Una settimana all’UTE

Avendo avuto diversi contrattempi, non ho avuto modo di fare il solito resoconto alla fine delle lezioni , perciò ora farò seguire una brevissima sintesi delle lezioni di questa settimana.

Martedì, 24 febbraio Nella prima ora, il prof. Galli ha concluso il breve ciclo di lezioni dedicato al Risorgimento, partendo dalla figura di Cavour, forse il più grande uomo politico che l’Italia abbia avuto. Nato da famiglia nobile, viaggiò a lungo per l’Europa ed ebbe così modo di vedere come gli altri stati si stessero riformando sotto la spinta della rivoluzione industriale. Tornato nella sua tenuta agricola, sperimentò nuove tecniche di coltivazione e fu poi nominato da re Vittorio Emanuele II ministro dell’agricoltura e subito dopo ebbe la carica di primo ministro (1852).

Il suo merito maggiore fu quello di aver capito che era necessario sì unificare l’Italia, ma che per far questo si doveva ammodernare il Regno con riforme profonde e si dovevano cercare alleati potenti. Con un grande lavoro diplomatico riuscì a portare Napoleone III a firmare il trattato di Plombières , che impegnava l’imperatore francese a intervenire al fianco del Piemonte in caso di attacco austriaco. Cavour provocò questo attacco e la guerra scoppiò (1859). A Magenta, Solferino e San Martino, gli Austriaci furono sconfitti in battaglie sanguinosissime che indussero Napoleone III a chiedere un armistizio separato. Nel frattempo però Garibaldi alla testa dei suoi volontari aveva liberato le città di Varese, Como, Bergamo e Brescia. Lasciato solo, Cavour si vede costretto a chiedere la pace e si dimette. Subito dopo nelle regioni del centro-Italia i democratici insorgono, cacciano i regnanti e attraverso i plebisciti ottengono l’annessione al Piemonte. Nell’anno successivo, Garibaldi arriva in Sicilia e, con quella che è passata alla storia come la “Spedizione dei Mille” libera in breve tempo il sud dal governo borbonico; Cavour gli manda incontro l’esercito piemontese capeggiato da Vittorio Emanuele II, che viene salutato come Re d’ Italia.

Nel 1869 con la Terza Guerra d’Indipendenza, l’alleanza con la Prussia consente la conquista del Veneto e del Friuli e l’anno seguente, approfittando della sconfitta francese contro la Prussia, l’esercito italiano entra in Roma e termina così il millenario stato Pontificio. Il Papa non riconosce lo Stato italiano e proibisce ai cattolici di partecipare alla vita politica.

L’unificazione italiana è avvenuta grazie all’alleanza tra moderati e democratici; i contadini restarono estranei a questo movimento. L’Italia unita era uno stato povero e con tanti problemi organizzativi e strutturali da risolvere. Il sud diventa una colonia piemontese e questo fa sì che la questione meridionale non sia ancora risolta ai nostri giorni.

Nella seconda ora di lezione, Don Vismara ci ha portato a rivedere le più importanti testimonianze di arte romanica (e quindi medioevale) nei nostri territori , dove troviamo numerose chiese, battisteri (solo le chiese plebane ne erano dotate), campanili e monasteri. Tra le più importanti ricordiamo la Basilica di Galliano (nome che rivela la presenza di Galli) a Cantù con l’attiguo Battistero a base quadrata. Anche ad Agliate ( un tempo importante nodo stradale perché vi si poteva guadare il Lambro) esiste una Basilica romanica che sorge proprio sulle rive del fiume. A Mariano Comense è possibile ammirare la chiesa prepositura, il battistero e anche una necropoli precristiana; anche a Oggiono è ottimamente conservato il Battistero a base esterna ottagonale (7 lati ricordano i si giorni della creazione più il giorno del riposo del Creatore; l’ottavo lato ricorda la risurrezione e la vita ultraterrena). Da ultimo, don Vismara ha ricordato la nostra chiesa plebana di Piazza Mercato, dedicata a Santa Eufemia, e il suo bel campanile costruito con molto materiale di reimpiego, proveniente da precedenti costruzione di epoca precristiana; certamente questo campanile, come molti altri nella zona, aveva funzioni di difesa e di segnalazione.

In Brianza, restano anche molti monasteri di epoca medioevale; uno dei più conosciuti è quello di San Pietro in Civate, la cui origine è avvolta nel mistero.

Tutte queste costruzioni risalgono all’XI secolo.

Venerdì, 27 febbraioPrima ora – Il dr, Spagnuolo ieri ci ha richiamato le norme che regolano gli atti testamentari. Vi sono tre tipi di testamento: olografo, pubblico e segreto.

Il testamento olografo è la forma più semplice che viene utilizzata soprattutto quando non vi sono patrimoni ingenti. Deve essere scritto di proprio pugno dal testatore (chi fa testamento), deve riportare la data e deve essere firmato. Va conservato in un luogo in cui possa essere ritrovato oppure può essere registrato sull’apposito registro del Notariato. Il testatore può disporre del proprio patrimonio rispettando la quota legittima che può essere del 50% o del 75% a seconda del numero degli eredi; la parte eccedente questa quota può essere devoluta a chiunque.

Gli eredi diretti sono i figli e i figli dei figli o , in assenza di essi, i genitori; eredi collaterali sono fratelli e i loro figli.

Non è valido il testamento contestuale tra marito e moglie: ognuno deve scrivere di suo pugno il proprio testamento olografo. Il testamento può essere cambiato, per questo è importante apporre sempre la data: l’ultimo in ordine di tempo sarà l’unico a essere ritenuto valido. Il testamento può essere impugnato entro il termine temporale di dieci anni.

Il testamento pubblico è quello che si fa alla presenza del notaio e di due testimoni: è la forma più consigliata per chi è in possesso di patrimoni complessi. In caso di accettazione della successione, si accettano anche i debiti eventuali,; si può accettare la successione con beneficio di inventario e, in questo caso, l’accettazione è condizionata dallo stato patrimoniale del defunto.

Il testamento segreto è quello che viene consegnato in busta chiusa al notaio, che lo aprirà solo alla morte del testatore.

Se si ravvedono irregolarità in un testamento, lo si può impugnare. Chi è interdetto o non è in grado di intendere e di volere non può fare testamento.

L’argomento ha suscitato, come prevedibile, molto interesse e, alla fine della lezione, sono state poste molte domande al dr. Spagnuolo, che ha risposto con la ben nota chiarezza e competenza.

Seconda ora – Don Ivano, continuando l’analisi dei protagonisti della rinascita dopo l’anno mille, ci ha parlato di San Norberto di Xanten e di Sant’Aelredo di Rievaulx, due monaci benedettini, in un periodo in cui la missione dei monasteri viene intesa in un modo diverso rispetto ai secoli precedenti. Infatti mentre prima si costruivano i monasteri in luoghi lontani dai centri abitati e spesso raggiungibili con qualche difficoltà, dopo il mille i monasteri vengono costruiti nelle città per essere più vicini alla gente e in essi viene data molta importanza all’attività economica: è grazie ai monasteri che vengono ammodernati i metodi di coltivazione dei campi ed è sempre nei monasteri che vengono esperimentate le innovazioni tecnologiche, grazie anche all’opera dei conversi. I benefici della ricchezza prodotta dai monasteri ha ricadute benefiche sulla città ed è in questo periodo che nascono le prime università

San Norberto era un canonico tedesco Premonstratense: voleva che i suoi monaci uscissero dal convento per predicare e per questo allestì scuole per la loro preparazione.

Sant’Aelredo visse presso il re di Scozia; aveva passione per la cultura, era il maestro dei postulanti e istruiva i suoi discepoli sui testi di Cicerone. Ha lasciato scritti che rivelano grande cultura, delicata sensibilità e ammirevole ricchezza spirituale.

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