a visita specialistica, entra un signore di una certa età: capelli bianchi, fisico appesantito da parecchi chili superflui e passo incerto.

La persona che sto accompagnando mi dice che è un nostro compaesano, ma io, che manco dal paese da quasi 50 anni, non lo riconosco, nonostante gli indizi che mi vengono forniti.

Lui attacca bottone coi presenti, ma anche la sua voce non mi dice nulla; poi si alza, io mi giro a guardarlo e quel certo modo di piegare la testa in avanti e di guardare di sottecchi l’interlocutore, mi fa accendere  un lampo che mi schiarisce la memoria…..Ora lo ricordo con la sua chioma nera, folta e ricciuta, il fisico alto e snello e il  sorriso sempre un po’ ironico …..

Il tempo è impietoso e trasforma le persone, ma certi particolari restano immutabili e caratteristici per tutta la vita…