Vita spericolata ….

Sala Gessi: Samuele ieri ha pensato bene di prendere a calci una pietra che stava lì da quarant’anni senza nuocere a nessuno, ma il pallone è rimbalzato in modo strano e l’alluce di Samuele si è spiaccicato sulla pietra.

Mentre aspettiamo (mia figlia ed io) la visita dell’ortopedico, vedo entrare la mia amica C.,  conosciuta l’anno scorso all’UTE. E’ una donna che non dimostra la sua età (oltre gli 80): capelli ricci rosso Tiziano, abiti sempre eleganti e un po’ sofisticati, corporatura robusta. Mi racconta che è stata investita da un’auto e che per fortuna non ha avuto grossi danni, solo una tumefazione al tallone…. Sono un po’ in ansia per Samuele e non indago ulteriormente.

Dopo la visita e la radiografia, ci ritroviamo nella stessa saletta dove la mia amica sta ancora aspettando di essere controllata dal medico e allora le chiedo come sia accaduto l’incidente della sera prima e lei comnicia a raccontare:

– Sai, mi piace molto giocare a tombola e io con un’amica vado spesso a Mendrisio dove c’è un grande locale in cui si può giocare fino a tarda sera. Siamo tutti anziani: la più giovane avrà almeno 65 anni.  Stanotte all’una siamo uscite e siamo andate al parcheggio per recuperare l’auto  e tornare a casa.  Era buio e io mi sono messa dietro l’auto della mia amica per  cercare di aiutarla a gesti a fare la manovra per uscire dal parcheggio.  Mentre ero impegnata a fare il vigile, mi sono sentita volare via e mi sono ritrovata a terra….. Una macchina che entrava nel parcheggio non mi ha visto nonostante la mia mole non mi faccia passare inosservata e nonostante indossassi una bella camicetta fiorata piena di paiellettes e lustrini …. A quel punto la mia amica  non mi ha più vista nello specchietto retrovisore ed è uscita dall’auto per vedere che fine avessi fatto….E solo dopo qualche attimo ha visto un capannello di gente accorsa  poco distante: in mezzo c’ero io sdraiata per terra che ancora non mi rendevo conto di cosa fosse successo. Volevano portarmi all’ospedale, ma io ho capito subito che la mia “ciccia” mi aveva fatto da ammortizzatore e ho voluto assolutamente tornare  a casa….

La simpatia della mia amica, il suo brio nel raccontare la sua avventura, la sua autoironia  hanno fatto sì che il racconto di quella disavventura nel buio diventasse come il racconto di una scena fantozziana. Io e mia figlia morivamo da ridere …..

Andare oltre confine per giocare, fare le ore piccole, tornare a casa quando la notte sta per finire e  accettare i guai con spirito e ironia….che vita spericolata si può ancora vivere a ottant’anni!!

 

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