150° in terra leghista.

Stamattina, dopo aver esposto la bandiera sul balcone di casa mi sono recata ad assistere alle celebrazioni del 150° anniversario dell’ Unità d’Italia. Il giornale distribuito dall’ amministrazione comunale diceva che la sede dell’ evento era la Sala Consiliare. Questo mi ha subito indotto a pensare che la decisione sia stata frutto di un faticoso compromesso con la Lega, che ancora sostiene l’ amministrazione, dopo aver minacciato a più riprese di uscire dalla maggioranza.

Lungo la strada non ho potuto non notare che le pochissime bandiere esposte parevano anche più malinconiche per la pioggia che le appesantiva. . Arrivata nella Sala Consiliare ho capito con quale spirito doveva essere stata deliberata questa manifestazione: c’ erano solo una settantina di posti a sedere per il pubblico (Erba conta 17.000 abitanti!!! ) : certo ci si aspettava una scarsissima partecipazione, invece già mezz’ ora  prima dell’ inizio erano già quasi tutti occupati, per fortuna ne restavano un paio in fondo alla sala e io me ne sono accaparrata uno. A poco a poco la sala si è affollata al punto che la gente aveva occupato tutti gli spazi liberi lungo le pareti e restava pigiata anche nei locali adiacenti.

All’ inizio una corale locale, accompagnata dalla banda ha intonato l’ inno nazionale, ma la corale non ha potuto esibire la sua bravura, perchè tutti i presenti hanno cominciato a cantare tutti insieme: è stato un momento molto emozionante..  Subito dopo una giovane consigliera ha preso la parola per presentarsi e per annunciare che il presidente dell’ assemblea , un leghista campione del celodurismo più bieco, si scusava per la sua assenza dovuta a impegni improrogabili.  A questo punto molte voci si sono levate per protestare contro questa ipocrisia e io stessa ho gridato un sonoro “BUUUUUHHH!!!” , Incredibilmente poi si è data lettura del documento scritto dall’ assente che rivendicava il diritto di festeggiare solo dopo l’ approvazione del  federalismo: la gente era piuttosto interdetta: perchè dare questo spazio a uno che si è sottratto volontariamente alla celebrazione?

Si è poi dato inizio alla lettura di documenti storici che comprovavano la partecipazione di molti erbesi alla costruzione dello Stato Italiano e hanno fatto commuovere alcune lettere di soldati partecipanti alle varie battaglie.

L’ opposizione ha poi presentato una mozione tendente a promuovere iniziative relative alle celebrazioni di questi giorni, che naturalmente è stata votata all’ unanimità.

 Ciò che mi ha colpito di più è stato l’ intervento di un ex-sindaco, leghista della prima ora e poi dissociatosi da quel partito:  si è commosso fino alle lacrime ricordando i tanti che si sono sacrificati per questo ideale di unità e nell’ auspicare  che l’ Italia ritrovi il suo prestigio nel mondo e non sia più ridicolizzata come gli è accaduto di constatare in un recente viaggio all’ estero.. Ha poi aggiunto che data la scarsità di bandiere esposte alle finestre, la giunta avrebbe dovuto deliberare l’ acquisto di bandiere da distribuire ad ogni famiglia e che a questo scopo lui era pronto a rinunciare anche a quanto gli spetta come consigliere comunale. !!!

Ero entrata con lo scetticismo di chi non può aspettarsi molto in una città ad alta concentrazione leghista, ma sono uscita con la piacevole impressione che i valori dell’ Unità e della solidarietà nazionale, unitamente all’ orgoglio di sapersi eredi di un bagaglio storico e culturale unico al mondo, sono ancora ben saldi in questa comunità erbese, a dispetto delle provocazioni di una Lega cialtrona e opportunista.

 

A Somasca.

Ieri ho visto, grazie a una mia cara amica, un angolo di Brianza che non conoscevo e che mi ha colpito per la sua bellezza e per la sua spiritualità. Siamo infatti andate a Somasca, un borgo appena sopra Lecco, dove ha svolto la sua attività negli ultimi anni di vita S. Girolamo Miani ( o Emiliani).

Si accede al santuario percorrendo una lunga scala le cui tappe sono segnate da cappelle con le rappresentazioni degli episodi più importanti della vita del santo. 

Man mano che si sale si allarga sempre più l’ occhio sul panorama sottostante: il lago di Garlate splende liscio sotto il sole pallido e lo sguardo può distendersi lungo il percorso dell’ Adda che proprio lì ricomincia il suo percorso verso il mare, dopo aver sostato nelle acque tranquille del lago.  Sulle rive si affollano borghi silenziosi, dalle viuzze strette che sfociano qua e là in piazzette minuscole, ma arricchite da chiese e monumenti di pregio. La gente che percorre quelle strade è particolarmente gioviale, non pare di essere in Brianza…!!

 Lungo la salita ti ritrovi sulla destra la montagna aspra , che mostra rocce grigiastre nude e ripide, ma rallegrate, ove la vita può attecchire, da ciuffi di viole e addirittura ulivi.

Arrivate al santuario ,( che sorge proprio come su un balcone che dà sul lago e sui luoghi manzoniani) il vento che pur spirava piacevolmente non bastava a spazzare via la foschia che velava il paesaggio.

 Lì abbiamo incontrato un personaggio che pareva sbucato fuori dalle pieghe del tempo: assomigliava più a un elfo o a un folletto benigno: era il sacerdote che gestisce il santuario.

La faccia abbronzata e dai lineamenti asciutti era sovrastata  da un grosso berrettaccio di lana, gli abiti erano poco curati, come quelli di uno che non ha nè mezzi nè modo di curarsi del suo look.  Su nostra richiesta ci ha raccontato questa storia: http://www.ilpuntostampa.info/2011/02/san-girolamo-emiliani-miani.html

Il suo eloquio sciolto, arguto  e quasi forbito contrastava incredibilmente con l’ impressione che ne avevo avuto in un primo momento.

Alla fine del racconto siamo ridiscese lentamente verso il paese. Ringrazio M. E. per avermi regalato un bellissimo pomeriggio.

Un buon incontro.

Dopo aver sbrigato una delle tante commissioni che mi hanno occupato in questi giorni, sono entrata in un supermercato che io frequento molto raramente. Stavo già per andare alla cassa, quando mi sono ricordata che mi mancava ancora qualcosa. Ritornando sui miei passi , vedo venirmi incontro una ex-collega che non vedevo da tantissimo tempo, anche lei (l’ ho saputo dopo) capitata casualmente in quel centro commerciale.

A parte l’ incedere un po’ più incerto, pare che per lei il tempo non passi : sempre perfettamente in ordine, un filo lieve di rossetto e solo poche rughe a sottolineare l’ espressione sorridente del volto.

Mi ha fatto piacere incontrarla e sentire il racconto dei suoi mille impegni per la valorizzazione del patrimonio culturale della zona. Era un’ apprezzatissima maestra e una collega preziosa per la grande esperienza,  per la preparazione  e per la dedizione con cui esercitava  la sua professione.

Sentire le sue parole di conforto e di sostegno mi ha fatto bene: grazie Bina!!

E se penso a quale insieme di casualità è stato dovuto il nostro incontro, mi vien da dire che Qualcuno ha guidato i nostri passi…

E’ ancora inverno….

Un vento leggero, ma deciso, aveva spazzato il cielo che appariva completamente limpido, senza una nuvola, come raramente accade qui da noi; sotto la sua sferza anche gli zampilli della fontana ondeggiavano e spandevano in modo disordinato mille spruzzi. Mulinelli di foglie e polvere si alzavano di quando in quando. Intorno le montagne, ancora nere per i boschi spogli, avevano le cime coperte di neve e il loro candore si stagliava splendidamente contro l’ azzurro del cielo.

I prati erano pieni di viole e di margherite, ma tutto  appariva freddo e distante.

In memoria di un carrello amico.

L’ avevamo comprato 26 anni fa, dopo alcune esperienze in tenda, che ci avevano lasciato il ricordo di notti scomode e dell’ umidità che ristagnava dopo la pioggia.

Era bello , essenziale nel design e pratico: bastavano cinque minuti  dopo l’ arrivo in campeggio per aprirlo e avere tutto in ordine : era un carrello-tenda made in Denmark.

Il primo viaggio fu una vera avventura fantozziana: avevamo imballato le attrezzature in modo sbagliato e il telo di plastica che le avvolgeva si gonfiava d’ aria ogni pochi chilometri percorsi, perciò ci dovemmo  fermare a più riprese per risistemare il tutto

Arrivammo in Costa Azzurra e precisamente a S. Raphael decisamente provati  e fu così che ci fermammo al primo campeggio sulla costa che esponeva il cartello “posti liberi”; lì però tutte le piazzole migliori erano occupate stabilmente e ce ne venne assegnata una piuttosto   scoscesa e sassosa. Fu un’ impresa improba trovare una posizione di equilibrio e nonostante tutto quando si saliva sulle camerette il carrello ondeggiava sensibilmente. In realtà non c’ era nessun pericolo, ma  passammo ugualmente una notte insonne tra un ondeggiamento e l’ altro ogni volta che uno dei nostri figli si rigirava nel lettuccio.

Il giorno dopo ci trasferimmo in un campeggio poco più distante dal mare e potemmo sistemarci in una piazzola ampia, ben spianata e ombreggiata da alti pini marittimi: si stava veramente bene . Negli anni successivi andammo in Spagna, ancora in Francia e in varie località marine in Italia (campeggi carissimi, allora).

Lo abbiamo usato l’ ultima volta una decina di anni fa. Eravamo ai primi d’ agosto e avevamo penato tutto il giorno per trovare un posto libero sulla riviera adriatica. Era già buio quando abbiamo trovato un posto dove posizionare il carrello, aprirlo e buttarci esausti nelle camerette. Ci eravamo appena addormentati, quando un rumore terribile ci svegliò di soprassalto mentre tutto il carrello vibrava paurosamente: eravamo quattro adulti, per fortuna, e tutti e quattro ci catapultammo fuori dalla tenda mentre quel rumore assordante continuava ancora . Stavamo rischiando un infarto collettivo, ma subito capimmo cos’ era che ci aveva spaventati a morte: avevamo piazzato il carrello accanto a una rete metallica che ci separava dalla massicciata della ferrovia: quello che era passato a tre o quattro metri di distanza era un direttissimo Bari- Milano che in quel tratto sprigionava tutta la velocità di cui era capace!!!! Non cercammo di cambiare campeggio, perchè in quei giorni c’ era il tutto esaurito su tutta la costa; per due o tre notti non ci fu possibile dormire , poi venne un nubifragio che allagò il campeggio e ci costrinse a scappare in fretta e furia.

Da allora il carrello è rimasto inoperoso a deteriorarsi maliconicamente sotto le intemperie, anche perchè quando chiedevamo come potercene sbarazzare sorgevano sempre difficoltà: era targato, quindi bisognava portarlo alla demolizione, ma il demolitore voleva solo la carcassa e non le parti non metalliche…. il tempo ha fatto marcire queste ultime  e venerdì il carrello (ridotto a una scatola vuota) è stato issato su un carro attrezzi e portato via, ma sembrava non volesse andarsene, tanto hanno dovuto penare per caricarlo.

Nel vederlo allontanarsi mi son venuti in mente tutti questi ricordi che ho scritto qui.

“Mentre”.

Sono riuscita a rintracciare  la registrazione della puntata di venerdì 14 gennaio della trasmissione “Mentre” sul sito di TV2000.

Mi era stato segnalato che in quella trasmissione sarebbe stato trasmesso un servizio giornalistico sul convento di mia sorella in Thailandia, ma la mia antenna non riceve quell’ emittente e mi ero rassegnata . Invece cliccando qua e là ho rintracciato il sito giusto.

Il servizio è stato molto breve: mia sorella deve aver temuto di peccare di protagonismo se si fosse concessa troppo alle telecamere!!!!   :-))

E’ stato comunque bello sentir raccontare dall’ autrice del servizio un po’ della sua vita  e di quante opere abbia realizzato in quel lontano paese.

Mi son sentita importante anch’io (anche se solo per meriti di parentela) !!!!

Mattinata “burocratica”.

Mattinata all’ ASL : Sono arrivata prima delle nove ed avevo già 25 persone davanti a me. Dapprima i computer non funzionavano, poi l’ impiegata allo sportello (l’ unico aperto) doveva dividersi tra utenti in coda, chiamate al telefono, corse alla fotocopiatrice dislocata chissà dove….. Finalmente è stato aperto un altro sportello e le cose si sono un po’ velocizzate; si erano fatte le dieci e venti quando sono riuscita a lasciare quell’ ufficio, ma io avevo un’ altra pratica da sbrigare in un altro reparto e qui la cosa era anche più tragica perchè non c’ erano i numeri che indicassero l’ ordine di arrivo degli utenti e non c’ erano nemmeno posti a sedere: c’ era un corridoietto stretto stretto e la gente si metteva autonomamente in fila sui due lati a seconda se doveva entrare nell’ ufficio di destra o di sinistra. Ogni tanto sorgevano dispute causate dai soliti furbastri che tentavano di evitare la coda e una signora molto anziana era particolarmente combattiva.

Alla fine anche questa pratica è arrivata a compimento, ma che pena!!

Credo che uno degli scopi delle complicazioni burocratiche della nostra sanità sia quello di scoraggiare i meno motivati ad accedere ai servizi: solo i più “sfigati” accettano di sottostare a simili “vie crucis”.

Ora e sempre: UNITA’.

Nel mio sussidiario di quinta elementare c’ erano pagine dedicate alle biografie dei  personaggi più illustri della storia e della scienza, fra questi ricordo che allora ammiravo molto Giuseppe Mazzini : vedevo in lui il rivoluzionario irriducibile che aveva infiammato i cuori di tanti giovani proponendo loro i suoi ideali.

Alle medie invece mi appassionò maggiormente la figura di Garibaldi:  lui, l’ eroe dei due mondi, era sempre alla testa dei suoi uomini, ne condivideva i pericoli e i disagi , mentre Mazzini mi appariva come colui che dice”armiamoci e partite!!”

Quando poi fui alle superiori, imparai ad apprezzare soprattutto il conte di Cavour e le sue capacità di statista e di “tessitore” di relazioni diplomatiche, che gli permisero di portare il piccolo Regno di Sardegna al tavolo dei “grandi” d’ Europa.  Fu allora che sentii per la prima volta accennare anche ai problemi dei decenni successivi all’ unità d’ Italia : quello che era stato definito sbrigativamente brigantaggio e che era stato stroncato con violenza ottusa era la comprensibile reazione a una politca coloniale messa in atto da politici miopi.

In seguito ho avuto l’ occasione di leggere, molti anni fa, un libro di uno storico inglese che poneva l’ accento sul sorgere e sull’ evoluzione del problema meridionale in Italia e mi ha fatto capire come lo stato italiano , dopo l’ unificazione , non ha mai avuto tra i suoi obiettivi la valorizzazione del Sud, che a poco a poco si è sempre più impoverito anche grazie a una classe dirigente meridionale che mirava a tenere in soggezione dei sudditi, piuttosto che a promuovere dei cittadini.

Solo ultimamente si è cominciato a parlare degli orrori che hanno accompagnato l’ unificazione: massacri di interi villaggi, campi di concentramento, vere e proprie azioni di guerra per reprimere ogni richiesta di maggiore giustizia.

Con tutto questo ,  a mio avviso l’ unità di questo nostro paese è pur sempre cosa buona, perchè solo unito può sperare di far sentire la sua voce in Europa e quindi nel mondo. Vogliamo darci una struttura federalista? Va bene; questa può essere l’ occasione per costringere tutti a una maggiore responsabilità nei confronti della “cosa pubblica”, ma se qualcuno mirasse a dividere noi Italiani in tante “tribù” contrapposte, farebbe la rovina  sia del nord che del sud.

Prima seduta del Parlamento italiano: 18 febbraio 1861.

Natale

Al terzo tentativo (proprio come l’ anno scorso) Samuele e la sua mamma sono arrivati qui la vigilia di Natale. Lo zio Paolo era andato a prenderli all’ aeroporto insieme alla zia Paola.

All’ arrivo mi ha abbracciato stretto stretto a lungo senza dire niente e poi si è accucciato sulle mie ginocchia lasciandosi coccolare come se questo andasse a colmare un desiderio represso da tempo. Mi sono commossa un po’, poi però le incombenze premevano e mi son messa a preparare la cena della vigilia, rigorosamente a base di pesce.

Sentivamo tutti la mancanza di Davide ed Elisa e dei loro genitori; ancora una volta sono stati tenuti lontani da qui da problemi di salute: l’ anno scorso ci si era messa la varicella , quest’ anno invece è stata l’ influenza a colpire prima Elisa e, proprio alla vigilia, anche Davide, che ne ha approfittato per  farsi coccolare di più . Stamattina, appena aperti gli occhi, ha annunciato a tutti con tono grave che lui era ancora “moooolto malato”!!!

Elisa era invece molto interessata a sapere di Babbo Natale: se era passato di qua, se aveva lasciato doni per lei e il fratellino e cosa avesse portato a Samuele: non vuole arrendersi all’ evidenza e continua imperterrita a voler credere a Babbo Natale.

A proposito di doni; bisogna stare attenti a sceglierli: io ad esempio ho optato per un camion dei pompieri , ma non sapevo che fosse da montare: c’ era una miriade di pezzi ! Per fortuna gli zii ci si son messi con tanta pazienza e dopo qualche ora di lavoro sono riusciti a montare quasi tutto…se avessi dovuto farlo io, credo che non sarei mai riuscita in un’ impresa tanto improba.

 In compenso però Samuele ci si sta divertendo parecchio.