A quest’ ora, 78 anni fa…

rastrellamento nel ghettoA quest’ora, 78 anni fa, si era da poco concluso il rastrellamento nel ghetto di Roma ricostruito in questa pagina di Wikipedia.

A quest’ora, 78 anni fa, 1007 persone, per la maggior parte donne e bambini, si trovavano rinchiusi in una prigione provvisoria e improvvisata dopo essere stati strappati dalle proprie case in modo brutale e dopo aver pagato il riscatto in oro che era stato richiesto in cambio della loro libertà.

A quest’ora, i bambini (oltre 200) si stringevano alle loro mamme con le quali sarebbero morti poche ore dopo….

E’ tragicamente assurdo che, ancora oggi, dopo 78 anni di testimonianze dirette di quegli orrori, qualcuno possa irridere ai superstiti …come è avvenuto ieri a Bologna, dove è stata insultata Liliana Segre.

 

Il coraggio della compassione.

Questo è il vero coraggio, il coraggio della compassione, che fa andare oltre il quieto vivere, oltre il non mi riguarda e il non mi appartiene“, queste parole sono state dette ieri da Papa Francesco nel discorso pronunciato  a conclusione di due giorni di convegno tra tutti i capi religiosi del mondo che hanno aderito all’iniziativa promossa dalla Comunità di S. Egidio.

Tale iniziativa è stata voluta da Papa Giovanni Paolo II 35 anni fa e continua ogni anno a ribadire la necessità che siano proprio le religioni, tutte le religioni, a  perseguire il bene supremo della Pace.

Ogni religione infatti ha in comune con tutte le altre l’idea che ogni credente si riconosce “creatura” e quindi   riconosce l’esistenza di un Essere  che, per definizione, è al di sopra di ogni essere vivente ed è lo stesso Dio, anche se lo chiamiamo con nomi diversi.

Questo ci rende fratelli e compartecipi di un unico destino: che senso ha la guerra in questa ottica? Nessuno, è solo un’assurda, atroce follia a difesa degli interessi di pochi.

D’altra parte, sappiamo come noi, che per caso  abitiamo nella parte giusta del mondo, riusciamo a commuoverci alle notizie delle sofferenze che la guerra impone ad interi popoli, ma sappiamo anche come facciamo in fretta a dimenticarcene.

Avere il coraggio della compassione significa operare perchè le guerre diventino un tabù per tutta l’umanità e, forse, ognuno di noi può fare qualche cosa in questo senso.

 

Eufemino in tempo di pandemia.

Ero presente alla consegna dell’Eufemino, l’onorificienza attribuita ogni anno alle persone o alle associazioni che si siano distinte per i loro servigi alla città.

Quest’anno non era possibile non premiare la FONDAZIONE GIUSEPPINA PRINA e la PROTEZIONE CIVILE di Erba e dei Comuni consorziati.

La pandemia infatti ha impegnato la RSA cittadina nella strenua difesa dei suoi ospiti: è stata una vera battaglia che ha richiesto il sacrificio e l’abnegazione di tutti gli operatori: dai medici, agli infermieri, agli animatori, agli inservienti, al personale amministrativo.  Lo stesso vale per la Protezione Civile e per i suoi volontari che sisono prodigati per mitigare i disagi durante il lockdown e per far funzionare l’hub vaccinale di Lario Fiere.

I discorsi delle autorità e dei rappresentanti degli enti premiati hanno ben messo a fuoco il debito di riconoscenza della città verso di loro e verso tutte le organizzazioni che si sono impegnate per fronteggiare l’emergenza pandemica e alle quali è stata consegnata una targa ricordo.

Un riconoscimento è stato dedicato anche a un operatore di Protezione Civile, che, dopo aver contratto il virus in servizio, è poi deceduto. A ritirare la targa erano presenti i figli e  la vedova commossa fino alle lacrime e in quel momento anche tra i presenti c’era chi ha dovuto ricorrere al fazzoletto per asciugarsi gli occhi.

Una nota gradevole era costituita dall’orchestra dei ragazzi della Puecher, che ha eseguito piacevolmente pezzi di autori moderni.

All-focus
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Alin attesa
Alin attesa

Dove va il mondo?

Dove va il mondo?

E’ questa la domanda che viene da porsi leggendo questo articolo a dir poco inquietante. In estremo Oriente c’è una crescente tensione tra la Cina in costante espansione e i suoi antagonisti, E’ in questa ottica che va letta la notizia dell’alleanza militare tra USA, UK e Australia per la produzione di sottomarini a propulsione nucleare.

La notizia, in Italia, è rimasta in primo piano per breve tempo, travolta dalle entusiasmanti notizie dei successi sportivi dei nostri ragazzi (pallavolo, ciclismo e altri minori) ma è di quelle destinate a cambiare gli assetti del mondo, stando a quanto ha detto Romano Prodi dall’Annunziata su RAI3 e non è detto che tale cambiamento si realizzi pacificamente,

L’europa rischia davvero di diventare ancora più ininfluente sul governo del mondo, a meno che riesca con uno scatto di orgoglio a darsi quelle riforme che le consentano di parlare con una voce sola e con la piena consapevolezza che solo così può avere un peso nei destini di questo mondo oltremodo inquieto.

Un difficile inizio.

L’Università della Terza Età di Erba sta tentando di riprendere le proprie attività nel modo più efficace consentito dalle molte difficoltà derivanti dalle disposizioni anti-COVID e dalle caratteristiche della sede in cui le lezioni si sono sempre svolte. La Sala Isacchi, infatti, che una volta consentiva l’accesso di almeno 90 persone, oggi ne può contenere solo la metà.

Sappiamo quanto invece sia importante per i nostri soci, anche per ragioni anagrafiche, poter avere una motivazione per uscire di casa, magari agghindarsi un po’,  incontrare volti amici e scambiare qualche parola in un’atmosfera di serena accoglienza. Questo fa sì che la stragrande maggioranza dei potenziali soci, condiziona la propria adesione all’associazione alla possibilità di poter usufruire di attività in presenza, anche se continueremo a predisporre i collegamenti on line già sperimentati nella prima metà del 2021.  Questo è comprensibile anche perché i nostri soci non sono certamente “nativi digitali” e solo pochi hanno dimestichezza con computer, link, piattaforme, ecc. …

Tutto questo costringe gli organizzatori a prevedere la suddivisione dei primi 90 iscritti in due gruppi, ognuno dei quali potrà partecipare a un solo giorno di lezione: o il martedì o il venerdì, giorni nei quali si replicheranno gli stessi argomenti.

E’ però un vero peccato che in una città come Erba non ci sia una sala civica a disposizione delle tante associazioni e non ci sia uno spazio abbastanza capiente adatto alle necessità della nostra UTE.

Si stanno perciò facendo i proverbiali salti mortali per poter  riprendere le attività a metà ottobre nel rispetto di tutte le disposizioni anti-COVID (green pass compreso)

 

Quanto ci costano i no-vax?

Questi No-Vax stanno veramente oltrepassando i limiti …. Fortunatamente ieri le loro minacce di boccare i trasporti ferroviari sono andate a finire in un nulla di fatto. Nei giorni scorsi hanno aggredito dei giornalisti e minacciato varie personalità.

I docenti no-vax pretenderebbero i tamponi gratis, ma abbiamo già la fortuna di avere i vaccini gratis, perchè si dovrebbero spendere soldi aggiuntivi per i tamponi di chi diffida della scienza? E che esempio danno ai nostri ragazzi gli insegnanti che presentano green-pass falsi?

Si spendono montagne di euro per curare i no-vax che contraggono il virus e finiscono in terapia intensiva (ogni paziente costa 1500 euro al giorno): sono soldi che avremmo risparmiato se tutti si fossero vaccinati. Qualcuno ha proposto di far pagare le degenze ospedaliere agli ammalati che hanno rifiutato il vaccino e io direi che la proposta va presa in considerazione.

Utopia.

Mentre si sta verificando la tragedia afghana, viene da porsi qualche domanda: Perchè non riusciamo a trovare vie diverse dalla guerra per risolvere  i  problemi? Non abbiamo capito che al giorno d’oggi non si può imporre ad altri popoli con la forza l’adozione di istituzioni e di sistemi organizzativi importati dall’esterno? Può reggere ancora la motivazione spesso ipocrita di imporre il rispetto dei diritti umani o di prevenire il terrorismo?

Tutte le tragiche avventure verificatesi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi si sono rivelate clamorosi fallimenti: questo non significa nulla?

E’ venuto il momento di pensare nuovi modi per risolvere i contrasti (come sosteneva Gino Strada), dando più potere alle organizzazioni internazionali (ONU in primis) e smettendo di investire in armamenti per dirottare quelle risorse verso la promozione dello sviluppo dei vari paesi, per potenziare l’istruzione e il rispetto dei diritti umani …. ma tutto questo è talmente ovvio che resterà allo stato di utopia…

Aggiornamento:

Un amico mi ha inviato via email questo commento che riporto qui ringraziandolo di vero cuore.

Diana,
ti ringrazio per le tue riflessioni scritte nel Diario.
Sei un’anima poetica che sa trasmettere le proposte per cercare la comprensione e le possibili strade da intraprendere per la “soluzione” dei problemi del nostro mondo.
“Utopia”? Può essere! Ma la costante ricerca di nuove vie può portare l’umanità, l’uomo, a soluzioni mai “pensate”. La strada della Storia è piena di “novità” che sanno di molto vecchio, perché il pensiero di oggi divenga realtà per il “presente” di altri uomini.
La goccia impiega molto tempo a scavare il sasso, proprio come il  pensiero di uno per divenire la coscienza di tanti.
Sperare, confidare che l’amore possa veramente essere la medicina del futuro…..

 

Cosa penseranno questa notte le madri…

bimbo dato ai soldatiCosa staranno pensando questa notte quelle madri afghane che sono riuscite a consegnare ai soldati i loro figli … anche bambini piccolissimi…

Credo stiano piangendo stringendo al petto una foto del loro bimbo o un suo indumento.

Ripenseranno ai momenti più belli vissuti insieme, ai progetti e ai sogni accarezzati mentre lo guardavano la sera dopo averlo aiutato ad addormentarsi con il racconto di una favola o col canto di una nenia. Ripenseranno ai momenti angosciosi vissuti quando sopravveniva una febbre improvvisa e alla paura di perderlo…..E ora….

Ora loro stesse lo hanno allontanato da sè col rischio di non poterlo più rintracciare, ma con la speranza che almeno per lui ci possa essere una possibilità di vita degna di essere vissuta; per loro non c’è futuro in quella  terra infelice.  Lo strazio di aver abbandonato la propria creatura potrà avere solo per un attimo conforto dalla speranza che chi l’ha presa in consegna possa darle quella sicurezza su cui in Afghanistan in questi giorni nessuno può contare.

L’amore per i figli è tanto forte da riuscire a vincere il desiderio innato di tenerseli accanto se questa scelta straziante può significare un bene per loro.

Oggi tutto questo accade in Afghanistan, ma vi accadeva anche tanto tempo fa come testimonia questo libro;  e accade anche altrove, lontano dai riflettori dell’informazione ed accade da molto tempo come testimonia questo film ambientato nel 1984

 

Povere donne!

L’idea di “esportare la democrazia” …….. è in verità un vecchio sogno americano, che con Bush si armò e mise in campo dispendiose risorse economiche.

Queste righe sono state tratte da un articolo di Huffington Post del 16 aprile scorso, in cui si cominciava a parlare del ritiro dei soldati USA e Nato dall’Afghanistan e già si prevedeva il triste epilogo che si sta verificando in queste ore a Kabul: i soldati dell’esercito afghano, addestrati per vent’anni (anche dal nostro contingente), si stanno arrendendo senza opporre alcuna resistenza all’avanzata dei taleban.

Evidentemente l’idea occidentale di libertà non ha conquistato i cuori e le menti dei soldati afghani: mi balena l’idea che, essendo tutti uomini, possa non dispiacere loro la prospettiva di ritornare ad essere gli unici protagonisti della vita sociale e politica del paese, assoggettando le donne al loro arbitrio.

Forse però non è secondario il fatto che l’intervento occidentale, mascherato da “esportatore di democrazia”, nascondesse anche interessi economici e politici che tuttavia a me non risultano molto chiari,

Resta comunque sempre vero, e la storia lo dimostra, che ogni popolo deve conquistarsi la sua libertà, devono maturare le coscienze  e questo richiede tempi lunghi. Nel frattempo temo che per le donne afghane inizi un periodo molto buio e triste.

Grazie, Gino!

In questi ultimi mesi sono scomparse molte persone che col loro talento  hanno reso belli e particolari certi momenti della nostra vita e sono certa che tutti noi amici dell’UTE li abbiamo salutati con rammarico: il nostro mondo si è impoverito.

Gino StradaOggi tuttavia non possiamo non esprimere il profondo dolore che ci ha colpito all’annuncio della morte improvvisa e prematura di un uomo giusto, che ha dedicato la sua vita ad alleviare le sofferenze del mondo: Gino Strada.

Con la sua organizzazione, Emergency, è accorso in ogni luogo della terra in cui la guerra e la miseria facevano sentire con più forza il loro potere distruttivo e ha soccorso chi soffriva senza distinzione di età, di etnia, di credo religioso:

Lo ricorderemo sempre con gratitudine e ammirazione, augurandoci che il suo esempio e il suo pensiero servano a far capire al mondo intero quanto sia stupida e inutile la guerra.