UTE: Hegel: la fenomenologia dello spirito – Grandi matematici e loro scoperte.

I filosofi antichi di fronte alla domanda “Cos’è la realtà?” si schieravano in due diverse correnti di pensiero: materialisti e idealisti.

I materialisti (atomisti) pensavano che tutta la realtà è fatta di materia, di atomi in movimento; anche il cervello che ci consente di pensare è fatto di materia, così come anche l’anima che è fatta di particelle più leggere. Questa impostazione filosofica non ebbe fortuna in epoca cristiana.

Gli idealisti come Platone pensavano che il mondo sensibile è solo una copia imperfetta del mondo ideale; a questo punto, il nostro docente, il prof. Porro, ci ha riproposto brevemente il mito della caverna,

Hegel, il più importante filosofo dell’800 è un idealista e afferma che la realtà è spirito che si autocostruisce in tre momenti:

– * Logos (pensiero) è il primo momento da cui si sviluppa l’intera realtà ed il suo apice è l’Idea; il Pensiero poi esce da sé e si oggettiva nella natura per poi ritornare a sé stesso nuovamente come spirito.

Nel suo libro, impostato come un romanzo di formazione, dal titolo “Fenomenologia dello spirito”, Hegel ricostruisce la storia dell’umanità in chiave filosofica; l’obiettivo è spiegare l’evoluzione dello spirito nella storia. In un primo momento, gli uomini primitivi acquisirono la “coscienza” : affidandosi alle proprie sensazioni ritenute vere e certe cercavano di conoscere ciò che era al di fuori di loro stessi; in seguito giunsero all'”autocoscienza”, alla consapevolezza di sé stessi e arriva poi al desiderio di veder riconosciuta la propria dignità di essere umano. La dimensione delle relazioni tra uomini è la lotta per essere riconosciuti come esseri umani e in questa lotta chi si arrende per paura della morte diventa servo dell’altro, del Signore. Questi gode del cibo prodotto dal servo e arriva a dipendere dal suo servo, che alla fine si rende libero e acquista indipendenza e autocoscienza.

L’idealismo permane in certa misura anche nel cristianesimo.

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GRANDI MATEMATICI – Il prof. Galoppo ci ha fatto ripercorrere la storia della matematica, attraverso i più grandi studiosi di questa scienza.

Il primo di tutti fu ARCHIMEDE, che tremila anni fa arrivò a intuire gli integrali, a calcolare il valore del Pgreco (3,14) , scoprì il rapporto tra il volume della sfera e quello del cilindro …

Nel III/IV secolo d.C. troviamo Ipazia di Alessandria: contribuì a perfezionare l’astrolabio e l’idroscopio, studiò geometria e si occupò di idraulica. Fu lapidata da fanatici cristiani.

Molti secoli dopo troviamo Leonardo Fibonacci: studiò i metodi aritmetici arabi e indo-arabici, introdusse il sistema metrico decimale, scoprì la sezione aurea, il rapporto (1,618) noto come “proporzione divina” o costante di Fidia: questo valore si riscontra spesso in natura, arte, architettura e design come canone di bellezza. La realtà è scritta in linguaggio matematico.

Ecco poi Tartaglia: col suo noto triangolo risolse le potenze di un binomio, risolse inoltre le equazioni di 3° grado e scrisse un trattato di balistica in un momento in cui le armi erano in rapida evoluzione.

Nel XVIII secolo visse Maria Gaetana Agnesi: in tempi in cui il genio femminile non veniva riconosciuto, le fu offerta una cattedra di matematica all’università di Bologna; scrisse un libro di matematica che fu tradotto in francese e in inglese. E’ la fondatrice del Pio Albergo Trivulzio.

Nel secolo scorso troviamo:

Khaterine Johnson, scienziata di colore che rese possibili coi suoi calcoli i voli spaziali e l’allunaggio del 1969;

Renato Caccioppoli, fondatore della scuola di analisi matematica, il quale scoprì il metodo per misurare le superfici irregolari;

Ennio de Giorgi: risolse il 19° problema di Hilbert, studiò le bolle di sapone e da questi suoi studi derivarono numerose innovazioni nell’architettura.

Un pomeriggio molto interessante !!!

UTE: Etichettatura e ritiro dei prodotti non conformi-La Parigi degli impressionisti

Il dr. Gatti ha concluso l’argomento “etichettatura degli alimenti” informandoci che l’etchetta deve sempre riportare l’indicazione nutrizionale e cioè il valore energetico, la percentuale di grassi, di acidi grassi insaturi, di carboidrati, zuccheri, proteine, sale edeventualmente fibre(per gli alimenti di origine vegetale)

Gli alimenti naturali come frutta, verdura, carne fresca non riportano ovviamente questa dicitura.

I prodotti che ancora presenti sul luogo di produzione vengono riconosciuti non conformi alle normative vigenti vengono ritirati, segregati dal resto della produzione e infine distrutti se non possono essere utilizzati in modi diversi.

Se invece viene riscontrata la non conformità del prodotto quando questo è già uscito dalla fabbrica, esso viene richiamato: viene avvisata l’ATS (Agenzia territoriale Sanitaria) vengono avvisati i clienti e il prodotto , se non può essere avviato ad altri utilizzi, viene distrutto.

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LA PARIGI DEGLI IMPRESSIONISTI – Nella seconda metà dell’800, Parigi è la capitale europea dell’arte e della cultura.

Dopo i moti del 1848 che sconvolsero Parigi (come molte capitali europee), Napoleone III ordinò una totale ricostruzione dei quartieri medioevali di Parigi, malsani e poco controllabili dalle forze dell’ordine. Le vie strette e buie sena fognature, tra palazzi alti e cadenti scomparvero per lasciare spazio ad ampi boulevards con viali alberati e illuminati di notte (prima volta nel mondo); furono predisposti ampi marciapiedi con panchine , le fognature e le rotaie dei tram.

I palazzi dovevano essere costruiti secondo regole precise che prevedevano uniformità di stile architettonico, di materiali e dimensioni.

Gli impressionisti ritrassero questa nuova Parigi, così bella e luminosa (da qui il titolo di “Ville Lumières): una città da vivere in modo nuovo.. Pittori come Callebotte, Pissarro, Monet si ispirarono ai grandi viali, alle grandi costruzioni e alle opere pubbliche e riuscirono a cogliere l’atmosfera di questi luoghi moderni e pieni di vita. E’ del 1889 l’inaugurazione della Tour Eiffel in occasione dell’Esposizione Universale; doveva essere abbattuta alla fine dell’evento, ma rimane ancora oggi una delle attrazioni principali per i turisti di tutto il mondo.

Poesia: Rosa di Maggio (A. Merini)

L’alba si è fatta
profumo di rose.
Rosa di maggio,
abbarbicata sul muro vetusto;
affresco di vita
corroso dagli scherni del tempo.
Tappeto di petali bianchi
sul selciato di dolci primavere.
Fra gli agrumi imbiancati dai fiori,
mano nella mano di mio padre,
stretta, stretta,
al richiamo del cuore di mamma,
ansioso, protettivo.
Diventeranno frutti copiosi,
allieteranno tavole imbandite
tra gli amici dell’allegria,
svaniti nei rivoli
del più salubre inganno.

In fondo, oltre la siepe,
scorgere i ceppi temprati dagli anni;
offrono ancora nuova vegetazione,
nuove foglie, tenere e indifese,
al soffio di vento.

E’ maggio. Il profumo delle rose fiorite riempie come ogni anno il cielo dell’alba. Il ciclo della vita si ripete e le rose appaiono sempre ugualmente belle e profumate, ma il muro sgretolato a cui si abbarbica il roseto porta i segni del tempo che passa.

E la mente della poetessa ricorda altre primavere, quando ritornava dalla mamma camminando mano nella mano col padre su un tappeto di petali bianchi caduti dagli alberi di un agrumeto, i cui frutti allietavano “gli amici dell’allegria”, i compagni di gioventù ormai perduti.

Poi lo sguardo ritorna alla realtà: sui vecchi ceppi germoglia no nuove foglie, che dovranno, anche loro, affrontare le sfide del vento e della tempesta.

E’ una poesia di grande dolcezza e nostalgia, ma anche di realistica consapevolezza del passare del tempo e delle sue conseguenze inevitabili.

Fiore di maggio.

E’ strano come possa capitare di scoprire improvvisamente la bellezza di una canzone che hai ascoltato distrattamente tante volte senza badare troppo al testo. Stamattina , mi è capitato di ascoltare Zucchero cantare “Fiore di Maggio” di Concato. Il fatto che fosse Zucchero a cantare, mi ha indotto a fermarmi e ad ascoltare con attenzione: mi piace molto la sua voce calda e il suo modo di interpretare le canzoni; sa essere scanzonato, ironico, e irriverente, ma sa anche essere dolce, sensibile, intenso ….

Dopo pochi istanti di ascolto scopro la poesia, la vera poesia di questa canzone … leggete bene il testo che riporto qui sotto e gustatene la bellezza…

Tu che sei nata dove c’è sempre il sole
Sopra uno scoglio che ci si può tuffare
E quel sole ce l’hai dentro al cuore
Sole di primavera
Su quello scoglio in maggio è nato un fiore

E ti ricordi, c’era il paese in festa
Tutti ubriachi di canzoni e di allegria
E pensavo che su quella sabbia
Forse sei nata tu
O a casa di mio fratello, non ricordo più

E ci hai visto su dal cielo
Ci hai trovato e piano sei venuta giù
Un passaggio da un gabbiano
Ti ha posata su uno scoglio ed eri tu

Ma che bel sogno, era maggio e c’era caldo
Noi sulla spiaggia vuota ad aspettare
E tu che mi dicevi, “Guarda su quel gabbiano
Stammi vicino e tienimi la mano”

E ci hai visto su dal cielo
Ci hai trovato e piano sei venuta giù
Un passaggio da un gabbiano
Ti ha posata su uno scoglio ed eri tu

Tu che sei nata dove c’è sempre il sole
Sopra uno scoglio che ci si può tuffare
E quel sole ce l’hai dentro al cuore
Sole di primavera
Su quello scoglio in maggio nasce un fiore

Fonte: Musixmatch


Il parassita canterino.

Ero ancora in dormiveglia e ho sentito il caratteristico verso del cùculo che sovrastava i soliti richiami mattinieri degli altri uccelli.

Cu-cù, cu-cù, cu-cù… ripeteva all’infinito mentre mi alzavo. Sembrava molto vicino e, incuriosita, sono uscita in cortile. Eccolo!!! Era sul ramo più alto, spoglio, di una vecchia betulla e di lassù riempiva il cielo col suo richiamo.

Chissà se era una femmina che stava annunciando di aver deposto proditoriamente il suo uovo nel nido di qualche ignaro merlo o se era un maschio ancora in cerca di una compagna. Il dubbio mi ha spinto a documentarmi ed ecco la risposta: è solo il maschio a emettere il verso caratteristico della specie.

Il cùculo è’ rimasto a lungo appoggiato a quel ramo, poi è volato via, continuando a lanciare il suo cu-cù che riecheggiava sempre più lontano.

Perché in natura si è evoluto un comportamento parassitario così cinico? Il cùculo, infatti depone le sue uova, fino a 20/25 in un anno, nel nido di altri uccelli. Dopo 10/12 giorni l’uovo si schiude e il neonato, ancora implume, getta fuori dal nido le uova dei “genitori adottivi” che continuano a nutrire lui solo.

Si dice che il cùculo annunci la bella stagione e che, una volta deposte le uova, abbandoni le nostre terre per volare verso l’Africa.

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