Ute: Il giubileo nel Medioevo e nell’età moderna (Angela D’Albis) – Pietro il Grande (Diana)

Il prof. Cossi prosegue il suo ciclo di lezioni sulla storia del Giubileo. Riparte da quello del 1300, indetto dal papa Bonifacio VIII, di cui già ci aveva parlato nella scorsa lezione. Con l’istituzione di questo anno giubilare, papa Bonifacio VIII, oltre che dare importanza alla sua persona e allargare il suo potere, voleva anche dare lustro alla città di Roma. Durante il Medioevo, inoltre, come scrive Dante nella “Vita Nuova”, i pellegrini venivano chiamati in modo diverso a seconda della loro destinazione. C’erano:

  1. I “palmieri” o “palmizi” che si recavano in Terrasanta;
  2. I “pellegrini”, che si recavano a Santiago di Campostela;
  3. I “romei”, che avevano come meta del loro pellegrinaggio Roma.

In questo periodo, lucrare l’indulgenza plenaria, cioè il perdono non della colpa, ma della pena, era molto più semplice. Infatti non serviva più combattere nelle Crociate e, addirittura, morirvi, ma bastava recarsi in uno di questi luoghi in pellegrinaggio, tra cui Roma. Il gran numero di pellegrini portò grandi proventi economici ai Romani e un grande flusso di denaro. Il docente nomina alcuni cronisti dell’epoca che testimoniano nei loro scritti questo enorme flusso di pellegrini nella città di Roma e come la maggior parte degli abitanti fosse diventato albergatore o ristoratore. L’intento di Bonifacio VIII era di dare ai giubilei una cadenza ogni cento anni. Con il passare degli anni, però, furono apportate delle modifiche. Durante il periodo di cattività della Chiesa, cioè quando la sede papale fu spostata ad Avignone, una petizione da parte dei Romani indusse il Papa Clemente VI a restringere il tempo del Giubileo. Perciò, ne fu indetto uno nel 1350, solo 50 anni dopo quello del 1300.

A questo giubileo partecipò anche Francesco Petrarca, liberamente e per motivi culturali oltre che spirituali, mentre Dante Alighieri partecipò in incognita al primo,(1300), per i motivi che ben conosciamo. Fu un giubileo senza il Papa, che restò ad Avignone. A Roma arrivò un suo rappresentante.

Nel 1389 il Papa Urbano VI ridusse ancora il tempo a 33 anni, quindi ne indisse uno nuovo nel 1390. Il 1400 sarebbe stato l’anno giusto per il secondo giubileo, che si era già tenuto nel 1350. Il papa Bonifacio IX non istituì ufficialmente l’Anno Santo, ma di fatto diede lo stesso la possibilità di lucrare l’indulgenza plenaria. Nel 1423, il papa Martino V istituì un altro giubileo allargando il numero delle Basiliche da visitare e aggiungendo quella di San Giovanni in Laterano.

Nel XV secolo si diffuse la pratica della vendita delle indulgenze che tanto fece infuriare Lutero e portò alla riforma protestante nel XVI secolo. In questi secoli, XIV e XV si affermò l’orientamento del Conciliarismo secondo il quale il Concilio Ecumenico aveva un’autorità superiore a quella del papa. Tuttavia, in seguito gli storici videro questa dottrina solo una misura legislativa valevole per un caso eccezionale: quello di sostenere l’autorità del concilio contro tre persone ( i tre papi dello scisma d’occidente) che rivestivano l’autorità papale senza sicura legittimità.

Altri Anni Santi furono istituiti nel 1450, 1475, 1500, 1525 e da allora ogni 25 anni. In questo periodo nacquero molti ordini religiosi.

Il giubileo del 1575 fu caratterizzato dalla Controriforma, la risposta della Chiesa Cattolica alla Riforma Protestante. Tra i testimoni di questo anno giubilare ci fu San Carlo Borromeo. A causa dell’epidemia di peste, il papa permise a San Carlo di estendere a Milano il giubileo romano durante l’anno successivo (1576). La peste di San Carlo è quella nominata da Manzoni nei “Promessi Sposi”, ma non fu l’unica. L’ultimo giubileo di cui ci parla oggi il prof. Cossi è quello del 1648, avvenuto dopo “la guerra dei trent’anni” tra Spagna e Francia. Il resto alla prossima lezione!

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Una delle figure più importanti nella storia della Russia è lo Zar Pietro il Grande, il quale, avendo viaggiato a lungo nei paesi anglosassoni e avendo soggiornato a lungo soprattutto  in Olanda, si era fissato l’obiettivo di modernizzare il suo paese ancora immerso in un interminabile Medioevo. Dei paesi europei aveva ammirato la scienza applicata, cioè la tecnica, ma non la cultura.

Tornato in patria impose con la forza cambiamenti nel modo di vestire e nel modo di vivere dei suoi sudditi, ma soprattutto dedicò il suo impegno alla modernizzazione dell’esercito e alla costruzione di una flotta perchè voleva consolidare il suo controllo sul Mar Baltico e sul Mar Nero, ma doveva scontrarsi a nord con la Polonia e la Svezia e a sud con la Turchia.

Si circondò di consiglieri e tecnici europei e ad un architetto italiano affidò la realizzazione di un  progetto molto ardito: edificare una nuova capitale (Sanpietroburgo) in una zona paludosa a nord di Mosca, costringendo tutti quelli che erano addetti a questa impresa a lavorare e a vivere in condizioni tristissime.

Sull’esempio dell’Inghilterra dove il re era anche capo della Chiesa,  Pietro assunse anche il ruolo di capo religioso e, in forza di tale suo potere, fece chiudere molti conventi di cui confiscò i beni.

Come uomo era dedito a ogni genere di vizio (forse per questo morì a soli 52 anni) e puniva i suoi avversari politici con supplizi terribili. Ciononostante si deve a lui il merito di aver introdotto riforme importanti che col passare del tempo hanno modernizzato il suo paese.