Poesia: Rosa di Maggio (A. Merini)

L’alba si è fatta
profumo di rose.
Rosa di maggio,
abbarbicata sul muro vetusto;
affresco di vita
corroso dagli scherni del tempo.
Tappeto di petali bianchi
sul selciato di dolci primavere.
Fra gli agrumi imbiancati dai fiori,
mano nella mano di mio padre,
stretta, stretta,
al richiamo del cuore di mamma,
ansioso, protettivo.
Diventeranno frutti copiosi,
allieteranno tavole imbandite
tra gli amici dell’allegria,
svaniti nei rivoli
del più salubre inganno.

In fondo, oltre la siepe,
scorgere i ceppi temprati dagli anni;
offrono ancora nuova vegetazione,
nuove foglie, tenere e indifese,
al soffio di vento.

E’ maggio. Il profumo delle rose fiorite riempie come ogni anno il cielo dell’alba. Il ciclo della vita si ripete e le rose appaiono sempre ugualmente belle e profumate, ma il muro sgretolato a cui si abbarbica il roseto porta i segni del tempo che passa.

E la mente della poetessa ricorda altre primavere, quando ritornava dalla mamma camminando mano nella mano col padre su un tappeto di petali bianchi caduti dagli alberi di un agrumeto, i cui frutti allietavano “gli amici dell’allegria”, i compagni di gioventù ormai perduti.

Poi lo sguardo ritorna alla realtà: sui vecchi ceppi germoglia no nuove foglie, che dovranno, anche loro, affrontare le sfide del vento e della tempesta.

E’ una poesia di grande dolcezza e nostalgia, ma anche di realistica consapevolezza del passare del tempo e delle sue conseguenze inevitabili.

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