80 anni fa, il 6 agosto 1945, alle ore 8,15, la prima bomba atomica scoppiava su Hiroshima. Un minuto dopo 140.000 persone erano state cancellate dalla faccia della terra insieme a un’intera città.
Si disse che era stato deciso così dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra, ma davvero non si potevano tentare altre vie? Ed è stato sempre così inevitabile l’ulteriore bombardamento di Nagasaki tre giorni dopo?
Oggi il Giappone ricorda in silenzio perché non ci sono parole per esprimere il dolore di un popolo intero e l’orrore che è seguito a quegli eventi infausti e, come si legge nell’articolo di RAINews (linkato qui sopra) gli ormai pochi superstiti deplorano la nuova corsa agli armamenti e il dispiegamento di mezzi portatori di bombe atomiche: ora sappiamo cosa possono fare e sappiamo anche che ricorrendo a quelle armi si decide la fine dell’umanità. A questo punto serve solo un po’ di buon senso e basterebbe un attimo per chiedersi “Cui prodest?” (a chi giova?) come dicevano i nostri antenati. E l’inevitabile risposta, da sola, dovrebbe far giudicare ridicolmente tragiche certe dimostrazioni di forza.
