Per ringraziare…

Da “Mosaico di pace” una notizia che non ho trovato altrove: la madre di Mose Kean, il giovane calciatore juventino, invita gli immigrati come lei a dedicarsi ad opere di volontariato per restituire agli Italiani un po’ di quello che hanno ricevuto e dice: In Italia ci sono i porti chiusi, ma le case aperte…

Mi sembra notizia che ben si intona ai giorni della Settimana Santa che stiamo vivendo.

Non c’è pace nemmeno per i morti.

Provate a immaginare: state andando a portare dei fiori  sulla tomba dei vostri genitori e come sempre vi sentite pervadere da un senso di malinconia e di rimpianto. Mentre siete immersi nei vostri ricordi, posate gli occhi sulla lapide e vi sentite arrivare come un pugno nello stomaco: qualcuno ha deturpato la lastra di marmo per rubare i fiori di  ottone che la adornavano!!!

E’ successo ieri a una mia amica che ha sentito questo gesto vandalico come uno sfregio, un oltraggio meschino ai propri cari. Profondamente turbata, è andata  alla caserma dei Carabinieri, dove già altri due anziani stavano denunciando il furto di una statua rappresentante un angelo dalla tomba di famiglia in un altro cimitero cittadino. Evidentemente c’ è in giro per Erba una banda che ha preso di mira le tombe, senza nessun riguardo nemmeno per i morti.

Visto come stanno le cose, vorrei suggerire all’amministrazione comunale, che ha particolarmente a cuore la sicurezza, almeno così dicono, di far mettere qualche telecamera all’entrata dei cimiteri di Arcellasco e Bindella, luoghi particolarmente isolati molto insicuri anche di giorno.

UTE: La Risurrezione di A. Manzoni. (sintesi di A. D’Albis)

risurrezioneIn occasione della Santa Pasqua, il nostro docente professor Don Ivano Colombo ci presenta e spiega l’Inno Sacro di Alessandro Manzoni: ”La Risurrezione”.

Questo è il primo degli Inni Sacri e, come tutti gli altri, manca della vena poetica dello scrittore, il quale, poi, abbandona la poesia per dedicarsi al romanzo.

Don Ivano ci fa notare che, anche in questo inno, più che il poeta si sente il credente, anzi il Neofita, cioè colui che si è appena convertito alla fede cattolica. Il poeta vuole aiutare il comune credente a scoprire il mistero cristiano e, per far questo, si serve di parole e concetti semplici, che favoriscono l’apprendimento, ma molto fedeli alla dottrina della Chiesa.

Da un punto di vista tecnico, la poesia è divisa in 16 strofe, ciascuna di 7 versi (ogni verso è detto “ottonario” perché composto da otto sillabe); l’ultimo verso è tronco, cioè composto da 7 sillabe.

Il poeta usa la “rima alternata” nei primi quattro versi; la “rima baciata” nel quinto e sesto, mentre l’ultimo verso, quello tronco, rima con il verso tronco della strofa successiva.

Don Ivano divide la poesia in 4 parti di 4 strofe ciascuna. L’argomento è la Resurrezione, ma divisa in 4 momenti:

Nel primo gruppo di strofe c’è l’annuncio della Risurrezione che riprende i riti della Liturgia della Veglia Pasquale. Viene ripetuto per 3 volte “E’ risorto”, come fa il sacerdote durante la Veglia quando annuncia la Resurrezione tra il tripudio dei campanelli e il suono delle campane delle chiese.

Nel secondo gruppo di 4 strofe c’è la “discesa agli inferi”, cioè Gesù discende al Limbo per portare la salvezza ai Patriarchi e ai Profeti che avevano atteso e sperato questo evento.

Nel terzo gruppo, il poeta riprende il racconto della Resurrezione, non solo come viene narrato nel Vangelo (l’annuncio alle donne, le guardie tramortite, l’angelo sulla tomba), ma anche secondo la liturgia della Chiesa che cambia il colore delle vesti liturgiche e canta il Regina Coeli.

La quarta quaterna di strofe potrebbe essere definita la parte “morale”.

Dai riti, ci dice il poeta, bisogna passare al vivere quotidiano: ci deve, cioè, essere continuità tra il pasto in Chiesa (“l’Eucarestia”) e quello a casa, che deve essere vissuto nella condivisione e nella gioia.

Don Ivano ci fa notare che questa intuizione del poeta è giusta, ma che non è pertinente con il tema della Risurrezione trattato prima.

Nella seconda parte, Don Ivano ci introduce alla “Pasqua del Signore” abbinando alcuni brani del Vangelo ad alcune opere di Duccio Di Buoninsegna, del quale si celebrano i 700 anni dalla sua scomparsa.

Duccio Di Buoninsegna è stato un pittore italiano nato a Siena nel 1255 e morto presumibilmente tra il 1318 e il 1319.

Contemporaneo di Giotto, forse fu anche lui allievo di Cimabue.

A Siena si trova la sua opera più importante: la “Maestà del Duomo”, eseguita tra il 1308 e il 1311. In quell’anno la Pala venne portata in processione dallo studio del pittore al Duomo di Siena, con una cerimonia fastosa.

Il lato anteriore della pala riporta la Madonna in trono con il Bambino, attorniata da angeli e santi.

Nel lato posteriore che sull’altare poteva essere osservato dal clero, c’è una serie di formelle che raccontano la vita di Gesù, con al centro la scena della Crocifissione.

Don Ivano si sofferma sulle formelle riguardanti la Pasqua e accosta ad esse i testi evangelici corrispondenti commentandoli.

Le formelle esaminate sono le seguenti:

La discesa agli inferi;

L’annuncio della Resurrezione;

Noli me tangere (apparizione a Maria di Magdala);

I discepoli di Emmaus;

L’incredulità di Tommaso;

La pesca sul lago.

Infine, il docente cita tre poesie della raccolta “Strade di Galilea” di Roberto Fumagalli (poeta contemporaneo), che ci portano nei luoghi e nei personaggi propri della Resurrezione.

BUONA PASQUA a tutti!

Notre Dame.

In questo articolo dell’agenzia ANSA, è riassunta brevemente la storia di notre-dameNotre-Dame, la cattedrale parigina che tutti abbiamo visto ieri in preda alle fiamme.

E’ una storia che inizia quasi 850 anni fa, contrassegnata da periodi di splendore e periodi di grande decadenza; nella storia di Notre Dame  si riflette come in uno specchio la storia della Francia.

Da molti quella cattedrale è ritenuta uno dei simboli della cultura europea e  delle sue radici cristiane che accomunano tutti i paesi dell’Europa, per questo ieri ci siamo sentiti tutti parigini.

UTE: Lo straniero secondo De Certeau – E l’è dumenica…

Il prof. Porro ieri ci ha fatto conoscere storie e personaggi che molti di noi non conoscevano.

De Certeau era un gesuita* (1925/1986); studiando i primi anni di fondazione della Compagnia di Gesù, si è imbattuto in un carteggio epistolare del 1630  tra J. J. Surin e la superiora di un convento di orsoline, nel quale alcune giovani suore, che si erano invaghite del loro altrettanto giovane confessore, si dicevano possedute dal demonio e come tali, durante i processi per stregoneria*, si autoaccusavano dei delitti più atroci.

De Certeau paragonò quei processi a quelli contro gli oppositori di Stalin: anche questi erano indotti ad autoaccusarsi di tradimenti e congiure mai avvenuti. Il gesuita inoltre studiò il fenomeno per cui i presunti indemoniati vanno in trance, si agitano, parlano un linguaggio incomprensibile: è il demonio che parla in loro; allo stesso modo, dice De Certeau, anche i mistici, dicono che è Gesù a parlare attraverso di loro (S. Teresa D’Avila).

De Certeau si occupò poi di un argomento oggi molto dibattuto:  nel suo libro “Lo straniero” afferma che il missionario vive l’esperienza di chi sa di essere portatore di una verità particolare a popoli che hanno già una loro verità e in questo incontro il missionario impara a conoscere meglio se stesso. Il vero test del Cristiano è il rapporto con lo straniero: i cristiani infatti devono essere pronti ad accettare l’altro e in questo incontro scoprono l’alterità di Dio, come i discepoli di Emmaus, che non riconoscono Gesù nello straniero che si accompagna al loro fianco durante il cammino. E a questo punto il nostro docente legge il brano dal Vangelo di Matteo (Mt. 25, 31-46) in cui si legge ” Ero straniero e non  mi avete accolto…” e poi prosegue leggendo un brano tratto dalla prefazione di “Se questo è un uomo di Primo Levi:

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.

*I gesuiti sono religiosi appartenenti alla Compagnia di Gesù fondata da S. Ignazio di Loyola.

* La stregoneria fu un fenomeno generalmente rurale; nelle campagne persistevano residui di pratiche precristiane; le streghe conoscevano  le proprietà curative di certe erbe e rappresentavano anche una istanza di autonomia del mondo femminile, che la Chiesa voleva cancellare. I processi per stregoneria diminuirono col progresso della scienza e con l’Illuminismo

_________________________________________

Nella seconda ora di lezione, i docenti Ghioni, Vasirani e Gottardi hanno continuato ad illustrarci l’opera del poeta comasco Orazio Sala, leggendo i brani di Vangelo che egli ha tradotto in dialetto per un giornale locale, nella rubrica intitolata: “E l’è dumenica”.

Sala aveva scoperto che Gesù nella sua predicazione, per farsi capire dalla gente, utilizzava l’aramaico che non era altro che un dialetto e allora ha voluto fare altrettanto: utilizzare la semplicità, l’immediatezza e la concretezza del linguaggio dialettale per comunicare il messaggio del Vangelo, che ridotto all’essenziale non è altro che una gran fede nella Provvidenza.

 

Radiocronaca differita dell’ arrivo trionfale del Nazareno a Gerusalemme

Se a Gerusalemme 1980 anni fa o giù di lì ci fosse stato un radiocronista (facciamo finta che ci fosse la radio), romano naturalmente, cosa avrebbe potuto raccontare ? Provo ad immaginarlo.

la-domenica-delle-palme

Gentili ascoltatori, buongiorno! Vi parlo da Gerusalemme.. La città è ogni anno di questi tempi in grande fermento perchè è il periodo in cui si sta avvicinando la Pasqua, la festa in cui gli Ebrei ricordano la liberazione dalla schiavitù d’ Egitto e il passaggio del Mar Rosso, che ha segnato per loro la riconquista della libertà.
Tuttavia quest’ anno c’ è una grande agitazione: si è infatti sparsa la voce che arriverà un certo Gesù, indicato da molti come un profeta, da altri come il Messia atteso da millenni e capace di liberare il suo popolo dalla dominazione romana e da altri ancora odiato a morte perchè parla di appartenere a un regno misterioso e questo mette in grande subbuglio i notabili che temono che ciò faccia innervosire i dominatori romani. Molti poi lo ritengono un pericoloso rivoluzionario e prova ne sia che una volta entrato nel tempio ha preso a frustate i mercanti che abitualmente vi svolgevano i loro affari; qualcuno dice addirittura  che predica l’ amore per i nemici e cosa ancora più pazza sostiene che tutti gli uomini sono uguali e figli dello stesso Dio!!!

Fin dal primo mattino le strade si sono riempite di gente con rami d’ ulivo: aspettano il suo arrivo e l’ attesa si è fatta ormai impaziente. E’ giunta infatti una notizia che ha dell’ incredibile: pare che qualche giorno fa a Betania, un villaggio poco distante da qui, Gesù abbia operato un miracolo, almeno così dice la gente che era presente: avrebbe (il condizionale è d’ obbligo) risuscitato un suo caro amico, chiamato Lazzaro, morto già da tre giorni. La cosa parrebbe la fantasiosa interpretazione di una morte apparente o comunque frutto di chissà quali stregonerie, ma i testimoni insistono: Lazzaro era veramente morto, era nel sepolcro avvolto nel sudario e quando Gesù lo ha chiamato ripetutamente a gran voce , la pietra tombale si è aperta e Lazzaro sarebbe ritornato in vita …..Certo questi Ebrei sono uno strano popolo e hanno strane credenze.
Ma ecco, vedo la folla ondeggiare, agitarsi e sento delle grida festose che arrivano da oltre le mura della città. La gente si è procurata dei rami di palma e li agita, altri invece hanno steso a terra i loro mantelli, il clamore è indescrivibile …ecco la folla si divide e fa ala al suo passaggio al grido di “Osanna al figlio di Davide”.

Icona eseguita dalla mia amica Elda.
Icona eseguita dalla mia amica Elda.

Ma…. cosa vedo mai? Ecco sta arrivando un uomo vestito di una povera tunica a cavallo di un’ asina !!!! Quale liberatore potrà essere mai costui? Come potrà mai impensierire l’ impero romano o anche solo il governatore romano?
Dietro a lui camminano alcuni suoi amici: hanno l’ aria di povera gente …un ben strano esercito per uno che dovrebbe sconfiggere Roma!!!
I bambini fanno un gran chiasso e l’ uomo chiamato Gesù sorride loro con una dolcezza mista però a un velo di tristezza….

Vedo un gruppo di notabili che mormora indispettito certo non amano questo Gesù che il popolo sta portando in trionfo per le vie della città….Credo che la storia di questo uomo non finisca qui e vi terrò informati sull’ evoluzione di questa vicenda. Mentre vi saluto, voglio mettervi a parte di una strana sensazione che mi ha pervaso quando ho incrociato il suo sguardo… quell’ uomo ha veramente qualcosa di speciale….

Tanti motivi per sperare…

Questo articolo scritto da Ratzinger, Papa emerito, fa venire i brividi. Le sue parole hanno certamente la credibilità che deriva dalla sua autorevolezza e dalla sua innegabile conoscenza del problema, ma come può essere che si ritenesse cosa ammissibile e conveniente la pedofilia?

Certo il fatto che ora vengano alla luce tanti scandali e che i responsabili vengano condannati è già un segno positivo, un segno di una svolta che fa sperare in un cambiamento radicale nella gestione del problema.

E’ molto triste pensare che oggi lo scalpore di questi scandali, mettano in ombra la parte più luminosa della Chiesa: quanti sono i sacerdoti, i religiosi, i laici che si impegnano nell’alleviare le sofferenze e le solitudini di tante persone emarginate, malate, messe in un angolo dalle vicende della vita? Quanti sono i martiri di cui quasi quotidianamente ci giunge notizia? Quante sono le persone che all’interno della Chiesa volontariamente spendono tempo ed energie per puro spirito di servizio alla comunità?

E’ pensando a questo che si può continuare a sperare.

 

 

 

 

UTE: invasioni barbariche – benefici tratti dai programmi aerospaziali.

La nostra apprezzatissima docente, Alberta Chiesa, ieri ha continuato a illustrarci la storia delle invasioni barbariche. Nel mirino c’erano i popoli che hanno determinato lo sgretolamento dell’Impero Romano d’Occidente: Vandali, Ostrogoti e Visigoti.

Già nel II/III secolo d.C. questi popoli furono arruolati nell’esercito romano come mercenari, sia per il loro valore, sia per cercare una specie di integrazione che li rendesse meno pericolosi.

La prima invasione fu quella dei Vandali, popolo politeista, poi convertito all’arianesimo*; erano guidati da due re; usavano incenerire i loro morti e seppellire poi le ceneri insieme alle armi del defunto. Sotto la spinta dell’avanzata dei Goti si insediarono in Pannonia (odierna Ungheria) nel 335, ma ne furono cacciati dall’arrivo degli Unni e si diressero verso Francia e Spagna lasciando dietro di sé morte e distruzioni. Arrivarono poi a stabilirsi sulle coste settentrionali dell’Africa dove fondarono un Regno florido e impararono l’arte della navigazione tanto da diventare i signori del mare. Conservarono le leggi e l’ordinamento dei Romani fino alla fine del loro regno nel 534, quando furono sconfitti da Belisario a capo dell’esercito bizantino.

I Goti erano divisi in  tribù, tra le quali ricordiamo I Visigoti e gli Ostrogoti,  provenivano dalla Scandinavia e si stanziarono nell’odierna Polonia. I Visigoti nel 375 fanno una richiesta umanitaria all’imperatore romano e ottengono di insediarsi entro i confini dell’impero, ma le  condizioni cui dovettero assoggettarsi erano insostenibili e ben presto si ribellarono. Invasero prima la penisola Balcanica, poi devastarono le città italiane e infine si diressero verso la Spagna dove fondarono il loro regno.

Gli Ostrogoti, incalzati dagli Unni, invasero l’Italia sotto la guida di Odoacre e nel 476 deposero l’ultimo imperatore romano, il piccolo Romolo Augustolo. Odoacre governò con saggezza, ma contro di lui fu mandato dall’imperatore romano d’Oriente, Teodorico, che fece uccidere Odoacre e tutta la sua famiglia. Anche sotto Teodorico le province italiane vissero un periodo di pace e di sviluppo. Egli aveva come segretari due senatori romani: Cassiodoro e Severino Boezio, quest’ultimo fu poi fatto uccidere quando Teodorico cominciò a temere il tradimento dei Romani. In Italia a ricordo di quel tormentato periodo restano numerose tracce: a Pavia il palazzo di Teodorico e la sua villa per la caccia;  a Roma furono ricostruiti molti edifici e rimesso in funzione l’acquedotto, a Ravenna il Mausoleo di Teodorico …

Da queste invasioni traggono origine gli attuali stati nazionali europei.

______________________________________

La conquista dello spazio diede una spinta notevole alla ricerca scientifica e questo porto alla scoperta di innovazioni sorprendenti in moltissimi campi. Spinoff è il sito che mette in evidenza le ricadute della ricerca spaziale sulla  nostra vita di tutti i giorni. Sarebbe troppo lungo elencarle tutte, ma esse interessano: il campo della medicina (nuovi termometri, nuovi apparecchi ortodontici, apparecchi acustici, protesi che non danno rigetto…); nelle costruzioni (cemento alla cenere, ammortizzatori antisismici, Lidar per misurare le distanze…); nei trasporti aerei (controllo dei voli, navigatori per atomobilisti); nell’agricoltura (trattori con pilota automatico, …); nelle  comunicazioni (oggi possiamo telefonare in ogni parte del mondo in pochi istanti)……… Anche i moderni materassi in memory sono frutto della ricerca spaziale.

La quantità e la qualità di queste innovazioni ha lasciato tutti noi a bocca aperta:  non potevamo nemmeno immaginare le cose incredibili che la ricerca spaziale  ha reso possibili.

 

 

Octogesima adveniens: quasi una profezia.

Nell’incantevole cornice del convento dei Barnabiti, stamattina si è tenuto l’incontro organizzato dal GRANIS di Erba ed Asso. Il relatore, don Walter Magnoni, ha scelto come tema di riflessione alcuni brani della lettera apostolica “Octogesima adveniens”scritta nel 1971 da Papa San Paolo VI in occasione dell’80° anniversario della “Rerum Novarum”.

Dopo il saluto di Mons. Pirovano, che ha sottolineato l’attualità e la modernità dei documenti scritti da Paolo VI, don Magnoni ha fatto notare che la “Octogesima adveniens” è stata scritta solo quattro anni dopo la “Populorum Progressio”, che già appariva un po’ superata in certe parti dalle grandi trasformazioni in atto in quel momento nel nostro paese e nel mondo: guerra nel Vietnam e in Palestina, uccisione di M. L. King , boom economico, forte dilagare di ideologie utopistiche, che sfoceranno nel terrorismo non solo in Italia.  Prima però di iniziare la lettura e l’analisi del documento paolino, don Magnoni ci ha proposto la lettura di un brano del profeta Ezechiele, in cui egli invita il popolo di Israele a farsi sentinella per vigilare sui pericoli che possono minacciarlo.

Oggi è compito dei cristiani farsi sentinelle per scrutare la realtà, per scoprirne i difetti e per entrare in dialogo col mondo circostante, facendosi  testimoni.

Uno dei grandi problemi del giorno d’oggi è la  solitudine in cui vivono le persone immerse nella folla anonima delle grandi città. Questa solitudine si riflette anche nel modo di vivere la fede, che diventa privata, mentre essa ha bisogno di essere condivisa. C’è un grande rischio nella vita delle comunità cristiane: ci si accontenta spesso di belle parole, che poi non si traducono in fatti concreti.

Pope Paul VI leaves the Basilica of the Annunciation in Nazareth after celebrating a mass, on January 05, 1964, during his visit to the Holy Land. It is the first visit ever of a pope to the Holy Land (Jordan, Israel, Jerusalem and the Palestinian territories).
Pope Paul VI leaves the Basilica of the Annunciation in Nazareth after celebrating a mass, on January 05, 1964, during his visit to the Holy Land. It is the first visit ever of a pope to the Holy Land (Jordan, Israel, Jerusalem and the Palestinian territories).

Per tradurre in pratica i principi e i valori, bisogna prima di tutto dare più spazio alle donne anche nei ruoli più elevati, bisogna cambiare l’impostazione del dialogo con i giovani: non solo indottrinamento, ma preparazione politica in senso lato e soprattutto farli innamorare della Chiesa e del messaggio cristiano.

Nel vuoto culturale attuale, i cristiani possono avere nuove opportunità, se sapranno porsi come testimoni di valori, permeando i vari ambiti sociali.

Paolo VI nella sua lettera, affronta per la prima volta temi nuovi come la difesa dell’ambiente, l’immigrazione, l’influenza dei mezzi di comunicazione e le sue parole sono talmente calzanti con la realtà odierna da farle sentire come profetiche.

Nella discussione che è seguita nella seconda parte della mattinata, tutti hanno sottolineato la difficoltà di contattare i giovani e di coinvolgerli nelle problematiche concrete del proprio ambiente, ma si è auspicata  anche la possibilità di intercettare il loro interesse per l’ambiente e per le variazioni climatiche. Molti hanno anche messo in evidenza le responsabilità dei mezzi di comunicazione, e soprattutto dei giornali tradizionali che non hanno saputo evolversi per accompagnare i cambiamenti avvenuti nella società.

Don Magnoni alla fine ha sottolineato che tutti dobbiamo sentirci corresponsabili del bene comune, che dobbiamo considerare come male l’omissione delle occasioni di bene che dovremmo cogliere per migliorare la nostra realtà.

Si potrebbe qui citare una frase famosa di Kennedy ” Non chiederti cosa può fare il to paese per te, ma cosa puoi fare tu per il tuo paese”