Appello di Trapeiros.

20 lettera agli amministratori

Cliccando sul link soprastante, è possibile leggere l’appello che i “Trapeiros” della Comunità di Emmaus di Erba sta diffondendo .  Chiede aiuto per affrontare questo momento critico, visto che il loro settore, nei decreti di questi giorni, non compare tra le attività che possono chiedere contributi.

In fondo alla lettera è riportato l’IBAN.

Solo la solidarietà può consentirci di superare questi momenti di grave difficoltà per tutti.

Dopo un mese di clausura.

E’  da un mese che dura questa clausura: sono uscita una volta sola per fare la spesa e una volta per  una visita medica.

Sono sola in casa, quindi ho avuto modo di stare in silenzio per molte ore e di rabbrividire ogni volta che si sentiva l’urlo di una sirena  passare nella strada vicina, sia di giorno che nel cuore della notte.

Ogni volta il mio pensiero andava a chi era in quell’ambulanza: prima di tutto a colui che veniva portato all’ospedale  e poi a chi lo assisteva e a chi guidava il mezzo: tutti accomunati in una guerra  del tutto nuova senza avere la certezza di aver tra le mani le armi più adatte.

Immagino quanto sia terribile trovarsi improvvisamente trasformati in una fonte di contagio, essere diventati tutt’uno col virus che ti porti dentro: oltre alle sofferenze derivanti dalla malattia, che dicono essere terribili, deve essere straziante doversi sentire un pericolo per chi ti sta vicino e per chi ti soccorre .

So di persone anziane rimaste sole in casa in quarantena dopo aver visto morire più di un familiare….. dev’essere atroce essere da soli a piangere i propri cari senza averli potuti salutare un’ultima volta.

Se penso a queste cose, mi sento molto fortunata: sono al sicuro in casa mia e sto bene; posso spendere il mio tempo come più mi piace, posso cominciare mille cose e lasciarle a metà perchè so che potrò finirle poi, in un momento successivo, non c’è fretta… E le mie giornate sono per fortuna  rese meno monotone dalle telefonate e dai messaggi di figli, nipoti, amici e amiche.

Da un paio di giorni si sentono meno sirene di ambulanze e questo mi aveva fatto sperare in un rallentamento del contagio, cosa  che ieri i dati hanno confermato. I nostri sacrifici cominciano a dare frutti? Speriamo di sì e questa speranza deve renderci ancora più fermi e più convinti che stare alle regole è l’unica strada per uscire da questo incubo.

 

La messa di Arcellasco in ogni casa.

La tecnologia moderna ha certo qualche effetto collaterale indesiderato, ma è uno strumento prezioso in tante circostanze. Una di queste circostanze è senz’altro questa emergenza coronavirus che impedisce alla gente di incontrarsi ,  di spostarsi, persino di partecipare alla messa domenicale….e allora ecco il miracolo della tecnologia porta la messa parrocchiale in ogni casa. Grazie Don Claudio, grazie a tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione di questo video.

Un messaggio da Casa Prina.

Le direttive, emanate in questi giorni dal governo nazionale e dalle amministrazioni regionali al fine di arginare i contagi, hanno determinato la sospensione delle visite dei familiari agli anziani ospiti di Casa Prina.  Certo questo provoca sofferenza in chi vorrebbe accorrere come d’abitudine accanto ai propri cari e proprio per rasserenare le famiglie, la direttrice di Casa Prina mi chiede di divulgare questo messaggio:

“Molti Ospiti, soprattutto quelli confusi, percepiscono un ambiente di vita più tranquillo e sono più sereni, in quanto il reparto è meno affollato di parenti e visitatori.

I  Familiari, con comprensibile umana sofferenza, rinunciano alle visite per proteggere i Loro anziani, è un gesto d’amore e di responsabilità.”

In attesa che sia utilizzabile  l’apposita APP “parla con noi” il personale di Casa Prina aiuta gli ospiti a collegarsi con le famiglie con il telefono e con videochiamate.

Un altro giorno di isolamento.

Incomincia un’altra giornata di isolamento: il cielo grigio lascia appena trapelare un alone di luce là dove le nuvole nascondono il sole. Il silenzio è interrotto solo dalle sirene delle ambulanze che transitano veloci.

Questa epidemia ci ha sorpreso e ci trova impreparati: la nostra routine quotidiana, che ci sembrava tanto banale, scontata, noiosa ora assume l’alone del miraggio. Quante piccole cose, piccoli gesti riempivano le nostre giornate!

Ma non è bene lamentarsi troppo: ci sono tanti modi per rendere meno pesanti questi giorni di inattività forzata, anche per persone che devono affrontarli in perfetta solitudine o quasi.

Il pensiero va però a chi sta combattendo nelle sale di rianimazione, a chi li sta assistendo con grande abnegazione e sacrifici, a chi deve continuare a gestire le attività indispensabili alla vita della collettività e per tutti sale dal cuore una preghiera.

 

 

 

 

 

 

Poesia di primavera.

A Natale mi hanno regalato una pianta che, come da consiglio del vivaista ho piantato nell’orto. Ho cercato di ripararla al meglio nelle notti più fredde, ma sembrava non fosse riuscita a sopravvivere.  Poi ho cominciato a innaffiarla nelle ore calde del giorno fino a quando non è venuta la pioggia dei giorni scorsi e ora si stanno schiudendo le prime gemme.  In questi giorni di forzato isolamento mi dà gioia andare ogni tanto a vedere quella piantina coraggiosa e mi viene in mente questa bella poesia di Quasimodo….
“Poesia di Primavera”
Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era
(Salvatore Quasimodo)

E’ tempo di resistere…..

Lo so, le disposizioni di governo nazionale e regionale consigliano a quelli della mia età di stare in casa, ma certe volte non si può evitare di uscire ed è quello che ho fatto questa mattina sfidando le ordinanze e il freddo di una giornata grigia.

Per le strade poca gente, ma tra i rari passanti ecco una faccia nota: un’amica che non vedevo da tempo. Mantenendo la distanza di sicurezza consigliata, abbiamo fatto un tratto di strada  scambiando qualche considerazione sul triste momento che stiamo vivendo e ci siamo salutate augurandoci di rivederci presto a emergenza finita.

Ho poi attraversato il mercato quando già molti ambulanti, data l’ora tarda, stavano smobilitando i loro banchetti e sono arrivata nel begozio che era la meta della mia uscita. Mentre guardavo la merce in esposizione, aspettando di essere servita, non ho potuto fare a meno di ascoltare una conversazione  che mi ha un po’ rattristato: il gestore del negozio, parlando con una cliente, diceva che molto probabilmente sarà  costretto a chiudere l’attività entro breve tempo, nel migliore dei casi potrà resistere fino a fine anno.

Quanti altri commercianti saranno nelle stesse condizioni? Quante imprese dovranno arrendersi di fronte alle difficoltà di questo momento?

Gli Italiani sono un popolo strano: in tempi di ordinaria quotidianità dimostrano tutti i loro difetti (individualismo esasperato, scarsa considerazione del bene comune, idealizzazione del furbo che sa scansare le leggi…), ma sanno dare il meglio di sè nei momenti più critici, quando non c’è alternativa alla scelta di rimboccarsi le maniche e impegnarsi pancia a terra senza voltarsi indietro.

Sono certa che anche questa volta il nostro paese saprà contenere i danni e mostrare il valore e il coraggio della propria gente; alla fine  avrà la meglio su questo virus che sta destabilizzando il mondo.

 

Pensieri al tempo di COVID19 ….

coronavirus-lodiPoco più di una settimana fa scrivevo dei cittadini di Wuhan, chiusi in casa, del loro coraggio nel sostenersi a vicenda gridando dalle finestre …… e ora il coronavirus sta cambiando anche le nostre vite, qui, a casa nostra.

Io, ieri mattina, mi sono svegliata con un pensiero: e se chiudessero anche qui i negozi? E subito sono uscita per fare la spesa. Mi sono rifornita in modo che per un po’ di giorni non avrò problemi, poi se sarà necessario potrò fare la spesa on line.

Stasera sono andata in chiesa per la messa, ma il parroco ha detto a quanti erano presenti che, per ordine del vescovo le messe erano sospese fino a nuovo ordine.

Non ho mai vissuto momenti come questo, in cui si avverte più che mai quanto sia precaria la condizione umana e quanto sia risibile la pretesa dell’uomo di ergersi a dominatore della natura…

UTE: Relazioni efficaci: sostenersi e aiutarsi anche in terza età.

Creare buone relazioni e saperle mantenere e consolidare è fonte di felicità. Entrare in relazione implica la capacità di ascolto e di empatia, capacità di accettare le scelte dell’altro, anche se questa scelta determina la fine della relazione.

Le esperienze positive e negative della vita ci preparano, in tarda età, a costruire relazioni efficaci anche quando si dovesse restare soli.  Entrare in relazione comunque richiede il coraggio di accettare il rischio del fallimento dello scontro che porta a farsi del male reciprocamente.

Saper sorridere facilita l’ approccio a nuove relazioni. L’eccessivo attaccamento, provoca fastidio e può ingenerare dipendenza.

In terza età le relazioni devono essere improntate a: simpatia, feeling, affinità ed empatia. Gli errori che impediscono buone relazioni sono tanti: voler imporre le proprie idee, fare la morale, proporre soluzioni ad ogni costo, fare troppo complimenti, minimizzare i guai dell’altro, evitare di affrontare i problemi, indagare in modo petulante e invadente.

Un modo utile per stabilire relazioni positive e durature è quello di saper trovare la “giusta distanza” come insegna questa favoletta di Schopenauer

i porcospiniStare insieme senza ferirsi: il dilemma del porcospino di Schopenhauer

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche. Il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno: di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.