UTE: La Risurrezione di A. Manzoni. (sintesi di A. D’Albis)

risurrezioneIn occasione della Santa Pasqua, il nostro docente professor Don Ivano Colombo ci presenta e spiega l’Inno Sacro di Alessandro Manzoni: ”La Risurrezione”.

Questo è il primo degli Inni Sacri e, come tutti gli altri, manca della vena poetica dello scrittore, il quale, poi, abbandona la poesia per dedicarsi al romanzo.

Don Ivano ci fa notare che, anche in questo inno, più che il poeta si sente il credente, anzi il Neofita, cioè colui che si è appena convertito alla fede cattolica. Il poeta vuole aiutare il comune credente a scoprire il mistero cristiano e, per far questo, si serve di parole e concetti semplici, che favoriscono l’apprendimento, ma molto fedeli alla dottrina della Chiesa.

Da un punto di vista tecnico, la poesia è divisa in 16 strofe, ciascuna di 7 versi (ogni verso è detto “ottonario” perché composto da otto sillabe); l’ultimo verso è tronco, cioè composto da 7 sillabe.

Il poeta usa la “rima alternata” nei primi quattro versi; la “rima baciata” nel quinto e sesto, mentre l’ultimo verso, quello tronco, rima con il verso tronco della strofa successiva.

Don Ivano divide la poesia in 4 parti di 4 strofe ciascuna. L’argomento è la Resurrezione, ma divisa in 4 momenti:

Nel primo gruppo di strofe c’è l’annuncio della Risurrezione che riprende i riti della Liturgia della Veglia Pasquale. Viene ripetuto per 3 volte “E’ risorto”, come fa il sacerdote durante la Veglia quando annuncia la Resurrezione tra il tripudio dei campanelli e il suono delle campane delle chiese.

Nel secondo gruppo di 4 strofe c’è la “discesa agli inferi”, cioè Gesù discende al Limbo per portare la salvezza ai Patriarchi e ai Profeti che avevano atteso e sperato questo evento.

Nel terzo gruppo, il poeta riprende il racconto della Resurrezione, non solo come viene narrato nel Vangelo (l’annuncio alle donne, le guardie tramortite, l’angelo sulla tomba), ma anche secondo la liturgia della Chiesa che cambia il colore delle vesti liturgiche e canta il Regina Coeli.

La quarta quaterna di strofe potrebbe essere definita la parte “morale”.

Dai riti, ci dice il poeta, bisogna passare al vivere quotidiano: ci deve, cioè, essere continuità tra il pasto in Chiesa (“l’Eucarestia”) e quello a casa, che deve essere vissuto nella condivisione e nella gioia.

Don Ivano ci fa notare che questa intuizione del poeta è giusta, ma che non è pertinente con il tema della Risurrezione trattato prima.

Nella seconda parte, Don Ivano ci introduce alla “Pasqua del Signore” abbinando alcuni brani del Vangelo ad alcune opere di Duccio Di Buoninsegna, del quale si celebrano i 700 anni dalla sua scomparsa.

Duccio Di Buoninsegna è stato un pittore italiano nato a Siena nel 1255 e morto presumibilmente tra il 1318 e il 1319.

Contemporaneo di Giotto, forse fu anche lui allievo di Cimabue.

A Siena si trova la sua opera più importante: la “Maestà del Duomo”, eseguita tra il 1308 e il 1311. In quell’anno la Pala venne portata in processione dallo studio del pittore al Duomo di Siena, con una cerimonia fastosa.

Il lato anteriore della pala riporta la Madonna in trono con il Bambino, attorniata da angeli e santi.

Nel lato posteriore che sull’altare poteva essere osservato dal clero, c’è una serie di formelle che raccontano la vita di Gesù, con al centro la scena della Crocifissione.

Don Ivano si sofferma sulle formelle riguardanti la Pasqua e accosta ad esse i testi evangelici corrispondenti commentandoli.

Le formelle esaminate sono le seguenti:

La discesa agli inferi;

L’annuncio della Resurrezione;

Noli me tangere (apparizione a Maria di Magdala);

I discepoli di Emmaus;

L’incredulità di Tommaso;

La pesca sul lago.

Infine, il docente cita tre poesie della raccolta “Strade di Galilea” di Roberto Fumagalli (poeta contemporaneo), che ci portano nei luoghi e nei personaggi propri della Resurrezione.

BUONA PASQUA a tutti!