Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la lingua latina continua ad essere parlata e prende cadenze e connotazioni locali. La lingua volgare (cioè parlata dal volgo) si differenzia pertanto da regione a regione o addirittura da città a città; Dante, nel “De Vulgari Eloquentia” individua ben 14 lingue locali nalla nostra penisola. Nel frattempo però il latino continua ad essere la lingua scritta delle persone colte e degli atti ufficiali.
Bisogna arrivare alla fine dell’VIII secolo per trovare una prima piccola testimonianza scritta che documenta l’uso di una lingua che non è più il latino, ma non è ancora l’italiano; è una nota a margine di un testo che è conosciuta come “Indovinello Veronese” in cui la scrittura viene paragonata alla semina. Forse più conosciuto è il “Placito Capuano” , la trascrizione degli atti di un processo in cui la testimonianza di un popolano viene riportata nella lingua parlata da quest’ultimo “Sao ko kelle terre …..” in cui è interessante notare la sparizione dei casi latini e l’introduzione della congiunzione “ko” che diventerà poi “che”.
S9oltanto nel XIII secolo si ha una vera e propria produzione letteraria coi grandi padri della nostra lingua: Dante, Petrarca e Boccaccio. Questa esplosione di alta letteratura è contestuale alla rinascita economica e sociale di quel periodo storico, dovuta a innumerevoli fattori.
Oltre alle opere dei tre grandi letterati già citati, bisogna ricordare la poesia religiosa di personaggi come San Francesco, Jacopone da Todi, San Bernardino da Siena.
A questo punto la prof. Miryam Colombo ci ha letto e fatto di nuovo apprezzare la lauda di San Francesco nota come il Cantico delle Creature.
LA GUERRA DEI CENT’ANNI (1337 – 1453) – Nella lezione precedente, la nostra cara amica Alberta Sampietro, nel ruolo di docente, ci aveva parlato ampiamente di una figura straordinaria di donna; Eleonora d’Aquitania. Costei, avendo ereditato il trono di Aquitania ed avendo poi sposato il re d’ Inghilterra è all’origine dei contrasti che opporranno Francia e Inghilterra per il controllo del territorio francese.
All’inizio del XIV secolo. infatti, buona parte della Francia era costituita da feudi governati dai sovrani inglesi, vassalli del re francese. Quando quest’ultimo morì senza lasciare eredi maschi, il re d’Inghilterra, Edoardo III, avanzò pretese su quel trono vacante e scoppiò la guerra. Tra periodi di combattimenti sanguinosi, lunghe pause, epidemie di peste e vicende varie, la guerra si protrasse per più di 100 anni: l’Inghilterra, pur avendo un esercito meno numeroso, ma più fedele al re e ben comandato, vinse le tre battaglie più importanti,tanto che, dopo la terza vittoria, il re d’Inghilterra Enrico V deteneva sia la corona del regno di Inghilterra che quella del regno di Francia. La situazione troverà una soluzione definitiva solo con Giovanna d’Arco, una giovanissima donna analfabeta che si porrà a capo dell’esercito francese a fianco del Delfino di Francia e caccerà gli Inglesi dal suolo francese.
Grazie, Alberta! Ho finalmente capito qualcosa di questo periodo storico che per me era sempre rimasto un enigma.
