Ute: Paolo Malaguti – i Profeti.

La prof.ssa Granata che è solita aggiornarci sulle novità letterarie, oggi ci ha parlato di un giovane scrittore veneto: Paolo Malaguti, che ha ormai al suo attivo numerose opere.

Paolo MalagutiLa prima si intitola: “SILLABARIO VENETO” in cui l’autore riporta parole in dialetto veneto con la loro etimologia e ad esse associa episodi autobiografici e ricordi di vario genere.

Due anni dopo, Malaguti pubblica “LUNGO LA PEDEMONTANA” in cui racconta i cambiamenti avvenuti nel territorio del Grappa, che lui scopre percorrendolo in bicicletta.

Il primo romanzo “SUL GRAPPA DOPO LA VITTORIA” è del 2009. Il protagonista è un bambino che racconta episodi sempre taciuti della Grande Guerra, come ad esempio dopo la disfatta di Caporetto molte famiglie siano state allontanate dalle loro case, requisite per alloggiare soldati e ufficiali; racconta anche le brutalità compiute da soldati e disertori.

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Davos: la fiera dell’ipocrisia?

Cosa si staranno dicendo 53 capi di stato e circa 2900 grandi capitalisti a Davos nel segreto del loro convegno?

Si dice che parleranno dei cambiamenti climatici e della ingiusta distribuzione delle ricchezze sulla terra, cioè si parla dei problemi che essi stessi hanno in buona parte causato e lo faranno dopo essere giunti in Svizzera coi loro jet privati!!!!

Per risolvere questi problemi dovrebbero decidere di seguire il monito evangelico rivolto al giovane ricco: “Va’ , vendi quello che hai e seguimi” …… C’è qualcuno che ci crede? Io no.

La penna è più potente della spada

Ieri sera, Lucilla Giagnoni ha letto un brano tratto dal discorso della giovane Malala all’ONU  e siccome le sue parole sono ancora attuali e sono state fino ad ora inascoltate, le riporto anche qui, come promemoria per tutti noi.

…….Cari amici, il 9 ottobre 2012, i talebani mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato ai miei amici, anche. Pensavano che i proiettili ci avrebbero messi a tacere, ma hanno fallito. Anzi, dal silenzio sono spuntate migliaia di voci. I terroristi pensavano di cambiare i miei obiettivi e fermare le mie ambizioni. Ma nulla è cambiato nella mia vita, tranne questo: debolezza, paura e disperazione sono morte; forza, energia e coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Le mie speranze sono le stesse. E i miei sogni sono gli stessi.

Cari fratelli e sorelle, io non sono contro nessuno. Né sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i talebani o qualsiasi altro gruppo terroristico. Sono qui a parlare per il diritto all’istruzione per tutti i bambini. Voglio un’istruzione per i figli e le figlie dei talebani e di tutti i terroristi e gli estremisti. Non odio nemmeno il talebano che mi ha sparato.

Anche se avessi una pistola in mano e lui fosse in piedi di fronte a me, non gli sparerei. Questa è il sentimento di compassione che ho imparato da Maometto, il profeta della misericordia, da Gesù Cristo e Buddha. Questa è la spinta al cambiamento che ho ereditato da Martin Luther King, Nelson Mandela e Mohammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non violenza che ho imparato da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è ciò che la mia anima mi dice: stai in pace e ama tutti.

Cari fratelli e sorelle, ci rendiamo conto dell’importanza della luce quando vediamo le tenebre. Ci rendiamo conto dell’importanza della nostra voce quando ci mettono a tacere. Allo stesso modo, quando eravamo in Swat, nel Nord del Pakistan, abbiamo capito l’importanza delle penne e dei libri quando abbiamo visto le armi. Il saggio proverbio “La penna è più potente della spada” dice la verità. Gli estremisti hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell’educazione li spaventa. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Questo è il motivo per cui hanno ucciso 14 studenti innocenti nel recente attentato a Quetta. Ed è per questo uccidono le insegnanti donne. Questo è il motivo per cui ogni giorno fanno saltare le scuole: perché hanno paura del cambiamento e dell’uguaglianza che porteremo nella nostra società. Ricordo che c’era un ragazzo della nostra scuola a cui un giornalista chiese: “Perché i talebani sono contro l’educazione dei ragazzi?”. Lui rispose molto semplicemente: indicò il suo libro e disse: “I talebani non sanno che cosa c’è scritto in questo libro”.

Loro pensano che Dio sia un piccolo esseruccio conservatore che punterebbe la pistola alla testa delle persone solo per il fatto che vanno a scuola. Questi terroristi sfruttano il nome dell’islam per i propri interessi. Il Pakistan è un Paese democratico, amante della pace. I Pashtun vogliono educazione per i loro figli e figlie. L’Islam è una religione di pace, umanità e fratellanza. Che dice: è un preciso dovere quello di dare un’educazione a ogni bambino. La pace è necessaria per l’istruzione. In molte parti del mondo, in particolare il Pakistan e l’Afghanistan, il terrorismo, la guerra e i conflitti impediscono ai bambini di andare a scuola. Siamo veramente stanchi di queste guerre. Donne e bambini soffrono in molti modi in molte parti del mondo.

In India, bambini innocenti e poveri sono vittime del lavoro minorile. Molte scuole sono state distrutte in Nigeria. La gente in Afghanistan è colpita dall’estremismo. Le ragazze devono lavorare in casa e sono costrette a sposarsi in età precoce. La povertà, l’ignoranza, l’ingiustizia, il razzismo e la privazione dei diritti fondamentali sono i principali problemi che uomini e donne devono affrontare.

Oggi, mi concentro sui diritti delle donne e sull’istruzione delle ragazze, perché sono quelle che soffrono di più. C’è stato un tempo in cui le donne hanno chiesto agli uomini a difendere i loro diritti. Ma questa volta lo faremo da sole. Non sto dicendo che gli uomini devono smetterla di parlare dei diritti delle donne, ma il mio obiettivo è che le donne diventino indipendenti e capaci di combattere per se stesse. Quindi, cari fratelli e sorelle, ora è il momento di alzare la voce. Oggi invitiamo i leader mondiali a cambiare le loro politiche a favore della pace e della prosperità. Chiediamo ai leader mondiali che i loro accordi servano a proteggere i diritti delle donne e dei bambini. Accordi che vadano contro i diritti delle donne sono inaccettabile……

Lucilla Giagnoni a Erba.

Lucia-giagnoniNell’ambito degli eventi per  la Pace, ieri sera all’Excelsior, dopo la preghiera per l’unità dei cristiani con la partecipazione di un pastore protestante e di un prete ortodosso, si è esibita Lucilla Giagnoni in una emozionante riflessione sulla “Pacem in terris”.

Risentire la voce di Papa Giovanni XXIII nel suo indimenticabile “discorso alla luna” è sempre commovente e ci ha fatto tornare alla mente un papa che si è atteggiato a padre e non più a principe della Chiesa, un papa che ha saputo farsi vicino a tutti e in particolare a chi soffre, un papa che in pochi anni del suo pontificato ha  rivoluzionato la Chiesa per renderla  più aderente alle nuove realtà.

Nella sua ultima enciclica,  Papa Giovanni non si è scordato dei diritti di nessuno, nemmeno di quelli delle donne, da troppo tempo dimenticate, da troppo tempo relegate a ruoli di subalternità e mai prese in considerazione .

Non si può disgiungere il concetto di Pace da quello di giustizia  e l’enciclica di Papa Giovanni lo ribadisce, allargando il suo sguardo sul mondo  che non può trovare la pace finchè non ci sia per tutti un lavoro  che dia dignità, finchè non ci sia per tutti la possibilità di accedere all’istruxzione ( e qui la Giagnoni ha letto un brano del discorso di Malala all’ONU), finchè non siano abbattute le barriere che il rinascente razzismo innalza tra simili.

Nella sua coinvolgente riflessione la Giagnoni ha ripercorso cinquant’anni di storia recente e ha richiamato  le personalità che più hanno segnato questi anni: Martin Luther King e Rosa Parks,Mandela, Adriana Zarri, la teologa-eremita,  Simon Veil, Etty Illesum e le giovanissime donne, come Malala e Greta, che oggi hanno il coraggio di parlare al mondo  per additare ai potenti  degli obiettivi non più rinviabili se si vuole dare una chance al futuro.

Profonda è stata poi la commozione che mi ha preso al sentire declamare le parole di Ecuba per la morte di un bambino, suo  nipote: nello strazio di quelle parole che vengono dalla profondità del tempo (sono state scritte 2500 anni fa), eppure così attuali  e così vere  c’è tutto il dolore   di chi si vede strappare un figlio e l’orrore per le atrocità di tutte le guerre.

Questa mia sintesi è ben poca cosa e non può dare l’idea di quanto sia stato davvero emozionante ascoltare l’attrice-autrice che ieri sera ha saputo tenere alta l’attenzione dell’uditorio con la sola suggestione della sua voce su un palco completamente spoglio. A lei e agli organizzatori dell’evento va un mio sentito ringraziamento per averci fatto ricordare la grandezza di un Papa  che ha segnato una svolta importante nella storia della Chiesa e non solo e per aver portato ad Erba una grandissima donna di spettacolo.

UTE: evoluzione del diritto di Famiglia – il gusto.

Il prof. Spagnuolo oggi ha continuato a parlarci dell’evoluzione storica del diritto di famiglia. Il testo costituzionale diceva che è il marito il capofamiglia, riconoscendogli  un ruolo di preminenza, in aperto contrasto con un altro articolo della Costituzione che riconosce pari diritti a tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza ecc. ecc. Per questo nel 1975 è stata approvata una legge ordinaria che elimina questa contraddizione: marito e moglie hanno pari diritti e pari doveri.

Tra i doveri principali c’è quello della fedeltà, ma nella Costituzione entrata in vigore nel 1948 si parlava di fedeltà coniugale soltanto come obbligo della moglie, che, in caso fosse  venuta meno a questo dovere, rischiava fino a un anno di reclusione. Naturalmente il marito non correva questi rischi. Ora l’infedeltà comporta per chi dei due coniugi se ne renda responsabile, il riconoscimento dell’addebito in caso di separazione e la perdita del diritto al mantenimento.  Altri doveri sono: la coabitazione (o la decisione condivisa di dove stabilire la residenza), la compartecipazione al mantenimento della famiglia  (con o senza comunione dei beni), l’obbligo di assistenza morale e materiale .  I coniugi hanno gli stessi doveri nell’educazione e nel mantenimento dei figli e questi sono tenuti a rispettare i genitori e ad assisterli in caso di bisogno.

l’Art. 149 Riguarda lo scioglimento del matrimonio, che in caso di assenza di figli e accordo tra marito e moglie, può avvenire anche in comune (separazione) e sei mesi dopo si può ottenere il divorzio. In caso di separazione giudiziale invece i tempi si allungano  e le formalità si complicano, infatti si può arrivare ad aspettare anche due o tre anni la sentenza definitiva del giudice.

In caso di riconciliazione, non sono previste formalità: basta il rientro nella casa coniugale del  coniuge che era fuoriuscito e l’eventuale comunicazione al Comune dell’avvenuta riappacificazione.  Se uno dei coniugi muore durante il periodo di separazione (e quindi prima che venga formalizzato il divorzio) l’altro coniuge ha diritto ad ereditare i beni del defunto.

La parte più recente del diritto di famiglia riguarda le unioni civili e i patti di convivenza.  Le prime riguardano i diritti delle coppie omosessuali, i secondi le coppie di fatto tra eterosessuali. Nelle unioni civili, i due partner assumono diritti e doveri quasi del tutto uguali a quelli di chi contrae matrimonio civile, mentre i rapporti tra partner di coppie di fatto vengono regolati da accordi tra gli interessati.

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Nella seconda ora, la dr.ssa Anna Sartori, titolare della nota pasticceria cittadina, ci ha parlato del gusto, come senso che ci fa percepire i sapori, e della degustazione come azione di chi gustando il cibo ne individua la qualità attraverso tutti i sensi.

L’organo principale del gusto è la lingua che è in grado, attraverso la differenziazione delle papille gustative di percepire i vari sapori: dolce, amaro, salato, acido, umami (saporito- gusto del dado per brodo, della carne ecc.) e oleogusto.  I sapori percepiti all’interno della bocca ( e non solo dalla lingua) vengono trasmessi al cervello; la bocca comunque riesce anche percepire sensazioni tattili.

Chi si prefigge di creare nuove ricette deve cercare un equilibrio tra chimica ed emozioni. Valutare il cibo è conoscere se stessi.

E’ stato interessante degustare una deliziosa pralina creata tenendo presenti questi criteri : in un involucro di cioccolato era racchiuso un originale mix di sapori che andavano dal caffè, al limone,  alla menta.

Quello che la relatrice ci ha esposto  potrebbe essere definito un approccio olistico alla degustazione e alla pasticceria in particolare: cosa per molti di noi nuova e interessante.

La più grande ingiustizia governa il mondo.

Questo articolo che riporta dati forniti da Oxfam, registra una situazione scandalosa che va peggiorando sempre più: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri aumentano di numero e sono sempre più poveri.

E’ il risultato di una globalizzazione senza regole e senza scrupoli che porta i capitali a spostarsi là dove lo sfruttamento di materie prime e mano d’opera consente maggiori introiti.

Quanto può durare una situazione di questo genere? E’ vero che i poveri non hanno molte possibilità di influire sulle scelte economiche, ma hanno la forza dei grandi numeri e se si stancassero del ruolo di poveri? Cosa potrebbe accadere? Forse converrebbe anche ai ricchi mettere un limite alla loro insaziabilità ….

A Teatro con l’UTE: Ballo al Savoy

Nizza, 1932. Nel salone di casa Faublas si festeggia il ritorno del marchese Aristide e della sua sposina Maddalena, di ritorno dal lungo viaggio di nozze. Ma Aristide riceve un telegramma dalla Tangolita, una danzatrice sua vecchia fiamma, alla quale aveva promesso, firmando solennemente l’impegno in calce a un assegno, di trascorrere una serata con lei non appena ella lo avesse richiesto. La Tangolita vuole che Aristide assolva il suo obbligo proprio quella sera, durante l’annuale ballo al Savoy. Ma il marchese non vorrebbe lasciare sola Maddalena. Con l’aiuto dell’amico Mustafà Bey, Aristide trova una scusa buona: deve recarsi al Savoy per incontrare José Pasodoble, compositore jazz in gran voga, e non può condurre Maddalena con sé, perché i bauli con le toilettes eleganti non sono stati ancora recapitati. Ma José Pasodoble altri non è se non lo pseudonimo di Daisy Parker, amica di Maddalena, che comprende così di essere ingannata.
Al Savoy. Mentre Aristide incontra i vecchi amici dei tempi in cui era ancora celibe, giunge Maddalena, decisa a vendicarsi, celando il suo volto dietro ad un velo. La donna fa colpo su Celestino, un giovane timido che spera di vivere l’avventura della sua vita. Intanto Mustafà, diplomatico turco pluridivorziato, si accorge che sta innamorandosi di Daisy…

Quella che ho copia-incollato qui sopra è la trama dell’operetta  “Ballo al Savoy”che è in scena al Teatro San Babila.

La storia, come si conviene a un’operetta che si rispetti, è solo un pretesto per proporre canti e balletti, che in questo caso si sono avvalsi di ottimi interpreti e di costumi accurati.

Un pomeriggio piacevolissimo in ottima compagnia.

Inserisco qui un video con il canto di Tangolita

 

 

 

Ute: La lunga vita delle parole: Felicità – L’Austria e l’Ungheria dopo il trattato di Versailles.

Oggi abbiamo rincontrato con vero piacere la prof. Meggetto, che, con la sua voce morbida e la sua pronuncia da doppiatrice cinematografica, ha ripreso il filo del discorso lasciato in sospeso lo scorso anno. Oggi ha ripercorso la vita della parola FELICITA’ e dei termini ad essa collegabili.

Se ci si chiede cosa sia la Felicità difficilmente si può dare una risposta condivisibile da tutti. Basta non avere angosce e preoccupazioni  per essere felici? Nel 1400 il tema della felicità era molto dibattuta ed era intesa come realizzazione del benessere civile. Ora invece la si concepisce come un fatto prettamente individuale, come soddisfazione di un desiderio personale. Attualmente spesso si intende la felicità come possesso di beni materiali, si è perduto il senso della gratuità e dello scambio senza vantaggi personali.

Etimologicamente  la parola felicità deriva da felix che significava “capacità di generare”.  Felicitas  indicava la dea dell’abbondanza e della fertilità. (Infelix significava “Sterile” ) La radice di queste parole deriva da “fela” (mammella) e richiama l’idea della gioia  che deriva nel dare felicità ad un altro essere (la mamma che allatta il suo bebè è felice di soddisfarlo). Questa idea è stata recepita dal cristianesimo come testimoniano i tanti luoghi di culto dedicati alla Madonna del Latte.

Aristotele diceva che si può essere ricchi da soli, ma per essere felici bisogna essere in due.  Secondo Leopardi siamo condannati all’infelicità perchè aspiriamo a una felicità illimitata, mentre essa  ci viene  concessa solo in rari momenti.

Un sinonimo di felice è “contento” che etimologicamente significa  apprezzare ciò che si ha e non desiderare di più. Ancora Leopardi  della ginestra dice che è contenta del suo deserto; la contentezza è quindi la negazione delle illusioni. Essere contenti di ciò che si ha tuttavia non deve indurci a chiuderci in noi stessi e a difendere con le unghie e con i denti ciò che ci dà sicurezza, anzi l’unica scelta possibile è aprirsi ai nostri simili evitando assurde contrapposizioni: in fondo, se consideriamo l’universo in cui viviamo,  siamo solo piccole formiche che devono unirsi per affrontare il destino comune.

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Nella seconda ora, don Ivano ha ripreso l’analisi degli anni del primo dopoguerra e in particolare il trattato di Saint Germain riguardante l’ Austria e quello del Trianon con l’ Ungheria (sotto il nome di trattati di Versailles vengono infatti compresi vari trattati stipulati tra le potenze vincitrici della Grande Guerra e i paesi sconfitti).

Austria e Ungheria sono due paesi dalla lunga e gloriosa storia e furono costrette a firmare veri e propri diktat, che ne limitavano drasticamente il territorio e le obbligavano a pagare pesantissimi danni di guerra: ci fu la volontà di umiliarle, nonostante non fossero state battute sul campo di battaglia, ma fossero state costrette alla resa per la mancanza di rifornimenti e di viveri.

Ci furono tentativi di rivoluzione comunista sia a Vienna che a Budapest, tentativi naufragati in fretta, ma che rendono l’idea di quanto grave fosse il malessere, o per meglio dire il caos, che regnava in questi due paesi.

Fu la miopia dei vincitori a determinare quel desiderio di rivincita e di riscatto che porterà allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Naturalmente con questi sunti non si riesce a dare bene l’idea della piacevolezza di queste lezioni ed è un bene, così spero di suscitare in molti il desiderio di venire all’UTE!!!

Poesia: La mia sera (G. Pascoli)

tramontoIl giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io… e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don… Don… E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla…
sul far della sera.

In questa poesia il Pascoli dimostra la sua incredibile capacità di descrivere in versi  i paesaggi e i fenomeni naturali, accostando ad essi anche riferimenti alla sua vita e ai sentimenti più teneri e profondi, che qui vengono appena accennati, ma forse è proprio in questo non detto  che è da ricercare l’ efficacia comunicativa della poesia.

Tarquinio, Calabresi e i Sulutumana

Ieri sera l’Excelsior era affollatissimo: il primo evento, nell’ambito delle ormai tradizionali manifestazioni di inizio d’anno per la pace, ha richiamato una gran folla di spettatori di tutte le età.

Certamente questo successo si deve attribuire alla fama delle personalità invitate a parlare e del complesso musicale , i “Sulutumana”, che ha intercalato alcune canzoni del proprio repertorio alle parole dei convenuti..

E’ stato bello sentire finalmente parlare con garbo e senza intenti propagandistici di come interpretare gli avvenimenti nazionali e internazionali del mondo d’oggi, di come intendere la convivenza civile, di come alimentare la speranza in un futuro possibile.

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, ha esordito mettendo in evidenza Il concetto di frontiera, che non deve essere intesa come luogo di inevitabile scontro fra diversi, ma come luogo di incontro e di collaborazione per il reciproco arricchimento; ha anche sottolineato l’importanza della moderazione, che non è debolezza o indecisione, ma è la virtù evangelica della mitezza: la pacatezza dei toni, il rispetto degli altri non impedisce certo di perseguire con tenacia i propri obiettivi; Mario Calabresi, ex direttore di ” Repubblica” ha ribadito questo concetto parlando di come possa essere disarmante la gentilezza. Nelle sue parole affioravano spesso elementi autobiografici con riferimento alla sua esperienza di padre e ai suoi ricordi di un padre, ucciso barbaramente quando lui era piccolo.

I due giornalisti ci hanno anche parlato di come oggi i mezzi di comunicazione siano sempre concentrati su un chiacchiericcio “domestico”, indifferente alla sofferenza di tanti popoli oppressi da guerre violente e insensate, da soprusi inenarrabili, da povertà estrema. E questa indifferenza si trasmette anche all’opinione pubblica, che preferisce ignorare ciò che non accade sotto i suoi occhi.

Calabresi ha anche spiegato bene la politica di Trump, che oggi grida “Americans first!!” solo perchè oggi gli USA sono autosufficienti dal punto di vista energetico e possono tranquillamente lavarsi le mani  del caos nel Medio Oriente o nei paesi arabi, caos che hanno contribuito a creare con la loro politica miope e arrogante.

Gli interventi dei due “oratori” sono stati intercalati dalle canzoni dei Sulutmana, come già detto; devo confessare che non li conoscevo, ma mi hanno conquistato.