UTE: La Res Publica Christiana . Lezione/concerto: Il Romanticismo di Schumann

Per un contrattempo, don Ivano ha potuto presentare solo in parte la sua lezione, che conclude il suo ciclo di lezioni sulla rinascita dopo l’anno Mille, operata con grande merito soprattutto dai monaci dei vari ordini religiosi (tutti ispirati a San Benedetto)

Tra l’XI e il XII secolo la religione è l’elemento che accomuna tutti i popoli europei ed è diffusa la convinzione che proprio la religione , portando al rispetto delle persone, può migliorare la società. Ma, ecco, qui di seguito copio e incollo la conclusione della tradizionale piccola dispensa che don Ivano ci regala ad ogni lezione

Che cosa abbia rappresentato questa idea di una Europa cristiana, che, anche senza particolari riconoscimenti giuridici, viene vissuta e gestita come una realtà unificata dal comune sentire religioso, lo lascia intuire lo storico, Roberto Lopez (1910-1986) di origini genovesi e poi naturalizzato statunitense, quando dovette lasciare l’Italia per le leggi razziali. Alla ricerca di una visione storica che possa considerare l’Europa come una realtà possibile e nient’affatto solo ideale, proprio su questo periodo, dice:

All’inizio del nostro millennio, la respublica christiana di fede cattolica, riparata al sud dalla potenza avversaria ma civilizzata dell’Islam, protetta a sud-est dalla presenza scomoda ma familiare dell’impero bizantino, completata a nord e a nord-est da popoli che fino allora avevano costituito per essa una perenne minaccia, non era più esposta direttamente alle incursioni di barbari veri e propri. Più fortunata dell’Asia, dell’Africa e della stessa Europa ortodossa, che rimasero aperte agli attacchi di popoli nomadi, l’Europa cattolica ha potuto sviluppare la sua civiltà, negli ultimi mille anni, senza temere irruzioni imprevedibili che venissero da uno spazio ignoto. Se questa svolta decisiva si fosse prodotta cento anni prima, avrebbe forse potuto procurare un respiro all’impero carolingio e far partire l’Europa da una piattaforma unitaria. Nel secolo IX, il governo centrale, nonostante i suoi gravi difetti, rappresentava una forza attiva superiore a quella degli enti locali. Ma nel secolo X l’impero si era liquefatto, mentre l’incipiente ripresa demografica ed economica risvegliava dal torpore ogni cellula del tessuto europeo. Il particolarismo divenne così la forza principale dell’Europa. Per quanto è necessario concentrare l’attenzione sui problemi locali, gli uomini hanno bisogno di ideali. Mentre forze locali affrontavano i problemi immediati, il sogno di una respublica christiana sopravvisse. Non doveva dileguarsi del tutto fin quando gli Stati nazionali furono preparati a raccoglierne l’eredità. Allora, ma soltanto allora, l’Europa balzò fuori sotto la forma che conosciamo e amiamo: non come una civiltà uniforme, pesantemente segnata dall’impronta di un impero autoritario, ma come un mosaico di culture indipendenti e alleate, cementate insieme soltanto dall’affinità dello spirito. (Lopez, p.126-127)

La cosiddetta res publica christiana non è mai stato un organismo giuridico con tutte le strutture necessarie per costituire l’Europa, non solo come una espressione geografica, ma come un “corpo politico”;essa è piuttosto una idea, che in certi periodi storici ci si immagina di poter realizzare come un unico mondo, anche a veder conservati i particolarismi, da cui essa è composta e che coincidono con le diverse popolazioni con i loro linguaggi, per nulla divisivi, ma divenuti rivelazione di una ricchezza sottesa. I per-corsi fatti, spesso con le forme di contrapposizione che sconfinano negli scontri e nelle guerre, lungi dal mortificare l’ideale unitario, comunitario, federale, hanno rafforzato il convincimento di dover costruire progressivamente questo senso di appartenenza che non deriva solo dal fatto di risultare legati al territorio da noi chiamato con il nome di Europa, ma soprattutto dall’avere in comune quel genere di sentimento religioso che deriva da una lunga storia. Qui la religione non è solo un particolare fenomeno storico e culturale, ma l’avvertenza di un legame che ci fa appartenere ad una famiglia e che ci lega insieme. Si potrebbe richiamare il famoso intervento di Benedetto Croce, con cui il filosofo, anche ad essere liberale, sosteneva che non si può non essere cristiani, appartenendo alla storia italiana; la medesima affermazione può essere applicata all’Europa, le cui radici cristiane non possono essere affatto estirpate, e comunque sono rilevanti per costruire e costituire il comune sentire europeo, oggi necessario.

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SCHUMANN – Uno dei più rappresentativi musicisti del Romanticismo è certamente Robert Schumann, uomo dai molti interessi, che poi decise di concentrarsi sulla musica e sulla composizione.

Il M°. Scaioli ieri ci ha fatto ascoltare molti suoi brevi componimenti dai quali traspare la grande sensibilità artistico-poetica di Schumann, la sua capacità “descrittiva” di situazioni e personaggi passando da melodie dolci e romantiche a momenti di grande forza espressiva con una naturalezza e facilità sorprendenti. Purtroppo ebbe una vita breve e finì i suoi giorni in un manicomio tormentato da allucinazioni sconvolgenti. Fino all’ultimo è stato profondamente amato dalla moglie , Chiara , figlia di Listz, che da grande pianista concertista fece conoscere le opere del marito.