UTE: La società spagnola del Cinquecento riflessa nell’opera”Lazarillo de Tormes” – Logica e sacralità del tempo

La prof. Piccolo ci ha proposto un argomento interessante, che ha esposto con la consueta vivacità e passione.

Il racconto “Lazarillo de Tormes” può essere considerato il primo tentativo di romanzo nella letteratura europea. Il termine “lazarillo”, anche oggi, in Spagna, significa “bambino che guida un cieco”. Il libro racconta in prima persona la storia di un bambino che la madre, ridotta in povertà, affida a un cieco perché lo mantenga in cambio dei suoi servigi. Il cieco, però, è molto crudele e Lazarillo scappa e trova via via altri padroni, tra cui un hidalgo decaduto, un escudero, un frate, un venditore di indulgenze, un pittore, un cappellano e un arciprete. Attraverso le peripezie di Lazarillo, l’autore (anonimo, forse un ebreo convertito) critica ferocemente non solo l’ipocrisia e le ingiustizie della società civile spagnola, ma anche la corruzione del clero e della Chiesa.

L’ultimo padrone consente a Lazarillo di intraprendere una sua propria attività e di riscattarsi dalla sua condizione di servo, ma in cambio gli impone il matrimonio con la sua amante. Lazarillo finge di non capire quale sia la realtà dei rapporti della moglie con il cappellano e mette a tacere i pettegolezzi con le minacce. La sua scalata verso la rispettabilità ha un amaro epilogo: il vantaggio economico della sua “sistemazione” viene pagato con la perdita dell’onore e del rispetto di sé stesso.

La forte critica verso la Chiesa ha fatto sì che il libro “Lazarillo de Tormes” circolasse in tutta Europa, tradotto in varie lingue, per solo 5 anni (1554-1559), poi fu messo all’indice.

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LOGICA E SACRALITA’ DEL TEMPO – Difficile dare una definizione di tempo; per sant’Agostino è una dimensione dell’anima, per Bergson il tempo è legato alla coscienza.

Definiamo tempo biologico la durata della vita, sia essa individuale o della specie, di una civiltà o dell’Universo. Il tempo è un anello secondo Nietzsche.

Per i Greci, il tempo era una divinità (Chronos), che divorava i suoi figli; la sua sposa, Reia, riuscì però a salvare l’ultimo figlio, Zeus, che uccise il padre. Con il teatro, i Greci dimostravano la dinamicità del tempo. Il calendario romano prevedeva 10 mesi; fu Giulio Cesare ad aggiungerne due; l’anno cominciava a marzo (in onore di Marte). Il nostro è il calendario modificato nel VI secolo d.C. da Papa Gregorio Magno che introdusse l’anno bisestile per correggere i calcoli precedenti.

Con la rivoluzione industriale, è cambiato anche il ritmo della nostra alimentazione per adattarsi alle esigenze della produzione. Oggi non si può perdere tempo, che è denaro.

Duemila anni prima di Cristo, i Maya avevano un calendario lunare che prevedeva 13 mesi di 28 giorni e il 25 del settimo mese aggiungevano un giorno (per arrivare a 365) e lo definivano “giorno fuori dal tempo”.

Il prof. Creuso propone sempre temi molto originali e inconsueti ed è sempre un piacere ascoltarlo.

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