Se una rondine non fa primavera..

L’autunno sta facendo, come ogni anno, il suo mestiere e il giardino da un po’ di giorni era ormai sommerso dalle foglie cadute dagli alberi vicini. Stamattina mi sono decisa e ho cominciato a raccoglierle in mucchi per poterle poi insaccare e portare alla discarica comunale.

Le  foglie gialle sull’erba  ancora verde sembravano  fiori senza stelo e a far loro compagnia c’erano solo i  tagete che continuano a fiorire fino all’autunno inoltrato. Continuando a rastrellare, sono arrivata ai piedi del cedro pendulo e lì il mio sguardo è stato attirato da una piccola macchia violacea ,,,,,

viola novembrina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • E’ mai possibile? – mi chiedevo, mentre mi chinavo per accertarmi di cosa si trattasse. Ed era proprio una viola mammola, una piccola viola, ingannata dalle temperature piuttosto miti di questi giorni. Però è pur sempre autunno e se una rondine non fa primavera, a maggior ragione non farà primavera nemmeno una viola mammola un po’ confusa e disorientata.

Fino a qualche anno fa, la prima settimana di novembre portava sempre la prima brinata, ora fioriscono le viole …. forse è un altro segno del cambiamento climatico che si sta verificando.

 

UTE: Mario Rigoni Stern (sintesi di A. D’Albis) – Bioetica animale ed ambientale.(sintesi di Diana)

Il professor Porro ci propone una lezione su Mario Rigoni Stern che vuole essere un invito alla lettura o alla rilettura delle sue opere.

Mario Rigoni Stern è conosciuto soprattutto per il suo romanzo:” Il sergente nella neve”, pubblicato nel 1953.

Questo libro è il racconto della ritirata dalla Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale, di uno sconosciuto sergente maggiore degli Alpini, nato ad Asiago il 1° Novembre 1921.

Con questo libro, lo scrittore vince un importante premio letterario. Nel’62 pubblica un altro libro: ”Il bosco degli Urogalli” (“urogallo” è il “gallo cedrone”) e da qui comincia la sua carriera di scrittore che lo porterà ad avere una certa agiatezza negli anni ’70.

Il prof. Porro ci dà alcune notizie riguardo alla biografia di questo autore, perché ci serve per meglio comprendere le sue opere.

Infatti, in esse, egli racconta principalmente le sue esperienze personali, soprattutto quelle vissute durante la guerra, in uno stile semplice e comprensibile.

Il professore aggiunge che Mario Rigoni Stern non è un romanziere (i suoi libri non sono “romanzi”, ma “racconti lunghi”), ma è un “NARRATORE”.

Cosa significa essere un “narratore”?

Il professor Porro ci spiega che il “narratore” è lo scrittore che racconta, nelle sue opere, le sue esperienze di vita, le tragedie che ha vissuto.

Inoltre Rigoni Stern è un “narratore” non solo perché racconta le sue esperienze di vita, ma anche perché riporta ciò che ha ascoltato, durante la sua infanzia, dai suoi parenti.

Spesso l’autore ricorda, nelle sue opere, il mondo in cui è nato, l’altipiano di Asiago, dove la gente, poveri pastori e contadini, usava riunirsi alla sera nelle stalle davanti alle vacche che emanavano calore perché non potevano permettersi la legna e raccontavano i loro ricordi. Continue reading “UTE: Mario Rigoni Stern (sintesi di A. D’Albis) – Bioetica animale ed ambientale.(sintesi di Diana)”

Ciao, ragazzi!

E finalmente è arrivato il giorno!

I ragazzi di prima media, divisi in due gruppi, hanno ricevuto il Sacramento della Cresima dalle mani di Mons. Maurizio Rolla. Avevano già incontrato mons. Rolla, che, generosamente, era venuto a incontrarli all’inizio del mese, perché la Cresimazione non assumesse solo l’idea di un atto burocratico-amministrativo come un timbro su una cartolina postale.

Le disposizioni anti-COVID, che per le chiese non sono cambiate dai tempi del lockdown più stretto, ci hanno costretto a una laboriosa preparazione, ma, alla fine, quello che conta è che tutti erano presenti e ben compresi dell’importanza del momento.

Un grosso grazie va ai genitori, ai padrini e alle madrine, al parroco don Claudio per la cura con cui ha seguito tutto il percorso catechistico e a Mons. Rolla per la sua vicinanza.

Ai ragazzi invece va il mio abbraccio più caloroso, la mia esortazione a non sprecare il tesoro di amicizie e di solidarietà che hanno costruito così mirabilmente in questi anni e raccomando loro di continuare a incontrarsi il Venerdì sera in parrocchia, dove troveranno altri amici e altre guide per affiancarli nel cammino che li attende. Ciao, ragazzi!

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Poesia: Giorno d’autunno (R. M. RILKE)

Signore: è tempo . Grande era l'arsura .
Deponi l'ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno' di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l'ultimo sapore.
Chi non ha casa adesso, non l'avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell'aria fluttuano le foglie.

La poesia inizia con una preghiera per chiedere a Dio che si ripeta la magia dell’autunno, che ferma il tempo sulle meridiane e fa maturare gli ultimi frutti;  prosegue poi  con un pensiero dolente per chi è solo (forse il poeta stesso): le notti  sempre più lunghe lo vedranno vegliare sui libri e scrivere pagine e pagine per riempire la sua solitudine. Avrà qualche volta anche il desiderio di camminare per le strade buie, accompagnato solo dal cadere delle foglie.

Quanto assomigliano,alle mie, le notti autunnali di Rilke!

UTE: Umanità, virus e pandemia.

La bella e interessante lezione del dr. Lissoni oggi ha preso le mosse dall’esplosione (outbreak) demografica che si è registrata sul nostro pianta negli ultimi decenni. Se ci sono voluti duecentomila anni per arrivare a una popolazione mondiale di un miliardo, negli ultimi sessant’anni si è passati da tre miliardi nel 1960 ai quasi otto miliardi di oggi!!!  Questo fenomeno, unico nella storia, non può non essere senza conseguenze, ma ci sono segni di un rallentamento.

Tutte le esplosioni registrate nella storia della vita sulla Terra (di cavallette, di topi, di ragni ecc. ) sono  finite a volte a causa di virus.

Il termine latino virus significava in origine “veleno, miasma, fango” e solo nell’800 si è cominciato a dargli il significato attuale.

La scoperta dei virus è molto recente; prima se ne intuiva l’esistenza, ma non c’erano a disposizione mezzi di ricerca adatti a individuarli e a studiarne il comportamento. La loro pericolosità infatti consiste prima di tutto nelle loro dimensioni (un decimillesimo del diametro di un capello) e poi nella loro capacità di adattarsi e modificarsi in base alle situazioni ambientali. Ancora gli scienziati si chiedono se possano essere classificati come esseri viventi, in quanto possono vivere e riprodursi solo parassitando altri esseri viventi.

I virus hanno la capacità di: passare da un ospite a un altro, entrare nelle cellule dell’ospite e ivi replicarsi per poi uscire dall’organismo ospite per insinuarsi in un altro.

pandemia-162746Il virus è composto da un virione (la parte che contiene le istruzioni “vitali”)  dalla parte esterna chiamata capside costellata di varie sporgenze che il virus utilizza per penetrare nelle cellule e per uscirne. E’ su queste sporgenze che agiscono gli anticorpi prodotti dall’organismo infettato; gli antibiotici non sono efficaci contro i virus.

Da trent’anni gli scienziati avevano previsto il cosiddetto Next Big One ad opera di un virus e se ne prevedono altre in futuro: per questo dobbiamo farci trovare pronti (soprattutto con sistemi sanitari adeguati).

I virus possono essere trasmessi per via  aerea (attraverso la respirazione), per contaminazione oro-fecale (scarsa igiene individuale o ambientale), tramite un insetto intermediario (ad es. zanzara), per trasfusione e aghi infetti, per via sessuale.

Anticamente le epidemie venivano attribuite a cause diverse e dove non arrivava la scienza arrivava la fantasia; ora che la scienza può spiegare la diffusione delle pandemie, è veramente delirante chi le attribuisce a assurde macchinazioni per fini di egemonia politica ed economica.

La lezione odierna può essere prenotata in segreteria UTE. Grazie, dr. Lissoni!!

 

UTE: La lunga vita delle parole – Le tecnologie che cambiano il modo di vivere.

LA LUNGA VITA DELLE PAROLE: La prof. Meggetto ci ha intrattenuto oggi con una delle sue belle lezioni sulla vita delle parole, che  ci può raccontare come è cambiato il mondo nel corso dei secoli e come è cambiato il modo di sentire della gente. La parola di cui la nostra docente ci ha parlato oggi è: FIDUCIA.

Deriva dal latino FIDES che per i Latini aveva il significato di impegno solenne, non religioso, di riconoscimento dell’affidabilità dell’altro. Noi abbiamo poi tradotto il termine latino con la parola FEDE che ha assunto invece un senso religioso.

C’è differenza tra FEDE e FIDUCIA: la FEDE può folgorarci in un istante (come per S. Paolo sulla via di Damasco), la FIDUCIA invece si conquista col tempo  e a volte può essere tradita.

Noi usiamo molto la parola fiducia perchè ci sentiamo limitati e abbiamo bisogno degli altri (come dice Freud).

In Grecia e a Rom FIDES era una dea e tradire la fides riposta in qualcuno era colpa molto grave. Ora invece la FIDUCIA ha perso un po’ di valore: la si concede spesso con superficialità e a senso unico (fiducia nei mercati, nella pubblicità, nel governo, nei candidati alle elezioni…) e per questo accettiamo anche che venga tradita.

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LE TECNOLOGIE CHE CAMBIANO IL MODO DI VIVERE:  Lo sviluppo di nuove tecnologie sta cambiando profondamente la nostra vita di tutti i giorni. Ad esempio nessuno più spedisce cartoline, non compriamo più nè consultiamo enciclopedie, non abbiamo più in casa i vecchi voluminosi elenchi telefonici, … L’orologio da polso, una volta, misurava solo il tempo, ora può contare i nostri passi, monitorare la nostra attività cardiaca, riprodurre musica.  Le solette delle scarpe possono monitorare la nostra attività fisica e chiamare i soccorsi in caso di caduta. Le auto possono già ora in caso di incidente chiamare i soccorsi dando tutte le coordinate necessarie per interventi rapidi ed efficaci.

Queste ed altre innovazioni tecnologiche fanno parte dell’Internet delle cose (acronimo IOT= internet of things).

Internet è nato nel 1969 come rete militare per scambiare informazioni;  ora si parla di 5G, cioè di quinta generazione della telefonia mobile ed è 100 volte più veloce della precedente.

L’IOT è applicato in vari campi della vita di tutti i giorni e ci sono già numerosissime realizzazioni nella DOMOTICA ( risparmio energetico, sicurezza, gestione degli elettrodomestici, controllo dell’illuminazione…), nella SALUTE (telemedicina per assistere in continuità pazienti e anziani) in AGRICOLTURA (dispositivi per monitorare lo stato di salute delle coltivazioni, per irrigare in modo razionale senza sprechi, per migliorare prodotti e raccolti) e nella gestione delle città (SMART CITY)

Stiamo vivendo una nuova rivoluzione tecnologica: non dobbiamo averne paura, ma dobbiamo conoscerla per poter usufruire dei vantaggi che essa può portare anche nelle vite di noi non più giovanissimi.

Ringraziamo il prof. Rizzi che ci guiderà in questo cammino di scoperta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Festa degli Angeli …festa dei nonni…

Oggi, 2 ottobre, è la festa degli Angeli Custodi, ma è a buon motivo diventata anche la festa dei nonni.

I nonni trepidano per i nipoti che sentono essere due volte figli; i nonni gioiscono nel vedere i nipoti crescere sani e sereni, li vedono poi allontanarsi un po’ quando diventano più grandi e allora pregano perchè i loro Angeli Custodi continuino con maggior intensità la loro opera di protezione dai pericoli del mondo sempre in agguato .

Nella parrocchia di Arcellasco, domattina, domenica 3 ottobre, alle ore 10:30 si celebrerà una messa speciale per tutti i nonni e verrà loro consegnato un piccolo semplice ricordo di questa celebrazione.

Nel pomeriggio, poi, dalle ore 15 alle 17:30, tutta la comunità parrocchiale si riunirà per giocare insieme e fare festa. Non mancate!

locandina festa dei nonni

Eufemino in tempo di pandemia.

Ero presente alla consegna dell’Eufemino, l’onorificienza attribuita ogni anno alle persone o alle associazioni che si siano distinte per i loro servigi alla città.

Quest’anno non era possibile non premiare la FONDAZIONE GIUSEPPINA PRINA e la PROTEZIONE CIVILE di Erba e dei Comuni consorziati.

La pandemia infatti ha impegnato la RSA cittadina nella strenua difesa dei suoi ospiti: è stata una vera battaglia che ha richiesto il sacrificio e l’abnegazione di tutti gli operatori: dai medici, agli infermieri, agli animatori, agli inservienti, al personale amministrativo.  Lo stesso vale per la Protezione Civile e per i suoi volontari che sisono prodigati per mitigare i disagi durante il lockdown e per far funzionare l’hub vaccinale di Lario Fiere.

I discorsi delle autorità e dei rappresentanti degli enti premiati hanno ben messo a fuoco il debito di riconoscenza della città verso di loro e verso tutte le organizzazioni che si sono impegnate per fronteggiare l’emergenza pandemica e alle quali è stata consegnata una targa ricordo.

Un riconoscimento è stato dedicato anche a un operatore di Protezione Civile, che, dopo aver contratto il virus in servizio, è poi deceduto. A ritirare la targa erano presenti i figli e  la vedova commossa fino alle lacrime e in quel momento anche tra i presenti c’era chi ha dovuto ricorrere al fazzoletto per asciugarsi gli occhi.

Una nota gradevole era costituita dall’orchestra dei ragazzi della Puecher, che ha eseguito piacevolmente pezzi di autori moderni.

All-focus
All-focus
Alin attesa
Alin attesa

Erba: tra cementificazione e degrado.

Erba ha conquistato il record del comune comasco  in cui più selvaggio è stato il consumo di suolo.

Questo è un fenomeno abbastanza paradossale  visto che gli appartamenti sfitti sono innumerevoli  e visto che buona parte del centro-città è occupato dagli scheletri di vecchie fabbriche ormai dismesse da decenni, in cui trovano comoda dimora colonie ben nutrite di topi e ratti.

Il problema del centro di Erba si sa non è di facile soluzione, perchè i proprietari delle aree dismesse non sono obbligati a riqualificarle se l’investimento non è ritenuto vantaggioso, ma proprio questo è il punto su cui sarebbe il caso di riflettere. Può il proprietario di un bene lasciarlo in abbandono fino  al punto da costituire un pericolo per la salute pubblica?

Chi venisse da fuori per visitare la città non potrebbe non rimanere sconcertato nel vedere lo stato di abbandono e di degrado in cui versano certe zone del centro cittadino e potrebbe solo farsi un’immagine desolante di questa città, che non lo merita.

A questo punto ricordo le parole di Francesco: La proprietà privata non è un diritto inalienabile …..

Una comunità che si sente danneggiata dalla presenza al suo interno di una proprietà privata non ben gestita, perchè non deve poter espropriare quel bene con equo compenso?

Se a Erba si potessero recuperare le aree dismesse del centro, tutta la città ne trarrebbe grande giovamento e forse sarebbe più difficile imporre lo scempio della cementificazione selvaggia.

La scuola siamo noi: un successo di breve durata.

giulia disegnoIl calendario di questo blog mi dice che non lo aggiorno da una settimana e questo sta a testimoniare il gran lavoro che si è dovuto fare per allestire la mostra sulla scuola.

Per fortuna abbiamo avuto la collaborazione  di persone gentili che ci hanno aiutato a spostare mobili, a predisporre spazi, a esporre i vari documenti raccolti in due mesi di ricerca. E un grazie calorosissimo va soprattutto a coloro che ci hanno affidato i loro ricordi, custoditi con cura per anni e anni.

Il risultato, a sentire i commenti dei visitatori, pare sia stato soddisfacente, vista anche la singolarità e la rarità di certi reperti storici e di certi documenti.

Sono venute a visitare la nostra mostra “La scuola siamo noi” il prevosto della città, il sindaco, il vicesindaco e alcuni consiglieri comunali, che hanno molto apprezzato il nostro lavoro, comprendendo la finalità dell’iniziativa che tendeva a omaggiare tutto il mondo della scuola, provato da lunghi mesi di didattica a distanza. C’è stato un buon afflusso di visitatori soprattutto dopo la messa, ieri mattina.

Lato negativo della situazione è il fatto che questi eventi sono legati alla festa patronale, che cade alla fine di giugno, quando il caldo fa fuggire la gente verso mare e  monti in cerca di refrigerio dalla calura incombente e di conseguenza i visitatori sono ben pochi rispetto a quelli che potrebbero intervenire, ad esempio a fine settembre o inizio ottobre, quando sarebbe possibile coinvolgere anche le scuole. Altro neo: i locali occupati dalla mostra vanno sgombrati in fretta perchè servono per svolgere le attività dell’oratorio estivo e tutto deve essere concentrato nel giro di due/tre giorni al massimo: tanto lavoro per un così breve evento è una dispersione di energie veramente spiacevole.

Tuttavia si potrebbe pensare di replicare l’evento all’inizio dell’autunno, ma avremo ancora la disponibilità di tutto quanto si è potuto raccogliere in questi mesi?  La domanda va rivolta alle “alte sfere”….