“Il dubbio”

E’ una sequenza altamente drammatica del film “Il dubbio”. Il tema della pedofilia, all’ interno di una scuola cattolica americana , dà modo di delineare alcuni personaggi che restano scolpiti nella mente grazie anche a un cast di attori veramente bravissimi.
Merryl Streep è come sempre insuperabile: dà vita a una suora attempata e irrigidita nel suo ruolo di preside di ferro, ed è incredibile la verità che riesce a calare in ogni sua espressione,in ogni suo gesto, in ogni sguardo.
Altrettanto bravi sono gli altri attori che la circondano e un esempio è proprio la protagonista della breve sequenza che compare nel video: una madre che avverte l’ omosessualità del figlio e vive fino in fondo il dramma che questa scoperta ha determinato in famiglia, ma allo stesso tempo lei ama suo figlio così com’ è.

Di solito dimentico facilmente le storie raccontate nei film che ho l’ occasione di vedere : certo ” IL DUBBIO” non correrà questo rischio.

A torto o a ragione – film

Ci si può dichiarare innocenti quando accadono attorno a noi ingiustizie terribili, genocidi,  oppressioni  più o meno palesi?

Questo è l’ interrogativo che pone il regista ungherese del film “A torto o a ragione” che ho visto ieri pomeriggio al cineforum dell’ U.T.E.

Nel 1946 un ufficiale americano indaga e mette sotto accusa un famoso direttore d’ orchestra che aveva convissuto col potere nazista, in nome del suo amore per la musica. La vicenda è realmente accaduta.

Inizialmente il regista dirige la simpatia e la partigianeria del pubblico verso l’ ufficiale americano schierato dalla parte delle vittime dei lager, poi nella sua foga inquisitoria si trasforma lui stesso in persecutore, adottando gli stessi metodi utilizzati negli interrogatori dei nazisti e l’ empatia del pubblico si sposta verso l’ inquisito, che dimostra di aver sì accettato tutti i benefici che la sua vicinanza al potere gli aveva procurato, ma anche di aver aiutato molti ebrei a sfuggire alla cattura, pur affermando di non aver mai saputo ciò che accadeva nei lager.

– Perchè aiutava gli ebrei a fuggire, se non sapeva nulla delle persecuzioni in atto? – è una delle domande senza risposta che l’ inquisitore rivolge all’ artista, il quale dal canto suo chiede cosa avrebbe potuto fare, visto che per lui la cosa più importante era poter suonare e far apprezzare la musica e solo rimanendo nelle grazie dei potenti questo gli era consentito.

Nelle battute conclusive l’ ufficiale americano dichiara di aver poi chiesto l’ assoluzione per  Furtwangler , il direttore d’ orchestra, che emigrerà in America, ma vedrà stroncata la sua carriera artistica.

A mio avviso il regista ci vuol dire che esiste sempre una responsabilità collettiva nelle grandi tragedie dell’ umanità, c’ è sempre chi finge di non vedere e non sapere per quieto vivere; d’ altra parte chi può dirsi innocente? Il giustiziere veste spesso anche lui i panni dell’ oppressore e ogni popolo d’ altronde ha i suoi scheletri nell’ armadio più o meno recenti.

Il torto e la ragione non sono così facilmente separabili e identificabili, spesso si mescolano tra loro e il giudizio resta sospeso …. ” A torto O a ragione” appunto.

 

 

 

Un pomeriggio interessante.

Oggi ,giornata intensa per me, nella mia veste di studentessa ultrastagionata: alle due e mezza aveva inizio sia la lezione del corso di inglese che la proiezione di un film molto interessante.

Naturalmente ho optato per l’ inglese visto che ha comportato un certo investimento economico e visto che potrebbe alla lunga facilitare la comunicazione con la parte di famiglia che parla questa lingua.

E’ la seconda lezione cui partecipo e mi son trovata a mio agio, nonostante gli altri “colleghi” siano al secondo anno di frequenza; il merito  però va ascritto all’ insegnante che è molto brava a creare un’ atmosfera simpatica e rilassata.

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Alla fine della lezione sono corsa nel salone in cui si stava proiettando il film “Senza destino” del  regista ungherese Lajos Koltai. Naturalmente mi son persa la prima parte, tuttavia la vicenda del ragazzino che si ritrova improvvisamente in un lager  mi ha subito coinvolto.

E’ stata un’ ora di immagini suggestive e sconvolgenti che raccontano  le sofferenze per la fame e per il freddo, le umiliazioni, la brutalità cui gli internati erano sottoposti .  L’ unica nota positiva è l’ amico del protagonista che lo sprona a mantenere la propria dignità per poter resistere e poter tornare a casa, ma il ragazzino non ne ha la forza e sta quasi per soccombere di stenti, quando arrivano gli alleati a liberare i prigionieri. Riesce a tornare a casa, ma lui è molto cambiato e  il mondo che ha lasciato un anno prima si mostra indifferente perchè forse non riesce nemmeno a immaginare l’ inferno in cui lui ha vissuto.

Il giovane attore protagonista  ha interpretato magistralmente lo stupore di chi non può capire l’ assurda violenza cui è sottoposto; tuttavia credo che la parte più interessante del film sia stata proprio il finale con il  problematico ritorno a una realtà per  cui il protagonista non ha più alcun interesse.

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