UTE: Il cervello: il sonno – le relazioni sociali – lo stress. (sintesi di A. D’ Albis)

Il sonno è una componente essenziale dello star bene. Ci si rende conto della sua importanza quando capita di dormire poco o male. Il sonno, infatti, influisce su tanti aspetti della salute.Il dottore precisa che la mancanza di sonno compromette l’attenzione, la memoria a breve e lungo termine, la concentrazione, la capacità di ragionamento e di decisione.Chi dorme poco o male mostra durante la giornata una faccia frastornata e confusa e se si mette alla guida può diventare un pericolo per sé e gli altri.La mancanza di sonno è collegata anche al “ricordo”, ci dice il dottore, e sottolinea che se non si riposa a sufficienza diventa problematico ricordare poiché durante il sonno avviene quel processo che fissa e consolida le informazioni nella “barca” della memoria.Bisognerebbe dormire 7 ore in modo ininterrotto.

E’ difficile avere un sonno ininterrotto, perché spesso ci sono risvegli dovuti a problemi fisici (per esempio, necessità di andare in bagno o percezione di dolori dovuti a patologie) e anche a stress.

Il dottore prosegue parlando del rapporto che c’è tra sonno e memoria.

Ci dice che il sonno ha varie fasi:

fase 1: sonno leggero tra sveglio e addormentato;

fase 2: primo periodo di sonno vero, frequenza cardiaca e respiratoria ridotte, non si è coscienti dell’ambiente;

fase 3: sonno profondo, cuore e respiro sono ancora meno frequenti, muscoli rilasciati; se si viene svegliati in questo punto si potrebbe avvertire un senso di disorientamento e confusione;

fase 4: sonno profondo effettivo; è la fase più profonda del sonno; in questa fase gli occhi si muovono in modo irregolare, ma a palpebre chiuse ed è molto difficile svegliare la persona o svegliarsi; questa quarta fase è molto importante perché l’organismo rilascia gli ormoni essenziali per rigenerare i vari tessuti del corpo;

fase 5: FASE REM, caratterizzata da movimenti oculari ritmici e rapidi (rapid eyes movement); questa è la fase in cui prevalentemente si sogna, o meglio è quella di cui è più frequente ricordare cosa si sogna; nel sonno REM il respiro diventa più frequente, la pressione risale, aumenta l’attività celebrale e vengono consolidate le informazioni recenti (ricordi).

All’inizio ogni ricordo è facile da dimenticare: il cervello deve elaborarlo e processarlo affinché rimanga in mente.

Mentre si dorme le informazioni precedenti si fondono con quelle nuove e il cervello processa ricordi complessi così da poterli richiamare a distanza di mesi.

Nel sonno Rem si rinforzano i ricordi PROCEDURALI (utili per attività come suonare uno strumento musicale) e i ricordi EMOTIVI (per questo se c’è un problema si dice di “dormirci sopra”).

Il dottore passa poi a parlarci del rapporto tra Sonno e Infiammazioni.

Queste ultime sono la risposta naturale dell’organismo a malattie e lesioni. Questo fenomeno è un meccanismo di difesa, è temporale ed è positivo. Se diventa cronico, diventa negativo.

Nei soggetti che non dormono a sufficienza si liberano più molecole infiammatorie che facilitano l’insorgere di malattie quali l’ipertensione, la cardiopatia, il diabete. C’è un collegamento anche tra sonno e Alzheimer.

Chi dorme poco o male ha livelli più alti della proteina beta-amiloide, il cui accumulo provoca l’Alzheimer.

Il cervello ha la capacità di ripulirsi da questi accumuli di proteine Beta-amiloide e questo processo di pulizia avviene durante il sonno.

Se non c’è un buon sonno, il processo di pulizia è meno efficace.

Il dottore prosegue sottolineando che non è vero che gli anziani hanno bisogno di dormire meno. Per essi cambia l’architettura del sonno e si riducono i periodi di sonno profondo (anche a causa di farmaci che si prendono per curare varie patologie).

Per recuperare il sonno perso durante la notte, può essere utile fare un “pisolino” di 20, 30 minuti durante il giorno, sempre se non danneggia il sonno notturno.

Ci suggerisce, poi, alcune strategie per dormire meglio.

Di giorno: stare alla luce, essere attivi;

Di sera: cena leggera, evitare cibi piccanti e bevande alcoliche;

Prima di andare a letto spegnere tutto quello che potrebbe disturbarci (TV, cellulare, PC eccetera);

Ci sono delle tecniche di rilassamento che aiutano, come pure bere camomilla o valeriana o anche assumere farmaci che, però, possono dare dipendenza.

Nella seconda parte della sua lezione, il dottor Lissoni ci parla dell’importanza delle interazioni sociali.

E’ importante per l’uomo essere in mezzo ad altre persone, cercare compagnia. L’uomo, infatti, si è imposto sulla terra grazie alla socialità.

Avere legami sociali favorisce la longevità.

Le persone depresse vanno incontro a un declino cognitivo precoce. Mantenere i rapporti sociali aiuta la mente e le “chiacchiere” oliano i neuroni. Tutti i rapporti interpersonali ritardano la demenza e sono utili.

Oltre all’alimentazione corretta, all’attività fisica e all’uso di giochi che stimolano la memoria e l’attenzione, il dottore ci sprona anche a intraprendere attività di volontariato che rallentano l’atrofia delle aree celebrali che si usano per pianificare, di prediligere attività fisiche svolte in gruppo e di RIDERE!

Ridere fa bene al cervello e comunica agli altri la nostra disponibilità.

E’ molto importante non essere soli: sorridere, salutare le persone, riagganciare vecchie conoscenze, iscriversi ad associazioni di volontariato o culturali (come l’università della terza età) sono tutte attività che ci fanno bene.

E’ vero che oggi ci sono le tecnologie moderne che ci permettono di interagire con gli altri, ma il dottor Lissoni ribadisce che, se non si è fisicamente bloccati, è meglio uscire e incontrare le persone che stare al computer.

Siamo giunti alla conclusione: rapporto tra Stress e Cervello.

Il dottore ci dice che è importante saper gestire lo stress. Tuttavia, lo stress non è sempre negativo.

Lo stress è positivo quando ci troviamo in situazioni impegnative e il nostro Sistema Nervoso mette in atto una serie di reazioni dirette a preparare l’organismo ad affrontare il problema o a cercare una via di salvezza come la fuga.

Lo stress, come l’infiammazione, deve essere temporaneo e deve andarsene, cioè, quando la minaccia è passata, il Sistema Nervoso mette le cose a posto e si ritorna a una situazione di normalità.

Lo stress buono ci spinge a reagire per scansare un pericolo; lo stress cattivo è quello che, diventando cronico, indebolisce le difese immunitarie e porta a ricadute psichiatriche quali l’irritabilità, l’ansia, la depressione, ma anche fisiche come la gastrite, la tachicardia, l’ipertensione, l’obesità.

I soggetti stressati, infatti, possono soffrire di fame nervosa che li porta a mangiare troppo.

Per stare bene bisogna imparare a gestire lo stress. Ma come? Il dottore ci consiglia sempre l’attività fisica, ma anche la meditazione può aiutare, come pure ascoltare la musica. E’ importante anche imparare a fare le cose una alla volta, perché il nostro cervello è fatto per mettere a fuoco un compito alla volta. Fare tante cose insieme aumenta lo stress.

E’ importante anche essere positivi, mantenersi ottimisti. Una ricerca ha dimostrato che i soggetti con atteggiamento mentale positivo vivono 10 anni più a lungo.

Il dottore termina infine il suo ciclo di lezioni con le parole di Albert Einstein:

“impara da ieri

vivi per oggi

spera per domani

la cosa importante

è non smettere mai

di porre domande”. (Albert Einstein)

GRAZIE!!!

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