Il duello.

Ho ascoltato i commenti al dibattito Trump – Biden e pare che le cose che più hanno impressionato gli osservatori siano state:

  • gli insulti reciproci
  • il ciuffo pettinatissimo di Trump

Per quanto riguarda gli insulti pare sia stato il confronto più tumultuoso e violento (violenza verbale, s’intende) della storia americana e questo non può far piacere, anche se davanti a un tipo come Trump e al suo linguaggio si deve per forza ribattere per non soccombere.

Per il ciuffo di Trump tutti facevano un sacco di complimenti al suo parrucchiere che, pare, abbia superato se stesso.

Alla fine però sembra che ne sia uscito meglio il vecchio Biden, ma gli Americani avranno colto la differenza fra i due modi diversi di porsi davanti agli elettori e la differenza sostanziale delle proposte o si saranno lasciati impressionare da chi urla di più?

E se l’UTE dovesse chiudere i battenti?

Ho saputo che esiste poco lontano da qui  un’amministrazione comunale che apprezza talmente il servizio offerto ai suoi cittadini dalla locale Università della Terza Età, da assicurare a docenti e iscritti tutto ciò che è necessario per il proseguimento delle attività anche nell’attuale situazione.

Dispiace dire che invece a Erba l’UTE è pressochè dimenticata: è vero, un anno fa le è stato assegnato l’Eufemino d’oro,  ma oltre all’onorificenza nessun aiuto viene offerto da molti anni.

Nella situazione attuale si potrebbe forse sperare in un sostegno almeno  per individuare soluzioni logistiche adeguate, viste la difficoltà derivanti dalle disposizioni sul distanziamento sociale, invece il silenzio regna sovrano…

Forse solo se l’UTE  soccomberà, ci si accorgerà di quanto fosse preziosa e di quale patrimonio di cultura e di umanità fosse la solerte custode.

P.S. Copio e incollo qui il commento di un assiduo lettore di queste pagine al quale va il mio più sentito “grazie!”

Cara Diana,

ho letto, ma solo in parte perché non so come rintracciare il resto, i tuoi pensieri sull’UTE-ERBA. La felicità degli altri non deve indurre alla malinconia, perché ogni medaglia ha il suo rovescio. La facilità nel proporre un’attività e il “dovuto” sostegno a qualcosa che serve alla comunità, può generare qualche problema nel momento in cui nascono le difficoltà. Penso che il momento della prova possa essere importante per crescere e valutare a fondo quali sono le finalità che guidano il nostro agire e se, necessario, modificare o meglio ritrovare lo slancio iniziale, che ha sorretto in questi 25° anni i fondatori e tutti i Soci che frequentarono, frequentano o desiderano frequentare l’Università della Terza Età di Erba.

È un servizio per la città e per il territorio circostante che dà la possibilità alle persone di trovare un momento in cui pensare insieme ad altri al nostro presente e la proiezione nel “nostro” futuro, i figli e i nipoti. Tutto il nostro agire ha un’influenza su quello che ci circonda. L’ottimismo deve comunque sospingere e soffiare nelle vele della nostra “barca”.

Come ci disse il prof Damiani:

Nessuno è mai solo

Mai visto il nevicare di un fiocco solo,
per quanto di cattivo carattere. 
Mai visto il piovere di una goccia sola,
per quanto idrofoba.
Mai vista fluire la sabbia di un granello solo,
per quanto scontroso.
Mai visto il respiro d’aria di un atomo solo
per quanto tutto d’un pezzo.
Mai visto di qualcosa o qualcuno l’essere solo
perché è il turbinare della vita come la tua
che sola può mostrarti chi sei, da dove vieni
e dove andrai

Grazie per avermi “costretto a riflettere” e ripensare il perché mi sto impegnando per l’Università della Terza Età di Erba.

Film: Qualcosa di meraviglioso.

Oggi è iniziata la rassegna di film proposti nell’ambito dell’iniziativa, rivolta in particolare agli anziani, ma aperta a tutti, nota come “Pomeriggi al cinema”, organizzata dalla comunità pastorale di S. Eufemia in collaborazione con varie associazioni cittadine.

Il primo film proposto, “Qualcosa di meraviglioso”, trae spunto da una storia vera.

Nura è un cittadino del Bangladesh e rimane coinvolto in una manifestazione di piazza, la polizia lo identifica e forse per intimorirlo tenta di rapire suo figlio, che ne resta all’oscuro. questo induce Nura a partire dal suo paese per mettere in salvo suo figlio Fahim, piccolo genio degli scacchi, lasciando la moglie e altri due figli in patria con la promessa che  si riuniranno appena Nura si sarà sistemato.

Il viaggio è lungo e faticoso, ma arrivano a Parigi, dove però l’inserimento non è facile per Nura che non ha permesso di soggiorno  e non trova lavoro. La Croce Rossa li ospita temporaneamente e Fahim comincia a frequentare una scuola di scacchi presso un vecchio campione, Sylvain, impersonato mirabilmente da Dépardieu, che intuisce le grandi capacità del ragazzo.

Intanto però il padre riceve l’ordine di espulsione e vive per la strada mentre Fahim trova ospitalità tra gli amici, ma il fatto di essere clandestino  gli impedirebbe di partecipare ai campionati di scacchi se non fosse che Sylvain trova il modo di far cambiare i regolamenti.

Fahim diventa campione di Francia e la sua storia balza agli onori della cronaca, inducendo il primo ministro a favorire la regolarizzazione della posizione di Nura e Fahim, che alla fine potranno ricongiungersi col resto della famiglia.

E’ un film molto recente, che tratta uno dei temi più dolorosi del nostro tempo (l’immigrazione) mettendo in luce le sofferenze di chi si vede lasciato ai margini, braccato come un malfattore pur non avendo commesso crimini, minacciato addirittura di essere privato dei propri figli non per mancanze proprie, ma per l’ottusità della burocrazia. Come ho già detto, Dépardieu interpreta magnificamente il maestro di scacchi, burbero ma dal cuore generoso, così come risultano molto credibili i due attori che interpretano i ruoli di Nura e Fahim.

Ai nostri giorni è facile trovare chi pensa che gli immigrati siano tutti fannulloni che vengono in Europa per farsi mantenere, ma io penso che questo sia un modo miope, superficiale e ingiusto  di vedere le cose: io penso che chi sta bene nel proprio paese non cerca di andarsene, sapendo di andare incontro a una vita  piena di pericoli e di disagi.

La cosa che più rattrista e scandalizza è che spesso tra le file dei più accaniti odiatori degli immigrati ci sono tanti cattolici, che forse non hanno messo in connessione la loro testa col loro cuore e col Vangelo.

 

 

 

 

Disorganizzazione o disprezzo dell’utente?

Sandra, Veronica, Paolo, Luca, Simona (qualche nome non me lo ricordo e l’ho inventato) sono solo alcuni degli operatori con cui ho parlato facendo il numero del call center  di Eni gas e luce.  Sono tutti gentilissimi ma nessuno di loro è riuscito in questi 4 mesi a risolvere il mio problema.

Ad Aprile, credo, ho chiamato per segnalare che mi si stava addebitando in bolletta un Kit illuminazione che non mi è mai stato recapitato; il 20 Maggio ricevo una nota di credito che dice espressamente: “Non ti verrà accreditato alcun costo nella prossima fatturazione per il prodotto in oggetto. Se hai già pagato delle rate, queste ti verranno restituite nella prima fatturazione utile”. 

Ero sinceramente sorpresa e soddisfatta di tanta tempestività …. ma poi è arrivata la fattura con l’addebito di un’altra rata e un’altra ancora e un’altra ancora. Ogni volta tempestavo il call center di chiamate, perdendo mattinate intere a schiacciare i vari tasti seguendo le indicazioni della segreteria automatica e quando finalmente riuscivo a parlare con l’operatore la risposta era:” ho segnalato il problema all’ufficio competente” .

Ad agosto la fattura non riportava più alcun addebito, ma del rimborso nemmeno l’ombra e così  a settembre…..

E’ incomprensibile come ci possa essere tanta negligenza e tanto disprezzo del cliente; cambierò certo gestore, ma prima mi devono rimborsare quanto mi hanno trattenuto senza motivo.

Dopo l’ election day.

Non credo di avere il dono della profezia, anzi sono sicura di non averlo, ma forse non servono particolari capacità divinatorie per leggere gli eventi e trarre delle conclusioni.

Un anno fa, nel momento in cui Salvini pareva invincibile, scrivevo queste considerazioni, mettendo in guardia il “capitano”: gli Italiani, dopo la caduta del comunismo, sono usciti dalle opposte trincee dove si erano arroccati per 50 anni ed è scattato come un ordine non detto: “Liberi tutti!!!”.  Da quel momento l’elettorato del “Bel Paese” è diventato sempre più fluido e la gente si lascia di volta in volta affascinare dal personaggio emergente di turno, ma poi la saggezza prende il sopravvento e nel successivo turno elettorale tutto si ridimensiona.

Di questo “election day” appena finito io apprezzo infatti il ridimensionamento di Salvini e di Matteo Renzi, che per la prima volta  ha presentato liste col suo simbolo.

Salvini è ben lontano da quel 38% di cui era accreditato un anno fa e Renzi, che al momento della scissione sperava certo  nel botto, si vede confinato a un ruolo quasi irrilevante.

Un pensiero confortante a mio avviso è che, in fondo, gli Italiani a lungo andare sanno valutare i loro leader e sanno discernere l’arrosto dal fumo che alcuni  cercano  di creare.

Poesia: L’arte dei piccoli passi

Non ti chiedo né miracoli né visioni
ma solo la forza necessaria per questo giorno!
Rendimi attento e inventivo per scegliere
al momento giusto
le conoscenze ed esperienze
che mi toccano particolarmente.
Rendi più consapevoli le mie scelte
nell’uso del mio tempo.
Donami di capire ciò che è essenziale
e ciò che è soltanto secondario.
Io ti chiedo la forza, l’autocontrollo e la misura:
che non mi lasci, semplicemente,
portare dalla vita
ma organizzi con sapienza
lo svolgimento della giornata.
Aiutami a far fronte,
il meglio possibile,
all’immediato
e a riconoscere l’ora presente
come la più importante.
Dammi di riconoscere
con lucidità
che le difficoltà e i fallimenti
che accompagnano la vita
sono occasione di crescita e maturazione.
Fa’ di me un uomo capace di raggiungere
coloro che hanno perso la speranza.
E dammi non quello che io desidero
ma solo ciò di cui ho davvero bisogno.
Signore, insegnami l’arte dei piccoli passi.

Antoine dDe Sanint-Exupery

Sparaelastici… che divertimento!

Lo sparaelastici….non ricordavo più che cosa fosse, ma ieri mattina …

Papà Paolo era andato al supermercato e aveva visto tra i vari articoli, un sacchetto pieno di elastici, che gli ha riportato alla mente i giorni ormai lontani della sua infanzia e lo ha acquistato.

sparaelasticiA casa si è procurato due pezzi di legno nella legnaia; con chiodi e martello, due mollette da bucato e un po’ di nastro adesivo ha preparato due perfette armi per sparare gli elastici; questi però devono essere scelti della lunghezza adatta alle dimensioni del “fucile” per non essere troppo lenti nè troppo tesi.

Il funzionamento è semplice: si deve  innescare l’elastico tra il chiodo sulla punta dell’arma e la molletta posta all’altra estremità poi basta premere per far aprire la molletta e l’elastico parte proprio come un vero proiettile.

Giovanni e Gioele, erano entusiasti di questa invenzione del loro papà e, dopo aver imparato a farla funzionare, ci hanno giocato molto a lungo con grande divertimento.

Credo che per Giovanni e Gioele sia stato un momento non solo divertente, ma anche educativo: potrebbero aver capito che non servono giocattoli costosi e sofisticati per divertirsi, a volte basta un po’ di fantasia.

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Un amico, che onora questa pagina con frequenti visite, ha inviato questo commento che mi piace inserire qui di seguito:

Era il gioco della nostra età e della piazza Mercato. Ogni stagione aveva il suo gioco, ma questo era valido in ogni tempo.
In primavera il Giro d’Italia disegnato sul “cementone della piazza e si “correva” con i tappi delle bibite, appesantiti con lo stucco o altro materiale idoneo per renderlo più stabile e più veloce nei lunghi rettilinei. Seguiva naturalmente il Tour de France.
In estate si giocava con il “piramidino” (trottola) fatto dal papà artigiano di uno degli amici o venduti da mia madre (interesse di famiglia) che veniva colpito con una frusta. Le biglie, le figurine. Sempre e rigorosamente in piazza.
In estate per i più grandi c’era il “carrello”: un pianale in legno di 50×90 cm., attrezzato con un manubrio fornito di una ruota (cuscinetto a sfera) rialzato per un 15 cm. circa, e dietro con le ruote a livello inferiore come sopra.
Loro potevano, oltre che correre in piazza spinti dagli amici, andare a fare la discesa (già asfaltata) sopra al cimitero.
Il traffico non era così caotico come oggi. C’era anche il gioco degli archi, fatti con le bacchette degli ombrelli rotti, e le frecce in legno con la punta arrotondata.
Non mancava il gioco del pallone (palla un po’ più grossa di quella del tennis) che ci vedeva “concorrere” con la furbizia dei “Vigili”, che arrivavano all’improvviso, sequestravano la palla o ce la bucavano. Allora appostavamo una vedetta che ci avvertiva dell’arrivo e, dopo aver fatto sparire “il corpo del reato” in un cortile, continuavamo a giocare con
un piccolo sasso: purtroppo più pericoloso della palla per le vetrine che si affacciavano sulla piazza.
Poi altri giochi dove potevano giocare piccoli e grandi, maschi e femmine. Era una piazza “all’avanguardia”.

 

 

Eufemino 2020: una cerimonia particolare.

Si è da poco conclusa a Lariofiere di Erba la cerimonia della consegna dell’Eufemino d’ oro, che  ha avuto inizio con l’inno di Mameli e con un minuto di silenzio durante il quale scorrevano sullo schermo i tanti nomi di coloro che sono morti a causa del coronavirus.

E’ stato un momento particolarmente  emozionante, poi la sindaca Veronica Airoldi ha consegnato la massima onorificenza cittadina all’ospedale Fatebenefratelli, per l’opera svolta nel fronteggiare la pandemia. A seguire è stato consegnato un segno di riconoscenza ai rappresentanti di tutte le categorie di operatori sanitari che hanno lavorato in ospedale, con sacrifici inimmaginabili, per portare aiuto ai malati che affollavano i reparti covid  allestiti in gran fretta.

Un segno di ringraziamento è stato consegnato anche a tutti i medici di base, ai rappresentanti della Protezione Civile, del Lariosoccorso, del personale delle scuole, delle farmacie cittadine, degli impiegati comunali, dei commercianti, degli artigiani, dei supermercati, insomma a tutti coloro che nei momenti più difficili hanno garantito alla comunità il mantenimento dei servizi essenziali.

Grande commozione ha poi suscitato la consegna di due targhe ricordo alla memoria di due persone stroncate dal COVID, contratto mentre si dedicavano a soccorrere  le persone che chiedevano aiuto: il dr. Ivan Mauri di Erba, ma operante a Brivio, e una volontaria della Protezione Civile cittadina, salutata con un applauso particolarmente sentito dai suoi colleghi e dai presenti tutti.

Tutti gli intervenuti, che hanno preso la parola, hanno comunque reso omaggio anche alla cittadinanza di Erba, che si è dimostrata generosa, solidale e rispettosa delle norme.