Non ci sono più gli esami di una volta.

Quando ero piccola io , l’ obbligo scolastico arrivava fino alla quinta elementare. Chi intendeva proseguire gli studi aveva due possibilità: affrontare l’ esame di ammissione alla scuola media  o iscriversi alle scuole di avviamento professionale.

E’ per questo  che dopo Natale, quell’ anno, frequentai  nelle ore pomeridiane un corso di preparazione all’ esame di ammissione. L’ insegnante era una signorina già avanti negli anni, che aveva un handicap vistoso (le mancavano gli avambracci e le sue piccole mani, con sole quattro dita, si inserivano nell’ articolazione  del gomito). Era molto severa inizialmente e ricordo che ne avevo anche un po’ paura, poi invece si rivelò un’ insegnante dolce e capace.

Le lezioni si tenevano in un locale della sua grande casa, che aveva anche un vasto giardino, in cui scendevamo a fare merenda.. Eravamo forse 7 o 8 tra bambini e bambine e lo studio ci impegnava parecchio.

Appena finite le lezioni del mattino, correvo a casa per mangiare e poi subito di corsa (o in bicicletta) a quel doposcuola che doveva prepararci all’ esame di giugno, da affrontare in una scuola media dei paesi vicini. Ritornavo a casa verso sera con una gran voglia di sgranchirmi le gambe e ricordo che mi mettevo a correre  nei dintorni all’ impazzata per qualche minuto.: come mi sentivo leggera!

Alla fine dell’ anno sostenemmo con successo l’ esame di ammissione e fummo premiati durante una festa tenutasi nel teatro del paese: il direttore didattico e la maestra di classe consegnarono a me e ad altri due compagni l’ attestato del 1° premio e il libro “Il giornalino di Gian Burrasca” che lessi e rilessi poi tante volte negli anni seguenti, sempre con grande divertimento.


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