Si sta placando la furia del vento che per tante ore ha flagellato la nostra città.
Ieri il vento era così forte che ti costringeva a correre anche se non volevi o ti impediva di avanzare se te lo trovavi di fronte. Ha strappato le prime foglie tenere, appena spuntate, degli alberi del cortile, ha fatto cadere un nido dal mio vecchio cedro e anche le margherite delle aiuole ieri non si sono aperte: l’aria fredda ha impedito loro di dischiudere le loro corolle, sembravano impaurite da tanta furia. A tratti il vento muggiva lamentosamente sui tetti e l’aria era piena di scricchiolii e di cigolii sinistri, di tonfi di cose abbattute: tutto questo incuteva paura.
Stamattina il vento soffia ancora, ma più gentilmente; però, affacciandomi alla finestra, ho visto sedie ribaltate, un armadietto, che contiene utensili per l’orto, del tutto sfasciato e capovolto sopra l’aiuola: piccoli danni, per fortuna, ai quali potrò rimediare facilmente.
