Bravi ragazzi!!

Stamattina c’ era il sole, ma la temperatura era bassa tanto che alle 11 c’era ancora il ghiaccio sulle pozzanghere  e le strade , nelle parti non battute dalle auto, luccicavano dei minuscoli cristalli formatisi nella notte. Man mano che procedevamo verso Como, si notava sui tetti e sulle zone in ombra uno strato via via crescente di neve caduta ieri. Faceva proprio freddo.

Al Supermercato c’ era una gran folla , ma tra gli avventori spiccavano numerose persone che portavano la mantellina gialla del “Banco Alimentare”. Già al parcheggio distribuivano i sacchetti e all’ interno del supermercato era stato allestito un angolo in cui erano esposti i prodotti che potevano essere offerti per essere poi distribuiti a tutte le associazioni benefiche che assistono i più bisognosi.

Mi ha fatto piacere partecipare anche quest’ anno a questa iniziativa lodevole e mi ha fatto ancor più piacere vedere  i tanti volontari che rendevano possibile questo miracolo di solidarietà: c’ erano alcuni alpini (loro non mancano mai in queste circostanze), parecchi giovanotti indaffarati al caricamento dei pacchi pieni di alimenti e tantissimi ragazzini dai volti punteggiati dall’ acne e tante ragazzine sorridenti.

Erano  lì , nonostante il freddo. All’ uscita, sull’ ascensore, c’ erano un ragazzo e una ragazza giovanissimi e mi sono rivolta a loro dicendo: – Che bravi ragazzi che siete! Si sente parlare dei giovani solo quando commettono qualche stupidaggine e così si ha un’ impressione sbagliata di looro, ma oggi bisogna parlare di voi che siete qui …- Il ragazzino smilzo ha abbassato gli occhi e la ragazzina è arrossita… erano imbarazzati dal mio elogio, forse inaspettato.

Chissà quanti saranno oggi in tutta Italia i ragazzi che si sono mobilitati; a tutti loro voglio  ripetere il mio”Bravi ragazzi!” .

Comincia l’ autunno

Sta cominciando bene questo autunno. Il sole fa risplendere la superficie del lago perfettamente liscia.  Le montagne che lo racchiudono, appena velate da una leggerissima foschia , vi si specchiano tingendolo di un verde intenso.

La gente passeggia sulle piste, appositamente allestite, in abbigliamento estivo e molti affollano il piccolo bar gustando una bevanda o un gelato. Un branco di oche invade il sentiero, dopo aver abbandonato per un po’ le acque  limacciose della riva, fitta di canneti. Una farfallina arancione e una azzurra volteggiano sui pochi fiori come per rincorrersi E’ piacevole camminare senza fretta lasciandosi accarezzare  dal vento leggero che si alza ogni tanto. Godiamoci queste giornate: tra poco ne sentiremo la nostalgia.

P.S. la foto ritrae proprio il laghetto cui si riferisce il post. :il lago del Segrino.

Quella carezza della sera….

Ero andata a trovare i miei e mia madre a un certo punto se ne uscì dicendo: 
– Che bello questo momento per te: hai i tuoi bimbi vicini, quando esci o vai in viaggio te li porti con te e sai che sono al sicuro …
 
Era il periodo in cui  correvo tutto il giorno tra scuola materna, scuola elementare , lavoro, faccende di casa e ospedali (che hanno avuto una buona parte nella vita familiare) e dissi a mia madre che  quello non poteva essere ciò che di meglio potevo aspettarmi dalla vita: non avere mai tempo per me, correre, sempre correre, dover sempre occuparsi delle cose non rinviabili, più pressanti…. non vedevo l’ ora che i bambini crescessero e fossero più indipendenti….

Ora , a distanza di tanti anni, con una casa sempre troppo spaziosa e silenziosa, penso che mia madre aveva ragione e la sera, quando vado a dormire, vorrei tanto poter aprire le camerette e vederli tutti e tre dormire sereni e tranquilli, abbracciati al loro orsacchiotto  e poterli sfiorare ancora con una carezza…

Il mio 11 settembre.

Era stata una mattina pesante e, dopo aver lavato i piatti e sistemato la cucina mi ero messa sul divano , davanti al televisore, per riposare un po’. Sullo schermo apparve l’ immagine di  grattacieli che stavano bruciando. “Oh, no – mi son detta – non  ho voglia di vedere uno dei soliti film catastrofici” e cambiai canale, ma anche lì c’ era la stessa immagine….  e bastarono pochi secondi per capire che era tutto vero: le torri gemelle stavano bruciando colpite da due aerei.  Fui presa da un’ angoscia terribile : chi poteva aver pensato un attacco tanto spaventoso? Quante persone stavano in quel preciso momento morendo in un modo orribile? Cosa sarebbe successo di lì a poco? Stava forse per scoppiare una guerra?

Mia figlia , proprio in quel momento era all’ aeroporto e stava per ripartire per l’ Inghilterra , ma i notiziari parlavano di chiusura degli aeroporti, cosa poteva accadere?

Andai a chiamare i miei familiari  e divisi con loro le mie paure …. Le immagini intanto diventavano sempre più atroci e diventava via via più evidente che eravamo dinanzi a un fatto che avrebbe segnato la storia.  Verso sera riuscii a parlare con mia figlia: non sapeva ancora nulla; la partenza dell’ aereo era stata ritardata , ma nessuno aveva spiegato il perchè, ma poi il volo e l’ atterraggio erano stati del tutto normali…. tirai un sospiro .

A distanza di nove anni quel giorno rimane nella mente di tutti quelli che lo hanno vissuto  e in tutti, penso, si riaffacciano ogni tanto degli interrogativi sui molti punti oscuri  di un avvenimento che ha causato lutti infiniti.

un’ avventura

Comincia qui una nuova avventura.

Che senso può avere per una persona  di una certa età aprire un blog? Per me la molla è stata la necessità, che sentivo forte, di raccontare, ai miei nipotini lontani, i miei vissuti presenti e passati e di fissare in qualche modo le tappe della loro crescita e gli episodi più significativi . E’ un modo per lasciare loro la possibilità di conoscermi meglio, un giorno , se lo vorranno, ma è anche un mezzo per inserirmi nella realtà di oggi, visto che col passare degli anni è inevitabile che si restringano sempre più le possibilità di relazionarsi col mondo circostante. 

 Ringraio fin d’ ora quelli che avranno la pazienza  di seguirmi in quest’ avventura.

Sono partiti tutti.

Due settimane frenetiche:
a preparare pappe , biberon
e pranzi affollati;
giocattoli sparsi per casa
una patata nel camino
un rinoceronte conteso
voci allegre, risate giovani
filastrocche e cartoons
a ritmo continuo;
svegliarsi di notte
a un pianto improvviso
da consolare con un abbraccio
Ora c’è silenzio:
sono partiti tutti.

A Londra.

Un anno fa sono stata per un periodo abbastanza lungo in Inghilterra .La cosa che mi ha colpito subito già dall’aereo è stata la bellezza della campagna: prati di un verde smagliante, siepie cespugli più scuri che separano i campi tra loro e che sottolineano l’andamento ondulato del terreno; certo nulla a che vedere con la nostra campagna di emiliano-lombarda, dove siepi, cespugli “improduttivi” o alberi buoni solo per ospitare i nidi degli uccelli sono scomparsi, forse per rendere più agevole il lavoro delle macchine agricole.Così però la campagna ha assunto un aspetto sempre più desolato.
Io poi mi ero sempre immaginata Londra come una città grigia e triste e invece mi sono trovata davanti un’esplosione di fiori, che sbucano da ogni parte: in vasi appesi ai lampioni lungo le strade. ai davanzali delle finestre e sulle soglie dei seminterrati adibiti ad abitazione. E i parchi?
Una vera meraviglia per estensione, per la cura con cui sono tenuti, per la varietà degli animali che vi si trovano.
Un’altra cosa che mi ha impressionato è l’efficienza del trasporto pubblico, che ti permette di spostarti in lungo e in largo senza perdite di tempo: i treni o gli autobus passano frequentissimi e le attese sono ridotte al minimo. Le stazioni sono ordinatissime.

In Inghilterra, si sa, l’immigrazione ha avuto inizio molto prima che da noi e ultimamente si è intensificata ulteriormente. Molti giovani provenienti da tutti i paesi del mondo, e spesso altamente qualificati, cercano un’ occasione di lavoro che un’economia in espansione (come lo era fino a pochi mesi fa quella inglese) può offrire. Dopo essersi “sistemati”, legittimamente questi giovani desiderano far famiglia e questo comporta un notevole aumento della natalità, che spesso mette alla frusta le strutture  pubbliche del sistema sanitario  di Sua Maestà. I reparti maternità sono spesso sovraffollati anche se le degenze per i casi “normali” sono brevissime; la partoriente che presenti un qualsiasi fattore di rischio può in questa situazione trovarsi in seria difficoltà.
I medici sono certamente qualificati ed efficienti; il personale infermieristico sempre scarso, soprattutto di notte, è costituito per lo più da donne di colore dai modi molto sbrigativi e poco inclini alle coccole verso le pazienti, che devono accudire il proprio piccolo subito dopo il parto, anche quando questo abbia richiesto il taglio cesareo. Se a questo si aggiunge la vetustà della struttura, da me visitata, (che poteva comunque fregiarsi di un’ottima valutazione di affidabilità) con le facilmente immaginabili conseguenti carenze di comfort e se si aggiunge ancora la presenza in alcune sale d’attesa  di moquettes visibilmente molto “vissute”, si può comprendere quale contraccolpo abbia avuto in me l’ammirazione per l’efficienza inglese