I “sugoi”

Così chiamavamo una specie di budino fatto con il mosto. Proprio in questa stagione, fine estate che già odora di autunno, mia madre pigiava l’uva del pergolato e col mosto preparava un dolce che io amavo tantissimo, come del resto tutti gli altri della famiglia.

Da piccola guardavo sempre con grande interesse i miei genitori che preparavano i “sugoi” , quando poi mi sono fatta più grande, ho anche partecipato attivamente.

Mio padre teneva in mano uno scolapasta nel quale metteva dieci cucchiai di farina bianca e (se be ricordo) altrettanti cucchiai di zucchero; allora mia madre versava a uno a uno su quegli ingredienti dieci mestoli di mosto, mentre mio padre mescolava energicamente col cucchiaio per amalgamare il tutto.

A questo punto il composto veniva messo sul fuoco ed era molto importante continuare a mescolare perchè la farina non si appiccicasse sul fondo del pentolone bruciando: ciò avrebbe irrimediabilmente rovinato tutto.

Quando il composto si addensava, lo si continuava a cuocere ancora per qualche minuto, poi, una volta tolto dal fuoco, veniva versato subito nei piatti, nelle tazze, nelle scodelle e lasciato raffreddare.

Ognuno di noi incideva, con una posata, sulla superficie dei “sugoi” le proprie iniziali o il proprio nome e, per i giorni seguenti, tutti i pasti finivano con qualche cucchiaiata di quel buon budino soffice, profumato e a volte ancora un po’ aspro .

A volte ho trovato al supermercato delle vaschette con un prodotto che pretendeva imitare quella delizia, ma non era la stessa cosa…

Un pomeriggio all’Eremo

Sabato pomeriggio, all’Eremo di San Salvatore, si ricordava la figura del Venerabile Giuseppe Lazzati, grande figura di storico -politico- intellettuale (fu rettore dell’Università Cattolica di Milano), del secolo scorso. Proprio lì all’Eremo si trova la sua tomba, a testimoniare il legame fortissimo che il Lazzati ha avuto con quel luogo carico di storia e di suggestioni uniche.

Dopo la recita dei Vespri, presieduta da Mons. Pirovano, gli alpini hanno reso omaggio al Venerabile che prese parte alla Prima Guerra Mondiale proprio nel corpo degli alpini e che alle loro associazioni rimase sempre legato per tutta la vita.

In seguito il Coro degli Alpini di Seregno, un gruppo molto conosciuto che ha avuto molti riconoscimenti in campo nazionale e internazionale, ha eseguito con grande bravura e sensibilità alcuni dei canti del loro repertorio. E’ stato come riandare agli anni della mia giovinezza, quando era così bello, dopo una camminata o dopo una riunione, cantare insieme quelle melodie cariche di tutti i sentimenti più semplici e profondi.

Nel coro spiccavano alcune voci veramente notevoli, che incantavano negli assoli, ma che poi si amalgamavano splendidamente con quelle degli altri coristi.

Un pomeriggio molto piacevole, in un ambiente di grande bellezza: dall’Eremo infatti si può ammirare tutto il Pian d’Erba, con il verde ancora intenso dei suoi boschi e i suoi laghi che si delineano sotto l’orizzonte.