Troppa ricchezza può far male …

Certamente non sarà sfuggita a nessuno questa notizia, che mi lascia allibita: a Musk un compenso di mille miliardi.

L’articolo di Avvenire spiega le condizioni a cui questo compenso è stato concesso, ma io mi chiedo come può essere che tanto potere economico sia concentrato nelle mani di un solo uomo?

Ecco cosa mi dice internet: “La ricchezza di Elon Musk è superiore al PIL di molti stati africani, e supera il PIL del Sudafrica. Sebbene le cifre esatte del patrimonio di Musk e dei PIL africani varino nel tempo, è dimostrato che il patrimonio di Musk è più elevato del PIL di circa 171 stati a livello globale, il che include la maggior parte dei paesi africani, sottolineando la differenza tra la ricchezza individuale e la produzione economica nazionale”. 

Non so che effetto faccia agli altri questa informazione, ma io ne resto scioccata.

UTE: Guglielmo da Occam – Digitalizzazione

Il Prof. Porro, da sempre docente apprezzatissimo dai nostri soci, oggi ci ha parlato di un importante filosofo del Basso Medioevo: Guglielmo da Occam (Occam era una località inglese oggi inglobata nella città di Londra), che, nel libro di Umberto Eco “Il nome della rosa” è interpretato da Sean Connery (sotto il nome di Guglielmo da Baskerville).

Perché Eco ha scelto questo personaggio per il suo romanzo? Perché Guglielmo da Occam è stato un filosofo che ha segnato un passaggio importante nella cultura della sua epoca: rifuggendo dalla cultura medioevale che si rifaceva a Platone e al suo “mondo delle idee”, il nostro pensatore affermò un nuovo modo di interpretare la realtà, basato sull’esperienza e sulla osservazione dei fenomeni.

Il contesto storico era piuttosto inquieto per il contrasto tra Papato e Impero: il Pontefice Giovanni XXII era ad Avignone, sotto il controllo del re di Francia; il contrasto citato si rifletteva anche all’interno della Chiesa stessa e tra i vari ordini religiosi. Mentre i domenicani sostenevano il Papa e traducevano il pensiero di Aristotele per gettare le basi del pensiero cattolico, i francescani si dividevano in conventuali (che sostenevano che se personalmente i frati non dovevano possedere nulla, l’ordine però aveva questa facoltà) e gli spiritualisti (che sostenevano un concetto estremo di povertà, sia per i frati sia per la Chiesa e per il Papa).

Guglielmo da Occam, credente, sosteneva la tesi degli “spirituali” e per questo venne imprigionato, ma fu poi liberato dal duca Ludovico IV di Baviera e Guglielmo vivrà in seguito a Monaco fino alla sua morte.

Guglieòmo da Occam confutò le 5 regole di San Tommaso D’Aquino con cui si voleva dimostrare l’esistenza di Dio, infatti Guglielmo affermava che la ragione non può arrivare a dimostrare i dogmi della fede, che come tali, vanno semplicemente accettati come verità rivelate. Oltre a ciò il nostro filosofo arrivò ad affermare l’autonomia e l’indipendenza dei due poteri, politico e spirituale: il Papa, quindi non poteva intervenire nella gestione del potere politico,

Sempre bello ascoltare il prof. Porro!

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DIGITALIZZAZIONE: Il segretario generale regionale delle associazioni dei consumatori, Davide Zanon, oggi ci ha ulteriormente chiarito l’uso delle principali app di cui oggi ci viene chiesto l’utilizzo ad ogni piè sospinto. Ci ha così spiegato in dettaglio l’uso della SPID, della CIE, dell’App IO e come accedere al fascicolo sanitario regionale.

Ci ha spiegato inoltre che bisogna diffidare di chi ci chiede i nostri dati e quali siano le misure di sicurezza messe in atto dai vari sistemi digitali.

Un sito per chiedere aiuto in caso di difficoltà? www.codicilombardia.org

UTE: Le lingue romanze – Impero e Papato in lotta tra loro.

Alla caduta dell’impero Romano, in quasi tutta l’Europa il latino era la lingua ufficiale, ma presto nel linguaggio parlato prendono il sopravvento nuove forme linguistiche diverse da zona a zona, mentre il latino scritto resiste ancora per molti secoli in tutti gli atti ufficiali.

Con l’evoluzione del modo di vivere e con l’introduzione di nuove invenzioni, il linguaggio si adegua arricchendosi di nuovi vocaboli, che a volte derivano anche da lingue di popoli che vengono da lontano (es. gli Arabi).

La maggior parte delle persone non sapeva leggere, ma a poco a poco anche le lingue volgari (lingue parlate dal volgo) vennero utilizzate anche a livello scritto, per rispondere alla necessità di essere compresi da più persone. Nascono così le lingue romanze, mentre il latino rimane relegato alle cerimonie religiose e agli atti notarili.

Bisogna comunque far notare che già all’epoca dell’impero il popolo parlava un latino diverso dal latino colto e in “dialetti” diversi da provincia a provincia, dove il latino si mischiava con le lingue preesistenti alla conquista romana. Con la fine dell’impero le radici delle antiche lingue riaffiorano facendo propri alcuni vocaboli e certe regole della lingua latina e si arricchiscono anche con quelle dei popoli che arrivano a varie ondate da oriente. Le principale lingue romanze sono attualmente: italiano, sardo, francese, portoghese, ladino, romeno, catalano, castigliano,.

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PAPATO E IMPERO IN LOTTA TRA LORO – Si sono verificate ondate di emigrazioni (invasioni) di popoli sia dal nord (Normanni, Ungari) che dal sud (saraceni -musulmani).

Dal Mille comincia la Rinascita, che è in parte dovuta allo svanire della paura che dovesse arrivare la fine del mondo: l’aumento della popolazione traina uno sviluppo dell’economia e il periodo che ne segue dovrebbe essere considerato la “res publica cristiana”: l’imperatore era il punto di riferimento unificante dei vari signori locali. Quando Leone III incorona Carlo Magno, per ottenere la sua protezione contro i rivali delle famiglie potenti romane, nasce poi il problema: quale carica (imperatore e Papa, prevale sull’altra? Il Papa afferma la sua superiorità poichè il suo potere viene da Dio. Gregorio VII fa valere la storia del Papato, ma l’imperatore avrà la meglio su di lui, che morirà a Salerno

Oggi, sciopero generale….

leggendo i giornali, si apprende che in molte città italiane l’adesione allo sciopero per protestare contro il genocidio dei Palestinesi nella Striscia di Gaza è notevole.

Molti dicono che non aiuterà i Palestinesi, così come forse non sarà stata di grande aiuto l’impresa della Flotilla, però a me sembra cosa buona che il mondo gridi finalmente che quello che sta accadendo non è accettabile. Non si può sparare sui bambini, non si può sparare su chi chiede cibo ed acqua, non si può far morire di fame la gente inerme….

Netanyahu e i suoi ministri riflettano: se poco meno di 90 anni fa il mondo fosse stato informato di quello che accadeva nei lager tedeschi, forse anche allora sarebbe insorto (voglio essere ottimista) e forse sarebbero stati passati per il camino molti meno Ebrei.

Se oggi il mondo sa ed è informato non è certo per merito di Israele che vieta l’ingresso nella Striscia ai giornalisti (vergogna!!!!!) ma grazie a coraggiosi reporter palestinesi che riescono, grazie a internet a inviare foto e video davvero scioccanti.

Lo sciopero ha lo scopo di creare disagio per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi, quindi io sto dalla parte di chi sciopera e spero che i governi di molti paesi siano costretti a prendere posizione e ad agire.

Un popolo di ferro o…

Ho appena visto alla TV uno spot pubblicitario delle Ferrovie dello Stato che, non so se a torto o a ragione, mi ha ricordato uno slogan di 90 anni fa.

Il 2 ottobre 1935, Mussolini pronunciò un discorso che preludeva all’inizio della guerra in Etiopia e in quell’occasione il duce definì gli Italiani “un popolo di santi, poeti, navigatori…”. Ebbene nello spot delle ferrovie dello Stato si magnificano gli Italiani come POPOLO DI FERRO (ferro allude al ferro delle rotaie evidentemente) e il tono è marcatamente nazionalistico.

Da tempo non frequento i treni dello Stato e, forse, funzioneranno anche bene, ma ho invece esperienza diretta e indiretta di come funzionino le Ferrovie Nord e, se dobbiamo definirci in base al funzionamento del servizio ferroviario, mi viene da dire allora che più che un popolo di ferro potremmo definirci un “popolo di latta”

Nonostante tutto, buona giornata!

Sono tanti i motivi che oggi mi angustiano:

  • Perchè ci devono sempre essere dei CRETINI che sporcano le manifestazioni PACIFICHE della gente perbene? Cosa c’entrava ieri nelle manifestazioni pro-Palestina la violenza di chi ha vandalizzato la stazione centrale di Milano? Era un modo democratico di esprimere solidarietà a un popolo che nessuno vuole difendere e che sta vivendo in un inferno senza fine.
  • Perché stampa ed esponenti politici hanno subito colto l’occasione per etichettare tutti i manifestanti come violenti? Questa è disonestà.
  • Cosa sta succedendo in America? Abbiamo sempre guardato agli Stati Uniti come esempio di democrazia e stiamo assistendo a un “rimbambimento” generale che, iniziato già da tempo, ora dà sempre più segni di degenerazione. Ci si autoproclama paladini del cristianesimo e si deportano gli immigrati, si censura l’informazione, si incita all’odio verso chi la pensa diversamente. E’ questo il senso dell’essere cristiani?
  • Si moltiplicano le provocazioni di Putin verso l’odiatissima Europa, a cosa può portare una situazione del genere? Non voglio nemmeno cercare risposte a questa domanda, perchè il solo cercare di formularle mi manda in crisi.

Nonostante tutto questo, auguro buona giornata a chi passa da queste parti: dobbiamo continuare a sperare che alla fine prevalga il buon senso di chi ha nelle sue mani il potere di decidere la sorte dei popoli.

I “sugoi”

Così chiamavamo una specie di budino fatto con il mosto. Proprio in questa stagione, fine estate che già odora di autunno, mia madre pigiava l’uva del pergolato e col mosto preparava un dolce che io amavo tantissimo, come del resto tutti gli altri della famiglia.

Da piccola guardavo sempre con grande interesse i miei genitori che preparavano i “sugoi” , quando poi mi sono fatta più grande, ho anche partecipato attivamente.

Mio padre teneva in mano uno scolapasta nel quale metteva dieci cucchiai di farina bianca e (se be ricordo) altrettanti cucchiai di zucchero; allora mia madre versava a uno a uno su quegli ingredienti dieci mestoli di mosto, mentre mio padre mescolava energicamente col cucchiaio per amalgamare il tutto.

A questo punto il composto veniva messo sul fuoco ed era molto importante continuare a mescolare perchè la farina non si appiccicasse sul fondo del pentolone bruciando: ciò avrebbe irrimediabilmente rovinato tutto.

Quando il composto si addensava, lo si continuava a cuocere ancora per qualche minuto, poi, una volta tolto dal fuoco, veniva versato subito nei piatti, nelle tazze, nelle scodelle e lasciato raffreddare.

Ognuno di noi incideva, con una posata, sulla superficie dei “sugoi” le proprie iniziali o il proprio nome e, per i giorni seguenti, tutti i pasti finivano con qualche cucchiaiata di quel buon budino soffice, profumato e a volte ancora un po’ aspro .

A volte ho trovato al supermercato delle vaschette con un prodotto che pretendeva imitare quella delizia, ma non era la stessa cosa…

“Le pietre parlano”

Facendo un po’ di zapping, giovedì sera, in cerca di un programma che potesse essere degno di attenzione, mi sono ritrovata su TV2000, mentre stava per cominciare “Le pietre parlano”.

Nel docufilm , partendo dai monumenti, dai resti di case di epoca romana, dalle prime chiese costruite da Costantino si ricostruiscono i primordi della comunità cristiana a Roma. E’ così che ho conosciuto luoghi che non conoscevo e che non figurano tra le mete turistiche più ambite, come il luogo in cui Costantino sostò alle porte di Roma prima della battaglia sul ponte Milvio. Fu lì che vide nel cielo una croce (formata dall’allineamento di alcuni pianeti) e cominciò il suo avvicinamento al Cristianesimo.

Leggendo quanto è riportato nel link citato sopra, ho capito che la puntata che ho visto fa parte della terza serie e mi dispiace molto aver perso le prime due. Spero che TV2000 le riproponga. Intanto giovedì prossimo, in seconda serata, cercherò il seguito di questa interessante e piacevole lezione di storia.