UTE: Filosofia del Bosco (Angela D’Albis) – La mano : problemi articolari (Diana)

Con “La filosofia del bosco”, il professor Porro ci offre una lezione meravigliosamente interessante, ma abbastanza ardua da riassumere. Egli affronta un argomento di ordine filosofico-letterario, il cui tema dominante è il rapporto conflittuale tra la foresta (che rappresenta il luogo selvaggio) e la civiltà (che ha modo di edificarsi soprattutto attraverso la città). Il professore comincia con l’analizzare il famoso romanzo: ”Cuore di tenebra” di Joseph Conrad. All’inizio di questo romanzo, il protagonista, Marlowe, che è il portavoce dell’autore, guarda la città di Londra, una volta dominata dalle foreste, e rievoca la conquista delle terre britanniche ad opera dei Romani. Il protagonista fa un chiaro confronto tra la luce della civiltà, rappresentata da quella romana, e le tenebre, rappresentate dal mondo selvaggio, dai primitivi che abitano la foresta. Poi il racconto si sposta in Africa. Quello che emerge dal romanzo, sottolinea il professore, è che il “Cuore di tenebra” del titolo, non è il cuore dell’Africa o dei popoli selvaggi, ma è il “nichilismo” che sta nel cuore dell’occidente, è la distruzione che la civiltà occidentale ha provocato presso le popolazioni primitive e, quindi, alla “natura selvaggia”. Ritornando all’inizio del romanzo, quando Roma conquista la Britannia, il professore spiega che lì Roma ritrova la sua origine e si aggancia all’”Eneide” di Virgilio. Infatti, Enea fugge da Troia alla ricerca di una terra dove vivere e, Continue reading “UTE: Filosofia del Bosco (Angela D’Albis) – La mano : problemi articolari (Diana)”

Contorsioni per la sopravvivenza.

Dev’essere duro vedere i sondaggi impantanati in un deprimente 4-5%, quando hai ancora negli occhi un luminoso 41% di qualche anno fa…. Bisogna capirlo Renzi …. non sa rassegnarsi a un presente poco glorioso, ma lui dovrebbe capire, visto che ha raggiunto l’età della ragione, che il mondo non deve necessariamente ruotare attorno a lui. Ha perorato per primo la nascita di questo governo e subito dopo ha cominciato a mettergli i bastoni tra le ruote. E’ evidente che deve dare l’impressione di essere vivo, ma ogni tanto potrebbe anche pensare al bene di questo paese che sta languendo…..

Poesia: Carnevale (Gabriele D’Annunzio).

carnevale-delli_2019_02_08T11_58_09_040276_detail_boxCarnevale, vecchio pazzo,
s’è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve e beve e all’improvviso
gli diventa rosso il viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…
Così muore carnevale
e gli fanno il funerale:
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.


E' certo un Gabriele D'Annunzio insolito quello di questa filastrocca: credo che tutti ce lo immaginiamo come il poeta col gusto delle parole auliche, dei toni altisonanti, invece qui si è divertito a fare una filastrocca leggera e musicale che me lo rende più simpatico.

UTE: La mano: problemi articolari (Diana) – Dissoluzione dell’Impero Ottomano e nascita della Turchia (Angela D’Albis)

Dopo l’amena lezione introduttiva della volta scorsa, il dr. Lissoni oggi ha affrontato l’argomento della mano in modo rigorosamente scientifico, iniziando dall’analisi della struttura della mano.  Nel funzionamento della mano sono coinvolti 27 ossa  e 34 muscoli. Le ossa delle mani rappresentano un quarto del totale delle ossa del nostro corpo.

ossa della manoPer avere un’idea di quanto sia importante e complessa la funzione della mano basta dire che un terzo della nostra area cerebrale è dedicata al controllo dei suoi movimenti.

Nelle dita non ci sono muscoli, ma solo tendini e legamenti; i primi collegano i muscoli alle ossa . i secondi collegano le ossa tra di loro. Essi (tendini e legamenti) sono costituiti di tessuto connettivo privo di vasi sanguigni e ciò spiega i tempi lunghi richiesti per superare eventuali traumi

I tendini sono protetti da una guaina che produce il liquido sinoviale. Nell’articolazione è molto importante la presenza della cartilagine che facilita il movimento e limita l’attrito.

La mano è servita da tre nervi: radiale, mediano e ulnare, ognuno dei quali è collegato a una parte specifica.  Su di essa sono presenti molti recettori che percepiscono le sensazioni e gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno.

Una delle patologie più comuni della mano è l’artrosi, che colpisce le cartilagini articolari, rendendole più sottili e meno elastiche, fino a distruggerle completamente e provocando gravi dolori. Sintomi della presenza di artrosi è appunto il dolore , la rigidità delle articolazioni e le deformazioni interfalangee. Si parla di rizoartrosi  quando viene colpito il pollice. Sono piuttosto comuni le cisti gangliari del tutto inoffensive.

Più grave dell’artrosi è certamente l’artrite reumatoide che colpisce soprattutto le donne in giovane età. A differenza dell’artrosi è simmetrica e può colpire mani, piedi o altre parti del corpo. E’ una malattia autoimmune (il sistema immunitario si attiva contro il suo stesso organismo), che attacca i tessuti sani dell’articolazione e provoca gravi deformità oltre a impedire il movimento.

Altre forme di artrite sono la gotta, il lupus eritematoso sistematico, la sclerodermia e la psoriasi.

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Nella seconda ora, don Ivano ha ripreso l’analisi degli anni del primo dopoguerra e del trattato di Versailles e, in particolare, dei suoi effetti sulla Turchia.

Già la scorsa lezione, Don Ivano aveva spiegato che sotto il nome di trattati di Versailles vengono compresi vari accordi stipulati tra le potenze vincitrici della Grande Guerra e i paesi sconfitti.

Questi trattati erano veri e propri “diktat”, che limitavano il territorio dei paesi sconfitti e li obbligavano a pagare pesanti debiti di guerra.

Questo non avvenne per la Turchia che non portò mai a compimento il diktat del trattato di Versailles e continuò a combattere salvaguardando la sua indipendenza e permettendo la nascita di uno stato nuovo e moderno.

Prima di diventare lo stato che è adesso, la Turchia faceva parte dell’impero Ottomano.

L’Impero Ottomano comprendeva, oltre alla Turchia, anche i Balcani, l’Egitto e il Nordafrica.

Le guerre dell’ottocento e la Prima Guerra Mondiale portarono al decadimento di questo impero e, a causa delle varie etnie presenti, alla nascita di Stati indipendenti.

All’interno dell’Anatolia, dove si trovavano anche varie etnie (come gli Armeni e i Curdi), il gruppo turcomanno cercò di salvare la propria identità.

Dopo vari tentativi di smembramento della Turchia da parte delle potenze straniere, venne fuori quel nazionalismo turco che servì a formare il nuovo paese.

Il promotore di questo nazionalismo fu un generale dell’esercito, Mustafa Kemal che, sconfiggendo i Greci (1919/22) e l’esercito del Califfo, ristabilì l’unità e l’indipendenza della Turchia.

Egli spostò la capitale da Istambul a Ankara, poi diventò Primo Ministro e, infine, Presidente della Repubblica Turca.

Kemal seppe risvegliare il senso nazionale e di appartenenza dei Turchi.

Mustafa_Kemal_AtaturkQuando la Turchia stava rischiando di scomparire, Kemal riuscì a tenere viva la resistenza sul fronte interno avviando un processo di svecchiamento e modernizzazione chiamato “Kemalismo”.

Inoltre, sul fronte esterno, egli riuscì a non fare accettare mai dal suo governo le disposizioni dei paesi vincitori, obbligandoli a ribaltare le decisioni prese.

Per tutte queste ragioni e da questo momento, egli venne chiamato ATATURK, il padre della Turchia moderna.

Fu ammirato anche fuori del suo paese: Mussolini e Hitler ne ebbero una grande stima perché seppe tener testa alle potenze occidentali.

Tuttavia, la Repubblica di Ataturk fu una dittatura fondata su un partito unico e durante la sua presidenza si registrarono fenomeni di repressione delle opposizioni e pesanti violenze contro gli Armeni e i Curdi.

Don Ivano conclude la sua lezione spiegandoci che cosa è il Kemalismo.

Il nome deriva da Kemal ed è la sua filosofia politica che può essere sintetizzata in sei parole (”sei frecce”): nazionalismo, repubblicanesimo, populismo, statalismo, laicismo, rivoluzionarismo.

Questa filosofia la ritroviamo nel discorso da lui pronunciato tra il 15 e il 20 ottobre 1927 (Nutuk), che si rivelò un atto di condanna senza appello nei confronti dei suoi oppositori e ex collaboratori e che venne subito salutato come “il libro sacro dei Turchi”.

Occorre dare atto, comunque, conclude il docente, che l’attuale Turchia è quella che conosciamo grazie a Ataturk.

Letture: Prima dell’alba.

Il romanzo “Prima dell’alba” di Malaguti è costruito seguendo un criterio che potremmo definire “binario”: i capitoli dispari sono ambientati nel 1917, nel momento della disfatta di Caporetto, e raccontano di un veterano, detto il Vecio, che cerca di sopravvivere nell’inferno della trincea prima e della ritirata poi; i capitoli pari invece sono un vero e proprio giallo ambientato nella Firenze del 1931, il cui protagonista è l’ispettore di polizia Malossi, reduce di guerra. Le due storie si uniscono solo nell’ultimo capitolo.

prima dell alba 01Le atrocità, compiute dai nostri stessi signori della guerra negli anni 1915/18 contro i loro subordinati, ora sono ben note, ma nel 1931 nessuno doveva sapere: la narrazione d’obbligo era quella dell’eroismo dei nostri soldati, della gloria dei nostri generali e della grandezza del Paese. Ma la realtà è stata ben diversa: migliaia di giovani sono stati passati per le armi per aver disobbedito a ordini assurdi, per semplici infrazioni a regole disciplinari o per aver ceduto alla paura della battaglia.

Dal punto di vista del linguaggio usato, il Malaguti ha attinto a piene mani dal gergo militare e dal dialetto veneto nei capitoli dispari, mentre ha usato un perfetto stile letterario in quelli pari.

A mio avviso il Malaguti si è molto ispirato a Camilleri, almeno per quanto riguarda l’artificio  dell’uso del dialetto e la scelta di dare la struttura del giallo al suo romanzo.

In definitiva è stata una lettura interessante, anche se ritrovare gli orrori della guerra è sempre un’ angoscia sconvolgente

“Marginalità”: un’occasione per riflettere…

Ieri si è aperta allo Youthlab la mostra fotografica “MARGINALITA’: ritratti di invisibili”.

All-focus
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L’autrice, Ljdia Musso, ha esposto una serie di scatti fotografici che ritraggono i “senzatetto” in varie città e località italiane e straniere. Le foto sono montate su support rivestiti con collage  di carta di giornale ( è coi giornali infatti  che spesso gli “invisibili” si riparano o allestiscono il loro angolo di marciapiede). In un angolo è posato a terra un materasso con l’immancabile borsa di plastica, una bottiglia, una coperta.

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A terra, addossati alle pareti, ci sono  dei pannelli di cartone (recuperati da scatoloni) che riportano alcune frasi dell’Abbé Pierre, il fondatore delle comunità di Emmaus, il primo a occuparsi dei più emarginati.  Ora sono tante nel mondo le comunità che si ispirano all’Abbé Pierre e il loro approccio alla solidarietà varia da paese a paese: qui da noi raccolgono  l’usato e il ricavato serve a sostenere le comunità  delle zone più povere, dove riesce ad assegnare piccoli crediti alle donne che riescono così a realizzare piccole attività con cui mantenere i figli e ripagare il debito. Altrove si occupano di incentivare i piccoli agricoltori.

All-focus
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Questa mostra ha il merito di farci fermare a riflettere su quanti nelle nostre città sono in condizioni di estrema povertà, tanto da non potersi permettere una casa; li vediamo ogni giorno rannicchiati in qualche angolo di strada e i nostri occhi si sono talmente abituati alla loro presenza che non ci sentiamo più interpellare dai loro bisogni, dalle loro sofferenze. Grazie perciò a Maria Luisa dei Trapeiros e  grazie alla giovane Ljdia, che ha illustrato e commentato le sue foto con evidente viva partecipazione al dramma degli invisibili.

Trovandomi sul posto, ho potuto visitare l’ex-stazione ferroviaria (è lì che è allocata la mostra), concessa in comodato gratuito  alla cooperativa “concerto” e ristrutturata con i fondi donati dalla Cariplo. Vi trovano sede varie associazioni di giovani e meno giovani per svolgere attività di promozione culturale e ricreative. Può essere un’opportunità offerta all’associazionismo erbese.

 

UTE: Le vaccinazioni (A. D’Albis)- Fiabe tra Europa e Giappone (Diana).

Alle 15.00 il dottor Rigamonti introduce la sua lezione sulla “Immunoterapia” e le vaccinazioni.

L’Immunoterapia è il metodo più importante per la cura delle patologie basate su sostanze che agiscono sul sistema immunitario.Il sistema immunitario è un nostro patrimonio, ma anche degli animali, che cresce e si sviluppa con noi. Quando il bambino è molto piccolo prende le difese anticorpali dal latte materno. Poi a tre mesi il bambino comincia a fare le vaccinazioni; fa i richiami a sei mesi e, infine, a un anno. A questa età il bambino, dopo tre richiami delle vaccinazioni base e consigliate, è già immune da non farsi infettare da virus tipo la rosolia, il morbillo, la pertosse, l’epatite A e B e altre. In sintesi, l’immunoterapia è andare a prendere un anticorpo già precostituito e iniettarlo nella persona.

L’anticorpo si può creare in due modi, ci dice il dottore: o prendendo la malattia e superandola, o facendo il vaccino. A seconda delle circostanze, l’immunoterapia ha lo scopo di indurre, amplificare o sopprimere una risposta immunitaria da parte dell’organismo.

A tal proposito, continua il dottore, possiamo distinguere due tipi di immunoterapia:

Immunoterapia di soppressione: sono le terapie che si usano per le allergie, perché sopprimono la iper-risposta dell’organismo. Questa terapia richiede l’uso degli antistaminici. 

  • Immunoterapia di attivazione: sono le terapie che cercano di indurre o di amplificare una risposta immunitaria. È questo il caso dei vaccini e dell’immunoterapia oncologica, ossia dell’immunoterapia impiegata nel trattamento di tumori.

Il dottore ci ha parlato, poi, proprio dell’Immunoterapia Oncologica. Ci ha spiegato che il sistema immunitario non riconosce i tumori perché essi sono cellule dell’organismo e non estranee ad esso. Le cellule del nostro organismo espongono sulla propria superficie molecole di diversa natura, come proteine e carboidrati; le cellule maligne, invece, molecole diverse da quelle esposte dalle cellule sane. Queste molecole prendono il nome di antigeni tumorali. L’immunoterapia oncologica sfrutta proprio questo fenomeno: le cellule del sistema immunitario possono essere in grado di individuare gli antigeni tumorali e di attaccare le cellule malate che li espongono.
L’immunoterapia oncologica può essere suddivisa in tre gruppi principali:

  • Terapia cellulare;
  • Terapia anticorpale;
  • Terapia con citochine.

La terapia cellulare prevede la somministrazione dei vaccini contro il cancro: vengono prelevate cellule immunitarie da pazienti affetti da tumore.  Una volta prelevate, le cellule immunitarie vengono attivate in modo da riconoscere in maniera specifica le cellule tumorali, quindi coltivate in vitro e, infine, restituite al paziente. In questo modo, una volta tornate nell’organismo, le cellule immunitarie specifiche per il tumore dovrebbero essere in grado di identificarlo ed attaccarlo.

La terapia anticorpale prevede che, un anticorpo riconosce un antigene , questi interagiscono l’uno con l’altro con una sorta di meccanismo “chiave-serratura“.  Quando avviene l’interazione antigene-anticorpo – quindi quando la chiave è “inserita” – l’anticorpo si attiva, dando inizio alla risposta immunitaria dell’organismo.

Per quando riguarda la terapia con citochine, il dottore ci ha spiegato che le citochine sono responsabili della comunicazione tra le varie cellule del sistema immunitario e, alcune di esse, sono prodotte dallo stesso sistema immunitario.

Per finire, il dottore ci ha elencato gli effetti collaterali della Immunoterapia.

Ci ha spiegato che essi possono essere causati dall’iperattività del sistema immunitario.

Può capitare, infatti, che il sistema immunitario attacchi, non solo le cellule malate, ma anche quelle sane perché non è più in grado di riconoscerle come tali. Gli effetti più comuni possono essere:

  • Stanchezza;
  • Prurito;
  • Nausea e vomito;
  • Diarrea;

Tuttavia, dalle ricerche effettuate fino ad Aprile 2015, risulta che è stato approvato solo un vaccino per il cancro alla prostata.

Molti altri vaccini sono già in fase di sperimentazione, ma non sono ancora utilizzabili.  Alla fine della sua lezione il dottor Rigamonti ci parla del CORONAVIRUS, oggetto di preoccupazione e discussione in questi giorni e ci consiglia di vedere un filmato su YouTube intitolato “Coronavirus spiegato in italiano”.

Ed ecco il video:

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Cos’è la Fiaba? E’ qualcosa che si racconta.

La cultura umana comincia con la tradizione orale che trasmette nel tempo fiabe, favole e miti. La fiaba è caratterizzata in genere da elementi fantastici; la favola ha come protagonisti gli animali ed ha un chiaro intento moralistico (Esopo, Fedro, La Fontaine);  il mito ha sempre una dimensione sacra.

Il genere della fiaba ha avuto origine in India e si è poi diffuso in Europa e in Cina, per questo le fiabe europee e quelle cinesi sono molto simili.  Sono stati gli antropologi che si sono occupati, in vari paesi, di raccogliere e registrare i racconti tramandati oralmente  per secoli.

Giovan  Battista Basile riportò quelli che si narravano al sud ne “Lo Cunto de li Cunti” e dalla sua opera i fratelli Grimm, in Germania, trassero molto materiale per i loro libri; Andersen in Danimarca raccolse racconti popolari e altri ne inventò. A Roma esiste una discoteca che conserva le registrazioni di fiabe che le donne anziane del sud e di altri territori solevano raccontare ai più piccoli.

Le fiabe hanno come nesso comune il rapporto con il male: la narrazione educa a riconoscere e a discernere il bene e il male e gli elementi di crudeltà di cui sono spesso pervase, hanno il fine di insegnare come fermare il male e trionfare su di esso.

tempio shintoistaMentre delle fiabe europee non si conosce l’autore e la loro origine si perde nella notte dei tempi, le fiabe giapponesi hanno una datazione e un autore certo e riportano a un simbolismo molto lontano dalla nostra cultura. Spesso da noi la fiaba finisce con la morte del cattivo, nelle fiabe giapponesi la morte dà origine alla storia e  risente dello shintoismo, che non è propriamente una religione, ma un modo di scoprire il sacro nella natura e nelle cose.

Tempesta di vento.

Muggisce come belva ferita tra i palazzi e per le vie, sospinge la poca gente che passa frettolosa tenendo il bavero del cappotto con le mani.

La furia del vento si accanisce contro ogni cosa; strapazza gli alberi, solleva e sbatte lontano gli arredi da giardino che aspettano l’estate e fa roteare immondizia di ogni genere insieme alle  foglie morte.

IO resto chiusa in casa e ascolto la voce rabbiosa del vento.