Centro Italiano Femminile: tempo di iscrizione.

In questi giorni si sta svolgendo la campagna di iscrizioni al CIF e con l’occasione mi pare doveroso ricordare i meriti di questa associazione.

Nata nei primi anni del secondo dopoguerra, aveva lo scopo di favorire l’emancipazione delle donne e  la loro partecipazione alla vita sociale e politica del paese. Ecco cosa dice l’articolo 1 dello Statuto:

logo-cifIl Centro Italiano Femminile è un’associazione di donne, senza fini di lucro, costituita ai sensi degli artt.36 e ss. del codice civile. Opera in campo civile, sociale e culturale per contribuire alla costruzione di una democrazia solidale e di una convivenza fondata sul rispetto dei diritti umani e della dignità della persona secondo lo spirito e i principi cristiani, la Costituzione e le leggi italiane, le norme del diritto comunitario e internazionale.
È soggetto autonomo rispetto ai partiti politici e a qualsiasi altro movimento, e assume i valori della democrazia nelle strutture e nell’azione.
Il CIF svolge azione di presenza e di partecipazione in ogni ambito sociale e istituzionale e stabilisce rapporti di collaborazione con istituzioni, enti e associazioni, sia pubblici sia privati, per il perseguimento delle finalità associative. (Statuto, art. 1)

Qui ad Erba l’associazione si occupa principalmente della gestione dell’Università della Terza Età e della collaborazione con altre istituzioni a favore dei giovani e  per la promozione di iniziative culturali.

Il glorioso passato del C.I.F e il suo operoso presente meritano una maggiore conoscenza da parte di tutti e spero inducano le donne che leggeranno questo post a porsi questa domanda: posso anch’io unirmi a questo pugno di donne  tenaci? Posso anch’io fare qualcosa per migliorare il mio paese?

Se la risposta a queste domande fosse un bel “Sì” sappiate che potete rivolgervi alla sottoscritta.

A Pavia: all’ombra di S. Agostino.

s-michele-paviaCome accade puntualmente da qualche anno, il Gruppo culturale di Arcellasco sta organizzando il pellegrinaggio quaresimale.

Avrà come meta Pavia e ci recheremo in tre diverse chiese legate alla storia di S. Agostino: S. Pietro in Ciel d’Oro, S. Michele e S. Maria del Carmine.

Queste sono occasioni per unire la contemplazione della bellezza prodotta dall’arte dell’uomo (architettura delle chiese, dipinti, sculture) alla meditazione su un tema religioso specifico.

Si partirà il 16 marzo alle 7:45 dalla chiesa di Arcellasco e per la pausa pranzo si potrà optare per il ristorante (12 euro ) o per  la colazione al sacco.

Il rientro è previsto per le ore 19.

(Per prenotazioni rivolgersi alla segreteria parrocchiale: tel. 031 643248)

Coerenza.

Cosa c’è di più ambiguo che professarsi cristiani,  andare  a messa quotidianamente, essere assidui a tutti i riti e poi non nutrire sentimenti di fratellanza per i più sfortunati o addirittura arrivare all’irrisione e all’ odio?

Questo penso abbia voluto dire ieri Papa Francesco e per precisare meglio il concetto, ha detto che è preferibile chi si professa ateo a chi getta ombra di scandalo  sul modo cristiano di intendere la vita e i rapporti coi fratelli.

Questo discorso è arrivato proprio quando ancora fa rumore la notizia (apparsa anche sui media nazionali)  di un ragazzo italiano di colore che si è visto negare il segno della pace durante la messa di Natale a Erba. …. Le chiese sono piene di gente che tiene un piede in due scarpe e non sa cogliere l’incoerenza della propria vita.

Sembra  condivisibile a rigor di logica quanto detto da Papa Francesco? A me parrebbe di sì, ma sui social una marea di gente imbevuta di rancore ha trovato ugualmente il pretesto per investire questo nostro Grande Papa  con una valanga oscena di contumelie…..è il caso di dire: Padre, perdona loro perchè non sanno quello che dicono

 

 

Le cose cambiano sempre più in fretta…

Ieri sera alla riunione del PD erbese sono venuta a conoscenza di cose molto interessanti, come ad esempio lo strano contratto che lega la municipalità ai gestori del centro sportivo Lambrone e come si intendano costruire altri centri commerciali ….

Proprio ieri leggevo che negli Stati Uniti i grandi centri commerciali ora sono tutte aree dismesse…sono vuoti, non ci va più nessuno e sono stati chiusi.

Il mondo cambia in fretta e le vendite via internet hanno costretto al fallimento i grandi magazzini che noi vogliamo costruire ora e che fra qualche anno non serviranno più a nessuno….pensarci prima non guasterebbe…

 

Leghismo e cattolicesimo: una contraddizione in termini.

Sono appena tornata dalla Messa domenicale: la chiesa era piena. Così come saranno affollate le altre chiese italiane in queste domeniche di Avvento.  Tanti ancora sentono questo  richiamo.

Mi chiedo però cosa penseranno all’uscita dalla chiesa, leggendo  quello che sta accadendo in queste ore: tante donne, bambini, giovani vengono cacciati dai centri di accoglienza in attuazione del cosiddetto “decreto sicurezza” e si trovano a bivaccare per le strade esposti al freddo di questa stagione, esposti ad ogni pericolo. Un ragazzo stanotte è morto bruciato nel tentativo di scaldarsi!!!

Riusciranno gli erbesi cattolici e i cattolici italiani a cogliere la contraddizione tra quello in cui “pensano di credere” e quello che approvano politicamente?

Dico “pensano di credere” perchè non si può essere cattolici e contemporaneamente leghisti: cattolicesimo significa “Chiesa Universale” aperta a tutti gli uomini considerati sempre come fratelli e non c’è posto per chi discrimina per provenienza geografica o colore della pelle. Il Cattolico dovrebbe sempre pensare alla Terra come patria di tutti gli umani, che hanno diritto al rispetto e a una vita degna di essere vissuta.

Ma temo che se si facesse qualche sondaggio all’uscita delle chiese molti continuerebbero a inneggiare a Salvini, nuovo “falso profeta”.

Parlando di treni

Un po’ di tempo fa scrivevo questo post in cui esprimevo il disagio di certi viaggi in treno e me ne sono ricordata stasera andando alla conferenza sui trasporti nell’erbese.

In questa conferenza ho potuto constatare che la situazione non è affatto migliorata, anzi forse si è aggravata per il disinteresse della regione che forse ritene marginale il nostro territorio. Basti dire che da mesi i pendolari usufruiscono di uno sconto sull’abbonamento per i continui ritardi dei convogli dovuti ai motivi più disparati: solo un treno su quattro arriva in orario

Ho imparato questa sera che esiste un’Agenzia per il TPL (Trasporto Pubblico Locale) che si occupa di monitorare tutta la rete dei trasporti ferroviari e su strada della zona Como, Varese, Lecco. Da questa agenzia vengono alcune proposte che mi sono parse interessanti, tra queste l’attivazione di una linea ferroviaria Erba-Merone-Como, che potrebbe togliere traffico automobilistico dalla statale sempre troppo intasata con tempi di percorrenza biblici per fare pochi chilometri.

E’ stata una serata ben riuscita: c’era parecchia gente (e, incredibile a dirsi, anche molti giovani!!!)  e ci sono stati anche numerosi e interessanti interventi da parte del pubblico presente. Speriamo che le proposte presentate possano andare a buon fine e non restino solo parole al vento….

 

Trasporto Pubblico: punto dolente….

Vivere in una piccola città ha molti vantaggi per quel che riguarda la qualità della vita: tutto è più a misura d’uomo…. Ma c’è anche il solito immancabile altro verso della medaglia: in una grande città i servizi pubblici ti consentono spostamenti più veloci e capillari, qui a Erba e dintorni, se non hai l’auto ti trovi troppo spesso in grosse difficoltà. Ne sanno qualcosa i numerosi pendolari che si servono delle Ferrovie della Nord o gli studenti che devono raggiungere Como o Lecco, per non dire Cantù…

E’ proprio per affrontare queste problematiche che si è pensato a una conferenza su questo tema spinoso. Vi attendiamo numerosi!!!

Ecco la locandina dell’evento:

trasporti-como

Attualità della “Populorum Progressio”

L’incontro promosso dal Granis di Erba come ogni anno  all’inizio dell’avvento, inizia con la lettura di una serie di brani tratti dalla “Populorum Progressio”:  il tema dell’incontro è infatti la figura di Papa Paolo VI, recentemente  elevato agli onori degli altari.

Note biografiche: Giovan Battista Montini nasce nel 1897 a Concesio, un piccolo centro vicino a Brescia, da una famiglia benestante; il papà è avvocato e viene eletto deputato nel Partito Popolare. Cresce in un ambiente di sicura osservanza cattolica e di culura elevata, ma ha salute cagionevole  e per questo non sarà chiamato alle armi durante la Grande Guerra. Nel 1920 viene ordinato sacerdote e ben presto viene inviato nella Nunziatura di Varsavia. Tra il 1924 e il 1933 è alla guida della FUCI (prima quella lombarda e poi quella nazionale) ed è in questo periodo che si rende conto della necessità di formare laici preparati culturalmente e politicamente.  Si scontra col fascismo per le continue ingerenze nelle università e nella cultura. Viene costretto a dimettersi dalla FUCI per contrasti con alcuni membri della Curia Romana, poco propensa alle innovazioni. Nel 1937 viene nominato sostituto alla Segreteria di Stato vaticana e qui comincia la sua collaborazione col futuro papa Pio XII. Nel 1954 viene nominato Vescovo di  Milano ed è qui che  impara a conoscere la  realtà vissuta dalla gente comune, la povertà degli immigrati e la vita difficile degli operai: visiterà più volte Sesto San Giovanni, che veniva allora definita la Stalingrado d’ Italia; dà il via al “Piano Montini” per la costruzione di nuove chiese nelle zone di recente urbanizzazione e indice una missione che vede impegnati 1288 sacerdoti, per contrastare la crescente scristianizzazione della società.  Nel 1963 viene eletto Papa col nome di Paolo VI e porta avanti il Concilio Vaticano II indetto dal suo predecessore Papa Giovanni XXIII.  E’ il primo papa che parla all’ONU dove fa risuonare alto il suo grido “MAI PIU’ LA GUERRA!!!”. E’ il primo papa che viaggia per il mondo per sottolineare l’universalità della Chiesa di Cristo e da questi suoi viaggi deriva la consapevolezza degli squilibri inaccettabili tra popoli ricchi e popoli poveri, consapevolezza che ispira la sua enciclica “Populorum Progressio”.

Qui si conclude la prima parte della biografia di Paolo VI (la seconda parte verrà ripresa nell’incontro del prossimo 17 marzo) e si procede a commentare l’enciclica al centro di questo incontro.

Pope Paul VI leaves the Basilica of the Annunciation in Nazareth after celebrating a mass, on January 05, 1964, during his visit to the Holy Land. It is the first visit ever of a pope to the Holy Land (Jordan, Israel, Jerusalem and the Palestinian territories).
Pope Paul VI leaves the Basilica of the Annunciation in Nazareth after celebrating a mass, on January 05, 1964, during his visit to the Holy Land. It is the first visit ever of a pope to the Holy Land (Jordan, Israel, Jerusalem and the Palestinian territories).

In essa  si afferma con forza il concetto che lo sviluppo non può essere solo economico, ma deve essere uno sviluppo integrale; si afferma che la sfida non è avere di più, ma promuovere la capacità di pensiero, lo sviluppo solidale dell’umanità fondato sul dialogo, sulla giustizia, sulla pace,  sulla fraternità: i popoli più avanzati devono prendere per mano quelli più poveri e accettare di destinare un po’ delle loro ricchezze a favore di chi è nel bisogno. Negli appelli finali si afferma che il mondo soffre per mancanza di pensiero.

A questo punto il nostro relatore, Don Walter Magnoni, interrompe la sua riflessione e ci pone una domanda su cui soffermarci durante il breve intervallo: -Cosa dice Paolo VI al mondo di oggi?

Nella seconda parte del convegno, ci sono  molti interventi dei presenti volti a sottolineare diversi punti della riflessione mattutina: la necessità di ritornare a formare le coscienze, di abituare i ragazzi delle scuole a pensare, a rendersi conto che , oltre ai diritti, abbiamo anche dei doveri cui non ci possiamo sottrarre; l’esempio di coraggio datoci da Papa Montini nell’affrontare la solitudine delle decisioni difficili e nel rompere consuetudini consolidate, coraggio che dovremmo dimostrare anche noi oggi di fronte a situazioni inaccettabili (come la chiusura del centro di accoglienza di Como); l’attualità della figura di Paolo VI. L’ultimo intervento, quello di Enrico Ghioni merita di essere ripotato più ampiamente: “Paolo VI, ha detto Enrico, è il punto di svolta per capire il nostro tempo. La povertà dà fastidio, disturba le coscienze e da ciò dipendono le distorsioni cui assistiamo oggi in campo sociale e politico. L’avarizia, si legge nella Populoruma progressio, è forma di sottosviluppo morale e le politiche di discriminazione di oggi sono una forma meschina di avarizia. Nella gestione della cosa pubblica non si può improvvisare e invece oggi ogni proposta di riforma è frutto di improvvisazione ed ha il solo fine di vincere la prossima tornata elettorale; si procede per slogan e non per logica riflessione”.

Il relatore, dopo aver commentato i vari interventi, si è soffermato su come la pastorale sociale della Diocesi di Milano è stata portata avanti dai vescovi del dopoguerra fino ad oggi. E’ sempre più necessario trovare il tempo per pensare, valutando bene le conseguenze anche a lungo termine delle decisioni prese.

Questo incontro del Granis è stato tra i più interessanti cui io abbia partecipato, per cui agli organizzatori e al validissimo relatore va il mio più sentito ringraziamento.