Don Vismara ieri ha ripreso il fiilo del discorso cominciato lo scorso anno, dandoci ulteriori chiavi di lettura del nostro territorio..
La religione cristiana , nell’alto medioevo, ha certamente favorito l’integrazione fra la cultura delle popolazioni che abitavano il nostro territorio e le nuove popolazioni barbariche che a più riprese qui si sono insediate. Tale integrazione è avvenuta in tempi abbastanza brevi grazie anche ai commerci e ai pellegrinaggi: le persone si spostavano da una zona all’altra e portavano con sé idee, usanze e conoscenze: dal confronto scaturivano un beneficio reciproco e una nuova cultura.
Le strade che percorrevano il nostro territorio seguivano tracciati antichissimi, segnati già, in epoca pre-romana, dalle popolazioni celtiche e liguri e congiungevano Milano alla Brianza. Tra queste vie di comunicazione possiamo ricordare la Comasina, che affianca il percorso del Seveso, la Valtellinese, la Pedemontana che si snodava ai piedi delle Prealpi e la Milano-Incino- Bellagio.
Lungo queste strade erano posti, in epoca romana, i pilastrelli, pietre miliari su cui era incisa la distanza da Milano; ecco così spiegati certi toponimi come Quarto (Oggiaro), Sesto (San Giovanni) ecc.
La strada Arosio-ERba incrociava la Pedemontana a Buccinigo dopo aver attraversato Parravicino dove sostavano i cavalli dei viandanti. Vicino ai pilastrelli , in epoca pre-cristiana, si costruivano delle edicole dedicate a Mercurio; più tardi invece tali edicole furono sostituite da chiesette con ampi porticati sotto cui trovavano riparo viandanti e pellegrini. Lungo il percorso delle strade più importanti sorgevano anche degli “Xendoxi” , luoghi in cui la gente di passaggio poteva essere curata, ma venivano accolti anche i malati della zona e gli orfani.
Il nome Tavernerio deriva in modo evidente da “taverna” perchè lì si trovava un accampamento di soldati che sorvegliava la strada verso Como.
Sui tanto corsi d’acqua, più o meno importanti delle nostre zone, sorgevano molti mulini per la molitura dei cereali o per la lavorazione dei tessuti o per azionare i magli.
I toponimi che hanno la desinenza in -IGO/-AGO denotano un’origine celtica, preromana, mentre i centri abitati i cui nomi terminano in -ATE/-ANO hanno avuto origine in epoca romana.
Dopo queste interessanti informazioni, il nostro docente è poi passato a individuare, nel dialetto di Erba e dintorni, molti termini che derivano dai Goti, dai Longobardi o dai Latini.
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INCONTRO CON L’AUTORE – In coincidenza col “Giorno della Memoria”, il programma dell’UTE ci ha proposto l’incontro con lo scrittore Giovanni Luigi Navicello, che, con il valido supporto della giornalista Erica Fusi, ci ha presentato il suo ultimo libro: Dannati e condannati- Welcome to Sarajevo.
Vi si racconta la vera storia di chi ha partecipato alla missione di pace in Bosnia Erzegovina nell’ultimo decennio del secolo scorso. A questo punto è bene comprendere il contesto storico in cui gli avvenimenti narrati sono accaduti.
Tito, per quarant’anni, con il pugno di ferro, era riuscito a tenere insieme le miriadi di etnie diverse che popolano la Dalmazia e che da sempre nutrono sentimenti di profondo odio reciproco. Sarajevo tuttavia era un esempio di civile convivenza fra culture e religioni diverse.
Alla morte di Tito, la Slovenia ha per prima chiesto l’indipendenza dalla Jugoslavia (1991) e l’ha ottenuta in pochi giorni e lo stesso è accaduto per la Macedonia. Anche la Croazia ha rivendicato la sua autonomia, ma Milosevic, presidente della confederazione che mirava a costituire la “Grande Serbia” , mandò i soldati e cominciò una guerra ferocissima.
Nel 1995 a Dayton viene firmato un trattato e l’ONU invia le truppe per far rispettare la tregua. Anche l’Italia deve mandare un suo contingente: è una missione di pace, viene detto ai soldati, che partono con la certezza di trovare un ambiente ormai sicuro.
La realtà però è ben diversa e i soldati se ne accorgono già alle porte di Sarajevo, dove trovano sui muri la scritta “Welcome to Sarajevo, welcome to Hell!”
Il libro racconta la cruda realtà in cui i nostri ragazzi, giovani di 20 anni, si sono trovati ad operare …. Ho comprato il libro e ne parlerò appena lo avrò letto.
