Erba: tra cementificazione e degrado.

Erba ha conquistato il record del comune comasco  in cui più selvaggio è stato il consumo di suolo.

Questo è un fenomeno abbastanza paradossale  visto che gli appartamenti sfitti sono innumerevoli  e visto che buona parte del centro-città è occupato dagli scheletri di vecchie fabbriche ormai dismesse da decenni, in cui trovano comoda dimora colonie ben nutrite di topi e ratti.

Il problema del centro di Erba si sa non è di facile soluzione, perchè i proprietari delle aree dismesse non sono obbligati a riqualificarle se l’investimento non è ritenuto vantaggioso, ma proprio questo è il punto su cui sarebbe il caso di riflettere. Può il proprietario di un bene lasciarlo in abbandono fino  al punto da costituire un pericolo per la salute pubblica?

Chi venisse da fuori per visitare la città non potrebbe non rimanere sconcertato nel vedere lo stato di abbandono e di degrado in cui versano certe zone del centro cittadino e potrebbe solo farsi un’immagine desolante di questa città, che non lo merita.

A questo punto ricordo le parole di Francesco: La proprietà privata non è un diritto inalienabile …..

Una comunità che si sente danneggiata dalla presenza al suo interno di una proprietà privata non ben gestita, perchè non deve poter espropriare quel bene con equo compenso?

Se a Erba si potessero recuperare le aree dismesse del centro, tutta la città ne trarrebbe grande giovamento e forse sarebbe più difficile imporre lo scempio della cementificazione selvaggia.

Storie della Bibbia: Mosè

Con la storia di Giuseppe si conclude la GENESI, il primo libro della Bibbia. Segue il libro dell’ESODO che inizia con gli ordini di faraone alle levatrici di far morire i neonati maschi delle donne ebree, ma esse disobbediscono e allora Faraone dà lo stesso ordine ai soldati. Ma ….

[1]Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi. [2]La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. [3]Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. [4]La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto. [5]Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo. Essa vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo. [6]L’aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullino che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: “E’ un bambino degli Ebrei”. [7]La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: “Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?”. [8]“Và”, le disse la figlia del faraone. La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. [9]La figlia del faraone le disse: “Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario”. La donna prese il bambino e lo allattò. [10]Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli divenne un figlio per lei ed ella lo chiamò Mosè, dicendo: “Io l’ho salvato dalle acque!”.

Ancora una volta, la volontà di Dio prevale sui disegni degli uomini, anche se sono potenti come il Faraone.

Ci sono bambini in Africa….

Ci sono bambini in Africa che sognano di poter venire in Italia o in Francia per tentare di diventare calciatori.

Sono bambini che non sempre hanno abbastanza da mangiare in casa loro e sanno che diventando calciatori potranno provvedere a se stessi, alla famiglia e a tutto il parentado.

Ci sono società sportive  in Italia e in altri paesi europei, che mandano dei loro emissari in Africa a cercare giovani promesse per poterli ingaggiare per qualche euro e poterli poi rivendere a suon di milioni.

Queste due realtà danno vita a un traffico di un gran numero di giovanissimi che affrontano da soli viaggi pieni di pericoli con il miraggio di un futuro radioso, però solo qualcuno di loro riuscirà a realizzare quel sogno, per gli altri sarà l’inizio di una vita di stenti e di  moderna “schiavitù” nelle periferie delle nostre città.

Spesso questi ragazzi  non hanno il coraggio di rientrare in famiglia perchè dovrebbero ammettere di aver deluso le aspettative dei propri congiunti e restano qui tra noi poveri e disperati nella totale indifferenza di chi ha alimentato le loro illusioni. (Ieri sera su Rai3 un servizio giornalistico ha raccontato alcune di queste storie)

 

 

Poesia Io lo conosco… (Alda Merini)

Io che sono vicina alla morte,
io che sono lontana dalla morte,
io che ho trovato un solco di fiori
che ho chiamato vita
perché mi ha sorpresa,
enormemente sorpresa
che da una riva all’altra
di disperazione e passione
ci fosse un uomo chiamato Gesù.
Io che l’ho seguito senza mai parlare
e sono diventata una discepola
dell’attesa del pianto,
io ti posso parlare di lui.
Io lo conosco:
ha riempito le mie notti con frastuoni orrendi,
ha accarezzato le mie viscere,
imbiancato i miei capelli per lo stupore.
Mi ha resa giovane e vecchia
a seconda delle stagioni,
mi ha fatta fiorire e morire
un’infinità di volte.
Ma io so che mi ama
e ti dirò, anche se tu non credi,
che si preannuncia sempre
con una grande frescura in tutte le membra
come se tu ricominciassi a vivere
e vedessi il mondo per la prima volta.
E questa è la fede, e questo è Lui,
che ti cerca per ogni dove
anche quando tu ti nascondi
per non farti vedere.

Gli ultimi versi dicono una verità molto consolante per chi crede.

Francesco colpisce ancora…

Spesso mi sono chiesta per quali motivi si consentisse a certi parroci di continuare a celebrare la messa in latino voltando le spalle ai fedeli, come si usava prima del Concilio.

Gesù ha pronunciato parole inequivocabili: “Se due o più di voi saranno riuniti nel mio nome, Io sarò in mezzo a loro”.  Il Concilio ha radunato tutti i vescovi del mondo, come dubitare della presenza dello Spirito in quella assemblea? Solo chi in pratica rinnega le parole di Gesù può non accettare le decisioni del Concilio.

Ancora una volta Papa Francesco ha confermato la sua volontà, da uomo mite ma determinato, di eliminare storture e abusi: questo Motu Proprio pone fine a tante situazioni ormai insostenibili; a mio avviso, chi non si adeguerà non potrà continuare a considerarsi un prete cattolico e dovrebbe essere allontanato dalle parrocchie fino ad ora gestite in aperto contrasto con le indicazioni del Concilio.

 

Io ho il green pass e pretendo ….

Chi ha sofferto di più dalla crisi? Le fonti di informazione ci hanno ripetuto fino alla noia che sono stati i lavoratori e gli imprenditori dei settori della ristorazione, del turismo e dello spettacolo, categorie che solo da pochi giorni hanno potuto riprendere le loro attività in modo più normale.

Ora non vedo come queste persone che tanto hanno penato per oltre un anno e che sono riuscite a resistere alla buriana COVID (mentre tanti hanno dovuto arrendersi) ora dovrebbero rischiare di doversi fermare di nuovo per l’aumento inevitabile dei contagi. A differenza di un anno fa, abbiamo avuto a disposizione i vaccini e chi ha voluto mettersi in nota ora è in possesso di un codice che lo qualifica come non contagioso (per un altissima percentuale): perchè questi non dovrebbero poter frequentare liberamente i locali pubblici in caso di ritorno alle zone variamente colorate?  Perchè io, vaccinata, non dovrei potermi spostare secondo le mie necessità da una regione all’altra? Mi pare giusto il provvedimento di Macron che impone delle limitazioni solo ai non vaccinati o comunque ai non immunizzati: chi non si vaccina non può condizionare la vita di una nazione.

Alleviamo dei perdenti?

Il mondo è  davvero cambiato!

Ai miei tempi, quando finiva l’anno scolastico, molti ragazzi  pensavano a come guadagnare qualche soldino durante l’estate per potersi pagare i libri per l’anno scolastico successivo o per contribuire al pagamento delle tasse universitarie. Ci si dava da fare per dare lezioni private ai bambini delle medie e delle elementari, o si andava come educatrici nelle colonie estive, o si andava come giornalieri a raccogliere mele, pere uva….

Ora sento invece che i nostri studenti sono rimasti bloccati in Grecia e addirittura a Dubai perché  alcuni  sono risultati positivi al COVID.

Capisco la voglia di festeggiare tra compagni la fine di un percorso scolastico, ma lo si può fare con una cena insieme; non capisco perché questo debba costringere le famiglie a un esborso finanziario tanto pesante e soprattutto non capisco perché chi ha fatto semplicemente il suo dovere (almeno si spera) debba pretendere un premio tanto dispendioso.

Corriamo il rischio di allevare generazioni di ragazzi  pronti solo  a pretendere sempre di più, senza sentirsi mai in dovere di dare il proprio contributo; corriamo il rischio di avere cittadini solo ripiegati su se stessi, indifferenti a quello che accade intorno a loro. Già ne vediamo gli effetti: nel mondo delle associazioni si fa una gran fatica a coinvolgere le nuove generazioni  e se qualche giovane risponde all’appello, spesso è uno di quei nuovi italiani, figlio di immigrati, che ha alle spalle esperienze di fatica e di sacrifici e che  per questo è più motivato a impegnarsi nella vita sociale.

I nostri giovani sono troppo abituati ad avere tutto senza sforzo e temo che  il prossimo futuro li vedrà perdenti nel mondo del lavoro, dove  la competizione è sempre più spietata.

 

Avete voluto la Brexit?

Strani gli inglesi: hanno voluto uscire dall’UE perché loro possono fare a meno dell’Europa con tutti i suoi lacci e lacciuoli,  poi ora pretendono di partecipare all’Eurofestival e ai Campionati europei….

All’eurofestival non hanno ottenuto, a fine gara, nemmeno un voto: a mia memoria non era mai accaduto! E’ stato un po’ come sancire che ormai vengono percepiti anche dalla gente come non-europei ….

Poi avrebbero preteso di insegnare il calcio all’Europa intera e soprattutto agli Italiani, finalisti insieme alla loro squadra, ma non è andata come avevano previsto e la squadra italiana si è guadagnata il sostegno di tutti i paesi europei, anche di quelli sconfitti durante il torneo, nonché il tifo di Irlandesi e Scozzesi che ben conoscono quanto sia pesante il giogo della perfida Albione.

Così,  per parafrasare un noto detto popolare (hai voluto la bicicletta? e mo’ pedala!) potremmo dire con garbo e perfidia british: avete voluto la Brexit? e mo’ statevene per i fatti vostri e organizzatevi delle  manifestazioni a livello del Commonwealth!!

 

Può essere un mestiere?

Sono totalmente d’accordo: la prostituzione non può essere considerata un lavoro, nemmeno nel caso in cui, inizialmente,  fosse stata scelta  liberamente. Sono queste le conclusioni a cui è arrivata una commissione del Senato dopo due anni di indagini e di ricerche.  Pertanto non credo che la si debba regolamentare, ma combattere, colpendo la domanda, come si fa in Svezia.

Se si pensa che molte donne che si trovano a fare questo “mestiere” sono vittime di sfruttamenti e violenze inenarrabili, come si legge qui, credo che sia una vera ipocrisia solo pensare di tollerare che la dignità umana possa essere così ignobilmente calpestata.

 

 

La fame uccide più del COVID

Un rapporto pubblicato da OXfam denuncia che la fame sta uccidendo più persone di quante non ne faccia morire il COVID. Pertanto l’emergenza principale a livello globale è rappresentata dalla malnutrizione, spesso usata come arma di guerra. Come si può battere la fame?

Ecco quanto si legge nel rapporto Oxfam.

Il COVID colpisce molto democraticamente anche i paesi ricchi che si sono rapidamente rimboccate le maniche e hanno trovato subito un rimedio…. La fame invece colpisce i paesi più poveri o paesi resi poveri dalle guerre e da politiche ingiuste nella distribuzione delle ricchezze e delle risorse, per questo  non scandalizza nessuno.