Povero Angelo!!

angelo-custodeGioele è rimasto al nido fino alle quattro del pomeriggio per la prima volta e quando ha visto la mamma si è commosso e gli sono venuti i lacrimoni. Giovanni era già uscito con la zia ed è salito in macchina tutto contento.

Una volta a casa, Gioele ha continuato per un po’ la sua protesta per quella lunga giornata fuori casa, poi si è messo a giocare di nuovo sereno come sempre.

Giovanni invece era affamato e si è messo a fare merenda con le pesche sciroppate che gli piacciono tanto e con i Ringo. Gli ho chiesto :

  • -Che cosa avete fatto a scuola? –
  • -La maestra ha parlato dell’Angelo Custode.-
  • – E dov’ è il tuo Angelo? –
  • – E’ qui – risponde Giovanni toccandosi con un dito la punta della spalla destra; facendo quel gesto sente il freddo della cerniera della sua felpa aperta e allora aggiunge: – Mi sa che questa cerniera lo sta pungendo…!!!

Sulla spiaggia.

vucumpraCirca trent’anni fa, quando i nostri figli erano piccoli,  andavamo in campeggio: era impensabile fare le vacanze in albergo  o affittare un appartemento per cinque.  E, sempre per ragioni economiche, andavamo  sulla Costa Azzurra, dove i campeggi erano meno costosi di quelli italiani.

Eravamo sulle spiagge di Saint Raphael, spiagge libere, ma ben attrezzate con docce e servizi igienici gratuiti.  Anche allora  le spiagge erano percorse da venditori ambulanti, ma, mentre sulle spiagge italiane i vu’ cumpra’ erano ancora nostrani, in Costa Azzurra c’erano molti venditori di colore.

Ricordo con quali maniere sgarbate i francesi trattavano quei giovani africani (certo provenienti dalle loro ex-colonie) e ricordo anche come tutti in famiglia restavamo  sorpresi e amareggiati da quelle swcene incresciose….. E fu proprio per reazione che invitammo un giovane senegalese a mostrarci la sua merce e facemmo acquisti: qualche braccialetto, una cintura….  e scattammo una foto in sua compagnia.

Ci sorprendeva l’atteggiamento razzista dei bagnanti francesi e ora non mi so arrendere all’idea che oggi possano succedere cose così.

Compiti, che tortura!!

compiti-delle-vacanzeIl tema dei compiti a casa è sempre stato molto dibattuto e da sempre ci si divide in due fazioni contrapposte.

C’è chi sostiene a spada tratta la loro utilità per rafforzare le conoscenze acquisite a scuola, per favorire l’acquisizione di un metodo di studio personale e abituarsi a compiere il proprio dovere anche quando non è proprio piacevole.

Altri invece sostengono che se il tempo scolastico è ben sfruttato, non serve impegnare ulteriormente i ragazzi e le famiglie, che potrebbero invece dedicare il loro tempo insieme in attività più rasserenanti.

A questa seconda corrente di pensiero appartiene sicuramente mio nipote Samuele (10 anni), che per la lontananza dalla sua scuola deve alzarsi molto presto la mattina e per lo stesso motivo torne spesso tardi la sera. Fare i compiti è perciò per lui una specie di tortura legalizzata e frequentissimi sono i contrasti con la mamma che lo spinge a compiere il suo dovere.

Questa situazione lo ha spinto già qualche anno fa a scrivere una lettera al premier Cameron e, dopo la sua caduta, anche alla signora May. Naturalmente la mamma di Samuele non ha spedito quelle lettere accorate e il suo grido di dolore è stato inascoltato.

Ora però Samuele sa usare il computer e ha scritto una mail al direttore della sua scuola, spiegando che dopo 8 ore di scuola è una crudeltà chiedere ai ragazzi di fare anche i compiti, che diventano anche motivo di “frizioni” nell’ambito familiare.

Due giorni fa Samuele è stato chiamato nell’ufficio del direttore, che molto simpaticamente si è messo a discutere con Samuele spiegandogli le ragioni degli insegnanti.

Non so se Samuele  sia uscito convinto da quell’ufficio, però è certo soddisfatto di aver finalmente ottenuto una risposta alle sue proteste e la solidarietà dei suoi compagni. Che abbia la vocazione del sindacalista?

Non ci sono più gli esami di una volta.

Quando ero piccola io , l’ obbligo scolastico arrivava fino alla quinta elementare. Chi intendeva proseguire gli studi aveva due possibilità: affrontare l’ esame di ammissione alla scuola media  o iscriversi alle scuole di avviamento professionale.

E’ per questo  che dopo Natale, quell’ anno, frequentai  nelle ore pomeridiane un corso di preparazione all’ esame di ammissione. L’ insegnante era una signorina già avanti negli anni, che aveva un handicap vistoso (le mancavano gli avambracci e le sue piccole mani, con sole quattro dita, si inserivano nell’ articolazione  del gomito). Era molto severa inizialmente e ricordo che ne avevo anche un po’ paura, poi invece si rivelò un’ insegnante dolce e capace.

Le lezioni si tenevano in un locale della sua grande casa, che aveva anche un vasto giardino, in cui scendevamo a fare merenda.. Eravamo forse 7 o 8 tra bambini e bambine e lo studio ci impegnava parecchio.

Appena finite le lezioni del mattino, correvo a casa per mangiare e poi subito di corsa (o in bicicletta) a quel doposcuola che doveva prepararci all’ esame di giugno, da affrontare in una scuola media dei paesi vicini. Ritornavo a casa verso sera con una gran voglia di sgranchirmi le gambe e ricordo che mi mettevo a correre  nei dintorni all’ impazzata per qualche minuto.: come mi sentivo leggera!

Alla fine dell’ anno sostenemmo con successo l’ esame di ammissione e fummo premiati durante una festa tenutasi nel teatro del paese: il direttore didattico e la maestra di classe consegnarono a me e ad altri due compagni l’ attestato del 1° premio e il libro “Il giornalino di Gian Burrasca” che lessi e rilessi poi tante volte negli anni seguenti, sempre con grande divertimento.


Il veglione.

ballo-anni-50Eravamo in tanti allora (primi anni 50) a vivere in dignitosa povertà. Mi ricordo le merende a base di mezzo formaggino col pane o a base di pane e burro e zucchero, o le cene in cui il piatto unico era l’ anguria, ma non si soffriva la fame. Probabilmente in casa d’ altri non era così e a scuola, alcuni bambini usufruivano dell’ assistenza del Patronato Scolastico che forniva loro una tazza di latte al momento della ricreazione; in altre occasioni  quei bambini potevano avere gratuitamente i quaderni e il materiale scolastico in genere e, in alcuni casi, anche capi di vestiario o scarpe.

Per finanziare queste attività, ogni anno in autunno si teneva il gran ballo del Patronato Scolastico: la festa più attesa dalle ragazze, per sfoggiare qualche abito elegante, e dai ragazzi per mettersi in mostra e pavoneggiarsi davanti alle loro coetanee, sempre rigorosamente accompagnate dalle mamme, che svolgevano bene il loro ruolo di CHAPERON. Partecipavano anche tutti gli insegnanti del paese, che si occupavano di far in modo che la serata avesse un successo di partecipazione tale da consentire una sufficiente raccolta di fondi.

Ricordo che il Veglione metteva in fermento tutto il paese. Io ero troppo piccola allora e non ho mai partecipato, ma ricordo che in casa se ne parlava . Il Veglione rimaneva l’ argomento preferito  di conversazione e di pettegolezzo anche nei giorni successivi all’evento per raccontare e commentare ciò che era successo,  incluse  le eventuali belle o brutte figure dei partecipanti

Per i bambini meno fortunati non doveva essere molto piacevole essere oggetto di questo tipo di beneficienza: il tutto sapeva molto di elemosina e forse per questo si passò poi ad altre forme di aiuto.

Ambulanti

La “macchina del tempo” mi ha proiettato alla metà degli anni 50 o giù di lì….

Non c’ erano frigoriferi e la gente comprava giorno per giorno quel poco che non poteva produrre da sé e, per venire incontro alle necessità di quelli che abitavano lontano dalla piazza del paese, dove erano concentrati i negozi, certi commercianti facevano servizio a domicilio.

bicicletta-del-lattaioCosì al mattino arrivava il fornaio a portare il pane ancora caldo, mentre la sera arrivava la lattaia coi suoi bidoni appesi alla bici e con i misurini da un litro, mezzo litro e un decilitro. Portava con sé anche le notizie del paese, che elargiva con generosità, mentre versava il prezioso alimento.  Le massaie si affacciavano con la loro pentola sull’ uscio di casa, ascoltavano curiose le chiacchiere della lattaia  e subito dopo  mettevano  il latte a bollire per impedirgli  di inacidire durante la notte .

Credo che invece passasse una volta sola a settimana il pizzicagnolo, detto Sardèla per il fatto che tra salumi, formaggi, tonno in scatola.. vendeva anche le sardine sotto sale, il cui odore sovrastava quello di tutti gli altri alimenti. Costui era un tipo asciutto, coi baffetti brizzolati e i capelli ricci lucenti di brillantina. A volte era accompagnato dalla moglie, una signora sorridente che mi colpiva per i suoi capelli biondi. Tutte le donne bionde allora mi sembravano molto belle… Anche il pescatore passava solo di venerdì …. non so da dove venisse e come potesse mantenere fresca la sua merce…

Molto più raramente passavano invece i “negozi viaggianti” dei venditori di stoffe.  Quello che ricordo meglio era piuttosto basso di statura, ma  di corporatura robusta; aveva il viso tondo e colorito e il mento quasi spaccato in due da una fossetta profondissima. Aveva una gran facilità di parola e sapeva ben magnificare la sua merce per convincere le donne ad acquistarla. Ricordo come stropicciava o lasciava  palpare la stoffa che stava vendendo per evidenziarne la qualità.   Io però rimanevo più affascinata dal suo furgone che nei miei ricordi mi appare molto simile, nella parte anteriore, a una “balilla” . Era raro allora vedere delle automobili e quel grosso mezzo rumoroso e fumante, che appariva e scompariva accompagnato da nuvole di polvere, colpiva la mia fantasia.

molaforbici300C’ era anche lo stagnaro che passava ogni tanto per riparare le pentole e c’era l’ arrotino che  affilava i coltelli e le forbici;  c’ era  chi passava a raccogliere i rottami di ferro o gli stracci o addirittura gli ossi dei maiali appena macellati perchè allora la gente poteva permettersi poche cose, ma ne sapeva apprezzare il valore e aveva ben radicato il senso del riutilizzo di ogni minima risorsa.

Mia cugina Lia ha commentato:

 Ciao, Diana. Anche per le strade del paese passavano quasi tutti questi ambulanti con le loro grida e le loro cantilene per richiamare le donne che dovevano fare la spesa o avevano bisogno di servizi, come potevano offrire l’arrotino ( a ghè al mulèta..) o lo straccivendolo (… dòne, a ghè al strasèr.. A ghiv di stras, di òs, dal fèr, di cavíi…=capelli), o l’ombrellaio…Quelle loro cantilene, che a volte mi svegliavano la mattina presto (la pescivendola, la venditrice di mele…) mi risuonano ancora in testa. Tempi duri ma indimenticabili.

Notizie meteo: freddo bau!

Quando la mattina esce con la  mamma per andare all’ asilo,Samuele  viene  investito dal vento freddo che solitamente si infiltra tra i palazzi e spazza il piazzale davanti a casa sua. E’ a quel punto che sente la mamma esclamare contrariata :

-“Ma che freddo cane!”-

Ora lui sa bene che la parola cane corrisponde all’ inglese “dog”, ma ha capito benissimo che dicendo “BAU” capiscono tutti, sia la mamma che tutti gli altri che parlano in modo diverso. Perciò questa mattina, poichè la mamma tardava a ripetere la solita esclamazione mattutina, lui si è rivolto a lei e ha detto:

–  “MAMMA, FREDDO BAU !!”-

Una sera giocando a carte.

Samuele era già a letto; Elisa e Davide ciondolavano  senza divertirsi davanti alla TV monopolizzata dai grandie così ho lanciato l’ idea di una partita a rubamazzetto. Elisa ha accolto l’ idea con entusiasmo, subito seguita da  zia Paola:

Le prime partite sono state vinte da zia Paola, poi è cominciato il turno vincente di Elisa, che ogni volta esultava a gran voce e questo ha indotto Davide ad unirsi a noi: Avrebbe giocato insieme a me, che però non vincevo mai e questo non andava proprio giù a Davide, che ha cominciato a esultare quando vinceva la zia,… Quando ci venivano a rubare il mazzetto, Davide si ribellava, ma poi a poco a poco ha capito la regola e si lasciava prendere le carte solo dalla zia (che poi le passava a Elisa, se ne era il, caso), ma la vittoria non arrivava mai per noi due e a un certo punto, dopo l’ ennesima vittoria della sorellina Davide si è accasciato con la testa sul tavolo e la scuoteva disperato: non era proprio più sopportabile tanta iella!!!.

Finalmente però la dea bendata si è ricordata anche di noi che abbiamo potuto cantare vittoria: Davide si è scatenato e ballava per la stanza con le carte in mano, ma non ha più voluto giocare.