Minigonna Vs niqab

Mi è  capitato di trovarmi su una metropolitana e di avere di fronte una “valkiria” di un metro e ottanta e più, con una minigonna veramente  mini e una camicetta molto molto scollata : era un’ esibizione non comune di gambe, braccia e decolleté.  Per confezionare i suoi vestiti era certo bastato uno scampolo di stoffa grande poco più di un fazzoletto.

Poco dopo è salita sulla metro una donna in niqab, il vestito nero delle donne musulmane che lascia scoperti solo gli occhi……. il contrasto era immaginabile.

La prima credeva forse di essere libera, ma a mio avviso  le sue scelte nell’ abbigliamento sono indotte dalla moda, dal desiderio di attirare l’ attenzione, di piacere agli altri; la seconda si lascia imporre usanze vecchie di secoli ispirate da una feroce misoginia che non ha mai avuto senso e ora non lo ha meno che mai……

Viva le donne che si vestono per piacere a se stesse, tenendo conto della propria età, della situazione che stanno vivendo, del tempo in cui vivono, dell’ attività che devono svolgere e della propria dignità…..

 

Donne e cinema.

Consiglio vivamente la lettura di questo articolo, pubblicato su “DonnaEuropa”, che commenta i risultati di uno studio sull’ immagine della donna nelle maggiori cinematografie mondiali , studio commissionato dall’ ONU. L’ Occidente ci fa una brutta figura rispetto alla cinematografia orientale, ma ci sarebbe da chiedersi se chi fa cinema ha interesse a fotografare la realtà del proprio paese o vuole piuttosto solleticare la curiosità e l’ interesse del pubblico per indurlo a entrare in una sala cinemtografica

Se la cinematografia orientale  è più rispettosa della dignità della donna, sappiamo però che nella realtà è proprio in Cina e in India che avviene la selezione di generi già prima della nascita o anche  dopo: la figlia femmina viene abortita o soppressa dopo il parto; inoltre nelle cronache dei nostri giorni fanno spesso scalpore orribili femminicidi (preceduti spesso da stupri e abusi, anche su bambine piccolissime)  avvenuti in India, Pakistan e dintorni….

In conclusione, questo studio , a mio avviso , ha senso solo se si prefigge di sensibilizzare gli operatori cinematografici di ogni paese a sollevare la questione della parità di dignità e di diritti tra uomo e donna e non può pretendere di fotografare la condizione reale delle donne nelle varie parti del mondo.