UTE: La Res Publica Christiana . Lezione/concerto: Il Romanticismo di Schumann

Per un contrattempo, don Ivano ha potuto presentare solo in parte la sua lezione, che conclude il suo ciclo di lezioni sulla rinascita dopo l’anno Mille, operata con grande merito soprattutto dai monaci dei vari ordini religiosi (tutti ispirati a San Benedetto)

Tra l’XI e il XII secolo la religione è l’elemento che accomuna tutti i popoli europei ed è diffusa la convinzione che proprio la religione , portando al rispetto delle persone, può migliorare la società. Ma, ecco, qui di seguito copio e incollo la conclusione della tradizionale piccola dispensa che don Ivano ci regala ad ogni lezione

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Ute: Il corpo delle meraviglie: mani, piedi, ossa – Immanuel Kant; estetica, il bello ed il sublime.

Ieri, il dr, Lissoni ci ha parlato delle meraviglie del nostro corpo non tanto dal punto di vista medico, cosa che ha già fatto in altre occasioni, ma come mani, piedi e ossa sono stati rappresentati nel corso della storia nell’arte pittorica, nella scultura e nella musica. Come poi è solito fare, ha intrecciato le belle immagini proiettate con il racconto dei miti della Grecia antica legati in qualche modo alle immagini stesse.

E’ stata un’ora piacevole , che tutti i numerosi presenti hanno apprezzato

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ESTETICA SECONDO KANT – Kant ha scritto “La Critica del Giudizio” nel 1791; nella prima parte di questa opera, si è occupato di estetica. Come si arriva a giudicare la bellezza di qualunque cosa? Kant afferma che al primo impatto si reagisce con una sensazione e solo in un secondo momento si arriva a una valutazione e al giudizio, che sono comunque legati al sentimento. Il giudizio estetico non coinvolge nè il concetto dell’oggetto , né la sua dimensione pratica, né la morale, e non è tantomeno legato a ciò che è piacevole soggettivamente.

Per essere definito “Bello” l’oggetto da valutare deve essere:

*l’oggetto di un piacere disinteressato ; – deve piacere universalmente; – deve essere armonioso in ogni sua parte e non deve far percepire lo scopo per cui è stato creato.

Kant vive in un periodo di transizione tra Illuminismo e Romanticismo e di quest’ ultimo si possono rilevare alcune anticipazioni nel suo concetto di SUBLIME. Già nel 1° secolo d. C. un anonimo aveva scritto a proposito del sublime: è l’arte di parlare a un pubblico e ottenerne il consenso: l’oratore deve elevare i sentimenti del suo uditorio. nel 1751 Edmund Burke ” definisce il sublime come un sentimento di “diletto orrido” (delightful horror) generato da ciò che è imponente, oscuro, potente e minaccioso, come una tempesta o un precipizio. A differenza del bello, che è piccolo e piacevole, il sublime travolge e spaventa”

Kanti fa riferimento a Burke e definisce il Sublime: esso è dato da spettacoli naturali grandiosi o da costruzioni umane straordinarie; nel sublime siamo di fronte n all’illimitato, assolutamente grande (l’oceano, i paesaggi alpini, un a tempesta)Il sublime va riferito non agli oggetti osservati, ma al sentimento che essi suscitano dentro di noi. Da un lato il Sublime ci fa sentire piccoli, insignificanti di fronte alla grandiosità di certi spettacoli naturali (es. eruzione vulcanica), ma poi ci fa capire che abbiamo un destino che anela all’infinito.

Sulla tomba di Kant si può leggere: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”

Ringrazio vivamente il prof Porro che mi ha permesso di riscoprire questo grande filosofo, il cui ricorso era rimasto coperto dalla polvere di troppi decenni passati dai giorni di scuola.

Una settimana all’UTE

Avendo avuto diversi contrattempi, non ho avuto modo di fare il solito resoconto alla fine delle lezioni , perciò ora farò seguire una brevissima sintesi delle lezioni di questa settimana.

Martedì, 24 febbraio – Nella prima ora, il prof. Galli ha concluso il breve ciclo di lezioni dedicato al Risorgimento, partendo dalla figura di Cavour, forse il più grande uomo politico che l’Italia abbia avuto. Nato da famiglia nobile, viaggiò a lungo per l’Europa ed ebbe così modo di vedere come gli altri stati si stessero riformando sotto la spinta della rivoluzione industriale. Tornato nella sua tenuta agricola, sperimentò nuove tecniche di coltivazione e fu poi nominato da re Vittorio Emanuele II ministro dell’agricoltura e subito dopo ebbe la carica di primo ministro (1852).

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UTE: Il corpo delle meraviglie: occhi, muscoli, seno – Nell’evoluzione, i maschi sono inutili? Cosa dice la biologia.

OCCHIO – Introducendo l’argomento della lezione, il dr. Lissoni ha ricordato che Santa Lucia è la protettrice della vista e degli oculisti sia perchè nel suo nome c’è il riferimento alla luce, sia perché, secondo la tradizione, le sarebbero stati strappati gli occhi. Presso gli antichi Egizi, l’occhio di Horus era un talismano molto diffuso e , in certe regioni dell’Africa, lo è ancora.

Nell’occhio, l’iride (che trae il suo nome dalla omonima divinità greca) si dilata o si restringe adattandosi alle condizioni di luce dell’ambiente. I segnali luminosi arrivano in fondo all’occhio, dove la retina invia lo stimolo al nervo ottico e da qui parte l’impulso per il cervello. La retina è composta da due tipi di cellule: coni (che entrano in funzione in condizioni di forte luminosità) e i bastoncelli (in condizione di scarsa luminosità). La cornea funziona come una lente di ingrandimento; il cristallino mette a fuoco l’immagine.

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UTE: Kant: la fondazione della morale – I Vangeli

Ieri, il prof. Porro ci ha fatto meglio comprendere, con la sua solita bravura, ciò che forse sui banchi di scuola ci era parso troppo difficilie e complicato.

Ci ha, infatti, parlato della “Critica della Ragion Pratica” di Kant (1724 – 1804), opera nella quale il grande filosofo, che ha aperto l’età contemporanea della filosofia, afferma che ci devono essere delle norme (imperativi) che guidino le nostre azioni. Si possono distinguere due tipi di “imperativi”: l’imperativo ipotetico ( Se vuoi vincere le la gara, devi allenarti..) e l’imperativo categorico assoluto che è quello della legge morale che è dentro ciascuno di noi. L’imperativo categorico deve valere per tutti e in ogni occasione.

Ma bisogna anche considerare che il nostro agire abbia sempre come fine, e non come mezzo, l’umanità. E’ infatti presente in tutte le culture il monito di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

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Giubiana bruciata, buoni auspici per l’anno nuovo.

Ieri sera nella parrocchia di Arcellasco, molta gente si è radunata per celebrare il rito antico del rogo della Giubiana.

E’ una tradizione che risale alla notte dei tempi, quando le comunità, in balia dei rigori dell’inverno e della difficoltà di procurarsi il cibo, sentiva, con il “ritorno del sole” e quindi l’allungarsi delle ore di luce, il bisogno di esorcizzare le proprie paure bruciando un fantoccio che le rappresentava.

Così ancora oggi, nella sera dell’ultimo giovedì di gennaio, si ripete questo rito propiziatorio che richiama molta gente, soprattutto i bambini e le loro famiglie.

Il freddo, ieri sera, si faceva sentire, ma ho deciso che sarei rimasta per vedere, per la prima volta, il rogo della Giubiana. Il cortile era affollato di bambini, mamme, papà e nonni in attesa. Alcuni ragazzi battevano con forza su bidoni facendo un gran fracasso, per allontanare, come vuole la tradizione, gli spiriti maligni.

Dopo un processo alla Giubiana, a cui si imputava il crimine di aver procurato ogni disgrazia capitata nell’anno appena finito, e dopo aver pronunciato un verdetto inevitabile di condanna, si è dato fuoco alla catasta di legna su cui era fissato il fantoccio preparato da alcune donne della frazione di San Bernardino.

In fretta il fuoco è divampato: le fiamme si allungavano verso il cielo avvolgendo la Giubiana, rilasciando miriadi di scintille e riscaldando l’aria del cortile.

Forse anticamente si traevano auspici dal modo in cui il fuoco consumava la catasta e il fantoccio e, se dovessi farlo io oggi, direi che ci aspetta un buon anno e un buon “raccolto”.

Alla fine siamo tutti entrati nel salone dove erano già stati allestiti i tavoli e abbiamo potuto gustare un ottimo risotto e luganega come vuole la tradizione.

UTE: Normative su affitti, locazioni e sfratti – La liberazione del Santo Sepolcro

Con la solita padronanza del tema proposto e con la solita chiarezza espositiva, il dr. Michele Spagnuolo ieri ci ha chiarito alcuni aspetti della normativa vigente circa i diritti e doveri degli inquilini e dei locatori.

Prima di tutto bisogna fare chiarezza sul significato e sull’uso appropriato dei termini:

Affitto = si riferisce a un contratti per locali ad uso commerciale; locazione = si riferisce a contratti per locali ad uso abitativo; locatario = è il conduttore o l’inquilino dell’immobile; locatore= è il proprietario dell’immobile che viene ceduto in uso al locatario.

Il Contratto va sempre stipulato in forma scritta e va presentato entro 30 giorni all’Agenzia delle Entrate.

IL contratto di locazione transitorio può essere messo in atto solo se l’inquilino afferma di avere un contratto di lavoro temporaneo ; in tutti gli altri casi la durata del contratto è di quattro anni, rinnovabile per altri quattro. Ne consegue che per una famiglia con figli che vanno a scuola non è previsto un contratto transitorio.

Al termine del periodo contrattuale (4+4 anni), il proprietario può riavere la disponibilità dell’appartamento per sè o per i propri famigliari, ma non per riaffittarlo ad altri locatari e deve mandare la disdetta 6 mesi prima della scadenza.

Il Locatario non può modificare la struttura dell’immobile o la sua destinazione d’uso senza il consenso del locatore.

Il proprietario, per chiedere lo sfratto per finita locazione o per morosità , deve presentare domanda al tribunale competente per territorio ai sensi dell’art. 633 del CP.

E a questo proposito, il nostro docente ci ha fatto un esempio pratico dell’iter da seguire e dei tempi non certo brevi che la pratica richiede.

E’ stata una lezione molto interessante : grazie, dr. Spagnuolo!

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LA LIBERAZIONE DEL SANTO SEPOLCRO – Faccio seguire le conclusioni che don Ivano riporta nel tradizionale opuscoletto che distribuisce ai presenti ad ogni lezione:

 nel secolo XI: il mondo era in rapido cambiamento sotto l’ondata di una demografia in crescita e di un’attività lavorativa diversa rispetto al passato, che comportava un commercio più esteso con un arricchimento notevole. La carica spirituale, promossa da nuove congregazioni religiose, tutte ispirate ai benedettini, pur con accenti nuovi e differenti, spingeva ad un rinnovamento che rendesse possibile anche un vivere migliore. Essa comportava, più che una fuga dal mondo come era stato in precedenza, una nuova immersione nel mondo per cambiarlo in chiave spirituale: i monasteri non sono più sui monti, ma accanto alla vita quotidiana della gente, con l’intento di dare un nuovo assetto geofisico all’ambiente. I monasteri dovevano servire ad una spiritualità più viva della gente, ma anche ad un serio e reale rinnovamento della Chiesa nelle sue componenti gerarchiche. L’istituzione “Chiesa” doveva rivelare una radicale conversione e nello stesso tempo una più appassionata comunicazione della religione stessa. Il movimento ha richiesto tutto il secolo ed ha coinvolto tutta l’Europa; sembrava naturale che si dove andare oltre: S. Bernardo diventerà il fautore della seconda Crociata che era per lui una naturale lotta contro il male e il Maligno, per costruire il Regno di Dio. Così, in mano ai religiosi, che volevano il rinnovamento in ogni campo la crociata appariva come il segno evidente che era stato accolto il programma di vita proposto per una Chiesa più fedele a Cristo e una società incamminata a crescere. Con la prima forse non era ancora così chiara questa finalità; ma l’esito positivo incoraggiava a proseguire nel programma. Va riconosciuto che muovendosi dopo tanto tempo verso l’oriente l’Europa esce dalla sua autoreferenzialità che la rinchiudeva nella sua parte germanica e centrale, per ritrovarsi in linea anche con la sua derivazione dal mondo latino e mediterraneo. Lo slancio messo in moto è servito a porre il problema dell’apertura al Mediterraeo orientale e oltre. Si conserva poi lo scopo di raggiungere e di tenere i Luoghi santi, ma dopo neppure un secolo la cosa non sarà più possibile, certamente non nella linea dello scontro militare. Almeno con il mondo arabo si aprirà una fase di intesa e di collaborazione che lascia traccia indelebile anche nell’ambito culturale e scientifico, mentre continua la paura e la contrapposizione con il mondo turco, soprattutto quando questo si risveglia e diventa sempre più preoccupante la sua avanzata che avviene con le armi.

Il fatto di aver vinto – e non sarà più così – fa pensare ad una superiorità di mezzi e di impostazione del vivere, che tuttavia alla prova dei fatti non convince. Trattandosi di un fatto di natura religiosa perché la guerra è fatta per la croce e con la croce, si pensa che sia necessaria quella forma enfatica che fa ricorso nella narrazione all’epos. A noi arrivano narrazioni che sublimano gli eventi e che portano alla forma epica del raccontare, come se si trattasse di un fatto a sé stante e non di un fenomeno storico da inquadrare nel contesto del periodo. Anche oggi si dovrebbe meglio ripercorrere ciò che è successo, perché in uno scontro di civiltà come si è insinuato nella narrazione dei fenomeni recenti, si rischia di andare oltre e di creare situazioni incontrollabili, sempre più ammantate di motivazioni religiose che del resto non fanno neppure bene alla religione stessa e non l’aiutano ad essere secondo la sua profonda natura a servizio delle relazioni, mentre diventa efficace fenomeno di scontro senza riguardi, senza limiti, senza alcuna razionalità.

BIBLIOGRAFIA

1.

Jonathan Riley-Smith

STORIA DELLE CROCIATE

Mondadori – 1994

2.

Thomas F. Madden

LE CROCIATE – UNA STORIA NUOVA

Lindau – 1995

3.

Franco Cardini – Antonio Musarra

IL GRANDE RACCONTO DELLE CROCIATE

Il Mulino – 2019

4.

Amin Maalouf

LE CROCIATE VISTE DAGLI ARABI

La nave di Teseo – 2020

5.

Alessandro Barbero

BENEDETTE GUERRE – Crociate e jihad

Laterza – 2023

Letture: Il cuore indomito delle donne.

Questo romanzo, della scrittrice americana Joshilyn Jackson, è ambientato nel profondo sud dell’Amerixa, dove ancora sopravvive una netta separazione tra bianchi e neri, tanto che ognuna delle due comunità ha una sua chiesa dove ritrovarsi per le funzioni domenicali.

La protagonista è Leia Birch Briggs, una disegnatrice di fumetti che ormai ha raggiunto il successo e che , in occasione di un convegno, ha passato una notte con un baldo giovane di colore, vestito da Batman. Dopo qualche tempo si accorge di essere incinta e il guaio è che non sa nulla di quel Batman: come dirlo alla madre e al patrigno? E soprattutto come dirlo alla sorellastra, sempre pronta a dare consigli e sempre perfetta in ogni situazione? La situazione non è di facile soluzione, ma non basta: le giunge notizia che l’adorata nonna Birchie ormai novantenne sta mettendo in subbuglio la cittadina in cui vive con le sue rivelazioni dei “peccati segreti” dei suoi concittadini.

Nonna Birchie è l’erede del fondatore della cittadina in cui abita, è stata sempre per tutti l’esempio da seguire per la sua gentilezza, per la sua generosità verso chi era in difficoltà: è la persona più autorevole della piccola comunità.

Leia è costretta ad andare da lei: deve convincerla che non può più continuare a vivere in quella grande casa con il solo aiuto della fidatissima Wattie, coetanea della nonna, e unica donna di colore accettata nella chiesa dei bianchi, proprio per rispetto a nonna Birchie. La nonna deve trasferirsi a Norfolk vicino a Leia.

Questo ritorno alla casa dove ha vissuto gran parte della sua splendida infanzia, metterà la fumettista davanti a una realtà inaspettata e sconvolgente.

In questa storia, sono le donne ad avere tra le mani la sorte delle loro famiglie, della loro comunità, della loro vita e con la solidarietà che le lega trovano soluzioni (più o meno condivisibili) ai tanti problemi che la vita presenta loro.

E’ un romanzo che ha avuto, meritatamente, molti premi e riconoscimenti: il racconto è avvincente, ricco di sorprese e di suspence; descrive con efficacia le dinamiche di una piccola comunità, dove tutti si conoscono e dove il pettegolezzo si respira con l’aria e dove la discriminazione tra bianche e neri sopravvive in barba alle leggi.